il quadro

Indagine PISA-OCSE, è allarme competenze digitali: che fare

La situazione che evidenzia la recente indagine PISA dell’OCSE è, se si analizza la preparazione dei quindicenni al mondo digitale, emergenziale, a livello internazionale e italiano. Dall’analisi dei dati è necessario partire per un’azione di sistema, profonda e rapida insieme, dando centralità alla scuola

12 Dic 2019
Nello Iacono

Stati Generali dell'Innovazione


L’indagine PISA, realizzata dall’OCSE con periodicità triennale e rivolta alla popolazione dei quindicenni sulle capacità di lettura, matematica e scienze, nell’edizione 2018 appena pubblicata, rispetto al contesto che qui prendiamo in esame (“essere pronti al mondo digitale”, come lo chiama l’OCSE), fotografa una situazione globale di impreparazione delle ragazze e dei ragazzi a muoversi consapevolmente nel mondo pervaso dalle tecnologie, con una situazione italiana stagnante, se non declinante, soprattutto sul fronte del divario di genere e delle competenze digitali di base.

L’impreparazione al digitale è internazionale

Sempre più online

L’indagine PISA mostra come l’accesso alle nuove tecnologie sia aumentato a un ritmo notevole. Nella valutazione PISA del 2009, circa il 15% degli studenti nei paesi OCSE, in media, aveva riferito di non avere accesso a Internet da casa. Nella valutazione attuale del 2018, la percentuale si è ridotta a meno del 5%. Il tempo trascorso online al di fuori della scuola è passato da una media di più di 1 ora al giorno (dati 2012) a circa 3 ore nei giorni feriali, in media, e quasi 3,5 ore nel fine settimana.

La necessità di competenze informative

Ma l’essere sempre più online non significa avere automaticamente le competenze per farlo con l’adeguata consapevolezza. Come si legge nel rapporto, la sfida che si pone agli studenti, nel passaggio all’online, è più elevata: “gli studenti che crescono con un ottimo smartphone ma una scarsa istruzione dovranno affrontare rischi reali”. E anche: “oggi troveranno on line centinaia di migliaia di risposte alle loro domande, e spetta a loro capire cosa è vero e cosa è falso, cosa è giusto e cosa è sbagliato”.

Infatti, in molte situazioni offline i lettori possono presumere che l’autore del testo che stanno leggendo sia competente, ben informato, quando leggono da blog online, forum o siti di notizie i lettori devono valutare costantemente e autonomamente la qualità e l’affidabilità delle informazioni, ed essere capaci di farlo sulla base di informazioni e segnali relativi al contenuto, al formato o alla fonte del testo. La competenza informativa minima richiesta è, insomma, più elevata.

Anche a causa della predominanza sempre più elevata degli algoritmi nella definizione e nell’indirizzamento della comunicazione, questi possono impedire l’acquisizione a 360° di tutte le posizioni su un argomento e creare una situazione in cui, come si legge nei rapporti PISA, si “lasciano gli individui disinformati e isolati da argomenti opposti che possono alterare le loro convinzioni”. Così, in una situazione in cui “c’è una scarsità di attenzione, ma un’abbondanza di informazioni”, possedere le competenze adeguate per poter comprendere e dare senso al contenuto diventa fondamentale.

La definizione della capacità di lettura

Questa valutazione ha cambiato profondamente da parte dell’OCSE anche il modo con cui è stata definita l’analisi sulla capacità di lettura: “La lettura non riguarda più principalmente l’estrazione di informazioni; si tratta di costruire conoscenza, pensare in modo critico e formulare giudizi fondati”, ponendo maggiormente l’accento sulla capacità di trovare, confrontare, confrontare e integrare le informazioni su più fonti.

La competenza informativa, una delle cinque aree di competenza previste dal framework europeo DigComp, ormai lo standard per le competenze digitali di base, diventa così competenza principale per la valutazione della capacità di lettura.

I risultati dell’indagine

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E il risultato dell’indagine PISA 2018 è disastroso: meno di 1 studente su 10 nei paesi OCSE è stato in grado di distinguere tra fatto e opinione. Ed è un risultato che pone un tema generale di riconfigurazione del percorso di apprendimento.

Inoltre, la percentuale di studenti di 15 anni che ha ottenuto i punteggi più alti è aumentata solo marginalmente nei paesi dell’OCSE, dal 7% nel 2009 al 9% nel 2018. Soltanto questi studenti, che hanno raggiunto il livello 5 o 6 nel test di lettura PISA, sono stati in grado comprendere testi lunghi, trattare concetti astratti o controintuitivi e stabilire distinzioni tra fatto e opinione. Anche a Singapore, il Paese con la più grande percentuale di migliori rendimenti, solo uno studente su quattro è stato in grado di raggiungere questo livello. Nelle quattro province/comuni cinesi partecipanti, Canada, Finlandia e Hong Kong (Cina), soltanto uno studente su sette è stato in grado di farlo. Il disastro dell’impreparazione “al mondo digitale” è globale, presente anche nei Paesi con i sistemi di educazione più avanzati.

Uno degli effetti, è l’attenzione sempre minore alla lettura di testi, certamente una delle leve fondamentali di accrescimento culturale. Non a caso, nel 2018, un numero maggiore di studenti ha considerato la lettura di libri “una perdita di tempo” (+5 punti percentuali, in media in tutti i paesi OCSE) e un numero inferiore di studenti ha letto per divertimento (-5 punti percentuali) rispetto ai loro omologhi nel 2009.

Diventa urgente riconfigurare i percorsi di apprendimento, sapendo che l’obiettivo del sistema educativo, come sottolinea l’OCSE, è sempre più “aiutare le persone a costruire una bussola affidabile e gli strumenti di navigazione per trovare la propria strada attraverso un mondo sempre più instabile, incerto e ambiguo”.

In questo quadro le competenze digitali, come definite in DigComp, sono una base essenziale.

L’emergenza in Italia

I risultati generali

Come viene evidenziato nel rapporto sull’Italia, nel 2018 il nostro Paese ha ottenuto un punteggio inferiore alla media OCSE in lettura e scienze e in linea con la media OCSE in matematica. La prestazione media dell’Italia è diminuita, dopo il 2012, in lettura e in scienze, mentre si è mantenuta stabile (e al di sopra del livello osservato nel 2003 e 2006) in matematica. In tutti e tre gli ambiti, la prestazione media in Italia è stata inferiore, tra gli altri paesi, a quella di Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Slovenia, Svezia e Regno Unito.

Il rendimento in scienze nel 2018 è stato significativamente al di sotto del livello osservato nel periodo 2009-15, tornando al livello osservato nel 2006, soprattutto per la diminuzione molto marcata riscontrata tra gli studenti che hanno ottenuto i risultati migliori.

La preparazione al mondo digitale

Rispetto al contesto di esame che stiamo considerando, credo ci siano quattro evidenze da sottolineare dai risultati PISA:

  1. scarse competenze digitali di base. Se prendiamo come maggiore riferimento la valutazione sulla competenza informativa, che è pienamente presente solo al livello 5 e 6 della lettura, qui troviamo il 5,4% degli studenti italiani, rispetto al 14,3% della Finlandia, il 9,2% della Francia e l’11,3% della Germania. Numeri comunque bassi, ma nel nostro Paese più che preoccupanti (solo 1 ogni 20 studenti sa distinguere tra fatti e opinioni);
  2. scarsa attrazione della carriera in STEM e divario di genere. L’aspirazione di sviluppo professionale in materie STEM è in generale molto bassa e prevalgono in modo significativo gli stereotipi di genere. Tra gli studenti con alto rendimento in matematica o scienze, circa un ragazzo su quattro in Italia prevede di lavorare come ingegnere o professionista scientifico all’età di 30 anni, mentre solo una ragazza su otto si aspetta di farlo. D’altra parte, circa una ragazza su quattro si aspetta di lavorare in professioni sanitarie, mentre solo un ragazzo su nove con alto rendimento lo prevede. Solo il 7% dei ragazzi e quasi nessuna ragazza in Italia prevede di lavorare nelle professioni legate all’ICT;
  3. peso significativo delle condizioni socio-economiche. In Italia, tra gli studenti svantaggiati (per situazione socio-economica) con alto rendimento, solo tre su cinque si aspettano di completare l’istruzione universitaria, contro sette su otto studenti socio-economicamente avvantaggiati con alto rendimento;
  4. valore significativo del divario di genere. In tutti i Paesi e le economie che hanno partecipato a PISA 2018, le ragazze hanno ottenuto risultati significativamente superiori ai ragazzi in lettura – con una media di 30 punti nei paesi OCSE. In Italia, il divario di genere nella lettura (25 punti) è stato inferiore al divario medio. Il divario è risultato inferiore a quello osservato nel 2009 (46 punti), in quanto la performance dei ragazzi è rimasta stabile mentre quella delle ragazze è diminuita nel periodo. In Matematica i ragazzi hanno avuto un rendimento medio migliore delle ragazze di 16 punti, un gap più ampio rispetto ai 5 punti di differenza nei paesi dell’OCSE. Nei paesi dell’OCSE, nelle Scienze le ragazze hanno fatto leggermente meglio dei ragazzi, ottenendo in media 2 punti in più rispetto ai coetanei. In Italia le ragazze e i ragazzi hanno invece avuto risultati simili.

Cosa fare, spunti di riflessione

La situazione che evidenzia l’indagine PISA è chiaramente, nel nostro contesto di esame, emergenziale. E lo è non soltanto per le dimensioni di impreparazione e incompetenza che emergono, quanto per la dinamica di stagnazione o declino che l’accompagna.

Se 19 studenti su 20 non hanno competenze informative adeguate e praticamente nessuna ragazza quindicenne aspira a una carriera in ICT, e il rendimento diminuisce, allora la situazione è tale che l’intervento necessario non può essere estemporaneo, progettuale, ma deve essere strutturale e profondo, con una rivisitazione di tutti i cicli d’istruzione, in qualche modo tutti responsabili della situazione (nelle diverse componenti del sistema: dalle indicazioni nazionali all’organizzazione scolastica, dalla formazione dei docenti alle strutture educative).

La possibilità di successo di tutte le politiche socio-economiche deve misurarsi sulla capacità di utilizzare le tecnologie, in tutti i campi e i settori, e quello che leggiamo dai risultati PISA ci proietta in un futuro in cui queste capacità non saranno sufficienti, né per le attività economiche né per quelle sociali e di partecipazione democratica.

In questo quadro, certamente complesso e che necessita di specifici approfondimenti, evidenzio qui alcuni spunti di strategia d’azione:

  • dare reale centralità e priorità al sistema educativo e alla scuola, riconoscendo l’importanza degli ambienti di apprendimento, delle competenze dei docenti, dell’organizzazione scolastica, concependo di conseguenza una governance che sia in grado non solo di definire e tracciare un percorso di cambiamento, ma anche di attuarlo e monitorarlo. Centralità significa senz’altro maggiori risorse e anche acquisire capacità di attrarre e valorizzare talenti;
  • rendere pervasivo e trasversale lo sviluppo delle competenze digitali, lungo l’intero percorso scolastico. Non basta l’inserimento (anche) della cittadinanza digitale nel nuovo insegnamento di educazione alla cittadinanza. Qui si tratta di considerare le competenze digitali come parte inscindibile delle competenze di base, di considerare l’apprendimento della lettura alla luce delle considerazioni che ha fatto l’OCSE nella definizione dei test PISA, includendo la competenza informativa. Questo comporta anche l’adeguamento delle competenze digitali da parte di tutti i docenti, un obiettivo che era già nel Piano Nazionale Scuola Digitale (da dove è necessario ripartire), ma per cui non sono state costruite le condizioni di successo;
  • costruire le condizioni per un’attrazione verso le professionalità STEM e in particolare ICT (soprattutto sulle tecnologie cosiddette emergenti) mettendo a sistema e in modo inclusivo la connessione tra le scuole superiori, le università, la ricerca, il mondo delle imprese che sta avendo alcune esperienze di successo anche nel contrasto al divario di genere (penso qui ad esempio al progetto CodingGirls o al progetto NERD?). Costruire le condizioni significa definire come, sui territori, questo può essere realizzato in modo omogeneo, caratterizzando uno schema di approccio, un’organizzazione e delle competenze che siano in grado di condurre il processo.

Sono tutte azioni che richiedono grande collaborazione verticale e orizzontale, nell’amministrazione pubblica e nella politica, ma anche tra le diverse componenti del sistema educativo, della società civile e del settore produttivo, perché solo così si possono ottimizzare le risorse e le energie (che appaiono disperse in molte positive iniziative che non creano però massa critica di impatto), e ottenere risultati concreti e a breve.

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L’auspicio è che ci si muova, rapidamente, con una chiamata all’azione che non può che prevedere il MIUR come process owner, con il ruolo fondamentale del Ministero per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione (anche con l’iniziativa Repubblica Digitale). Rapidamente e concretamente, perché in una società dove non si sanno distinguere i fatti dalle opinioni, la disinformazione prospera e il sistema democratico annaspa.

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