DiCultHer

Patrimonio culturale, così col digitale i giovani si riprendono il futuro

Le attività di educazione volte a riconoscere il digitale nel valore di eredità e patrimonio culturale del nuovo millennio rappresentano la via maestra per ridare ai giovani consapevolezza del loro ruolo, essenziale nel raggiungere obiettivi di crescita sociale, culturale, economica. Ecco gli obiettivi del network DiCultHer

18 Mag 2020
Carmine Marinucci

Presidente Associazione internazionale DiCultHer e Segretario Generale DiCultHer


Ripartire dalla cultura come bene comune e come condivisione “per ridisegnare la prospettiva di interventi in direzione del rafforzamento dell’identità europea e del suo sviluppo sociale, nella vita, nel lavoro, nella condivisione dei valori comuni”.

In questa direzione il Network DiCultHer[1] ha avviato e sostanziato nel corso di questi ultimi cinque anni una serie di iniziative rivolte al mondo dell’istruzione fondate, in particolare, sulla conoscenza dell’ecosistema digitale per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e dei luoghi della cultura attraverso la ‘creatività’ dei giovani.

Il Manifesto Ventotene Digitale

Preservare, promuovere e condividere il patrimonio culturale per riaffermare la ricchezza, la varietà e la molteplicità delle culture e dei “paesaggi sociali e culturali” nazionali ed europei nello sforzo di realizzare uno spazio pubblico, sociale e comunicativo, in grado di riaffermare con chiarezza il valore dell’essere persone, il valore dell’essere cittadini, il valore di essere e far parte di quell’importante visione che si chiama Europa sono alcuni degli obiettivi della rete DiCultHer, ribaditi nel Manifesto Ventotene Digitale nato nel 2017 in vista del 2018, Anno europeo del patrimonio culturale.

Obiettivi che all’interno del Network DiCultHer hanno dato origine a un confronto vivace tra le istituzioni che ne fanno parte, tra scuole, musei, associazioni, singoli individui, dando voce in particolare a giovani e loro docenti permettendo loro di immaginare strumenti concreti per vivere il patrimonio culturale nel loro tempo per la co-creazione di un insieme di competenze digitali abilitate ad assicurare la conservazione, sostenibilità, valorizzazione e promozione del Digital Cultural Heritage, ma anche e soprattutto per favorire la conoscenza approfondita dell’uso consapevole del Web, delle tecnologie ad esso collegate e degli strumenti e tecniche di comunicazione rese disponibili dal digitale per una comunicazione eticamente efficace.

Ripartire dalla cultura come bene comune e come condivisione

Ripartire dalla cultura come bene comune e come condivisione è quindi il messaggio guida che identifica le istanze stesse che hanno portato all’elaborazione e realizzazione del progetto #DiCultHer nel febbraio 2015, ritenendo assolutamente prioritario per i propri obiettivi offrire al Paese, e al mondo dell’istruzione in particolare, le proprie riflessioni nella consapevolezza che il coinvolgimento consapevole dei giovani e dei loro docenti ​sia prioritario per renderli protagonisti nei processi di costruzione identitaria e di cittadinanza attiva.

Restituire quindi ai giovani la consapevolezza di quanto sia importante riappropriarsi della titolarità partecipata della propria eredità culturale ripartendo proprio dal riconoscimento del valore della “Cultura Digitale”, intesa come strumento per sviluppare la piena consapevolezza negli stessi attraverso un’attenzione costante all’innovazione, ai temi dell’inclusione sociale, dell’interculturalità, della sostenibilità e del contrasto dei pregiudizi verso le differenze di ogni genere, di cultura, di età, di provenienza, di abilità, di colore della pelle. “Cultura Digitale” per una Media Education e formazione di riferimento per la rete per un’idea rinnovata di “spazi di apprendimento” nei sistemi educativi e formativi, tanto formali che non, intesi come “agorà virtuali dell’innovazione pedagogica“.

Nella visione della Rete DiCultHer, le attività di educazione finalizzate a riconoscere il digitale nel valore di eredità culturale e patrimonio culturale dell’inizio del nuovo millennio rappresentano, ad avviso dello scrivente, la strada maestra per restituire ai nostri giovani la piena consapevolezza del loro ruolo, essenziale nel raggiungere obiettivi di crescita sociale, culturale, economica.

Sono questi i riferimenti culturali della Carta di Pietrelcina sull’educazione all’eredità culturale digitaleelaborata da DiCultHer sul valore culturale delle nuove entità computazionali prodotte nell’Era Digitale contemporanea per dare identità al nuovo Digital Cultural Heritage definito dall’UE nell’Art. 2 delle Conclusioni del Consiglio del 21 maggio 2014 relative al patrimonio culturale come risorsa strategica per un’Europa sostenibile (2014/C 183/08).

Eredità culturale e inclusione sociale

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Quando il luogo culturale diventa luogo educativo, quando cioè tutte le categorie sociali (diverse per età, livello culturale, status sociale ed economico) riescono ad interagire proattivamente con esso e a sviluppare conoscenze e competenze, da tradursi in diritti individuali, la partecipazione alla comunità nonché l’uguaglianza di successo, perché “l’inclusione accade non appena ha inizio il processo per la crescita della partecipazione” (Booth e Ainscow 2008). L’Educazione all’Eredità Culturale Digitale e la Media Education diventano quindi componenti indispensabile delle conoscenze e competenze di cittadinanza globale e, avendo la loro valorizzazione nell’eredità materiale, immateriale e digitale, sono per loro natura multi-, trans- e interdisciplinare, fondata su metodologie condivise attive, e partecipative che richiedono forti sinergie tra i territori e le loro entità educative attraverso un reale coinvolgimento sia degli attori del sistema formativo istituzionale (scuola, università), sia di coloro che operano negli ambiti dell’apprendimento informale e della valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale.

Dotare le nuove generazioni della conoscenza sia delle dimensioni e dei valori rinnovati assunti dell’Eredità Culturale tangibile e intangibile, sia del più vasto universo del nuovo Digital Cultural Heritage attraverso l’integrazione fra saperi umanistici tradizionali e conoscenze di metodi e tecniche computazionali nella strutturazione della nuova cultura digitale, è parte essenziale dell’impegno civile di noi tutti per il futuro dei nostri ragazzi. Un futuro che pone al centro la loro ‘creatività’ per affrontare, mediante l’uso consapevole del digitale e con approcci innovativi, la conoscenza, l’accesso partecipato, la gestione, la presentazione, la fruizione, la conservazione e valorizzazione del Digital Cultural Heritage, per “garantire a tutte le studentesse e a tutti gli studenti le competenze chiave per affrontare i cambiamenti e le sfide del loro presente, per proiettarsi al meglio nel futuro, per diventare cittadine e cittadini attivi e consapevoli, capaci di condividere valori comuni e di confrontarsi positivamente con l’altro”.

In questo senso, diritto all’istruzione, accesso alla cultura, sovranità culturale-epistemologica, sono istanze da cui generano principi quanto mai importanti e fondamentali, come quello della titolarità culturale esercitata con diritto e la “Presa in carico” di una responsabilità comune e condivisa rispetto a un bene comune, sia a ciò che ereditiamo dal passato, sia a ciò che abbiamo la possibilità di progettare e co-creare oggi nell’ambito degli ecosistemi culturali in cui viviamo, sperimentiamo ed esercitiamo, con la prospettiva di lasciare a nostra volta questa eredità a chi verrà dopo di noi.

La Convenzione di Faro

Sono questi principi significativi per la contestualizzazione della Convenzione di Faro al tempo che viviamo. La Convenzione di Faro (2005) ha infatti innescato una profonda rivisitazione del concetto di Eredità Culturale legandola indissolubilmente alle comunità, e assume un ruolo cruciale laddove auspica un uso critico e consapevole dei canali e delle forme di espressività offerte dalle tecnologie digitali come veicolo di inclusione ampia. Ben oltre, quindi, il semplice utilizzo delle mere tecnologie in funzione abilitante ai fini della valorizzazione – ovvero come strumenti atti a favorire processi di semplice aggiornamento e digitalizzazione dell’esistente, il “sapere” digitale offre occasioni di ri-configurazione complessiva delle entità e dei luoghi culturali come “eredità comuni”: il digitale assume valenza metodologica ed epistemologica, strutturale e di contesto.

Una sfida da affrontare insieme partendo da un’idea di ecosistema di conoscenze e competenze strutturate perché siano allineate alla rapidità evolutiva che caratterizza il ventunesimo secolo, fatta di nuove alfabetizzazioni, ma soprattutto di conoscenze e competenze inter-, trans- e multidisciplinari da sviluppare e di creatività, con particolare attenzione al rafforzamento della produzione e comprensione di contenuti complessi e articolati.

Da Steam a Shteam

Una sfida tra creatività digitale, arte e Humanities e tra sviluppo e lavoro, da affrontare favorendo l’introduzione al pensiero logico e computazionale e la familiarizzazione con gli aspetti operativi delle tecnologie informatiche. Una sfida per sostenere il passaggio “from STEM to STEAM”, in cui viene integrata la lettera “A” di “Arte e Design” e lettera “H” di “Humanities” che rimodula le STEAM in “SHTEAM”, indispensabile a favorire un approccio che pone alla base dell’innovazione la rimozione delle barriere disciplinari, per guidare l’attitudine al cambiamento verso la consapevolezza che il digitale, dopo esserne stato una formidabile leva, può diventarne il motore alimentato da un’energia realmente sostenibile: la conoscenza.

Qualificare la domanda di cultura

Le iniziative avviate nel corso di questi ultimi cinque anni dal Network DiCultHer perseguono anche l’obiettivo di qualificare la “domanda di cultura per superare le barriere nell’accesso e nella partecipazione alla cultura a fronte dei preoccupanti dati Eurostat ed Eurobarometro2 sul fenomeno, cosi come messo in evidenza nella recente Relazione sugli ostacoli strutturali e finanziari nell’accesso alla cultura della Commissione per la cultura e l’istruzione del Parlamento europeo (14 maggio 2018)  dove viene sottolineato come la mancata partecipazione a eventi culturali nell’UE sia motivato per lo più da una mancanza di interesse da parte dei cittadini e considera il livello di istruzione uno dei fattori più importanti che influiscono sul grado, ma anche e soprattutto sulla qualità, della partecipazione alla cultura. Tra le sfide indicate, il ruolo chiave del digitale, delle istituzioni scolastiche e delle Istituzioni e dei luoghi della cultura, come opportunità per superare tale mancanza di interesse.

Fra le numerose azioni si ricordano le varie edizione della Settimana delle culture digitali (siamo alla quinta edizione), l’HACKATHON degli studenti per la “titolarità culturale” finalizzato allo sviluppo di progetti digitali delle scuole italiane, per favorire nei giovani, in un’ottica di ‘titolarità culturale’, la conoscenza e la “presa in carico” del nostro patrimonio culturale i cui risultati, per l’edizione relativa all’a.s. in corso dovevano essere presentati a Matera dal 1 al 3 Aprile 2020, nell’ambito della seconda edizione della Rassegna dei prodotti realizzati sui temi del digital cultural heritage dalle scuole italiane.

Settimana e Rassegna che sono stati posticipati alla prima settimana del mese di dicembre 2020 a causa dell’emergenza sanitaria conseguente la Pandemia da Coronavirus-19.

Una Rassegna per dare voce e attenzione al protagonismo del nostro sistema scolastico e ai nostri ragazzi che hanno raccolto le sfide sottese ad #HackCultura. Una Rassegna permanente sul Digital Cultural Heritage, quale appuntamento culturale ricorrente per il Paese e per l’Europa e “comunità di pratica”tra pari” tra e con i giovani in apprendimento e i loro docenti, per sostenere il protagonismo delle Scuole e dei ragazzi nell’Era digitale, per garantire loro il diritto ad essere educati alla conoscenza e all’uso responsabile del digitale.

In questa prospettiva e per realizzare una più stretta interazione tra digitale, cultura e educazione, la programmazione delle attività per l’a.s. 2020-21 farà riferimento al documento di rete postato in modalità modifica, con l’auspicio di ricevere osservazioni/integrazioni da parte di tutti i lettori.

Il Progetto-Piattaforma #LRXCULTURE

Garantire il diritto all’accesso ai saperi e ad essere educati alla conoscenza e all’uso responsabile del digitale è lo spirito con il quale l’Associazione Internazionale DiCultHer in collaborazione con LIRAX.Org hanno avviato il Progetto-Piattaforma #LRXCULTURE che rappresenta un ulteriore tassello per promuovere Cultura Digitale consapevole attraverso un uso pratico da parte dei giovani e dei loro docenti alle emergenti soluzioni Blockchain, per tracciare e valorizzare le competenze sviluppate ed acquisite dagli stessi nell’ambito delle attività scolastiche.

Una Piattaforma che rappresenta oggi il luogo privilegiato dove studenti, docenti e operatori culturali potranno non solo condividere le loro attività, ma anche accedere a servizi loro dedicati di Cyber Security, Intelligenza Artificiale, Certificazione e Tracciabilità dei loro lavori, tipici degli ambienti Blockchain.

Grazie alla semplicità d’uso, il mondo dell’istruzione e della cultura potrà finalmente usare e sperimentare la Blockchain per nuove e preziose attività attraverso i servizi: DiCult SIGN, DiCult BLOCK, DiCult TRACE… e molto molto altro di più… come gli attestati e le certificazioni in Blockchain, il Servizio Crediti Culturali, ecc.. Esempi concreti sono la firma ed archiviazione dei documenti in Blockchain; la possibilità di dare data certa in modo facile e pratico ai lavori, provarne le fonti o ancora, l’accesso al #LIBRETTO delle Competanze per ogni utente che consentirà loro di viaggiare e tenere sempre con sé tutti gli attestati che guadagneranno nel loro percorso di crescita.

  1. Due parole sulla Scuola a Rete DiCultHer. Nata nel marzo 2015, per concorrere alla formazione delle competenze nel settore del Digital Cultural Heritage in Italia, oggi rappresenta una rete di circa ottanta istituzioni pubbliche e private di cui ventisette Università, i maggiori Enti di Ricerca e le principali Istituzioni e organizzazioni di cultura italiane i cui obiettivi ne hanno sotteso la programmazione e le azioni nel nostro Paese per garantire contesto e sviluppi attuativi al «diritto di ogni cittadino ad essere educato alla conoscenza e all’uso responsabile del digitale per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale e dei luoghi della cultura». L’Associazione Internazionale DiCultHer, nata nel corso della prima assemblea della Rete DiCultHer nel marzo 2015, persegue viceversa il fine della promozione dell’interscambio culturale, scientifico, tecnologico e organizzativo nell’esclusiva finalità della costruzione, dello sviluppo e della operatività della Scuola a “Rete” in Digital Cultural Heritage, Arts and Humanities
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