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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 76° PUNTATA

Rossa

di Edoardo Fleischner

08 Mag 2015

8 maggio 2015

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner (Comunicazione crossmediale all’Università degli Studi di Milano, progettista crossmediale) per Agendadigitale.eu

(dalle puntate precedenti)   Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia col Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia assoluta”. Le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, deve rintracciare il dottor Mabiis, per fagli rimettere in connessione almeno le Memore Vitali. Nell’inseguimento di Mabiis, gli agenti della Memory Squad 11 intercettano una memoria connessa, a Rio, dove si traferiscono in un attimo. La memoria potrebbe essere sotto i piedi della ballerina di samba Sinval. “Fra un attimo la memoria connessa sarà nostra!”. L’agente Sama Hargo è a un passo. Ma Sinval diventa una statua. L’agente Sama Hargo ride. Sinval si sbellica. La samba applaude. Gli agenti sbracano. Il carnevale continua. “La memoria è nel carnevale! È in alto, molto in alto!  È nella testa del governatore Sampaio Arantes Dos Santos Vieir. Nell’alta tribuna. ”Dobbiamo solo sfiorargli le tempie…” La testa del governatore onorario sfuggì ai cinque agenti. Volò sul carro. Rimbalzò. Il macabro pallone rotolò in uno stadio. Il governatore onorario si chinò in avanti. Raccolse la sua testa. La innestò sul collo. Ora il governatore onorario è da solo, nella notte di Rio. Passeggia in spiaggia con una farfalla bianca. Discutono su come si “deve vivere”.

“Li ho individuati sulla spiaggia! Il governatore onorario e una farfalla bianca… uno dei due potrebbe avere la memoria connessa che ci hanno segnalato… prenderla potrebbe permetterci di ricostruire tutte quelle ad-personam…” urla nel rombo del sambodromo la comandante Khaspros.
Il governatore e la farfalla si infilarono in un luogo-del-cibo-servito. Le banche non esistevano più. Tutte le agenzie della galassia erano diventate ristoranti, il vecchio nome per “luoghi-del-cibo-servito”. Da umanoidi.
Irruppero in cinque. Gli agenti localizzavano la farfalla nei vecchi schermi sospesi delle biciclette.
“Laggiù in fondo a sinistra, di fianco al palco!” spingeva la comandante Khaspros. Ma fu un nugolo di farfalle. Per la Memory Squad un pugno di mosche.

“Agenti, localizzo la memoria connessa ancora in movimento… non è in questo luogo-del-cibo-servito… ma in un altro… in centro città! Muoversi! Agenti pedalare!”
Le biciclette rotavano. Sormontavano. Svicolavano. Spaziavano. Sibilavano. Discesavano. Arrancavano. Cosciavano. Muscolavano. Sfioravano. Luminavano. Pencolavano. Insinuavano. Intrufolavano. Raggiavano.

Le strade attorniavano. Selciavano.  Sfidavano. Aggrovigliavano. Stuzzicavano. Adescavano. Azzuffavano. Accoppiavano. Sciorinavano. Lucidavano. Luccicavano. Grondavano. Ricorrevano. Chiassavano.

La città straripava. Sconciava. Irretiva. Martoriava. Perplessava. Palesava. Accarezzava. Ascoltava. Memoriava. Approssimava. Accaniva. Odorava. Assaporava.

La notte stirava le luci. Armava le ombre. Chiedeva i silenzi. Spegneva le solitudini. Ansimava le voci. Sormontava le assenze. Accattonava i ricordi. Assecondava le brezze.

“La notte è vitale a una morte normale. La notte è palese alle grandi offese. La notte è ardente per chi mente.” La voce modulava. Rimbalzava sulle corde. Scivolava dalle pareti. Immacolava gli occhi neri. Sperperava il fiato. Nella prima striatura del giorno.

Le ruote sbrucchiarono i gradini. Il pavimento si ingrigiva pavido. Sfrullarono fra i tavoli sospesi. Le pareti si abbluivano complici. Circondarono un avventore solitario. Chino sulla costola striata di griglia.
“Fermo dove sei! Immobile… Non la tagliare!” imponeva la comandante Khaspros. Le labbra assaporavano. Gli occhi saettavano. Le mani si carivano.
“Lo so, è illegale mangiare carne di terra… Conosco la legge… Ma questa è una metabistecca… sono in cura… mi sto disintossicando… la mia brain memory non è connessa… ma ho la prescrizione! Ve lo giuro!” L’uomo era antico. Non si giurava più dal Ventiduesimo secolo. Proteggeva la metacarne con il busto chino. Puzzava di arrosto. Un fetore. Intorno il vuoto. Il sambodromo ancheggiava lontano.

“Agenti, la memoria connessa che inseguiamo da giorni è qui dentro in questa carne… Userò un vecchio bisturi per aprirla. È l’unico modo… ci manca sua la connessione…”

Era troppo al sangue. Aperta allagò Il piatto di rosso. Acceso. Affiorava qualcosa.
“Non posso crederci! C’è una memoria fisica…materiale… qualcosa di almeno tre secoli fa…” Gli agenti intorno. Stupivano. Soddisfavano. Finalmente. Una memoria connessa. Recuperabile. Grande vittoria della Memory Squad 11.

Ma ora fremeva.
Dentro il liquido vermiglio.
Si sollevava a fatica.
Invischiata.
Volava via una farfalla.
Rossa.

(76-continua)

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