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le regole

L’Italia sta trascurando l’internet governance, ecco i temi importanti (per tutti noi)

In Italia, il dibattito su Internet Governance è ancora circoscritto a poche iniziative di breve durata. Siamo stati, però, uno dei primi Paesi al mondo a emanare la Dichiarazione dei Diritti di Internet. Qualcosa sta cambiando. Deve però ancora imporsi l’idea, soprattutto nel mondo politico, che il tema riguarda tutti

11 Giu 2018

Concettina Cassa

Responsabile Servizio Internet Governance Area Innovazione della PA AgID e componente MAG

Francesco Pirro

responsabile Area Innovazione della PA AgID


I temi dell’Internet Governance sono vari e trasversali e vanno dalle infrastrutture fisiche e di accesso alla Rete ai protocolli di comunicazione che regolano l’instradamento e il bilanciamento del traffico (IPV6, DNS, net neutrality, ecc.); dal il trattamento dei dati alla diffusione di informazioni false (spam, fake news, ecc.). E ancora, la proprietà e la privacy dei dati personali, il diritto di autore, la libertà di espressione e di opinione, il “cyberbullismo”, l’abuso sui minori, la sorveglianza di massa, la sicurezza, il commercio elettronico, e così via.

Come viene gestito tutto ciò in Italia? Chi se ne occupa? Come si stimola il coinvolgimento ed il dibattito della comunità nazionale su questi temi? Come rappresentiamo la nostra posizione nei consessi internazionali?

L’Italia e l’Internet Governance

In Italia non c’è un luogo deputato a discutere le Internet public policies, un organismo che, in modo aperto inclusivo trasparente e con un approccio multistakeholder, si faccia portavoce delle problematiche correlate ad Internet Governance consentendo a tutti gli stakeholder di partecipare alla discussione in modo paritario. Anche se da più parti ne viene riconosciuta la necessità, ad oggi nessuna iniziativa ha portato risultati concreti. Il dibattito e le necessità legate ad Internet Governance spesso sono associate a uno scarso livello di informazione e la discussione in molti casi è circoscritta a poche iniziative di breve durata (ad esempio IGF Italia) che riguardano una platea limitata.

La Dichiarazione dei Diritti di Internet

Nonostante ciò, l’attenzione ai temi riguardanti la Governance di Internet in Italia è alta e lo dimostra il fatto che il nostro paese è uno dei primi al mondo che ha emanato, il 28 luglio 2015, la Dichiarazione dei Diritti di Internet. L’iniziativa, promossa dalla ex-Presidente della Camera Boldrini, e i cui lavori sono stati coordinati dal Presidente della Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet, Professor Stefano Rodotà, ha sancito l’importanza di Internet per il presente e il futuro della nostra società, provando a definirne i principi di regolamentazione[1].

Gli esempi internazionali

Peraltro non mancano esempi da prendere come riferimento, già adottati dagli altri paesi, quali ad esempio il comitato direttivo di Internet brasiliano (CGI.br)[2] composto da membri del governo, del settore privato, del terzo settore e della comunità tecnico-accademica che partecipano attivamente alle decisioni che comportano l’implementazione, la gestione e l’uso di Internet. Il MAGIG, adottato dal governo inglese, che non è multistakeholder in senso stretto poiché la partecipazione è su invito a singole persone, organizzazioni o società. In Francia, invece, opera Il Conseil National du Numerique (CNNum), una Commissione Consultiva indipendente istituita con decreto presidenziale del 13/12/2012 e composta da una trentina di membri che hanno competenze ed esperienze dirette sui temi del digitale provenienti dal mondo accademico e della ricerca, dal settore privato e dalla società civile.

La svolta di IGF Italia 2017

IGF Italia 2017 ha rappresentato un momento di discontinuità rispetto al passato. Il Comitato di programma è riuscito, infatti, a realizzare un evento in linea con i già citati principi di apertura, trasparenza, inclusività, modello multistakeholder e bottom-up stabiliti dall’IGF globale, coinvolgendo il più possibile la comunità nazionale.

Per la prima volta l’agenda dell’evento è stata oggetto di consultazione pubblica. Il Comitato di Programma ha elaborato una proposta di modello multistakeholder per contribuire attivamente come Paese alla governance globale di Internet, seguendo l’esempio di altri paesi, probabilmente a ragione, più sensibili del nostro su questo tema, con l’intento di garantire continuità nella gestione di questi temi. Anche il nuovo CAD (Codice dell’Amministrazione Digitale) sembrerebbe aver introdotto una maggior sensibilità su questo tema introducendo nuovi elementi che potrebbero aiutare il cambiamento, laddove all’ art. 18 istituisce la piattaforma nazionale per la governance della trasformazione digitale.

Aumenta la sensibilità sull’Internet Governance

Sembrerebbe che il contesto nazionale stia cambiando, la sensibilità su questi temi e sta aumentando al pari passo con la diffusione della consapevolezza dell’importanza che rivestono. Sarebbe opportuno, in tal senso, introdurre anche un piano di formazione digitale ma è indubbio che il processo di trasformazione si sia messo in moto.

Le iniziative di Governo e Agid

Ed è proprio in tale direzione, verso un maggior coinvolgimento degli stakeholder italiani, che si muovono una serie di iniziative promosse dal governo italiano e coordinate da AgID tra cui ricordiamo la consultazione pubblica svoltasi ad aprile scorso con l’obiettivo di individuare i temi Internet Governance prioritari per l’Italia, a cui hanno partecipato oltre 370 soggetti. Un risultato importante se si considera il livello di coinvolgimento di altre consultazioni simili svoltesi precedentemente in Italia.

I temi Internet Governance prioritari per l’Italia

Il tema più votato ha riguardato la giurisdizione di Internet e la necessità di avere un insieme minimo di principi condivisi e rispettati da tutti per la gestione ed evoluzione della Internet globale. E’ superfluo evidenziare l’infinità di situazioni in cui si può ricadere a causa dell’impossibilità di far riferimento al concetto di “neutralità geografica” nell’applicazione delle norme che possono dirimere controversie tra legislazioni di paesi differenti. Difatti esistono innumerevoli zone d’ombra nelle quali la legislazione attuale consentirebbe l’impunibilità anche per “reati” di grave entità. Dai casi più semplici delle fake news, del diritto d’autore, del diritto all’oblio a quelli che impattano sui diritti umani, sullo spionaggio industriale, fino a quelli che sconfinano nelle zone più oscure del web e che riguardano la protezione dei minori nelle più variegate sfaccettature o la gestione di traffici illeciti di esseri umani, organi, droga, armi ecc..

Come regolare un sistema così complesso

In molti casi esistono accordi internazionali che cercano di fronteggiare alcune delle problematiche sopra indicate, anche mediante l’applicazione di rogatorie internazionali, ma probabilmente, per effetto delle diverse legislazioni applicabili nei paesi del mondo tutto ciò non è sufficiente. Emerge l’esigenza di condividere e applicare una sorta di carta di principi universale. Non c’è la pretesa di realizzare una costituzione globale che regoli la governance di Internet, ma almeno condividere un insieme minimo di principi sui quali garantire il rispetto di tutti. Il tentativo italiano, la Carta dei Diritti di Internet, nasceva con questo buon proposito ma probabilmente risulta troppo dettagliata per essere adottata dalla comunità internazionale. In questo caso, probabilmente, bisognerebbe astrarsi ad un livello superiore per poter provare a regolare un sistema così complesso. Possiamo far appello alla logica matematica, al secondo teorema di Godel, chiedendo ammenda allo stesso Godel per la semplificazione eccessiva e poco rigorosa con la quale stiamo rielaborando il suo teorema per affermare che: “per dare delle regole ad un sistema complesso è necessario astrarsi dal medesimo se non si vuole cadere in contraddizione” .

Non c’è libertà senza regole

Ma vale anche il principio sostenuto da Kant che non c’è libertà senza regole e che bisogna avere la determinazione di agire nel rispetto delle condizioni morali riconosciute. Quindi è libero chi non distrugge le regole di convivenza che permettono a tutti di vivere e realizzarsi.

In sostanza per reclamare un diritto deve esserci una regola che consenta di applicarlo e che vieti la lesione del diritto stesso. Il buon funzionamento della società si basa sulle regole che gli uomini si sono dati per organizzare e far funzionare al meglio la loro vita comune e per garantire i diritti di tutti.  È importante capire che dietro ad una norma vissuta come un’imposizione fastidiosa, si nasconde in realtà la possibilità di stare bene con sé stessi e con gli altri e soprattutto di esercitare senza limiti la propria libertà.

L’etica della rete e il cyberbullismo

In merito all’esito della consultazione pubblica sopra citata, il secondo tema più votato è stato proprio l’etica della rete e della tutela degli interessi e diritti fra i quali la proprietà intellettuale.  Come terza priorità, invece, è emersa la protezione dei minori ed il cyberbullismo e la necessità di definire, anche qui, una carta di principi mondiali a garanzia della protezione dei minori.

L’elenco proposto attraverso la consultazione sicuramente non è esaustivo e riguarda temi di grande rilevanza. Certamente la materia è ampia e richiede una serie di approfondimenti in diversi settori come ad esempio, quello che stiamo sottoponendo ad approfondimenti tecnici per lo studio di nuovi modelli per la gestione del DNS dalla architettura gerarchica attuale ad una peer to peer.

I temi Internet Governance riguardano tutti

Regole, principi, etica, temi tecnici, impatti socio economici e geopolitici insomma Internet governance sembra molto lontana dalla realtà di ognuno di noi ed è invece ciò che di più vicino ci sia e soprattutto lo sarà sempre di più con la diffusione dell’IOT e la pervasività di Internet in tutti i settori dello stesso funzionamento della vita sociale. Ancora pochi, soprattutto nel mondo politico, sono consapevoli che su altri tavoli si sta giocando il futuro della Rete e con il suo funzionamento anche le dinamiche geopolitiche associate, ma qualche debole segnale di cambiamento e di consapevolezza di ciò si sta registrando.

E’ chiaro che :“Come può uno scoglio arginare il mare” come diceva una nota canzone di Lucio Battisti, certamente è un’utopia ma è altrettanto ovvio che se tutti, ma proprio tutti, cercano di mettere il proprio sasso nel posto corretto per costruire una barriera frangiflutti per arginare la furia del mare può darsi che qualche danno in più si riesca ad evitarlo.

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  1. https://www.wgig.org/docs/WGIGREPORT.pdf
  2. https://en.unesco.org/sites/default/files/what_if_we_all_governed_internet_en.pdf

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