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LA RUBRICA DI A. VISCONTI

Il cyberbullismo non esiste: il problema vero sono gli adulti (video)

La quattordicesima puntata della rubrica “rimbambire i bambini con la tecnologia” di Andrea Visconti

12 Apr 2019

La settimana scorsa ho pubblicato sui miei social, e poi è diventato un articolo per un giornale, un video sulla morte di Daniele Nardi e Tom Ballard. Ho ricevuto diverse decine, forse centinaia di commenti di insulti fra Facebook, Instagram, YouTube, Linkedin ecc.. Tutti da adulti, anzi, sono entrato a vedere i profili di queste persone ed erano tutti genitori. Anche perché chi segue la mia pagina sono quasi tutti genitori che hanno a cuore l’educazione dei propri figli e guardano questi video, le video fiabe (tra l’altro ne ho fatta una anche sul bullismo) o mi hanno conosciuto in televisione e in radio per la videofiaba sul fallimento della mia azienda, quindi diciamo che sono tutte persone di una certa cultura ed estrazione sociale, ma soprattutto quasi tutti adulti e genitori, eppure sono stato coperto di insulti.

Allora mi è venuto in mente di quando ce la prendiamo con i ragazzi che compiono atti di bullismo e cyberbullismo, come se fossero loro il problema.

Il cyberbullismo non esiste, esistono solo dei ragazzi che non sanno usare bene uno strumento più potente di loro perché non ci sono adulti in gradi di insegnarglielo, ma soltanto adulti impauriti in grado solo di mettere tabù e divieti e dare la colpa agli altri.

Il cyberbullismo non esiste, esiste solo il bullismo che wikipedia definisce così: il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale[1], di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo[1] e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi

[1]

Il resto sono solo strumenti con cui si manifestano atti di bullismo, e noi adulti siamo i primi a nasconderci dietro agli strumenti, perché ci fanno sentire protetti, perché non dobbiamo guardare negli occhi la persona che stiamo insultando.

E questo non riguarda solo quando siamo protetti dallo schermo. A chi non è capitato di insultare qualcuno quando si trova al sicuro nella propria auto?

Se mi avessero dato un ora di reclusione per ogni volta che l’ho fatto io ora avrei l’ergastolo.

In macchina è facile, con un abile mossa no-look passi e insulti o meglio ancora alzi l’italianissimo dito medio e te ne vai come se nulla fosse, protetto dall’abitacolo e con la possibilità di premere sull’acceleratore in caso qualcuno possa ritenersi offeso dal tuo gesto.

Quindi prima di prendercela con i ragazzi che fanno i bulli, iniziamo ad educare noi stessi a capire che dall’altra parte dello schermo c’è sempre una persona, che tratteremmo in modo diverso se la dovessimo guardare negli occhi, perché come abbiamo detto nello scorso video, i figli ci guardano!

Detto questo se mi volete insultare fate bene perché un po’ di insulti per tutti quelli che ho dato io in macchina me li merito!

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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