oltre l'emergenza

L’eredità del coronavirus: responsabilità, libertà e digitalizzazione

È necessario che l’eredità del coronavirus – passata l’emergenza – venga conservata, sui fronti di innovazione che si stanno aprendo così come sul versante di quanto, è ora evidente, è stato fin qui trascurato. Nel frattempo, vediamo quali sono le responsabilità individuali a cui tutti siamo chiamati

16 Mar 2020
Annalisa Buffardi

Ricercatrice, Indire - Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa


“Stanno tutti bene”. Tra qualche tempo – il più breve possibile – questo è il titolo che tutti vorremo leggere a conclusione dell’emergenza sanitaria che sta ribaltando abitudini quotidiane e regole sociali. E probabilmente potremo scriverlo, soprattutto se riusciremo a sperimentare in massa l’anomalo modello di organizzazione delle nostre vite indicato dalle istituzioni politiche e sanitarie.

Un primo bilancio va fatto proprio in questo periodo che sembra essere centrale e decisivo, consapevoli che l’esito finale dipenderà proprio dalla risposta di tutti noi. Covid 19 è un virus non letale, che non deve destare preoccupazioni per la maggior parte degli individui. L’emergenza però è reale, sul versante della capacità di accoglienza e di assistenza del nostro sistema sanitario. I trend di diffusione del virus mostrano una crescita esponenziale che ne porterebbe la capienza al collasso, con tragiche conseguenze non solo per chi, già portatore di altre patologie, rischia gravemente in caso di contagio da Covid 19. Ma anche per chi dovesse necessitare di altre cure urgenti.

Le responsabilità verso “l’altro”

Se questo è il punto, la maggioranza della popolazione, che non si trova in condizione di disagio fisico e di rischio, è chiamata a sostenere le misure – fortemente restrittive delle libertà individuali – per impedire la circolazione del virus, non offrendogli ospiti “sani” attraverso i quali diffondersi.

Ciò significa uscire fuori dalle dinamiche di panico immotivate, e entrare invece nell’ottica della responsabilità verso l’altro, verso gli anziani, i malati cronici, verso chi vive situazioni di disagio.

Il fronte delle responsabilità è ampio e si estende alla possibilità di accumulare risorse e buone pratiche per garantire che Covid 19 lasci una eredità vantaggiosa sul versante sociale.

La prima area di responsabilità riguarda il sistema della politica e coinvolge le possibili conseguenze innanzitutto per la salute, per la democrazia e per l’economia. Sul fronte dell’occupazione, i giovani professionisti del mondo medico e sanitario reclutati per l’emergenza rappresentano una risorsa che va coinvolta anche oltre la crisi, per provare ad evitarne altre o quantomeno a fronteggiarle meglio. E lo stesso vale per le disponibilità di finanziamenti utili ad aumentare le dotazioni strutturali e strumentali.

Una seconda evidente area di responsabilità coinvolge il sistema di comunicazione, fortemente investito dalla sfida di garantire la corretta circolazione delle informazioni senza cadere nella tentazione dei facili sensazionalismi, che generano paure immotivate indebolendo le capacità di comprensione del fenomeno. L’eredità che speriamo sapremo conservare è quella di una buona comunicazione scientifica e medica. Il sistema mediatico – almeno quello mainstream – sta lasciando opportunamente la parola a rappresentanti delle istituzioni di ricerca, della scienza e della medicina. La corretta divulgazione dei dati, dei primi esiti delle indagini sul virus, sulle modalità di diffusione e sui rischi è senz’altro la principale via per tentare di contrastare disinformazione e panico. Anche per il dilagare parallelo delle fake news che invece rimbalzano sui social. Su questo versante, la moltiplicazione delle voci alimenta infatti – in maniera virale più rapida e forte del Covid 19 – il dilagare dei rischi sociali dell’epidemia.

Le opportunità del digitale

È proprio sul fronte della digitalizzazione che però si apre una altrettanto importante area di responsabilità e di eredità culturale. Il Paese non si ferma. Lo slogan che ha tentato di contrastare i rischi di paralisi non ha trovato lunga eco, ma di fatto esprime la consapevolezza di voler andare avanti. E le opportunità offerte dalla digitalizzazione rappresentano la concreta possibilità di farlo. L’emergenza ha reso evidente l’architettura digitale che accompagna la nuova configurazione sociale del XXI secolo. Valorizzando ambienti e pratiche digitali ed ampliandone il raggio di estensione istituzionale e amministrativo.

La diffusione dello smart working – il lavoro “agile”, a distanza – è il primo e più immediato valore aggiunto. L’estensione della possibilità di usufruirne, nella situazione di emergenza, ad una più amplia platea di lavoratori ha reso necessarie, per molte amministrazioni e organizzazioni, accelerare la messa a punto dei sistemi che effettivamente ne consentono l’utilizzo in maniera intelligente per il lavoratore, senza costringere chi ne esercita il diritto ad appesantimenti e allungamenti dei tempi per la gestione dei dati, per il tracciamento delle attività e la comunicazione con l’azienda.

La scuola non si ferma

La didattica a distanza è il secondo esempio di un rinnovato approccio alla digitalizzazione del Paese. La prolungata chiusura delle scuole e delle università rende necessario diffondere pratiche digitali talvolta già in uso o per le quali siamo già pronti magari senza averne chiara consapevolezza. O per le quali, in altri casi, possiamo attrezzarci. Molte università sono alle prese con la più ampia diffusione tra i propri docenti di esperienze, piattaforme e competenze già collaudate. Vale la pena ricordare, su questo versante, il primato di Federica Web Learning, la prima università pubblica che offre lezioni online in modalità aperta e gratuita, nata nell’ateneo Federico II di Napoli oltre dieci anni fa. Per le scuole, la situazione estremamente variegata mostra in questi giorni docenti e studenti che proseguono le attività a distanza, a volte attraverso piattaforme e strumenti già in uso, altre volte sperimentando nuove formule attraverso i più diffusi canali di comunicazione online. Spesso avviando pratiche di condivisione a partire da alcune esperienze consolidate in tutta Italia.

“La scuola non si ferma” è lo slogan che riassume la dichiarazione di responsabilità delle scuole polo di Avanguardie Educative di Indire, Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa che, in accordo con il Ministero dell’Istruzione, ha lanciato una iniziativa di solidarietà tra le scuole attraverso webinar ad accesso libero, per superare l’emergenza Covid 19 e sperimentare soluzioni per la didattica a distanza con metodologie e strumenti innovativi.

Le scuole e le università non si fermano è il principale messaggio che, anche in termini di responsabilità individuale, è necessario circoli anche tra i giovani. Che, come tutti, sono chiamati a non fermarsi e contemporaneamente a percepire la responsabilità di agire per impedire la circolazione del contagio.

Il principale fronte delle responsabilità in questo momento è declinato a livello individuale, attraverso una serie di pratiche che in ragione della necessità precauzionale gettano pesanti ombre sulla democrazia e sulle libertà. Eppure in questa fase la necessità di proteggerci vicendevolmente acquisisce priorità rispetto a tutte le paure, nella fiducia che proprio la democrazia e il rispetto dell’altro rappresentano, sul lungo termine, il primo e inderogabile principio della nostra società. Probabilmente vale in questo periodo un patto tacito tra i cittadini e le istituzioni governative. Possiamo tollerare una sospensione temporanea di alcune attività sociali, mentre altre devono essere garantite in maniera tutelata.

Ma è necessario che l’eredità del coronavirus – passata l’emergenza – venga conservata, sui fronti di innovazione che si stanno aprendo così come sul versante di quanto, è ora evidente, è stato fin qui trascurato.

Forse alla fine di questa lunga storia qualcuno troverà il coraggio (diceva Vasco Rossi) per affrontare l’importante questione della ricollocazione dei finanziamenti nella direzione della ricerca scientifica e della riorganizzazione sanitaria, entrambe fortemente penalizzate ed entrambe prioritarie per supportare la capacità di gestione delle emergenze e più in generale per la crescita sociale.

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