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Direttore responsabile Alessandro Longo

Didattica

Il laboratorio in classe: le ultime metodologie

di Silvia Panzavolta, Indire

23 Dic 2015

23 dicembre 2015

Come innovare i processi di apprendimento e insegnamento nelle materie di base. Vediamo lo stato dell’arte allo studio in Italia

«La letteratura scientifica in campo educativo converge nell’attribuire al laboratorio la capacità di combattere il nozionismo e la dispersione scolastica nel nostro Paese» (Frabboni, 2004)  

Il progetto “La didattica laboratoriale nei Poli Tecnico Professionali,  affidato ad Indire da parte della Regione Toscana per l’a.s. 2015-2016, si rivolge ai docenti degli Istituti tecnici e professionali toscani. Si occupa della trasformazione del modello di didattica tradizionale, trasmissiva e docente-centrica, in una didattica laboratoriale attiva, in modo particolare nelle materie di base (italiano, matematica, scienze e lingue straniere). Inoltre, è proprio nel biennio dell’istruzione tecnica e professionale che si concentra il più alto numero di debiti formativi, ripetenze e drop-out, problema molto importante nel nostro Paese e che presenta percentuali notevolmente superiori (18%) alla media europea e alla soglia fissata dall’agenda europea di EU2020 (10% entro il 2020).
La Regione Toscana ha pertanto finanziato un progetto di formazione, pensato e gestito da Indire, per favorire una nuova progettualità didattica, basata appunto su metodologie laboratori ali. Il progetto, nel presente anno scolastico 2015-2016, vede la sinergia di diversi attori (Poli Tecnico Professionali, Indire, Regione Toscana, scuole tutor del Movimento delle Avanguardie Educative) impegnati nello sviluppo di un percorso di formazione-assistenza da parte di docenti e dirigenti esperti, individuati presso istituti tecnici e professionali toscani e non. 
Il ruolo abilitante delle ICT è centrale in questo percorso, ad esempio per alcune proposte di didattica attiva quali la flipped classroom, il game-based learning, il TEAL (Technology Enhanced Active Learning) e per quelle concernenti l’autorialità di docenti e studenti rispetto ai libri di testo. Ricadute significative sono auspicabili anche in termini di organizzazione del setting d’aula, dei tempi del fare scuola e della progettazione interdiscipline.  

I docenti aderenti alla formazione sono circa 200, distribuiti in 22 scuole e 8 Poli. Il primo appuntamento formativo è stato il seminario residenziale di Lucca, dove i docenti hanno potuto lavorare alle metodologie innovative proposte, in particolare il debate, la flipped classroom e la creazione di contenuti didattici digitali integrativi del libro di testo. 

Ma cosa sono queste metodologie? 

Il debate (dibattito) è una metodologia che permette di acquisire competenze trasversali (life  skill) e curricolari,  smontando  alcuni  paradigmi  tradizionali  e  favorendo il  cooperative learning e la peer education, non solo tra studenti, ma anche tra docenti e tra docenti e studenti.
Disciplina curricolare nel mondo anglosassone, il debate consiste in un confronto nel quale due squadre (composte ciascuna di due o tre studenti) sostengono e controbattono un’affermazione o un argomento dato dall’insegnante, ponendosi in un campo (pro) o nell’altro (contro). Gli argomenti da disputare possono essere vari, sia di natura curriculare che extracurriculare (in tal caso, un argomento non convenzionale, convincente, ad esempio “La condizione di genere oggi in Italia”). Per iniziare e diventare esperti nel debate, vengono suggeriti alcuni esercizi preparatori, come i seguenti. 

Esempio 1: La Mongolfiera
Si scelgono 6 alunni, ad ognuno viene dato a caso un ruolo tra i seguenti: calciatore famoso; sindaco; prete; mamma single; medico; docente o dirigente scolastico. Tre alunni formano la giuria che dovrà valutare chi è stato l’oratore più convincente. Nella mongolfiera non c’è posto per tutti, uno dei giocatori dovrà essere lasciato a terra su un’isola deserta. Ogni giocatore deve quindi convincere il signor giudice a non farsi lasciare sull’isola trovando giuste e convincenti motivazioni. 

Esempio 2: Brainstorming
L’esercizio non è finalizzato alla costruzione del dibattito vero e proprio, ma ha lo scopo di insegnare agli alunni a pensare criticamente. Per tale esercizio si procede con i seguenti passi: 

  • definizione di dibattito;
  • divisione della classe in gruppi numericamente omogenei;
  • assegnazione di un tema oggetto di dibattito;
  • enucleazione di 3 argomenti “pro” e di 3 “contro” inerenti il tema proposto;
  • discussione, guidata dal docente, finalizzata alla focalizzazione dei “punti di forza” a sostegno delle rispettive argomentazioni;
  • schematizzazione alla lavagna (in una tabella a 2 colonne) e successiva illustrazione delle argomentazioni contrapposte;
  • analisi del tema in oggetto attraverso la formulazione di domande (Perché l’affermazione è vera? perché è giusta o sbagliata? perché è funzionale all’argomentazione?).

In questa metodologia, l’alunno è chiamato in prima persona a documentarsi, ad essere attivo, ad esprimersi  e a collaborare con il gruppo. L’uso delle ICT è importante soprattutto nella fase di costruzione delle argomentazioni e preparazione delle possibili contro-argomentazioni del gruppo che sostiene la tesi contraria.

Altra metodologia laboratoriale è la flipped classroom, dove un certo grado di autonomia e preparazione “rovesciata” è prevista da parte dello studente. Infatti, nella metodologia delle flipped classroom, il tempo a casa è dedicato all’acquisizione di informazioni, mentre il tempo a scuola è sfruttato per attività di tipo laboratoriale. Il ruolo del docente è profondamente ripensato e anziché erogare la sua lezione in modo tradizionale chiede ai ragazzi di documentarsi autonomamente (indicando risorse o predisponendo video lezioni) in modo che in classe essi  arrivino con un bagaglio di nozioni e conoscenze da attivare e applicare. Di seguito, si fornisce una scaletta per la predisposizione di una attività di flipped classroom e un esempio di applicazione ad un contenuto curricolare di scuola secondaria di secondo grado, ripreso dalla presentazione della Tutor Maria Rosaria Serio dell’ITIS Majorana di Brindisi. 


Scaletta

  • Titolo: Identificare l’argomento che si vuole trattare
  • Tempo stimato : prevedere un monte ore di lavoro a casa per la visione dei materiali e video e un monte ore di attività in classe.
  • Traguardi formativi: stabilire quali sono gli obiettivi dell’attività, gli esiti attesi, cosa ci si aspetta che gli studenti imparino al termine delle attività.
  • Materiali didattici: predisporre  i materiali che verranno utilizzati (una lista di link che gli studenti troveranno in rete, video autoprodotti e non, materiale cartaceo, ecc.).
  • Attività a casa: descrivere cosa dovranno fare  gli studenti a casa, come dovranno utilizzare il materiale, in che ordine utilizzarlo, ecc. 
  • Attività in classe: predisporre  le attività che si intendono programmare durante le ore in classe.
  • Percorsi individualizzati: nel caso in cui in classe fossero presenti alunni con BES, stabilire quali attività saranno previste per loro.  

Classe: seconda industriale

  • Titolo: Bilanciare le reazioni di ossido riduzione
  • Tempo: 6h (2h a casa e 4h a scuola).
  • Traguardi formativi: bilanciare e scrivere le equazioni di queste reazioni seguendo un metodo preciso.
  • Materiali didattici: book in progress di chimica da pag. 91 a pag. 95.
  • Attività a casa: visualizzare attentamente il materiale nell’ordine proposto nell’ebook e fare gli esercizi di autovalutazione proposti nel testo. Appuntare eventuali domande da fare in classe al docente.
  • Attività in classe: chiarimenti iniziali. Collaborative learning: gli allievi disposti in gruppi svolgono esercizi su supporto cartaceo e non (notability). ll docente supporta e agevola l’attività dei gruppi dando ulteriori spiegazioni.   
  • Percorsi individualizzati: per allievo con DSA vengono ridotti solo il numero di esercizi. 

Infine, come approccio laboratoriale allo studio delle discipline, viene proposta la costruzione di materiale didattico digitale con i ragazzi, come ad esempio il “Quadernino di geometria”: costruito in maniera individuale da ogni singolo allievo man mano che i diversi elementi della teoria (assiomi, definizioni, teoremi, ecc.) vengono discussi  in classe, o come lavoro di co-autorialità che viene chiesto ad alcuni studenti in quelle scuole dove si adottano soluzione alternative al libro di testo tradizionale.

Insomma, portare il laboratorio in classe significa non solo ripensare profondamente l’approccio didattico, ma anche l’organizzazione temporale e spaziale della lezione e gli apparati che rappresentano da sempre la tecnologia principe dell’istruzione (libro di testo).

Il progetto in affidamento prosegue in parallelo ad un lavoro di ricerca che Indire svolgerà nel triennio 2015-2017 e che intende costruire un modello di didattica laboratoriale nelle materie di base. A tal fine verranno realizzati degli studi di caso, suddivisi per disciplina, individuati sia a livello nazionale che internazionale.

Il modello terrà conto di dati qualitativi e quantitativi, delle pratiche osservate e delle evidenze derivate dall’indagine in profondità condotta dal team di ricerca in contesti maturi in termini di didattica, organizzazione scolastica e spazi-tempi dell’apprendimento, recuperando sia il know-how dell’istituto sul tema, sia la rete di docenti, esperti, tutor ecc. che praticano ogni giorno un tipo di didattica disciplinare innovativa. 

L’output principale, oltre ai prodotti destinati alla divulgazione nella comunità scientifica, sarà indirizzato ai docenti con l’obiettivo di fornire raccomandazioni utili su come rendere laboratoriale l’insegnamento delle 4 discipline prese in considerazione (italiano, matematica, scienze e lingue straniere).  

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