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innovazione e geopolitica

Salvare l’Europa costa 100 miliardi: ecco le idee sul tavolo

L’Europa propone un fondo di 100 miliardi per competere meglio sul panorama internazionale nell’ambito tech, perché nelle attuali condizioni la sovranità e l’indipendenza dell’unione europea viene ritenuta fortemente a rischio. Ecco che c’è in ballo

27 Ago 2019

Michele Gentili

consulente ICT e Digital transformation


L’Unione Europea sta valutando la possibilità di mobilitare 100 miliardi di euro per sostenere rivali credibili Europei alle grandi società tecnologiche degli Stati Uniti e della Cina.

La proposta prevedrebbe la costituzione di un “Fondo europeo per il futuro“, titolo alquanto altisonante e insolitamente acuto per la Commissione che di solito è molto più cauta anche nello scegliere i nomi delle sue iniziative. Sembra che i funzionari della commissione vorrebbero mettere il piano all’ordine del giorno del loro nuovo capo Ursula Von der Leyen, che inizierà formalmente la sua attività il primo novembre.

Sembrerebbe che questa priorità sia stata imposta proprio dalla nuova presidente della commissione che avrebbe idee molto chiare sui risvolti che le nuove tecnologie hanno in ambito commerciale, finanziario e politico.

GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon) e BATX (Baidu, Alibaba, Tencent, Xiaomi)

Da una parte ci sono gli Stati Uniti con il GAFA (Google, Apple, Facebook, Amazon), a cui, a onor del vero, andrebbe aggiunta anche una M per indicare Microsoft che rimane un colosso molto influente nel campo tecnologico e dall’altra parte la CINA con il BATX (Baidu, Alibaba, Tencent, Xiaomi). Questo è il pericolo individuato dalla Commissione Europea che teme (giustamente direi) l’egemonia tecnologica e dunque strategica dei colossi privati ma anche e soprattutto dei loro paesi di appartenenza. Il fatto che nessuna delle aziende leader del mercato tecnologico sia europea evidenzia una pericolosa anomalia e l’Europa decide di correre ai ripari nell’unico modo possibile (forse); mettendo sul piatto una “valanga” di euro.

La conseguenza dell’assenza europea tra questi grandi nomi è che il “vecchio continente” è, per il momento, solo una colonia digitale della “Big Tech” straniere e dunque, in qualche modo anche succube delle politiche in ambito tecnologico delle due superpotenze. Sappiamo bene che oggi giorno essere indietro in ambito tecnologico vuol dire rimanere indietro anche in tutti gli altri settori. In queste condizioni dunque, la sovranità e l’indipendenza dell’unione europea viene ritenuta fortemente a rischio. Proprio per questo e per fare in modo che questo stato di cose cambi negli anni a venire, si prevede di mobilitare risorse così “eccezionali” con un piano specifico.

Provvedimento da 100 miliardi di euro; le risorse saranno sufficienti per interrompere uno strapotere?

E’ stato Politico.eu, a diffondere la notizia in merito a questo provvedimento straordinario, che ha nell’oggetto la costituzione di un fondo sovrano europeo da 100 miliardi di euro per promuovere i “campioni” industriali dell’Ue contro i rivali americani e cinesi, citato come uno dei punti fondamentali di un documento programmatico molto corposo che sarà la linea guida del suo incarico che inizierà ufficialmente il 1 Novembre prossimo.

L’intervento sarà indirizzato a società europee ad alto potenziale, attraverso investimenti azionari. L’obiettivo sarebbe proprio quello di far emergere dei giganti in grado di dare “filo da torcere” al duopolio cino-americano ormai consolidato sulla tecnologia e difficilmente contrastabile. Il fondo dovrà servire inoltre, non solo per “tenere la scia” di questi grandi gruppi, ma anche per essere in grado di aprire strade alternative e concorrenti; viene citato ad esempio, che il finanziamento dovrà servire anche per la realizzazione di un motore di ricerca alternativo a Google, in quanto l’egemonia del motore di ricerca americano viene considerato un serissimo rischio per i posti di lavoro del futuro degli europei minandone la crescita economica e l’influenza in settori strategici della tecnologia ma anche del commercio.

Le dichiarazioni di intenti sarebbero contenute in questo  documento molto circostanziato (di ben 173 pagine) che spazia dalla banda larga negli edifici pubblici alle maggiori restrizioni sui social media. Il documento è incentrato anche sulla difesa di un’Europa che può prendere misure commerciali contro Washington e Pechino, pur mantenendo l’equilibrio di un investimento di  più denaro pubblico nei “pesi massimi” europei della tecnologia e del commercio.

Contrasto alla concorrenza sleale e misure restrittive per i colossi del Big-Tech

I funzionari europei che hanno redatto la bozza del documento hanno identificato, nominandole espressamente, in Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, Baidu, Alibaba e Tencent le società con cui l’Europa dovrà competere, non avendo nessuna società residente nel territorio UE, nemmeno paragonabile a quelle citate, se vorrà sopravvivere ad una egemonia senza ritorno. Tra le altre misure previste dal provvedimento, ci sono anche un’assicurazione europea contro la disoccupazione, da adottare entro cento giorni dall’entrata in “carica” della nuova Commissione e regole più stringenti per i social network e la pubblicità politica su internet, oltre a dazi in caso di provvedimenti commerciali da parte degli Stati Uniti (analoghi a quelli nei confronti della Cina), aumentando così la capacità di reagire in tempi più rapidi a possibili attacchi commerciali da parte degli Stati Uniti, che in questo momento l’Europa, non considera più come il partner affidabile di un tempo.

Una delle proposte nei confronti della Cina di Xi Jinping invece, sono misure più stringenti per rendere più difficoltosa la partecipazione a gare d’appalto in Europa, soprattutto in ambito tecnologico, alle imprese cinesi visto che, molto spesso, queste ricevono un livello molto importante di aiuti diretti provenienti dal governo di Pechino, che falsa dunque in molti casi le gare stesse, con una concorrenza assolutamente sleale.

L’unione fa la forza

Come rilevato nel documento, il divario tra le navi ammiraglie europee e le loro controparti dall’altra parte dell’Atlantico è considerevole: solo per fare un esempio la capitalizzazione di mercato delle aziende leader americane si aggira intorno a un trilione di dollari, mentre una big europea come Spotify (che è svedese) pesa cento volte di meno. Questo divario rende anche le poche big europee vulnerabili ad un’acquisizione, aggravando  potenzialmente ancora di più la situazione.

Il principio del “mega fondo” di investimento sembra essere l’unico modo possibile per far emergere e sostenere alternative europee ai giganti della tecnologia; altre strade oggettivamente non se ne vedono. L’unione fa la forza e questa, a prescindere, è la direzione che l’Unione europea ha già intrapreso su argomenti tecnologici come intelligenza artificiale (AI), big data, norme in ambito privacy (GDPR) o ricerca spaziale.

Realtà o solo brain storming

C’è ancora molta riservatezza intorno al documento e i funzionari dell’UE, una volta che si sono diffuse le notizie relative al super-fondo, hanno dichiarato che i “100 miliardi per il futuro” non fanno parte del programma “formale” della commissione entrante.

Di certo è interessante rilevare come la nuova presidente abbia dato mandato ai suoi collaboratori di esplorare azioni rivolte al contrasto dell’egemonia tecnologica degli Stati Uniti e della Cina e come abbia preso atto che il divario in essere alle soglie del 2020, per l’Europa, sia assolutamente inaccettabile.

Di questo, non possiamo che essere felici aspettando di vedere il documento ufficiale della commissione per capire se conterrà veramente fondi che potrebbero essere una vera e propria manna per le aziende del settore tecnologico che faticano nel reperire investimenti.

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