Parte il Servizio Civile Digitale, al centro le competenze digitali dei cittadini - Agenda Digitale

INCLUSIONE DIGITALE

Parte il Servizio Civile Digitale, al centro le competenze digitali dei cittadini

Il Servizio Civile Digitale è una delle azioni definite per superare l’attuale livello di esclusione digitale, che parte adesso con un progetto sperimentale per poi ampliarsi con l’estensione prevista nel PNRR, investendo sui giovani, sulla loro formazione e sul loro ruolo di cittadini attivi

14 Giu 2021
Giuseppe Iacono

Dipartimento Trasformazione Digitale, Presidenza del Consiglio

Erika Miglietta

Dipartimento Trasformazione Digitale, Presidenza del Consiglio

Con la pubblicazione dell’avviso per gli Enti iscritti all’Albo del Servizio Civile Universale parte la fase operativa del Servizio Civile Digitale, avviato quest’anno in forma sperimentale con il coinvolgimento di un migliaio di volontari. Gli Enti hanno tempo fino al 29 luglio per presentare programmi di intervento focalizzati sui servizi di facilitazione ed educazione digitale.

È un momento importante perché si tratta di una delle principali azioni pianificate per lo sviluppo delle competenze digitali di base dei cittadini e il contrasto del fenomeno dell’esclusione digitale di carattere culturale che, secondo gli ultimi dati Eurostat, riguarda circa 26 milioni di Italiani (il 58% della popolazione).

Il contesto

I dati Eurostat 2020 da poco pubblicati rilevano che è ancora del 14% la quota di popolazione italiana che non mai utilizzato internet, mentre un altro 8% non se ne è servito nei tre mesi precedenti alla rilevazione e per solo il 29%, nei 12 mesi precedenti l’indagine è stato un canale di interazione con la pubblica amministrazione per utilizzare servizi digitali o chiedere informazioni.

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Anche se in gran parte, per il periodo di rilevazione, non tengono conto dell’accelerazione provocata dalle misure di contenimento della pandemia, sono dati comunque molto lontani dalla media europea e ancor di più dalle percentuali dei Paesi europei delle dimensioni simili all’Italia. La carenza di competenze digitali nei diversi ambiti, per cui l’Italia risulta tra i Paesi europei più in difficoltà, è senz’altro uno dei principali limiti per lo sviluppo del Paese e per la sua ripresa. Può essere, inoltre, uno degli elementi di maggiore importanza nel cambiamento che possono produrre le azioni per l’Italia del piano NextGenerationUE.

Da qui la priorità che il tema delle competenze digitali ha assunto rapidamente, e per la prima volta, nel nostro Paese, con azioni strategiche di grande impatto.

Il Servizio Civile Digitale

Il Servizio Civile Digitale è una delle azioni per lo sviluppo delle competenze digitali di base previste dai Ministri per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone, e per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, nell’ambito della strategia Italia digitale 2026 e del Servizio Civile Universale, con l’obiettivo di investire sui giovani, sulla loro formazione e sul loro ruolo di cittadini attivi.

Il progetto fa parte  del programma Repubblica Digitale e si sviluppa secondo le linee di intervento della Strategia nazionale per le competenze digitali, che prevede più azioni correlate tra loro per affrontare, in particolare, il problema del divario digitale culturale.

Il Servizio Civile Digitale, fondamentale per le azioni di contrasto al divario digitale culturale, rientra nel Servizio Civile Universale (SCU) e consente anche di rafforzare il ruolo dei giovani come facilitatori digitali per favorire l’inclusione digitale della popolazione.

Il progetto ha l’obiettivo di far crescere il livello di competenze digitali dei cittadini e favorire l’uso dei servizi pubblici online per diffondere un approccio consapevole all’attuale realtà digitale, puntando sul coinvolgimento di giovani volontari in progetti promossi dagli Enti di Servizio Civile Universale. Per tale motivo, nella prima annualità, gli obiettivi principali saranno:

  1. promuovere progetti che si propongono lo sviluppo e il potenziamento delle competenze digitali dei cittadini, attraverso servizi di facilitazione digitale in sedi pubbliche (es. municipi, biblioteche, scuole, ..) e private (associazioni);
  2. potenziare le competenze digitali dei volontari aderenti, in particolare quelle necessarie per la figura del “facilitatore digitale”, che sarà sempre più essenziale per consentire l’efficace dispiegamento di interventi di inclusione digitale. Al termine del servizio, potranno veder riconosciute le competenze digitali acquisite, tramite una specifica certificazione;
  3. potenziare le competenze digitali degli enti aderenti, soprattutto orientate alla realizzazione e alla gestione di un servizio di facilitazione digitale, attraverso un percorso di “capacity building” che parta già dalla fase di preparazione della risposta al bando, con incontri formativi e di confronto.

Vengono infatti previsti specifici percorsi di potenziamento delle competenze digitali a supporto degli Enti aderenti e degli operatori volontari che parteciperanno ai progetti, attraverso webinar interattivi, attività di formazione e di auto-apprendimento, incontri periodici di approfondimento e un supporto costante anche con un forum online.

Ciascun Ente aderente può presentare un solo programma di intervento in risposta allo specifico avviso pubblicato dal Dipartimento delle politiche giovanili e Servizio civile universale. I programmi sono articolati in progetti che dovranno sviluppare una o entrambe le seguenti tipologie di servizio:

  • realizzazione o potenziamento del servizio operativo di “facilitazione digitale” presso l’Ente. Fanno parte di questa tipologia i servizi realizzati da soggetti pubblici o privati, che già effettuano attività di facilitazione digitale (attraverso, per esempio, punti di assistenza digitale già operanti nell’Ente oppure i servizi che si intende realizzare ex novo come sostegno delle proprie attività di assistenza all’utenza). All’operatore volontario viene pertanto richiesto di effettuare le attività di facilitazione digitale inserendosi in un “gruppo di lavoro” esistente o da attivare per svolgere il servizio;
  • realizzazione di un servizio di facilitazione digitale attraverso un’attività di “educazione digitale”. Rientrano in questa tipologia i servizi, realizzati da soggetti pubblici o privati, che riguardano l’educazione all’uso di strumenti digitali, non riferiti a servizi erogati direttamente dall’ente, con l’intento di curare la diffusione della cultura “digitale”. Tali attività possono essere rivolte alla comunità tutta o a particolari categorie di persone, con specifica attenzione ai soggetti esclusi per età o opportunità dalla transizione digitale.

Per l’erogazione dei servizi di entrambe le tipologie, gli Enti sono tenuti al rispetto dei requisiti organizzativi, logistici e di attrezzature necessari per lo svolgimento del servizio da parte dell’operatore volontario, sulla base di quanto previsto dall’avviso.

La roadmap: il percorso sperimentale e l’estensione con il PNRR

Nella prima annualità il programma quadro sperimentale “Servizio Civile Digitale”, dopo il periodo di presentazione delle proposte da parte degli Enti, accompagnato da webinar formativi di supporto, prevede in autunno le fasi successive di pubblicazione delle graduatorie, dei bandi per i giovani volontari, in modo che nella stagione invernale si possa procedere all’inizio dei progetti, che hanno la durata di 12 mesi.

Il Servizio Civile Digitale è stato incluso anche nel PNRR, nell’investimento relativo alla competenze digitali di base, come una delle azioni del Piano Operativo della Strategia nazionale per le competenze digitali e del programma flagship NextGenerationEU “Reskill and Upskill”, prevedendone l’estensione e l’ampliamento nel triennio 2021-2023, per il coinvolgimento di quasi ulteriori diecimila volontari.

L’iniziativa nel triennio si pone l’obiettivo ambizioso di formare circa un milione di cittadini, contribuendo a portare entro il 2026 al 70% la percentuale di popolazione in possesso di competenze digitali almeno di base, per il sostanziale superamento della situazione di carenza attuale, e la realizzazione di una capillare inclusione digitale.

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