Il paradosso del diritto d’autore

Ripubblicare in Open Access le opere scientifiche, diritto negato in Italia: ecco l’urgenza

Il sistema dominante di valutazione bibliometrica delle pubblicazioni scientifiche ha distorto le finalità originarie della pubblicazione scientifica, orientandole verso l’interesse degli editori. Ma esistono delle alternative e l’Italia deve agire con urgenza, modificando la legge sul diritto d’autore

19 Apr 2022
Roberto Caso

Professore Associato di Diritto Privato Comparato all'Università di Trento, Facoltà di Giurisprudenza

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In Italia manca ancora una politica organica di promozione dell’Open Access e dell’Open Science. Anche per questo l’accesso aperto alla letteratura scientifica rischia di essere sempre più identificato con il nuovo modello di business dei grandi editori commerciali (imprese di analisi dei dati): e cioè con l’Open Access a pagamento. Un esempio di questi nuovi modelli commerciali è rappresentato dagli accordi trasformativi, ovvero da contratti generalmente stipulati tra grandi editori e consorzi di istituzioni (come i consorzi universitari).

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Nelle declamazioni che accompagnano questi nuovi strumenti negoziali emerge che la finalità sarebbe quella di condurre gradualmente a un nuovo sistema in cui autori e istituzioni scientifiche pagano per pubblicare in accesso aperto invece di pagare per leggere quanto protetto dall’accesso chiuso. In realtà, si tratta di un meccanismo per perpetuare l’attuale potere degli oligopoli commerciali.

Esistono invece alternative: la ripubblicazione in accesso aperto (Green Road) di quanto già pubblicato in accesso chiuso e la pubblicazione non commerciale in Open Access cioè basata su sedi editoriali (riviste, collane di libri) e piattaforme gestite da istituzioni scientifiche o università che non operano per il profitto.

Per il decollo della Green Road è però necessaria e urgente una modifica della legge sul diritto d’autore: l’inserimento di un diritto morale di ripubblicazione in accesso aperto.

Pubblicazioni scientifiche e diritto d’autore

L’autore scientifico (il ricercatore) pubblica non tanto per ricevere un compenso dalla vendita delle copie – come avviene ad esempio per l’autore di un romanzo – ma per certificare la priorità del proprio ragionamento e garantirsi che il suo pensiero riceva la più ampia diffusione possibile, anche al fine di raccogliere osservazioni e critiche.

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Tuttavia, il sistema dominante di valutazione bibliometrica delle pubblicazioni scientifiche ha distorto questa finalità. L’autore di un’opera scientifica è spesso più interessato a ricevere un “bollino valutativo” che ad assicurarsi un’ampia diffusione dell’opera e dialogare con il pubblico. Si pensi in particolare agli articoli destinati a riviste scientifiche. Il ricercatore è spinto dal sistema di valutazione a pubblicare in riviste ad alto “fattore di impatto” o di “fascia A”. Per questo motivo l’autore di un articolo scientifico è disposto a firmare contratti standard che hanno come clausola centrale la cessione in via esclusiva totale e definitiva di tutti i diritti economici d’autore (il diritto di riproduzione, il diritto di distribuzione, il diritto di comunicazione al pubblico ecc.). Ad esempio, la clausola del contratto di cessione dei diritti economici d’autore su un articolo scientifico potrebbe essere formulata nei seguenti termini.

“L’autore cede gratuitamente, pienamente e definitivamente all’editore tutti i diritti economici d’autore sull’articolo scientifico. I diritti comprendono, a titolo di esempio, il diritto di pubblicare a mezzo stampa, il diritto di comunicare al pubblico, il diritto di riprodurre, il diritto di distribuire il diritto di trarre opere derivate”.

Quando l’autore accetta il contratto – generalmente l’accettazione avviene per iscritto, soprattutto quando si tratta di uno dei grandi editori oligopolisti – l’editore ha il controllo esclusivo della circolazione del testo. Ad esempio, se l’autore della pubblicazione scientifica è anche un docente universitario non può distribuire ai propri studenti la medesima pubblicazione senza l’autorizzazione dell’editore. In alternativa, deve chiedere agli studenti di comprare la pubblicazione, o meglio di acquistare licenze d’uso del contenuto digitale.

La cessione dei diritti d’autore è strumentale a far confluire l’opera scientifica in immense banche dati digitali che i grandi editori (ora imprese di analisi dei dati che praticano il capitalismo della sorveglianza) commercializzano in abbonamenti di pacchetti ad accesso chiuso.

Ciò costituisce un evidente paradosso. Nel momento in cui l’umanità dispone della tecnologia più potente per dialogare (Internet), il sistema limita artificialmente la diffusione delle pubblicazioni scientifiche al fine di avvantaggiare gli interessi commerciali di pochi oligopolisti.

Un sistema alternativo: l’Open Access

L’alternativa a questo sistema avvelenato è costituita dall’Open Access.

Secondo una nota definizione:

“La letteratura ad accesso aperto è digitale, online, gratuita e libera dalle principali restrizioni imposte mediante diritto d’autore e licenze contrattuali”.

Questa definizione rende esplicito che per Open Access in senso stretto non si intende il mero accesso gratuito, ma l’accesso gratuito associato a diritti di utilizzo (ad es., riproduzione, elaborazione, comunicazione al pubblico). Dunque, l’accesso aperto viene praticato mediante licenze aperte come le Creative Commons che appunto sono finalizzare a concedere ampi diritti di riuso dell’opera.

Essenzialmente esistono due forme di Open Access:

a) La pubblicazione in una sede editoriale che è fin dall’inizio ad accesso aperto;

b) La ripubblicazione (comunicazione al pubblico su Internet) di quanto pubblicato in precedenza ad accesso chiuso, cioè in sedi editoriali che praticano restrizioni di diritto d’autore e contrattuali al fine di commercializzare i contenuti. Questa forma viene anche detta Green Road.

Due strategie per rendere possibile la ripubblicazione in accesso aperto

La forma sub b) è resa possibile attraverso due strategie: la prima contrattuale (i), la seconda legislativa (ii).

i) La conservazione per via contrattuale dei diritti di ripubblicazione e comunicazione al pubblico. L’autore può negoziare con l’editore al fine di riservarsi il diritto di ripubblicare (comunicare al pubblico) in Open Access una versione dell’opera. Con riferimento ai testi scientifici potrebbe trattarsi del manoscritto modificato a seguito del controllo di altri scienziati. O più difficilmente – per la resistenza della controparte contrattuale – della versione finale pubblicata dall’editore. Tale strategia negoziale si presenta ostica se condotta autonomamente da parte dell’autore, in quanto il suo potere negoziale di fronte all’editore è generalmente molto limitato. Nel sistema valutativo attuale, infatti, gli autori scientifici sono spinti a pubblicare, come si è visto, in sedi editoriali che godono di un distintivo (bollino) bibliometrico. Se la carriera accademica dello scienziato dipende dalla pubblicazione in sedi ad alto Fattore di Impatto o di fascia A, difficilmente l’autore avrà il coraggio di iniziare ed eventualmente rompere una trattativa negoziale con un editore dal quale dipende (indirettamente) la propria reputazione scientifica (e, per chi lavora in istituzioni, la progressione lavorativa).

Per risolvere questo problema si è recentemente fatta strada una soluzione alternativa che rappresenta un rimedio peggiore del male. Si tratta, ad esempio, della strategia promossa da Coalition S, nell’ambito di Plan S.

L’ente che finanzia la ricerca impone all’autore scientifico di dare allo stesso una licenza non esclusiva per la pubblicazione in Open Access in modo di mettere di fronte al fatto compiuto l’editore. Se l’autore ha concesso in licenza non esclusiva la pubblicazione in Open Access al proprio finanziatore, non potrà cedere in esclusiva e in via definitiva all’editori i diritti economici.

Il rimedio è peggiore del male perché limita la libertà di scelta dell’autore scientifico.

ii) L’inserimento nella legge sul diritto d’autore di un diritto di ripubblicazione (comunicazione al pubblico) in Open Access. Nel 2013 la Germania ha modificato la propria legge sul diritto d’autore per istituire un «digital second publication right» un diritto di ripubblicazione in Open Access con riferimento alle pubblicazioni scientifiche. La norma ha un campo di applicazione limitato, perché richiede la ricorrenza di alcuni prerequisiti stringenti. Ma ha rappresentato un modello che ha iniziato a circolare in altri paesi europei (i Paesi Bassi, la Francia, il Belgio e l’Austria). Anche in Italia è stata avanzata una proposta – c.d. proposta Gallo, dal nome dell’Onorevole Lugi Gallo primo firmatario del testo – che riprende il modello tedesco e la proposta dell’Associazione Italiana per la promozione della Scienza Aperta (AISA). La proposta pende davanti al Senato come ddl 1149 dal novembre 2019.

Tutte le disposizioni normative hanno natura imperativa, cioè mirano a neutralizzare la clausola con la quale l’autore cede i diritti economici all’editore. Il diritto di ripubblicazione in Open Access è, in altri termini, inalienabile.

Le leggi olandese e belga aggiungono all’inalienabilità anche la caratteristica dell’irrinunciabilità.
Inalienabilità e irrinunciabilità fanno del diritto di ripubblicazione in Open Access un vero e proprio diritto morale d’autore, cioè un diritto della personalità.

Ciò non deve sorprendere, inalienabilità e irrinunciabilità mirano a rafforzare la libertà scientifico-accademica in uno dei suoi aspetti più importanti che attiene alla scelta se e dove pubblicare o ripubblicare.

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