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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 81° PUNTATA

Pianeta

di Edoardo Fleischner

12 Giu 2015

12 giugno 2015

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner (Comunicazione crossmediale all’Università degli Studi di Milano, progettista crossmediale) per Agendadigitale.eu

(dalle puntate precedenti)   Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia col Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia assoluta” perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, deve rintracciare il dottor Mabiis, per fagli rimettere in connessione almeno le Memore Vitali. Nell’inseguimento di Mabiis, gli agenti della Memory Squad 11 intercettano una memoria connessa, a Rio, dove si traferiscono. “La memoria è nel carnevale! È nella testa del governatore Sampaio Arantes Dos Santos Vieir. ”Dobbiamo solo sfiorargli le tempie…” Il governatore onorario è da solo, nella notte di Rio. Passeggia in spiaggia con una farfalla bianca. Discutono su come si “deve vivere”. Il governatore e la farfalla si infilano in un luogo-del-cibo-servito. Sono individuati dalla Memory Squad, che irrompe nel locale e circonda un uomo chino su una bistecca. La carne è illegale da secoli. Ma dalla bistecca esce una farfalla rossa che fugge dal locale. Sale  in verticale. Ana Lùcia Hadad Azevedo è alla vetrata al 342esimo piano. La farfalla rossa si inerpica per l’aria. Raggiunge Ana. Ma gli agenti della Memory Squad 11 raggiungono l’appartamento. Sfondano la porta. Ana e la Farfalla Rossa sono già in fuga nella città della samba. Fino ad un’immensa discoteca, dove vengono raggiunte dagli agenti. Nella bolgia infernale di un milione di danzanti entrano gli agenti della Memory Squad 1 che arrestano gli agenti della Memory Squad 11.  Il Primo Tutor e il Tutor del Pianeta si giocano la partita. Dividono la folla dei danzanti, pro la MS 1 e pro la Squad 11. Che si annientano a vicenda. Il Tutor del Pianeta vince.

Due mucchi di cadaveri. Uno di qua. Uno di là. Solo due agenti. Vivi. Uno di qua. Uno di là. La Memory Squad 1 contro la Memory Squad 11. Barcollano. Si fronteggiano. Sferrano gli ultimi fendenti. Cade colpito a morte. Esulta il vincitore. Primo tutor : “M’hai fregato anche questa volta!” Tutor del Pianeta: “La rivincita ad Istanbul?”

Il gioco era vasto. Un milione in discoteca. Dieci miliardi da abbattere nella galassia. Venti miliardi a guardare.

La piscina di vetro. L’erba intorno copiosa. Smaniosa. Verde. Iridiscente. Come la piscina. La colonia di fronte a Giove.
Messit danzava insieme ai ballerini di Rio. Ne aveva già abbattuti novemilaseicentosedici. S’immerse.

 “L’acqua è troppo calda… più calda che a Rio…” Messit tornava a galla.
Il sole era un punto lontano. “Il sole è indistinguibile… salvo conoscerlo bene… io so sempre dov’è…” Messit sputò acqua. C’era evaporazione nella colonia.
“Il sole è un amico in mezzo a un milione di persone…” Kampan la guardava. Luccicante: “Un amico lo riconosci subito.” L’irritazione gli saliva fra le dita.
“I soli sono pochi in una vita… a volte non ci sono mai… io non ne riconosco nessuno…” Messit s’immergeva di nuovo. Le piante dei piedi arrugate.

 “La mia guerra sta andando male… non sono arrivata neppure a farne fuori diecimila! E ci sto sopra da ieri notte terrestre…” Messit fronteggiava lo stuolo di armati dell’Asia alleati con le colonie lunari.
“Sei in terapia… almeno centomila al giorno… devi sforzarti!” Kampan si tuffava. Giove respirava. Immenso.
Messit sparava. Abbatteva nemici. Nuotava nel sangue.

 “Alla tua destra Messit! Spara! Spara!… Non basta, sono milioni! Ce li hai tutti addosso! Non stai giocando, stupida! Sei una nullità! Non c’è spazio per esseri come te in questa colonia…” Kampan minacciava. L’acqua era abbondante nella colonia. La vita incalzava. Più furente che a Rio. La separazione ingrossa i rancori. Innalza i livori. Rinnova i dolori. I sapori di festa scivolavano sui dorsi. Si abbattevano nei torsi. La samba era guerra. Ormai.

Milioni intercettati. Inseguiti. Incalzati. Arrembati. Smarriti. Catturati. Fugati. Affrontati. Dispersi. Sorvolati. Scansati. Lividati. Falcidiati. Smembrati. Sminuzzati. Azzerati.
Era in pieno furore la Trentasettesima Guerra Mondiale.

L’ultimo ostacolo. Dopo milioni di morti.
Gli strinse le dita intorno al collo esile.
Gli frantumò le ossa. Del collo.
Lo lasciò sul fondo di martex. L’acqua troppo calda della piscina lo spezzava in piccole onde.
Anche questa volta aveva superato la prova.
Vestì la maglia terrigna.
Tornava in premio sul Pianeta.

(81-continua)

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