EDUCAZIONE DIGITALE

Educazione digitale, ecco come cambiare l’approccio

L’educazione digitale va profondamente ripensata passando da una visione limitata dell’educazione digitale ad una visione/concezione dell’educazione come cultura della complessità e della responsabilità

19 Gen 2017
Piero Dominici

(PhD), Univ. degli Studi di Perugia, Scientific Director del Complexity Education Project e Director (Scientific Listening) presso il Global Listening Centre


Gli obiettivi fondamentali dell’educazione digitale e, più in generale, tecnologica sono, a mio avviso, differenti e concernono molteplici livelli di analisi e intervento che provo a sintetizzare e richiamare in alcuni punti:

  1. la cd. educazione digitale deve (dovrebbe) quanto meno accrescere la consapevolezza (su questo aspetto registro, ormai, un discreto consenso) rispetto alle molteplici variabili in gioco;
  2. l’educazione digitale deve (dovrebbe) definire e creare le condizioni di un approccio realmente critico e sistemico alla trasformazione in atto: su tale aspetto, invece, c’è davvero tanto da lavorare, dal momento che certi concetti continuano ad essere usati, sostanzialmente, come slogans;
  3. l’educazione digitale deve mettere in condizione le Persone (e i Cittadini) di affrontare e gestire le dinamiche e i processi che scaturiscono non soltanto dall’innovazione tecnologica, ma da numerosi altri fattori (economico, sociale, politico, culturale) che contraddistinguono il nuovo ecosistema; in maniera tale che giovani (e adulti) siano in grado, non soltanto di difendersi dai “lati oscuri” del digitale, di “saper utilizzare” gli strumenti e abitare i nuovi ambienti, ma anche, e soprattutto, siano in grado di saperne sfruttare i vantaggi e le enormi potenzialità sia per la condivisione di informazioni e conoscenza che per la costruzione/rafforzamento/intensificazioni delle reti di relazionalità (comunicazione vs. connessione).

L’educazione digitale va profondamente ripensata sulla base anche di una ridefinizione degli obiettivi fondamentali. Ciò implica il passaggio, tutt’altro che semplice e scontato, da una visione limitata dell’educazione digitale – e, sia chiaro, dell’educazione nel suo complesso – intesa come “strumento” (o insiemi di strumenti) e come insieme di “competenze” funzionali a preparare tecnicamente, ed al “saper fare”, i nostri giovani (e con loro, gli insegnanti, i dirigenti, le Persone etc.) ad una visione/concezione dell’educazione come cultura della complessità e della responsabilità, entrambe costruite dentro un’epistemologia dell’incertezza (Morin). Allo stesso tempo, va ripensata anche come insieme di strumenti complessi in grado di rendere effettivi diritti e doveri fondamentali per la stessa sopravvivenza delle moderne democrazie. Democrazie che appaiono in crisi, con una politica a dir poco marginale rispetto alla sfera dell’economia e della tecnocrazia e con un perdita di credibilità delle istituzioni che affonda le sue radici in sistemi sociali sempre più diseguali e asimmetrici, con distanze sempre più nette tra ricchi e poveri, tra chi può accedere ad un’educazione e formazione di qualità.  La correlazione tra educazione e cittadinanza/inclusione si rivela, in tale prospettiva, ancor più evidente e conseguenziale. Perché non sono, e non saranno, la tecnologia e/o il digitale a determinare cittadinanza e inclusione, o a creare le famose “Teste ben fatte” (Montaigne). In tal senso, al di là di queste considerazioni preliminari, ci tengo a precisare che, a mio avviso, esiste un altro rischio, estremamente concreto: quello di pensare (e agire di conseguenza) che l’educazione digitale – e, con essa, la stessa cultura digitale …anzi le stesse culture digitali – sia una questione meramente “tecnica”, di “preparazione tecnica”, di “competenze” specifiche legate (esclusivamente) alla “natura” delle (nuove) tecnologie della connessione e dei nuovi ecosistemi/ambienti comunicativi.

La stessa definizione di educazione digitale va – come già detto – rivista, allargata ed estesa ad altri approcci, ad altre conoscenze e competenze – tra i due termini, mettendo al centro sempre quello di “educazione” – proprio perché non dobbiamo soltanto educare e formare “individui” consapevoli della complessità digitale (anche se sarebbe già un buon risultato), tecnicamente preparati; dobbiamo educare e formare Persone (prima) e Cittadini (poi) in grado di saper riflettere, pensare, argomentare, organizzare, in maniera logica, critica, corretta ed efficace; capaci di immaginare o, meglio ancora, riconoscere/saper riconoscere la complessità e i livelli di connessione e di relazione tra le Persone, tra i sistemi, tra le Persone e i sistemi.

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Approccio, metodo, conoscenze e competenze che devono essere una costante, un elemento di continuità nei percorsi didattico-formativi delle nostre scuole e delle nostre università.

L’Autore, docente universitario e formatore professionista, ha definito e porta avanti questo approccio da molti anni e, su queste tematiche, ha pubblicato numerosi saggi e articoli scientifici

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