AGENDA 2013

Sanità e data center della PA, le spine nel fianco dell’Italia digitale

Secondo il presidente di Assinter, Alberto Daprà, è dall’innovazione in sanità e della riorganizzazione dei data center pubblici che il nuovo governo dovrà partire per dare spinta all’attuazione dell’Agenda digitale. No alla dismissione delle società in-house. Indispensabili figure di riferimento che rispondano alla Presidenza del Consiglio e alla Presidenza della Regione

19 Apr 2013
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Innovazione digitale nella sanità e riorganizzazione dei data center della PA: è da qui che secondo Alberto Daprà, presidente di Assinter, bisogna partire per porre le fondamenta concrete dell’Agenda digitale italiana. L’Associazione delle Società per l’Innovazione Tecnologica nelle Regioni considera fondamentale intervenire laddove non solo si possa dare impulso all’innovazione della macchina pubblica, ma al contempo si possa spingere la creazione di nuovi mercati e di new business. Insomma, lo scopo è creare quel circolo virtuoso in grado di favorire la ripresa economica.

“L’innovazione digitale nella sanità dovrebbe essere una delle priorità del nuovo governo – sottolinea Daprà -. Il sistema sanitario italiano, come molti altri, ha problemi di sostenibilità e di miglioramento della qualità delle cure dovuti anche all’invecchiamento della popolazione. Questi problemi possono essere affrontati anche con massicci investimenti nella sanità digitale”. Le esperienze di successo implementate in alcune regioni, “in primis la Lombardia e l’Emilia Romagna”, evidenzia il presidente di Assinter, “hanno dimostrato che gli investimenti in sanità digitale, oltre che contribuire al miglioramento della qualità dei servizi sanitari, hanno consentito significative riduzioni di costi ed in generale una migliore capacità di governo e controllo dei sistemi sanitari a livello regionale”.

Di qui la necessità di estendere le esperienze ad altri territori attraverso “un piano ed una supervisione forte a livello centrale che eviti la parcellizzazione degli investimenti ed incentivi, al contrario, il riuso e l’adozione dei sistemi di successo sviluppati a livello regionale”, puntualizza Daprà. Il piano nazionale, con il coordinamento delle Regioni, deve portare alla realizzazione del Fascicolo sanitario elettronico e dei servizi associati: “Ciò costituirebbe un grande progetto per l’innovazione digitale del Paese ed una grande opportunità di business per le aziende del settore Ict”.

La riorganizzazione dei data center della PA rappresenta l’altro pilastro della strategia digitale delineata da Assinter, peraltro strettamente connesso con la questione sanità. “Va ridotta l’attuale inaccettabile parcellizzazione, che frena l’innovazione e l’interoperabilità delle applicazioni. Il livello regionale, iniziando proprio dalla sanità digitale, sembra essere la dimensione corretta per creare dei data center innovativi ed abilitanti per la fornitura di servizi cloud-based a tutto il sistema regionale, in collegamento con i sistemi a livello centrale”. Altrettanto importante, secondo Daprà, l’adozione e l’utilizzo di sistemi di e-procurement e di gare aggregate per tutti gli acquisti della PA, “allargando non solo l’esperienza di Consip – suggerisce -, ma anche incentivando la creazione delle Centrali acquisto a livello regionale. Anche in questo caso, è necessario valorizzare le esperienze esistenti e diffondere le buone pratiche già sperimentate in alcune regioni, dove i risparmi ottenuti sono stati eccezionali”.

Last but not least “è necessario riformare profondamente il Codice degli appalti pubblici, per quanto riguarda l’acquisto di beni e servizi legati alla innovazione digitale – auspica il presidente di Assinter -. Le attuali procedure, oltre a non garantire un effettivo risparmio, penalizzano la qualità e sono inaccettabili dal punto di vista della tempistica”.

La strategia digitale per essere attuata necessita però – evidenzia Daprà – di “una figura di riferimento, per tutto il tema della innovazione digitale, che riferisca direttamente alla Presidenza del Consiglio”. Va nella direzione giusta la costituita Agenzia per l’Italia Digitale, “purché sia dotata di adeguati poteri, budget e risorse umane qualificate, ma è necessario un riferimento diretto alla Presidenza del Consiglio”, ribadisce il presidente secondo il quale per ogni Regione va individuato un riferimento preciso per l’innovazione digitale, che risponda direttamente alla Presidenza della Regione. “Il coordinamento tra il livello nazionale ed i livelli regionali dovrebbe ovviamente essere costante, strutturato e non occasionale”.

A livello regionale è poi necessario rinnovare e ridefinire il ruolo e l’operato delle società Ict in-house e più in generale, sottolinea Daprà di tutti quelle strutture che si occupando di innovazione digitale a livello regionale. “Non bisogna dismetterle bensì potenziarle come elementi qualificanti della domanda e cerniere tra la PA e offerta del mercato. Come detto è fondamentale attivare dei processi di riuso e di diffusione delle buone pratiche tra le regioni in coordinamento con il livello centrale”. E questo costituisce uno dei punti fondamentali della “mission” dell’associazione, che ha inoltre avviato un confronto strutturato con le associazioni di categoria delle aziende Ict (Assintel, in particolare) per facilitare l’incontro domanda-offerta e per incentivare i programmi di sviluppo della innovazione digitale della PA a livello regionale.

“Assinter intende inoltre potenziare la collaborazione con il Cisis (organo tecnico della conferenza Stato-Regioni, ndr) e con l’Agenzia per l’Italia Digitale per lo sviluppo di piani e di iniziative comuni”, annuncia Daprà. L’associazione ha poi lanciato, in collaborazione con alcune delle maggiori università Italiane, programmi di formazione sul tema della innovazione digitale in sanità (e non solo) rivolti ai manager delle società e della PA. Quello della formazione è un tema caldo: “Per colmare il gap digitale con l’Europa e con gli Usa è necessario investire massicciamente nella formazione sui temi dell’utilizzo delle tecnologie digitali in tutti i livelli d’istruzione. In particolare dovrebbe essere previsto uno specifico intervento di formazione continua per tutti i manager e gli amministratori pubblici. Ed è necessario rafforzare il capitale umano della PA inserendo giovani laureati con qualificazione adeguata nell’utilizzo delle tecnologie digitali per l’innovazione, che l’università deve opportunamente formare”.

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