Start Up e salute digitale

Salute, app e sensori: ecco le più interessanti startup

C’è un boom di startup e investimenti intorno al digitale per la salute. Ma solo poche di queste sono valide. Facciamo una cernita, per cogliere i trend del momento

Pubblicato il 01 Nov 2016

Pasquale Tarallo

Esperto indipendente del tavolo sulle Tecnologie Innovative in Sanità Pubblica (TISP) dell’Istituto Superiore di Sanità

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Con l’introduzione e lo sviluppo della sanità digitale a patire dalla metà degli anni 2000 abbiamo preso coscienza di una rivoluzione che sarebbe poi divenuta pervasiva e dirompente e che oggi sta diventando irreversibile. Ormai assistiamo alla nascita continua di startup innovative che tentano di offrire nuove soluzioni nel settore salute. Grazie alla spinta di fondi di private equity o di appositi incubatori di impresa in grado di aiutare con operazioni di crowdfunding, sono entrati in questo settore anche soggetti provenienti da settori completamente diversi, una volta inimmaginabili come quelli del turismo o delle assicurazioni, che vogliono intercettare le esigenze degli attori presenti per soddisfarle anche con proprie offerte dedicate. Ciò è stato possibile soprattutto perché le reti si sono estese e si è passato da un’epoca in cui sembrava che il problema fosse l’alfabetizzazione digitale o la realizzazione delle cosiddette reti sociali (social network) ad una in cui l’economia è divenuta veramente collaborativa (cosiddetta sharing economy) nella quale gruppi di persone o imprese apparentemente lontani per obiettivi o processi di business mettono a fattor comune le proprie risorse al fine di giungere a risultati di comune interesse.

Ad esempio per mettere a disposizione appartamenti da affittare (sullo stile del modello airbnb) oppure auto da condividere (car sharing) o da noleggiare (modello Uber) tra privati. Oppure per creare cercare e mettere insieme le persone (professionisti, infermieri, etc.) da inserire in una specifica sala operatoria. Oppure per effettuare ricerche sulla struttura più vicina o più coerente con una particolare patologia o trauma e quindi per prenotare in tempo reale quella più in linea con le proprie esigenze al fine di ricevere assistenza cura e monitoraggio successivo. Ciò, in realtà è stato possibile anche grazie al fatto che è cresciuto il numero di dispositivi a disposizione, come gli smartphone, i tablet, i wearables, gli strumenti della realtà virtuale, ed anche perché sono state realizzate un numero incredibile di applicazioni informatiche (apps) o di soluzioni hardware (ad esempio stampanti 3d, oppure carrelli intelligenti in grado di rilevare l’uso dei farmaci tra i reparti, etc.) in grado di favorire la nascita di nuovi prodotti e servizi.

Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Infatti, a fronte delle centinaia di migliaia di aziende che si sono presentate al mercato nel mondo, sono relativamente poche quelle che poi hanno mantenuto le promesse ed hanno trasformato il mercato – anche per gli ingenti investimenti effettuati[1] – o che saranno in grado di farlo dal punto di vista quantitativo o qualitativo. Anche di questo si parlerà al prossimo Forum dell’innovazione per la Salute che si terrà a Milano presso Palazzo Lombardia dal 10 al 12 novembre sotto la sapiente guida di Paolo Colli Franzone. Nel frattempo, vale la pena esaminare alcune delle ultime novità apparse sul mercato mondiale e tentare di comprendere quali di queste possono avere maggiori probabilità di sopravvivenza.

Bitty Foods

Quando si parla di salute non si può prescindere dal tema dell’alimentazione. Questa start up ha preso in considerazione quanto era emerso da un report dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) nel 2013 intitolato Insetti commestibili (edible insects). In esso si sosteneva la necessità di inserire nelle abitudini alimentari delle persone anche la possibilità di mangiare insetti sia per promuovere un’alimentazione corretta che per combattere il fenomeno dei gas serra. Questa start up promuove, quindi, l’acquisto di biscotti e muffin senza glutine, prodotto con farina di grillo perché essa è senza glutine, è priva di zuccheri lavorati e non contiene latticini. Inoltre oltre ad essere facilmente digeribile, la sua produzione necessita solo di tre litri di acqua, rispetto ai circa 15000 di cui necessità, invece, la produzione di un chilo di carne, risultando così anche un valido strumento per la sostenibilità del pianeta in termini di riduzione dell’anidride carbonica e dei costi connessi.

Gliimpse

Recentemente entrata nella sfera di interesse di Apple Gliimpse ha sviluppato una piattaforma per rendere accessibili i dati da chiunque voglia raccogliere, personalizzare e condividere con terzi informazioni relative alla propria salute. Una serie di app permette infatti di raccogliere informazioni provenienti dagli esami di laboratorio e di monitorare parametri come lo stress e il dolore mentre l’obiettivo finale è quello di costruire un archivio sicuro e di facile consultazione per tutti, dai pazienti direttamente interessati al personale medico specializzato. Le tecnologie e le competenze della startup, questa l’opzione più probabile, troveranno posto nelle prossime generazioni di Apple Watch e nelle nuove applicazioni che fanno capo alle suite HealthKit, CareKit e ResearchKit.

Movendo Technology

In questo caso siamo alla presenza di una società che ha suscitato l’interesse di un magnate farmaceutico, Segio Dompè che ha sottoscritto con IIT – Istituto Italiano di Tecnologia – un accordo per lo sviluppo della start up. La nuova azienda si occuperà di sviluppare, produrre e commercializzare una piattaforma robotica per la riabilitazione e la valutazione funzionale senso motoria di arti inferiori e tronco attraverso appositi innovativi dispositivi medicali di tipo robotico da offrire principalmente a cliniche e centri fisioterapici e riabilitativi ortopedici, neurologici, geriatrici e sportivi. Il primo sito industriale sarà insediato a Genova nei pressi di IIT, all’interno del quale sarà avviata la produzione e commercializzazione del primo prodotto (Hunova) in Europa e Usa. Hunova – le cui tecnologie sono coperte da brevetti internazionali dati in concessione da IIT, e che ha già ottenuto la Marcatura CE per l’Europa e presto anche la FDA per gli USA – è un dispositivo medico robotico programmabile in grado di affiancare il fisioterapista per il trattamento di caviglia, ginocchio anca e colonna vertebrale. Il vantaggio competitivo di questa tecnologia è duplice: da una parte Hunova è in grado di raccogliere una quantità significativa di dati sulla biomeccanica del paziente monitorandone puntualmente il progresso e dall’altra offre un’assistenza diretta al paziente attraverso un sistema robotico che guida il paziente offrendo una vasta gamma di protocolli riabilitativi sotto forma di videogames.

Circulation

Ha fatto molto clamore l’accordo con Uber (la nota società che si avvale di conducenti privati in sostituzione dei tradizionali tassisti) per consentire ai pazienti di raggiungere l’ospedale per una visita non di emergenza. L’accordo nasce dall’esigenza di ridurre il numero di appuntamenti mancati con i medici a causa di basso reddito o impossibilità di raggiungere l’azienda ospedaliera (e.g. pazienti anziani, disabili o non autonomi). Al momento non ci sono numeri ufficiali, ma si sa solo che Circulation utilizza una piattaforma digitale che collega Uber con i pazienti e alle strutture ospedaliere con cui partirà il pilot: il Boston Children’s Hospital nel Massachusetts, tre ospedali del Mercy Health System e il programma di cura per anziani in Pennsylvania, e il Nemours Children’s Health System nel Delaware. Visto comunque il successo di Uber in molti paesi, potrebbe non essere azzardato prevedere un crescente utilizzo degli utilizzatori finali anche in Paesi più tradizionali come l’Italia.

Heal

L’idea di questa start up è diametralmente opposta poiché attraverso una App si tenterà di portare direttamente il medico a casa. Ovviamente è pensata maggiormente per sistemi sanitari diversi dal nostro dove si ha una certa difficoltà di avere una visita a domicilio, in caso di emergenza. Tuttavia, essendo molti i paesi nel mondo in cui questo approccio è diffuso si potrebbero avere risultati interessanti. Infatti ha già avuto investimenti per più di 25 milioni di dollari, pur essendo collocata unicamente negli Stati Uniti, per gli eventuali nuovi servizi da offrire anche all’estero.

i-Tel

Concludo questa breve disamina con un’impresa italiana che ha già al suo attivo qualche anno di attività ed è stata più volte premiata per la sua capacità di innovare. Si tratta di una piccola, anche se ben posizionata, realtà che ha provato a mettere a disposizione una piattaforma multicanale che – attraverso l’utilizzo di diverse App – consente di prenotare, pagare la prestazione sanitaria, essere monitorati dopo la visita medica attraverso appositi wearables della linea ihealth (realizzati dal colosso mondiale Andoon) per diversi parametri vitali (legati alla BPCO, alle malattie cardiache al diabete, alle apnee notturne, etc.) riprendendo il tema della connettività e della salute dovunque ed a chiunque con qualunque dispositivo, come da immagine a fianco

Inoltre attraverso altre App consente anche di costituire e verificare l’esistenza di appositi team medici, oppure delle presenze del Personale all’interno delle strutture sanitarie per poter anche controllare le medesime sia ai fini amministrativi che di sicurezza.

Conclusioni

A questa, come alle altre, citate in precedenza, si stanno affiancando una pletora di soluzioni, ad esempio da offrire agli sportivi o anche a coloro che vogliano gestire il proprio stato di forma o benessere (fitness o wellness). Recentemente società come Technogym, o anche diverse società farmaceutiche o biomedicali stanno investendo nel settore per catturare l’attenzione di questi clienti prospettici. E vi sono anche altri soggetti – come ad esempio la Fondazione Cariplo con il progetto Filarete o le compagnie assicurative come Generali e RBM salute ed altri – che stanno usando i cosiddetti wearables per migliorare le condizioni contrattuali di fatto finanziando la nascita di nuove start up. Sicuramente gli anni che verranno ci porteranno innovazioni interessanti e di ciò beneficeranno tutti, strutture sanitarie, medici, pazienti e chiunque abbia un interesse al settore salute.

[1] Tra le startup che hanno ricevuto i maggiori investimenti nel mondo al quarto trimestre 2016, vi sono realtà come Nanthealth (890 milioni di dollari), Intarcia Therapeutics (831), Oscar (727.5), Moderna (675.M), Jawbone (627.3), Guahao (536), Stemcentrx), Privia Health (420), Adaptive Biotechnologies (420), Reata Pharmaceuticals (409). Nel testo ne esaminiamo altre che hanno sollevato anche un certo interesse per gli obiettivi dichiarati nel loro piano di impresa.

*L’autore è consulente CNR ma si professa pensatore indipendente

Articolo precedentemente pubblicato su Forumpa.it

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