l'indagine

Perché Facebook non contrasta la vendita di armi? L’inchiesta

Per chi vende armi su Facebook, favorendo la morte di innocenti e di bambini, sono necessari diversi avvertimenti prima di essere cacciati. Un atteggiamento molto più clemente rispetto agli utenti che pubblicano immagini pedopornografiche o terroristiche. Un’indagine del Washington Post svela le contraddizioni del social

17 Giu 2022
Antonino Mallamaci

avvocato, Co.re.com. Calabria

facebook

Facebook vieta, in teoria, la vendita di armi sulla sua piattaforma. Solo in teoria, giacché acquirenti e venditori possono violare la regola dieci volte prima di essere espulsi dal social network, secondo la guida interna ottenuta dal Washington Post.

Questo atteggiamento è molto più clemente rispetto agli utenti che pubblicano materiale pedopornografico o un’immagine terroristica, per i quali è prevista l’immediata rimozione dalla piattaforma.

Cosa hanno appurato i giornalisti del Washington Post

Tornando alla notizia, vediamo cosa hanno appurato i giornalisti del Washington Post. La loro inchiesta ha verificato che 5 avvertimenti vengono notificati ai venditori e agli acquirenti di armi che invocano attivamente la violenza o elogiano una nota organizzazione pericolosa.

INFOGRAFICA
Fashion&Luxury: dal branding allo store, gli asset digitali di cui non si può più fare a meno
Digital Transformation
Fashion
USA, il paese che non riesce a vietare l'uso delle armi personali

Un tempo importante mercato per la vendita di armi che venivano vendute in gruppi per appassionati, Facebook ha proibito tali vendite nel 2016 a causa delle pressioni di attivisti e agenzie governative. Altre società di social media, come Twitter , YouTubeTikTok , hanno seguito l’esempio.

Le politiche dei social

YouTube vieta qualsiasi contenuto utilizzato per vendere armi da fuoco, compresi i collegamenti a siti Web che vendono armi direttamente. I creatori di YouTube che accumulano tre violazioni nell’arco di 90 giorni subiscono la chiusura del loro canale.

Per quanto concerne Twitter, nelle condizioni di servizio si legge: “Non puoi utilizzare il nostro servizio per scopi illegali o per promuovere attività illegali. Ciò include la vendita, l’acquisto o l’agevolazione di transazioni di beni o servizi illegali, nonché determinati tipi di beni o servizi regolamentati. Non consentiamo l’uso di Twitter ..per l’acquisto o l’agevolazione di transazioni di beni o servizi illegali, nonché determinati tipi di beni o servizi regolamentati.  Oltre alle segnalazioni ricevute, evidenziamo in modo proattivo attività che potrebbero violare questa norma per (procedere con) la revisione umana”. Segue l’elenco dei beni e servizi proibiti, tra essi armi, comprese armi da fuoco, munizioni ed esplosivi, e istruzioni sulla fabbricazione di armi (ad es. bombe, pistole stampate in 3D, ecc.). Le conseguenze della violazione di questa norma dipendono dalla sua gravità e dai precedenti comportamenti dello stesso utente. “Se violi questa politica più di una volta e/o se il tuo account è dedicato alla vendita di beni e/o servizi illegali o regolamentati, il tuo account potrebbe essere sospeso in modo permanente. Se ritieni che il tuo account sia stato sospeso per errore, puoi presentare ricorso”. Fin qui Twitter.

Tiktok, dal canto suo, dedica alle armi un’apposita norma: “Non consentiamo la rappresentazione, la promozione o il commercio di armi da fuoco, munizioni, accessori per armi da fuoco o armi esplosive. Vietiamo anche le istruzioni su come fabbricare tali armi. Possiamo consentire la rappresentazione quando appare in contesti educativi (ad es. come parte della collezione di un museo), coinvolgendo personale governativo autorizzato (ad es. un agente di polizia) o utilizzata in un ambiente sicuro e controllato (ad es. poligono di tiro, caccia ricreativa)”. Specificando poi che è proibito “pubblicare, caricare, trasmettere in streaming o condividere: Contenuti che mostrano armi da fuoco, accessori per armi da fuoco, munizioni o armi esplosive; Contenuti che offrono l’acquisto, la vendita, il commercio o la promozione di armi da fuoco, accessori, munizioni, armi esplosive o istruzioni su come produrli”.

Cosa (non) fa Facebook per contrastare la vendita di armi

E Facebook, invece? Ovviamente, e come al solito, sostiene: di controllare le vendite di armi in modo appropriato; che tali contenuti rappresentano una piccola parte del totale; che molti non sono consapevoli di violare le regole poiché la vendita di armi è legale negli Stati Uniti.

Ma, in sostanza, la società rivela poche informazioni su come impone il divieto di vendita di armi. Il suo sistema di avvertimenti agli utenti che infrangono una qualsiasi delle regole dell’azienda, che prevede un numero specifico di passaggi e un sistema a più livelli di sanzioni prima che vengano espulsi dal servizio, è abbastanza oscuro. Documenti interni e interviste con dipendenti, attuali ed ex, rivelano che la politica sulle armi di Facebook è stata a lungo fonte di contesa tra i dirigenti senior e i team politici, combattuti tra il supporto alla libertà di parola e la pressione pubblica per ridurre le vendite di armi. Secondo il gruppo di difesa per il controllo delle armi Everytown for Gun Safety, solo 22 Stati USA richiedono un controllo dei precedenti per gli acquisti di armi da rivenditori senza licenza; questi commercializzano i prodotti in occasione di spettacoli dedicati e, sempre più, online.

Come Internet è diventato un paradiso per i venditori di armi senza licenza

L’ascesa dei siti di eCommerce ha contribuito a trasformare questo orribile, ma estremamente redditizio, mercato. Venditori e acquirenti si sono riversati su siti Web specializzati e anche su social media come Facebook. Internet è diventato un paradiso per i venditori di armi senza licenza, provenienti da Stati che non richiedono legalmente un controllo dei precedenti.

“Le lacune nelle leggi hanno reso le vendite private, senza controlli preventivi, davvero facili con lo shopping online”, secondo Daniel Webster, co-direttore del Johns Hopkins Center for Gun Violence Solutions. “Internet espande la capacità di connettersi con gente di ogni genere: minorenni, persone che hanno subito un ordine restrittivo per violenza domestica o soggetti già condannati. Tutti hanno l’opportunità di andare tranquillamente online e trovare armi da fuoco.

La pericolosa deferenza di Facebook verso i venditori di armi

Esperti e sostenitori della sicurezza delle armi – intervistati dal Washington Post – che hanno appreso delle regole dei 10 e dei 5 avvertimenti, giudicano questo sistema eccessivamente deferente nei confronti dei venditori di armi da fuoco. Ciò in un momento in cui Internet è diventato un hub per le vendite di armi da pari a pari, senza controlli.

“La regola di Facebook è oltre lo scioccante: è incredibilmente pericolosa”, ha dichiarato a tal proposito Shannon Watts, fondatrice di Moms Demand Action, una rete di base gestita da Everytown. “La violenza delle armi sta facendo a pezzi le nostre comunità, eppure Facebook è più preoccupato di dare ai venditori di armi non solo una seconda, ma 10 possibilità? Non è responsabilità, è complicità”.

Facebook non contesta l’esistenza di questa regola. Secondo il portavoce Andy Stone, la società rimuove rapidamente i post che violano la sua politica che vieta la vendita di armi e impone sanzioni sempre più severe per i recidivi, comprese le sospensioni permanenti dell’account:

“Se identifichiamo eventuali violazioni gravi che potrebbero causare danni nel mondo reale, non esitiamo a contattare le forze dell’ordine. Quasi nel 90 per cento dei casi le violazioni sono involontarie: quando chi le compie viene informato sulle nostre politiche smette di violarle”.

Il sistema in vigore su Facebook

Il sistema in vigore su Facebook prevede che alcune azioni, come la pubblicazione di materiale pedopornografico, di una bandiera nazista o dell’immagine di un terrorista, siano punite con la rimozione immediata dalla piattaforma.

Le persone che pubblicano informazioni errate su Facebook devono farlo tre volte entro 90 giorni prima che l’azienda blocchi temporaneamente il proprio account.

Secondo quanto si legge sul sito di Facebook, la maggior parte delle violazioni del suo sistema segue uno schema simile: un primo avvertimento rappresenta un semplice avviso; col secondo viene bloccata per un giorno la pubblicazione; al quinto avvertimento segue il divieto di pubblicare per 30 giorni. Secondo il social di Zuckerberg, lo stesso sistema di sanzioni ascendenti si applica ai venditori e agli acquirenti di armi. Ma la società non offre ulteriori dettagli su quale comportamento meriti un divieto totale e non descrive come vengono trattate specifiche violazioni rispetto ad altre.

I venditori di armi hanno colto le scappatoie all’interno della politica di Facebook. I giornalisti hanno rinvenuto le strategie utilizzate dai venditori per eludere i divieti, ad esempio raggiungendo potenziali clienti in gruppi Facebook dedicati, oppure su Facebook Marketplace, servizio riservato. Altro escamotage è utilizzare come grimaldello la pubblicità di accessori per armi, come fondine o custodie, consentita sulla piattaforma. Quando un cliente contatta il venditore, una pistola può essere venduta nei messaggi privati ​​di Facebook o tramite SMS. Lo ha sperimentato un giornalista del Post, che dopo aver interagito con “luoghi virtuali” dedicati agli accessori, ha ricevuto tre messaggi privati ​​con offerte per l’acquisto di una pistola.

Facebook consente ai suoi utenti di promuovere lezioni sulla sicurezza delle armi, spettacoli di armi e lotterie di armi da fuoco. Consente ai rivenditori di promuovere le proprie armi da fuoco tramite post e altri prodotti correlati tramite annunci. Tra questi, Daniel Defense – che ha venduto il fucile utilizzato dall’autore del massacro di Uvalde in Texas – e pioniere nel marketing online, che pubblica regolarmente sulle sue pagine Facebook e Instagram.

Facebook, il più grande social network del mondo con 3,64 miliardi di utenti, ha iniziato a ripensare le sue politiche sulle armi circa un decennio fa, sulla scia dei massacri di Sandy Hook del 2012 e di San Bernardino, in California, del 2015.

Il direttore operativo Sheryl Sandberg, che poco tempo fa ha lasciato l’azienda, sosteneva allora che Facebook avrebbe dovuto vietare completamente la vendita di armi in risposta alle sparatorie di massa. Alla sua opinione si oppose Joel Kaplan, vicepresidente per le politiche pubbliche globali che, insieme ad altri dirigenti, affermava che il divieto totale per le transazioni di un prodotto legale e molto popolare avrebbe allontanato la destra politica, la lobby delle armi e milioni di americani.

Gruppi di attivisti, inclusi i genitori degli studenti assassinati a Sandy Hook, erano naturalmente dello stesso parere di Sandberg. Nel 2014 il procuratore generale dello Stato di New York aprì un’indagine su Facebook, sostenendo che consentiva alle persone di eludere le leggi che in molti Stati prevedono il controllo dei precedenti degli acquirenti.

In risposta all’indagine, Facebook e Instagram annunciarono che avrebbero bloccato i post di vendita di armi in cui i venditori intendevano eludere la legge e inviarono promemoria ai venditori di armi per conformarsi alle normative.

Misure così annacquate da incontrare il favore della National Rifle Association: “Una risposta misurata che ha mostrato rispetto per le nostre libertà costituzionali”. Nel 2016, Sandberg riuscì a far vietare la vendita di armi peer-to-peer (da pari a pari, senza controlli preventivi), nonché la vendita di munizioni e parti, questo pochi giorni dopo che l’amministrazione Obama aveva adottato azioni esecutive mirate alla sicurezza delle armi, inclusa una secondo cui le persone che vendevano armi da fuoco su Internet e alle mostre dovevano effettuare, su licenza governativa, controlli sui potenziali acquirenti.

Nel 2018, ancora, Facebook annunciò che avrebbe smesso di mostrare ai minori la pubblicità di accessori per armi. Ma mentre la società è stata pubblicamente elogiata per aver vietato le vendite, internamente l’applicazione è stata lassista, secondo i dipendenti ascoltati dal Washington Post. “Il numero di violazioni necessario per “bannare” effettivamente qualcuno è stato così grande che il sistema non ha funzionato. Un solo rivenditore è stato rimosso”.

Fino al 2020, la soglia di avvertimenti per vendita di armi era superiore a 10, e sembrava “troppo alta” a molti dipendenti, che sostenevano di ridurla a 10 o meno.

Nel 2021 i dirigenti sono tornati sull’argomento delle sanzioni, esprimendo critiche sulla scarsa informazione data all’esterno su queste regole.

Alla fine dell’anno scorso, Facebook ha ancora una volta modificato il suo approccio al tema, riducendo a 5 gli avvertimenti per il venditore di armi che avesse compiuto altre violazioni, riguardanti altri argomenti. Ad esempio, una dichiarazione di sostegno a Hitler e un messaggio sul desiderio di uccidere le minoranze, abbinati a due post sulla vendita di armi d’assalto, non attiverebbe la rimozione.

Il sistema in vigore è stato esaminato dall’Oversight board, organismo indipendente che esamina le decisioni di moderazione dei contenuti di Facebook, che l’anno scorso ha spinto l’azienda a fornire agli utenti maggiori informazioni.

Gli Usa (finalmente) verso misure per limitare l’accesso alle armi da fuoco

Ora, mentre gli Stati Uniti sono in preda a un’altra ondata di violenza, i produttori di armi continuano a rivolgersi alle reti di Facebook per promuovere i loro prodotti. Nei giorni precedenti la sparatoria di Uvalde, il suo autore ha pubblicato diverse foto delle sue armi su Facebook, ottenendo centinaia di commenti e Mi piace.

Sulla vendita e l’acquisto di armi da fuoco, importanti novità arrivano in questi giorni, verrebbe da dire finalmente, dai legislatori. Nel Senato americano è stato raggiunto un accordo bipartisan su misure per limitare l’accesso alle armi da fuoco, aprendo la strada alla più ampia legislazione federale sulle armi da decenni.

La proposta mira a perseguire la vendita illegale di armi e a finanziare programmi di salute mentale e sicurezza scolastica. Fornisce inoltre incentivi agli stati per l’attuazione delle cosiddette leggi “della Bandiera rossa (che consentono alle autorità, e talvolta ai familiari o ai colleghi, di chiedere ai giudici di ordinare il sequestro temporaneo di armi da parte di persone che minacciano violenze), include un controllo più attento dei record minorili, registri per verificare i precedenti dei soggetti di età compresa tra i 18 e i 21 anni che vogliono acquistare un’arma: se un soggetto ricadente in questa categoria volesse, il controllo dei precedenti potrebbe includere documenti statali e locali relativi alla sua vita precedente. I senatori sono anche intervenuti sulla c.d. “scappatoia del fidanzato”, vietando alle persone condannate per violenza domestica o già state oggetto di un’ordinanza restrittiva di poter acquistare un’arma da fuoco.

È stata invece stralciata, per la sua divisività, la proposta, voluta fortemente dai Democratici e dal presidente Biden, per aumentare l’età minima per acquistare determinate armi a 21 anni.

I legislatori stanno inoltre tentando di regolamentare i requisiti necessari per licenze per vendere armi da fuoco, i cui titolari sono chiamati ad effettuare il controllo dei precedenti degli acquirenti. Altro obiettivo, sul quale stanno lavorando, è quello di limitare i cosiddetti “acquisti di paglia”, quelli effettuati da soggetti “puliti” per conto di altri che non potrebbero farlo. L’accordo, che metterà alla prova l’opposizione dei repubblicani alla legislazione, vista come una limitazione dei diritti sulle armi, ha il sostegno di 10 senatori del GOP, sufficiente per approvare un disegno di legge al Senato. I leader democratici della Camera si sono impegnati a sostenere l’accordo del Senato e Biden ha assicurato che firmerà la legge. La National Rifle Association, che non ha commentato l’accordo, ha manifestato però più volte la determinazione a opporsi “a qualsiasi tentativo di inserire nella legislazione politiche di controllo delle armi, iniziative che prevalgono sulle protezioni costituzionali del giusto processo e sugli sforzi per privare i cittadini rispettosi della legge” dei diritti sulle armi.

Sulla materia è già intervenuta la Camera – a guida democratica – approvando diversi progetti finalizzati al contrasto della violenza armata, inclusa una legge che motiverebbe gli stati ad approvare ordini di protezione estrema. I senatori non hanno basato le loro conversazioni sull’azione della Camera e qualsiasi legislazione di compromesso dovrebbe passare alla Camera a guida democratica, dove il partito ha una maggioranza ristretta.

Conclusioni

Tornando a Facebook, la situazione descritta dall’inchiesta del Washington Post ha del paradossale. Si minaccia di espulsione chi pubblica un post prendendosela con il massacratore di un ragazzo a causa della sua omosessualità; o anche si sospende per giorni chi pubblica, su una pagina denominata Cartoline rock, una locandina di un film in cui si intravede il seno di una donna (è successo a un mio amico!). Per chi invece vende armi, favorendo, on life e non on line, la morte di poveri innocenti e di bambini, sono necessari diversi avvertimenti. Tutto ciò per salvaguardare la libertà degli americani, che devono possedere quante armi desiderano per non sentirsi oppressi dallo Stato. Una mentalità dura da stroncare figlia di un retaggio culturale risalente ai Pionieri, al selvaggio West, al mito della Frontiera. E che la parte non violenta degli Stati Uniti (e non solo, dato che i confini sono teorici o quanto meno labili nel mondo del web), ha pagato e continua a pagare ad altissimo prezzo.

WHITEPAPER
Intelligenza Artificiale nel Marketing: quello che i CMO devono sapere
CRM
Intelligenza Artificiale
@RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo 1 di 4