l'analisi

La frattura di internet: così Trump gioca d’azzardo col nostro futuro

La guerra del presidente americano Donald Trump nei confronti dei due social network cinesi TikTok e WeChat potrebbe portare a un’ulteriore frattura di internet. Con conseguenze economiche e politiche a cascata, che interessano tutti noi

25 Ago 2020
Marco Falconi

software engineer

Alessandro Longo

Direttore agendadigitale.eu

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Il braccio di ferro americano contro le piattaforme digitali cinesi, TikTok e WeChat, è vissuto da molti esperti come una svolta ideologica importante per il futuro della rete.

Cina e Stati Uniti hanno storicamente avuto delle visioni piuttosto contrastanti nei confronti di Internet. Se da un lato Pechino ha da sempre imposto un regime molto restrittivo, censorio e protezionistico, dall’altro l’approccio statunitense ha sempre sostenuto la piena libertà di espressione, senza alcun vincolo o restrizione sulla navigazione, e ha tenuto le porte aperte a giganti stranieri.
Ciò ha permesso la nascita e lo sviluppo sul suolo americano di alcuni dei più grandi giganti di Internet che tutt’ora dominano a livello globale; e anche la crescita all’estero degli stessi colossi cinesi.

Il cambio di rotta americano

Ma questo è il passato. Com’è noto, la politica del presidente Trump ora prevede l’imminente “ban”di TikTok e WeChat negli Usa, per ora previsto per il 20 settembre.

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Trump è andato ancora oltre, richiedendo espressamente a ByteDance, l’azienda sviluppatrice, nonché detentrice dei diritti sull’applicazione TikTok, di rilasciare i dati raccolti sul suolo americano.

Le contromisure imposte dal presidente non sono però finite qui: l’amministrazione nei giorni scorsi ha ulteriormente ristretto le limitazioni imposte a Huawei, impedendole di comprare chip americani utilizzati per l’assemblaggio dei propri dispositivi. Il motivo è sempre lo stesso, smentito più volte da Huawei: si accusa l’azienda cinese di essere un rischio per la sicurezza nazionale.

“TikTok acquisisce automaticamente vaste quantità di informazioni dai suoi utenti, comprese informazioni come la posizione e storie di visite e ricerche su Internet”, si legge nel testo specifico del decreto presidenziale.
Secondo Donald Trump, la Cina può sfruttare ciò per scoprire il posizionamento costante di appaltatori, dipendenti del governo ed altre figure professionali di rilievo per fini di spionaggio aziendale ed eventuali ricatti.
Sebbene WeChat sia un’applicazione cinese meno conosciuta rispetto la precedente, anch’essa può essere pericolosa per gli Stati Uniti, come affermato anche nel decreto: “Come TikTok, WeChat cattura automaticamente enormi quantità di informazioni sui suoi utenti, minacciando così di dare al Partito comunista cinese l’accesso alle informazioni personali degli americani”.

Analizzando fin qui tutte le mosse del presidente americano, possiamo concludere che l’America stia adottando una nuova politica nei confronti della regolamentazione tecnologica, che sembrerebbe in un certo senso assimilabile a quella proibizionistica applicata sul suolo cinese, sebbene senza l’obiettivo di censurare i contenuti e di limitare la libertà di espressione online.

Questa mossa è della stessa pasta dei dazi commerciali che lo stesso Trump ha fissato nei confronti della Cina.

Riassumendo, si può dire che con Trump per la prima volta gli Stati Uniti stanno affrontando l’avversario con le sue stesse armi: protezionismo e chiusura. Un braccio di ferro per costringere l’avversario a cambiare politica, forse; ma nel frattempo sono mosse che aumentano il livello di chiusura e conflittualità geopolitica generale.

Tra l’altro, i dazi cinesi e le sanzioni russe stanno avvicinando di più tra loro Russia e Cina, rafforzando così le posizioni anti occidentali.

Il mercato del digitale, globalizzato e globalizzante per sua natura, è inoltre più sensibile a chiusure di questo tipo.

E infatti, a subire i danni di un cambiamento di tale portata, sono proprio coloro che in precedenza hanno tratto vantaggio dalle politiche liberali vigenti sul suolo americano. Non solo le aziende cinesi come Tencent e Alibaba, ma anche quelle americane. Per esempio: il ban a Huawei già penalizza aziende americane di chip.

Il ban di WeChat è un danno per Apple perché significa rendere i suoi smartphone poco interessanti per l’utenza cinese, che ha bisogno di questa piattaforma.

L’inesorabile frattura di Internet

Il principio dal quale derivano queste scelte politiche è definito in gergo “principio di reciprocità”. La sua applicazione potrebbe tuttavia portare gravi danni all’economia statunitense. Seppur altri stati non vedano di buon occhio le scelte governative imposte dal governo cinese, anche il dominio assoluto delle Big Tech americane potrebbe portare i paesi esteri a considerare l’imposizione di dazi e tasse sul digitale, oltre che controlli più stringenti.

Ma il danno sarebbe anche per internet e quindi anche per tutti noi; se gli Stati Uniti rinunciano a questo storico ruolo liberale di alfieri di una rete aperta.

Il quadro che si verrebbe a creare, se un numero sempre crescente di nazioni basasse la propria politica su quella di Trump, vedrebbe Internet frammentarsi, in quello che potremmo definire come un insieme di isole indipendenti, una sorta di mosaico di feudi digitali.

Il direttore del Citizen Lab dell’università di Toronto, Ron Deibert, si è espresso negativamente a riguardo affermando che: “imponendo divieti a livello globale simili a quelli della politica di Trump potremmo assistere ad una inesorabile frattura di internet molto simile a quella a cui abbiamo già assistito negli ultimi anni, appoggiata dai governatori”.

Beninteso: internet da molti anni non è più un insieme unitario e coeso. La stessa nascita del grande firewall di censura cinese è una negazione di quei principi; idem le forti divergenze regolamentari che ora stanno contrapponendo, nei temi della data protection e regulation, Europa e Stati Uniti.

Ma le mosse di Trump possono portare il fenomeno a un’ulteriore involuzione, proprio perché è la prima volta che gli Usa rinunciano a quello storico ruolo. E se la rete ormai è motore immobile dell’economia, una rete più chiusa può portare anche ad economie e quindi società più chiuse e separate tra loro, a livello geopolitico.

Trump ha i suoi motivi. Ma è bene sapere che ha deciso di giocare d’azzardo con il futuro della rete. E di tutti noi.

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@RIPRODUZIONE RISERVATA

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