Le fake news non aumentano i no-vax, ma ne rafforzano le convinzioni: gli effetti - Agenda Digitale

l'analisi

Le fake news non aumentano i no-vax, ma ne rafforzano le convinzioni: gli effetti

Le fake news non sono in grado di modificare le opinioni di chi è disponibile a vaccinarsi e non spostano italiani dalle file di chi vuole a quelle di chi non vuole ricevere il siero. Certo è che sono un fenomeno meno banale e grossolano di quanto possano sembrare, e vivono di sofisticate “evoluzioni”. Facciamo il punto

23 Set 2021
Livio Gigliuto

Direttore Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale, Vicepresidente Istituto Piepoli e Consigliere di Amministrazione Fondazione Italia Digitale

Non sono le fake news a far ingrossare le fila dei no vax: pur essendo un problema importante, la disinformazione ha come effetto principale quello di polarizzare le posizioni di favorevoli e contrari ed esacerbare il confronto tra le due parti, ma non modifica le opinioni.

Per capire meglio cosa sta succedendo nell’opinione pubblica italiana (e non solo, una situazione simile è riscontrabile anche negli USA, in cui alcuni Stati non raggiungono il 40% di copertura vaccinale, e in quasi tutti i Paesi europei), è utile però fare un passo indietro, e tornare ai primi, terribili mesi di pandemia.

Le fake news sul vaccino diventano un business internazionale: i casi

Lo stato dell’arte della campagna vaccinale

A quasi 9 mesi dall’inizio ufficiale della campagna vaccinale anti-covid in Italia, superati i primi mesi dominati dalla scarsità di dosi a disposizione e della difficoltà nell’organizzare la logistica distributiva, ad oggi circa il 60% della popolazione italiana ha ricevuto entrambe le dosi del siero e circa il 70% ne ha ricevuta almeno una.

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Superata dunque la fase in cui il limite era nell’offerta di vaccini, il problema ora sembra essere la domanda, sempre più scarsa (circa mezzo milione di dosi al giorno ad aprile, circa 100.000 in questi giorni). Siamo passati dal cercare di mettere in ordine le file agli hub a bussare alla porta dei non vaccinati.

In pieno lockdown, infatti, larga parte dell’opinione pubblica si chiedeva come fosse possibile, con l’altissimo progresso della scienza e della medicina e di fronte a una malattia così grave e diffusa, non riuscire ad accelerare il processo di produzione di un vaccino capace di proteggerci.

Insomma, in molti si chiedevano, “perché non riusciamo a fare prima del solito in una situazione emergenziale”?

Con la seconda ondata, e la certificazione del fatto che questa non sarebbe stata una breve parentesi nella vita del Pianeta, la speranza che la scienza potesse trovare una soluzione che non passasse solo attraverso dolorose restrizioni alla vita sociale si è fatta più pressante.

Anche per questo, a fine novembre 2020, quando nel nostro Paese è stato annunciato l’avvio della campagna, più di 7 italiani su 10 si dicevano già disponibili a ricevere il vaccino. D’altro canto, già allora rilevavamo un 15% di poco propensi, un 6% di incerti e uno zoccolo duro, che raggiungeva il 9%, di italiani apertamente contrari alla vaccinazione.

Una quota importante di contrari e incerti esisteva già, quindi, in quei mesi, quando non si era ancora avviata la macchina di produzione di notizie false, e non erano ancora emersi i (pochi ma dolorosi) casi avversi, con particolare rilievo al caso Astrazeneca.

Da allora, la quota di italiani disponibili alla vaccinazione è andata in continuo crescendo, fino a toccare quasi quota 90% a marzo 2021. Il trend di crescita della propensione a vaccinarsi non ha quasi mai subìto fasi di arresto, ad eccezione, appunto, di una lieve flessione coincidente al manifestarsi di eventi avversi, che di solito hanno determinato un calo di qualche punto percentuale poi subito riassorbito nelle settimane successive.

Anche in questi giorni, le rilevazioni dicono che a non essere disponibile alla vaccinazione è circa il 15% dei non vaccinati, e di questi solo il 5% è apertamente contrario. I no-vax sono pochi, e non sono aumentati.

Le fake news non modificano le opinioni

La sensazione, quindi, è che le fake news non siano in grado di modificare le opinioni di chi è disponibile a vaccinarsi e non spostano italiani dalle file di chi vuole a quelle di chi non vuole ricevere il siero.

Questo, naturalmente, non significa che le fake news non stiano danneggiando la lotta contro il covid. È probabile, infatti, che un dibattito che, soprattutto sui social, sembra fornire uguale dignità alle informazioni verificate e alle fake news abbia spinto qualcuno a ritardare un po’ la vaccinazione, prendendo tempo e “vedendo come va”.

Fake news e “dietrologia”

Le fake news che sembrano attrarre di più l’attenzione del pubblico sembrano appartenere a due categorie: quelle legate all’efficacia del vaccino e quelle legate ai suoi effetti collaterali.

Le ragioni del successo di queste due specifiche categorie di notizia sono principalmente legate alla tendenza, piuttosto comune tra i no vax, a rappresentare sé stessi come “più informati” degli altri, tacciati di essere superficiali e poco avvezzi a farsi domande a causa dei mantra dell’informazione e delle istituzioni.

Insomma, le fake news trovano terreno fertile nel desiderio di dietrologia che nel nostro Paese, ma non solo, ha sempre avuto un discreto fascino.

La sofisticata evoluzione delle fake news legate alla pandemia

È interessante notare come, dopo una prima fase della pandemia in cui sembravano attrarre l’attenzione di una parte della popolazione notizie che negavano l’esistenza stessa o la gravità del virus (dai famosi “negazionisti” alla “banale influenza”), le fake news abbiano seguito un processo selettivo e di auto-eliminazione. Insomma, le fake news sono un fenomeno meno banale e grossolano di quanto possano sembrare, e vivono di sofisticate “evoluzioni”, in conseguenza alla presa che hanno sulla popolazione e sulla loro capacità di diffondersi.

Questo processo selettivo è semplificato dalle possibilità offerte da uno strumento elastico e flessibile come i social network, che permette immediata misurazione dell’efficacia di un messaggio. Allo stesso tempo, però, sarebbe ingeneroso attribuire ai social network un ruolo negativo nella pandemia e nella campagna vaccinale.

È proprio in questi canali, infatti, che nelle prime fasi dell’emergenza si sono diffuse con rapidità informazioni indispensabili e si è creato quell’idem sentire che ha portato a un eccezionale rispetto del lockdown, ed è grazie ai canali digitali se, come raccontiamo in “L’Italia che Comunica in Digitale edizione 2021” (volume che raccoglie le analisi degli esperti che compongono l’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale) la PA ha potuto continuare a erogare servizi, la scuola (con tutti i limiti della DAD) ha proseguito con l’istruzione dei giovani, i cittadini hanno potuto continuare a frequentarsi.

Conclusioni

Tornando all’effetto delle fake news sulla popolazione, il dibattito tra favorevoli e contrari, a volte animato anche dalla politica, sta polarizzando le posizioni rischiando di cristallizzarle e rendendo sempre più difficile convincere i contrari. Chi è contrario è sempre più contrario ed è sempre più convinto delle proprie ragioni.

È così che si stanno rafforzando le convinzioni dei no-vax, fornendo loro un numero sempre maggiore di argomentazioni (praticamente sempre smentite nel giro di pochi minuti, ma intanto sempre disponibili e rilanciabili) e rappresentando anche questa battaglia, come tante altre viste in Italia, come un confronto tra Guelfi e Ghibellini, in cui entrambe le posizioni sono legittime e ci si confronta a tavola tra no-vax e pro-vax, prenotando rigorosamente all’aperto, dove il green pass non serve.

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