Israele sequestrerà i bitcoin di Hamas: il nuovo ruolo delle criptovalute nei conflitti | Agenda Digitale

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Israele sequestrerà i bitcoin di Hamas: il nuovo ruolo delle criptovalute nei conflitti

Israele inizierà a sequestrare i conti di criptovaluta usati dal gruppo palestinese Hamas per raccogliere fondi per il suo braccio armato. Colpire il nemico nei bitcoin è sempre più uno strumento utilizzato in varie guerre non convenzionali.

09 Lug 2021
Paolo Dal Checco

Consulente Informatico Forense

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

Le criptovalute entrano come fattore in gioco nella storica guerra tra Israele e Hamas.

Israele sequestrerà i conti bitcoin di Hamas

Israele inizierà a sequestrare i conti di criptovaluta utilizzati dal gruppo palestinese Hamas per raccogliere fondi per il suo braccio armato.

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Il ministro della difesa israeliano Benny Gantz ha ordinato giovedì alle forze di sicurezza di sequestrare i conti dopo che un’operazione congiunta, ha detto il ministero, “ha scoperto una rete di portafogli elettronici” utilizzati da Hamas per raccogliere fondi utilizzando Bitcoin e altre criptovalute.

Ha aggiunto che Hamas ha condotto una campagna online per raccogliere donazioni per la sua ala militare, sforzi che hanno accelerato dopo la guerra di 11 giorni a Gaza nel maggio di quest’anno.

Le criptovalute come Bitcoin sono favorite per le transazioni illecite perché sono percepite come difficili da tracciare.

“Gli strumenti di intelligence, tecnologici e legali che ci permettono di mettere le mani sul denaro dei terroristi in tutto il mondo costituiscono una svolta operativa”, ha detto Gantz.

L'analisi di Chainanalysis sui conti

I conti bloccati e il tracciamento

Interessante l’analisi di Chanialysis sui conti bloccati, ma soprattutto l’ordine di sequestro, dal quale si evince che tali indirizzi – per i quali viene decretato ordine di sequestro temporaneo – sono stati identificati come legati ad Hamas.

Analizzando la blockchain e verificando l’attribuzione a wallet noti si nota infatti come diversi indirizzi abbiano ancora dei fondi (quindi non siano stati ancora spostati) mentre altri riconducano verso, o sono parte, di Exchange più o meno conosciuti, ai quali quindi si ritiene sia stato esteso l’ordine di sequestro temporaneo da parte dell’autorità israeliana.

Vista la trasparenza della blockchain, sarà possibile monitorare tali indirizzi per verificarne gli spostamenti, così da valutare anche eventuali azioni di sequestro eseguite tramite trasferimento dei fondi, in particolare da indirizzi custoditi direttamente dai soggetti, dato che per quanto riguarda gli Exchange, con buona probabilità verranno direttamente “congelati” a livello logico senza necessità di effettivi spostamenti di valute sul registro pubblico delle transazioni.

La guerra con le criptovalute

Lo scontro Israelo-palestinese (come altri conflitti) da tempo utilizza strumenti digitali, ad esempio per la propaganda da ambo le parti (persino videogiochi) e disinformazione sociale, ma il ruolo delle criptovalute è stato finora in ombra.

Ma colpire il nemico nei bitcoin è uno strumento già utilizzato in varie altre guerre non convenzionali.

L’anno scorso, il dipartimento di giustizia degli Stati Uniti ha sequestrato milioni di dollari da conti di criptovalute su cui i gruppi armati, tra cui al-Qaeda e ISIL (ISIS), facevano affidamento per finanziare le loro organizzazioni e trame violente.

Il dipartimento ha detto di aver confiscato circa 2 milioni di dollari, oltre a più di 300 conti di criptovaluta, quattro siti web e quattro pagine Facebook.

Uno dei fronti dell’indagine statunitense ha preso di mira l’ala militare di Hamas. I funzionari delle forze dell’ordine hanno sequestrato più di 150 conti di criptovaluta che dicono che hanno riciclato fondi da e verso conti gestiti dal gruppo.

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