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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 120° PUNTATA

Rito

13 Mag 2016

13 maggio 2016

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia totale, dalla Sindrome della Noia Assoluta”, perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno, in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, con la base di copertura su un ricostruito antico bus rosso a due piani, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono cioè completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

Le nuvole scorrono. Inseguite dalla tempesta. Nel pomeriggio assalito. I vortici d’acqua. Gli strappi del vento. I lampi ribelli. Le code sferzate. Irrise. Per poi liberarsi il cielo.

Gli agenti nel bus rosso sgocciolante. Del dopo nubifragio. Luccicante. Di sole rosso. “Comandante l’ultimo spettatore sta passando ora sotto il varco antimemorie numero 19… è una donna… anche questa è senza memorie connesse… il dottor Mabiis ha fatto un bel lavoro! Le ha proprio cancellare tutte…” soddisfava  l’agente Xina Shaiira, analista del terreno e dell’ambiente della squadra, seconda in comando. “O quasi…” velava la comandante. I topi frugavano. La sua voglia di azzeramento.

La volta nera. Imperlata. Per la notte di magia. L’infinito stadio gonfio. Duplicato a migliaia. Nella galassia. Un milione di mani percuotono l’attesa. Un milione di labbra esibiscono l’esibizione. Un milione di occhi accarezzano il piccolo piedestallo. Di legno immortale. Sul prato frescato. Un’orchestra antica vibra musica classica heavy metal. Gli anziani ritmano. I giovani assentano. I topi ballano.
“È con immenso piacere…” la formula annuncia. La galassia sogna. Il mago piedestalla. Le stelle sovraintendono.

Il mago abbraccia la folla. Volteggia le spire. Sale i gradini nell’aria. Scompare dietro una porta di nulla. Tizzona le dita. Si duplica trentatré volte. Si prendono a ceffoni. Si ricompone in uno. Si stacca la testa. Se la porta sottobraccio. Sbertuccia. Sliguaccia. Crepapella di risate. Sguaiate. Immonde. Paonazze. Accorate. Complici. Sbellicose. Roteanti. E sotto l’altro braccio. La testa dell’anziana spettatrice in duecentoquattordicesima fila. Che palleggia sul capo. E restituisce nel boato stupito. Rapito. Infinito. La folla respira. La folla lo acchiappa. La folla lo eleva. Abbatte. Esige. Pilota. Sbanda. Sublima. Annienta. La folla comanda.

“La folla lo sta guidando! Attenzione! Allarme assoluto!… Agenti, il mago è nelle mani della folla! Non in senso figurato, agenti!… Ogni spettatore ha una memoria connessa! Mezzo milione di memorie connesse sono attive! Lì dentro! Ora!” la comandante stralunava. “Non è possibile!” sguaiava. “Blocchiamo tutti dentro lo stadio! Quelle memorie devono essere nostre! Nostre! Preparatevi alla strage!” delirava. Si strappavano dal bus. Irrompevano. Dilagavano sul prato. Inerpicavano le gradinate. Sbracciavano. Come acchiappare farfalle. “Nessuna memoria!” mordevano. “Com’è possibile!?” ringhiavano.

Il mago bacia gli spettatori.
Uno per uno.
Guancia dopo guancia.
Nello stesso istante.
“Vi voglio bene”.
Finale di rito. 

(120 – continua la serie. Episodio “chiuso”)

edoflei06@gmail.com

  • Attilio A. Romita

    Molto si è scritto sulla psicologia della folla, sia che generata da una unica identità sonora che lancia il suo canto che rimbalza sulle teste dei mille affollati sino a formate un unicum indistinto di ripetitori sonori. Ma la folla, cioè tante unità che si ricompongono in un insieme indistinto, è anche all’ascolto dell’imbonitore che lancia i sui assiomi e aspetta l’applauso dei mille indistinti nella folla.
    E la folla è anche il terribile strumento che l’imbonitore scatena contro il suo nemico senza poi saperla controllare.
    E cosa è uno stadio se non un utero dove si forma, cresce, si sviluppa e nasce l’unicum frastagliato dei mille in uno che arriva anche a scatenarsi quando l’uomo dalla nera giacchetta fischia contro.
    E notate come un piccolo quasi invisibile i può trasformare la folla in follia che tutto travolge.

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