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Il ritorno (in incognito) dei costi di ricarica del cellulare

In un mercato caratterizzato da una guerra spietata sulle tariffe più che sui servizi, i gestori devono per forza escogitare qualche modo di aumentare i margini

15 Nov 2019

Probabilmente a molti giovani una ricarica online fatta da un Punto SISAL da 10 euro della Tim o della Wind che valga 9 euro di traffico e in più una giornata intera di traffico e navigazione illimitata sembrerà una novità assoluta.

A tantissimi un po’ meno giovani ricorderà invece i costi aggiuntivi di ricarica sulle ricariche di tutti i gestori prima del famoso Decreto Bersani, quella “lenzuolata” di liberalizzazioni sui servizi di Telco ma anche postali, bancari, assicurazioni ed elettricità che abolì i costi di ricarica dal 2006 in avanti.

Con una perdita valutata in allora per la sola TIM, che allora era solo la consociata mobile del Gruppo Telecom Italia, di ben 400 milioni di euro, che incideva soprattutto sulle ricariche di piccolo taglio e che fu accolta con grande soddisfazione dai consumatori e dalle loro associazioni. Certo il costo di ricarica non dava niente in cambio mentre invece oggi hai consumi illimitati per un giorno ma anche allora i gestori si inventavano gadget e concorsi a premi per chi ricaricava di più, anche con raccolte a punti tipo supermercati.

In un mercato dove i gestori si sono fatti una guerra spietata sulle tariffe più che sui servizi i gestori poi devono per forza escogitare qualche modo di aumentare i margini.

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