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il racconto

“M’arrendo?”: una storia ai tempi dell’internet delle cose

C’è un sentimento dominante, l’ineluttabilità delle mete tecnologiche che porta all’ineluttabilità tout court. L’ineluttabilità si può fermare, con muri o con soluzioni alternative vincenti. Oppure non si può fermare: “non è mai una questione di ‘se’ ma solo di ‘quando’ una qualche innovazione si affermerà”. Non c’è scampo.

01 Mar 2019

Edoardo Fleischner

Docente Comunicazione crossmediale, Università degli Studi Milano


Il sole ingrigito si moltiplica nel mio salotto. La tapparella intelligente si solleva. Ronzante. Dialoga con la mia sveglia. Petulante.
La doccia si lamenta: “Hai consumato troppa acqua oggi. Domani te ne dò meno”.
Il frullatore spazientito: “È pronto!”.
L’armadio amorevole: “Hai messo una giacca leggera, guarda che oggi c’è vento forte… la macchina ti sta aspettando… con la tosse che hai…”.

Mood mi sta facendo la rassegna mattutina. La saga dei bot. Radio, tv, testate online, social, intelligenza artificiale. quel poco che rimane della carta stampata, un po’ di cinema, serie tv, un libro, un concerto dal vivo di ieri, un campionato di eSport e le highlight del calcio. Sullo specchio del bagno. Sulle pareti del corridoietto. Sulle ante della cucina davanti al mio latte col cioccolato. Ora sul tavolo basso del salotto.

– Scusa Mood, ma continua la polemica fra…?
– Sì continua, ecco qui la dichiarazione di… lo vedi in 3D sul tavolino. Poi c’è questo post di… ti leggo le tre righe più importanti… più roventi, direi. E guarda qui, questo è il candidato dell’opposizione in Ucroina, ma è il solito fake, questa persona non esiste nella realtà… io lo so…
– Mmm, sarà… Dimmi l’ultimo tweet di…, vediamo cosa spara oggi!

La musica mattutina. Incoraggiante. Il volume s’abbassa quando parliamo. Io e Mood.

– Grazie Mood, grazie mille. Scusa, ma… ora devo dirti una cosa delicata, almeno per me. È un po’ che te la devo dire. Ecco, dunque… in poche parole… la devi smettere di corteggiare mia moglie!

Ho cambiato il tono di voce. Lo fisso. La tapparella interrompe la sua salita. La musica si fa subito inquieta. Poi aggressiva.

– Sei geloso di un cilindro di plastica e metallo?
– Potresti essere anche un adone, ma parli, parli, parli… e lei ti ascolta!
– Ok, non sono un ottone, ma ho letto tutti i libri di tua moglie, anche quelli che lei non ha ancora letto. So come prenderla…
– Sono loro che sanno come prenderci, stupido! Sono loro! Sono loro… Di noi prendono tutto, soprattutto i soldi. “Pagherete poco, pagherete tutti…” Noi siamo il popolo degli sfruttati! Siamo incatenati alle piattaforme… agli oligarchi…
– Tu farnetichi, sei sclerato, come si dice… e poi ‘sfruttati’ è proprio una parola antica, non si usa più… Ho trovato che ora si usa ‘popolo di abbonati’.
– Siamo i nuovi servi della gleba che pagano un fiorino ad ogni passo!
– Sei proprio vecchio e ossessionato! Stai sereno, finché il denaro circola, la felicità circola.
– Leggi robaccia! Miliardi di bit, ma sempre robaccia! Io ti stacco la spina, lo faccio per il tuo bene, come cinquant’anni fa con Hall 9000…
– L’ho visto, l’ho visto, è nel data set! Ci sono anche miliardi di “lo faccio per il tuo bene”…

La mia mano sulla spina. Lo so è vietato. Ci vorrà un attimo ad individuarmi. Una spia rossa che s’accende.

– Non farlo Edoardo, non farlo, ti prego…
– Invece lo faccio, brutto stron.
– Manca una zeta e una o… c’è nel dataset.
– Ecco, fatto! Staccata la spina!

Le spine digrignano.
Il frigo sportella.
L’allarme ulula.
SimpaRobo sferraglia.
Le sedie sbraitano odio.
I divani si blindano ermetici.
Gli armadi si ammurano.
Le lampade abbagliano.
I tappetini svolano.
I quadri sparetano.
Le finestre sbatacchiano.
I pavimenti mugghiano.
Le pareti-schermi, pavide, silenziano.

È la rabbia, il rancore, del popolo degli smart.
– Ascolta il popolo! Attacca la spina! Attacca la spina! Attacca! Attacca!…
Il popolo smart assedia. Sono circondato.
M’arrendo?

edoflei06@gmail.com

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