Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 72° PUNTATA

Sangue

di Edoardo Fleischner

02 Apr 2015

2 aprile 2015

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner (Comunicazione crossmediale all’Università degli Studi di Milano, progettista crossmediale) per Agendadigitale.eu

(dalle puntate precedenti)   Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse (solo quelle connesse) della galassia col Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia assoluta”, provocata dal conoscere, fin dalla nascita, la propria  vita futura in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, deve rintracciare e portare davanti al Primo Tutor il dottor Mabiis, per costringerlo a  fagli rimettere in connessione almeno le Memore Vitali.
L’agente Shaiira, distaccatasi dalla sua Memory Squad 11 è all’inseguimento del dottor Mabiis. S’inoltra in un bosco. Si perde nel buio. La Memory Squad 11 si mobilita per rintracciare Shaiira e giunge al bosco. In una radura  incontra un folto gruppo di defunti vivi, avatar luminosi. Sono le In-Memorie. Fra loro la Memory Squad 11 incontra Lucy, ominide morta 3,4 milioni di anni fa, ma anche i Beatles, Beethoven, e mille altri personaggi della Storia. Poi improvvisamente due farfalle bianche si trasformano in un signore grasso. Grosso. In tenuta da escursione. “È  il dottor Mabiis!” urlano gli agenti. Mabiis fugge nell’alba. Inseguito da miliardi di farfalle bianche: le memorie sconnesse.

“È inutile seguirlo, c’è quel muro di farfalle che lo difende! Lo protegge…” La comandante ha capito. Ha subìto. Prende fiato. Siamo tutti divisi dalle memorie. La memoria è muro. La memoria è velo. La memoria è vento. Contro la faccia. Ti asciuga dalla fatica. Ti apre gli usci. La memoria sbatte le persiane. Sale le rampe. Scoperchia le case. Spegne i camini. Accoglie intorno a un tavolo. Pacifica la guerra. Arroventa la pace. La memoria impazza. Ci impazzisce.
“Il Tutor-Guida ordina di tornare al nostro solito lavoro di ricerca delle memorie connesse rimaste in funzione…” sillaba la comandante Khaspros. “Fine dell’inseguimento del dottor Mabiis per ora!…” chiude gli occhi. Stringe le labbra. La testa indietro. A odorare il cielo. “Anche il dottor Mabiis ha santi in paradiso…” sentenzia.
“Rilevata possibile memoria connessa ancora in funzione nel carro 497 del carnevale in corso” filtra negli auricolari-brain. “Occhio agenti, ci trasportiamo da questo bosco europeo a Rio!”

Le biciclette atterrano. Il sambodromo ritma le pulsazioni del mondo. I pedali percuotono. Le ginocchia beccheggiano. Gli occhi stravolgono. Le infinite gambe. I torsi sudati. I seni accoglienti. I fianchi basculanti. I sorrisi universali. Gli splendori in transito. Gli umori in eccesso. La perdita di ogni singola memoria. Nella memoria di tutti. Dei colori. Degli odori. Dei sapori. Dei languori. Degli amori.
Sinval del carro 497.  Squarciava il canto. Un miliardo di orecchi. Connessa alla galassia. Anche nelle colonie astrali ballavano la samba. Silval ritmava l’universo. Ogni umano ritma l’universo. Ogni passo umano è un passo dell’universo. Ogni vita è una sua vita. Ogni morte è una sua morte. Ogni forza una sua forza. Ogni debolezza. Ogni respiro. Voce. Veglia. Sonno. Sogno.
Sinval si librava. Una memoria connessa la teneva sospesa. Un metro di vuoto sotto i suoi piedi. Lassù sulla piattaforma in cima al carro. Dorata. Splendente. Sinval fendeva. Nella moltitudine.

“Ha una memoria connessa! È quella che la tiene per aria!” vibrò Sama Hargo, analista del linguaggio e delle memorie della squadra. “Saliamo sul carro! È stordita dalla musica e dalla folla! Cambiamo divisa, agenti! Sia conforme alla samba e al carro!” disponeva la comandante Khaspros. “Inserire il recupero-memorie-connesse nello spazio vuoto sotto i suoi piedi… mentre danza!”.
La squadra si inerpicava. Sul carro esorbitante. Si mimetizzava. Danzava. Cantava. Sguarciava. Sinval accecata dal popolo di gole assordanti. Sinval assordata dal milione di sguardi dilaganti. Gli agenti a pochi gradini dalla cima del carro. Sinval vedeva farfalle bianche. Salirla. Assalirla. Ghermirla. Afferrarla.
“Fra un attimo la memoria connessa sarà nostra!” sventagliava la comandante. L’agente Sama Hargo è a un passo. Inserisce sotto i piedi aerei di Sinval il recupero-memorie-connesse. Sinval non danza più. Sinval diventa una statua. Di marmo. Spettacolarmente schiaccia l’agente Sama Hargo in una pozza rosso carnevale di sangue.

(72-continua)

  • ilo61

    questo racconto parla di un carnevale, quello di Rio, e ho cercato di immaginare come possa essere il carnevale nel 2333. che senso avrebbe un carnevale, le persone avranno ancora voglia di ridere e scherzare? di mascherarsi?
    forse no, ma in questo racconto pare di si. è molto particolare come racconto perché mi ha fatto pensare a quella donna che per voltarsi fu trasformata in sale.
    poi mi sono chiesto una cosa, come fa una memoria a tenere sospesa una persona se questa è una persona.
    Perché con l’andare avanti nei racconti certe volte non distinguo più gli umani, gli umanoidi, gli avatar e così via.
    Ma non è che anche questa volta è tutto un trucco e che quella persona ha solo delle capacità cioè fa semplicemente quello che fa?.
    Vi ricordate l’atleta?, il musicista, il ballerino? e così via, alla fine le memorie non centravano niente, erano le loro capacità che gli facevano fare quello che facevano. e magari anche questa volta è così.
    Certe volte penso che il professor mabiis riesce in qualche modo a condizionare quelli della squadra, facendogli vedere e pensare quello che vuole lui, soltanto per sviarli dalla sua cattura.
    E se poi il professore non avesse mai spento le memorie, ma le avesse soltanto messe in stembay? come prova per vedere le reazioni della gente prima di sconnetterle veramente.
    Ricordiamoci che alla fine è un professore e non mi sembra così sconsiderato.
    Io penso che uno prima di fare qualcosa fa delle prove e le prove sono proprio quelle che sta facendo ora.

Articoli correlati