L’India AI Impact Summit del febbraio 2026 tende a candidarsi come un punto di svolta nella governance globale dell’intelligenza artificiale. Non si è trattato soltanto di un evento tecnologico, ma di un vero e proprio atto politico con implicazioni geopolitiche, industriali e normative.
Nuova Delhi ha utilizzato il summit per articolare una strategia ambiziosa: posizionarsi come leader del Sud Globale nell’era dell’intelligenza artificiale, ridefinire il proprio ruolo nel sistema internazionale in un contesto in cui l’Occidente si relativizza e perde unitarietà, e promuovere una nuova architettura multipolare della cooperazione digitale.
A segnare l’importanza della conferenza è l’apertura della stessa fatta dal Premier Narendra Modi.
Al summit ha partecipato il nostro Ministro delle imprese e del Made in Italy, anche intervenendo alla discussione ministeriale di alto livello tra rappresentanti governativi “sulle strategie comuni per uno sviluppo etico, sicuro e sostenibile dell’intelligenza artificiale” .
Sempre durante il summit, India, Italia e Kenya hanno dichiarato l’avvio di un progetto di collaborazione tecnologica per la diffusione dell’AI nel Sud Globale.
Il summit può essere analizzato in tre direttrici principali:
(1) l’ambizione dell’India a guidare il Sud Globale nell’AI,
(2) la rilevanza del summit nel contesto delle nuove strategie statunitensi e del declino della centralità occidentale, e
(3) il ruolo dell’Italia come attore ponte nella diplomazia tecnologica con l’Africa, con particolare attenzione al Kenya e al Nord Africa, in coerenza con le direttrici del Piano Mattei.
Indice degli argomenti
Geopolitica dell’intelligenza artificiale e leadership del Sud Globale
L’India ha storicamente rivendicato una posizione autonoma nel sistema internazionale, prima attraverso il Movimento dei Paesi Non-Allineati (all’epoca della Guerra Fredda che contrapponeva USA e URSS) e, oggi, tramite una strategia di collaborazioni di diverso livello con Stati Uniti, Cina, Europa e Sud Globale.
Dal non allineamento alla potenza digitale
L’intelligenza artificiale offre a Nuova Delhi un nuovo spazio per esercitare leadership, non solo economica e tecnologica, ma anche normativa e politica.
L’AI Impact Summit è stato concepito come un forum inclusivo per paesi emergenti, differenziandosi dai precedenti vertici sull’AI dominati da potenze occidentali. Temi come sanità digitale, istruzione, agricoltura intelligente e governance pubblica digitale sono stati al centro dell’agenda, riflettendo le priorità dei paesi in via di sviluppo.
AI come strumento di soft power
L’India propone un modello narrativo alternativo a quello statunitense e cinese: una democrazia digitale che utilizza l’AI per lo sviluppo sociale. Programmi come AI for ALL, YUVAi Youth Challenge e AI by HER rafforzano il soft power indiano, presentando l’AI come infrastruttura per l’inclusione e non solo come tecnologia per il profitto o il controllo.
In questo senso, l’India cerca di occupare uno spazio simbolico intermedio tra il capitalismo tecnologico occidentale e il techno-authoritarianism cinese, proponendo un paradigma di digital developmentalism per il Sud Globale.
Del resto già nel 2023, durante la presidenza indiana del G20, il Presidente Modi ha candidato l’India quale leader del Sud del Mondo con più iniziative volte a bilanciare lo sviluppo verso il Non Occidente.
Geopolitica dell’intelligenza artificiale e trasformazione dell’Occidente
Negli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria strategia di leadership tecnologica, con investimenti massicci in semiconduttori, AI foundation models e alleanze con partner selezionati. Parallelamente, hanno intensificato politiche di controllo delle esportazioni tecnologiche e misure di tech decoupling dalla Cina.
In questo contesto, il summit indiano segnala che il centro di gravità dell’innovazione globale non è più esclusivamente occidentale o cinese. L’India emerge come partner di rilievo per gli USA, ma anche come polo autonomo capace di costruire relazioni con il Sud Globale, senza subordinarsi completamente alla strategia statunitense.
Oltre il destino dell’Occidente
La narrativa geopolitica del summit suggerisce una transizione verso un ordine multipolare dell’AI. Se il XX secolo è stato dominato dall’Occidente industriale e il XXI dalla competizione USA-Cina, il futuro potrebbe essere definito da una triangolazione USA-Cina-India, con l’Europa in una posizione intermedia e prevalentemente regolatoria.
L’AI Impact Summit rappresenta dunque una dichiarazione politica: il Sud Globale non è solo un consumatore di tecnologia, ma un co-creatore di regole, standard e infrastrutture digitali. Questo spostamento ha implicazioni profonde per la governance globale, il commercio digitale e la sicurezza tecnologica.
Implicazioni per l’Europa
Per l’Europa, il summit evidenzia un rischio di marginalizzazione industriale. L’Unione Europea ha sviluppato un quadro normativo avanzato (AI Act, Data Act, Digital Services Act), ma resta indietro nella creazione di grandi piattaforme AI e nella filiera dei semiconduttori. La crescente cooperazione USA-India e la competizione cinese potrebbero relegare l’Europa a un ruolo di regolatore senza campioni industriali globali, a meno di un rafforzamento delle politiche industriali digitali.
Geopolitica dell’intelligenza artificiale e ruolo dell’Italia come ponte in Africa
Il Kenya è uno degli hub tecnologici più dinamici dell’Africa, e Konza Technopolis rappresenta il progetto simbolo della sua strategia digitale. Situata a circa 60 chilometri da Nairobi, Konza è concepita come una smart city dedicata a ICT, data center, AI, fintech e ricerca scientifica.
Konza technopolis e la silicon savannah
L’Italia è coinvolta in Konza attraverso imprese, istituzioni e programmi di cooperazione allo sviluppo. Le aziende italiane operano nei settori delle infrastrutture digitali, dell’energia, delle smart cities e della formazione tecnica, mentre la diplomazia italiana sostiene Konza come parte di una strategia più ampia di partenariato tecnologico con l’Africa orientale.
Il contributo italiano non è solo infrastrutturale, ma anche normativo e industriale: governance digitale, cybersecurity, regolazione dell’AI e interoperabilità con standard europei costituiscono asset strategici per il progetto.
Formazione e trasferimento tecnologico
Formazione e trasferimento tecnologico
Un elemento centrale della presenza italiana in Kenya riguarda la formazione delle competenze digitali, oggi catalizzata dal Piano Mattei per l’Africa. In questo contesto, l’Italia non si limita alla fornitura di infrastrutture, ma promuove un partenariato paritario attraverso il nuovo AI Hub for Sustainable Development, lanciato durante la presidenza italiana del G7. Creato lo scorso anno in collaborazione con l’United Nations Development Programme (UNDP), questo centro è il fulcro di programmi di capacity building volti a formare “AI builders” locali, capaci di sviluppare soluzioni su misura per le sfide africane.
La firma il 9 febbraio 2026 di un Memorandum d’Intesa (MoU) tra il Ministero dell’università e della ricerca italiano e le istituzioni keniote ha formalizzato scambi accademici e ricerca congiunta su AI e data science, consolidando la cooperazione scientifica tra i due Paesi. Questa dimensione è cruciale per la sovranità digitale africana: come emerso nel recente Nairobi AI Forum (sempre febbraio 2026), organizzato con il sostegno dell’Italia e dell’UNDP, senza competenze locali l’AI rischia di diventare una dipendenza tecnologica esterna.
Diplomazia digitale italiana nel Nord Africa e catene del valore
Parallelamente all’Africa orientale, l’Italia ha intensificato la propria presenza tecnologica nel Nord Africa, una regione strategica per prossimità geografica, integrazione economica e sicurezza.
Tunisia e Marocco: ecosistemi startup e governance digitale
In Tunisia e Marocco, l’Italia sostiene ecosistemi startup e programmi di trasformazione digitale, con focus su:
• smart governance e servizi pubblici digitali;
• fintech e inclusione finanziaria;
• agritech e gestione delle risorse idriche;
• formazione in data science e AI applicata.
L’obiettivo è creare catene del valore digitali euro-mediterranee, riducendo la dipendenza europea da hub tecnologici extra-regionali e favorendo lo sviluppo socio-economico locale.
Egitto e Algeria: infrastrutture e sicurezza digitale
In Egitto e Algeria, l’attenzione italiana è più concentrata su infrastrutture critiche, data center, telecomunicazioni e cybersecurity. In un contesto di crescente digitalizzazione dei servizi pubblici e delle infrastrutture strategiche, la sicurezza digitale diventa un pilastro della cooperazione.
L’Italia promuove modelli di governance digitale ispirati al quadro europeo, rafforzando la protezione dei dati, la regolazione dell’AI e la resilienza delle infrastrutture critiche. Questa dimensione normativa rappresenta un asset strategico: l’Italia può posizionarsi come fornitore di standard e best practices, oltre che di tecnologia.
Geopolitica dell’intelligenza artificiale e cooperazione India-Italia-Kenya
La partnership trilaterale annunciata al summit tra India, Italia e Kenya rappresenta un modello emergente di diplomazia tecnologica.
Un modello innovativo di diplomazia tecnologica
A differenza delle tradizionali relazioni Nord-Sud, si configura un triangolo Sud-Nord-Sud, che dovrebbe articolarsi come segue:
• l’India fornisce capacità tecnologiche scalabili e a basso costo;
• l’Italia contribuisce con governance, industria e diplomazia multilaterale;
• il Kenya offre un laboratorio di sperimentazione e diffusione regionale.
Questo schema potrebbe essere replicato in altre regioni, creando una rete multipolare di innovazione digitale.
Trattandosi al momento soltanto di una lettera d’intenti, come tale non vincolante come lo stesso comunicato del Ministero delle imprese precisa, sarà importante vedere quali saranno i passi intrapresi per rendere le intenzioni realtà.
AI africana e sovranità digitale
La partnership mira, comunque, a sostenere lo sviluppo di un’AI africana, con modelli multilingue, piattaforme per servizi pubblici digitali e applicazioni per sanità, agricoltura e governance. L’Italia può contribuire a definire standard interoperabili con l’Europa, evitando una frammentazione normativa che penalizzerebbe il mercato digitale globale.
La presenza italiana offre la possibilità di estendere il modello europeo di governance digitale nel Sud Globale, adattandolo alle esigenze locali e rafforzando l’influenza europea in una regione strategica.
Geopolitica dell’intelligenza artificiale tra rischi, opportunità ed evoluzioni
Il summit indiano suggerisce una governance multipolare dell’AI, con Stati Uniti, Cina e India come poli principali e l’Europa come attore normativo e diplomatico. In questo contesto, iniziative trilaterali come quella India-Italia-Kenya possono fungere da prototipi di governance inclusiva e cooperativa.
Rischi e opportunità per l’Italia e l’Europa
La strategia italiana offre opportunità significative, ma comporta anche dei rischi. La capacità industriale europea nel settore AI è limitata rispetto ai colossi statunitensi e cinesi. Senza un rafforzamento delle filiere tecnologiche (semiconduttori, cloud, foundation models), il ruolo italiano rischia di rimanere prevalentemente normativo.
Tuttavia, la diplomazia digitale rappresenta una leva strategica. L’Italia può posizionarsi come broker di standard, governance e interoperabilità, un ruolo cruciale in un mondo digitale frammentato.
Evoluzioni
L’AI Impact Summit 2026 segna un momento cruciale nella geopolitica dell’intelligenza artificiale. L’India si candida a leader del Sud Globale, utilizzando l’AI come strumento di sviluppo, soft power e politica estera. Il summit riflette una trasformazione dell’ordine globale, in cui l’Occidente non è più l’unico centro di innovazione e normazione tecnologica. Alcuni numeri possono dare ragione all’India, a partire dal diffuso utilizzo degli strumenti digitali, al numero della popolazione connessa ai internet che fornisce il carburante dell’AI, l’elevato numero di laureati in ingegneria e informatica, spesso contesi dalle altre nazioni (si stimano quasi 6 milioni di specialisti operanti nel settore). Di contro, il livello degli investimenti sinora eseguito è lontano dagli importi investiti dai due campioni Cina e USA. La sfida appare aperta, ma senz’altro in salita. Di certo il ruolo di terzo campione entrato nell’arena offre la possibilità di nuove alleanze, alle quali noi europei dovremmo pensare in considerazione dell’evoluzione dell’atlantismo.
In questo contesto, l’Italia può emerge come attore ponte tra Europa, Africa e Asia. Il coinvolgimento a Konza Technopolis in Kenya e le iniziative nel Nord Africa dimostrano una strategia di diplomazia digitale orientata alla costruzione di ecosistemi regionali interoperabili con l’Europa. La cooperazione trilaterale con India e Kenya rappresenta un modello innovativo di governance tecnologica multipolare, con potenziale impatto sulla futura architettura del cyberspazio globale.
Per l’Europa, il summit indiano e le iniziative africane rappresentano un banco di prova. Se l’Unione Europea saprà trasformare la sua forza normativa in capacità industriale e diplomatica, potrà mantenere un ruolo centrale nella governance globale dell’AI. In caso contrario, rischia di diventare un regolatore periferico in un mondo dominato da Stati Uniti, Cina e India.





















