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Direttore responsabile Alessandro Longo

EDUCAZIONE DIGITALE

Educazione digitale, ecco come cambiare l’approccio

di Piero Dominici, Università di Perugia

19 Gen 2017

19 gennaio 2017

L’educazione digitale va profondamente ripensata passando da una visione limitata dell’educazione digitale ad una visione/concezione dell’educazione come cultura della complessità e della responsabilità

Gli obiettivi fondamentali dell’educazione digitale e, più in generale, tecnologica sono, a mio avviso, differenti e concernono molteplici livelli di analisi e intervento che provo a sintetizzare e richiamare in alcuni punti:

  1. la cd. educazione digitale deve (dovrebbe) quanto meno accrescere la consapevolezza (su questo aspetto registro, ormai, un discreto consenso) rispetto alle molteplici variabili in gioco;
  2. l’educazione digitale deve (dovrebbe) definire e creare le condizioni di un approccio realmente critico e sistemico alla trasformazione in atto: su tale aspetto, invece, c’è davvero tanto da lavorare, dal momento che certi concetti continuano ad essere usati, sostanzialmente, come slogans;
  3. l’educazione digitale deve mettere in condizione le Persone (e i Cittadini) di affrontare e gestire le dinamiche e i processi che scaturiscono non soltanto dall’innovazione tecnologica, ma da numerosi altri fattori (economico, sociale, politico, culturale) che contraddistinguono il nuovo ecosistema; in maniera tale che giovani (e adulti) siano in grado, non soltanto di difendersi dai “lati oscuri” del digitale, di “saper utilizzare” gli strumenti e abitare i nuovi ambienti, ma anche, e soprattutto, siano in grado di saperne sfruttare i vantaggi e le enormi potenzialità sia per la condivisione di informazioni e conoscenza che per la costruzione/rafforzamento/intensificazioni delle reti di relazionalità (comunicazione vs. connessione).

L’educazione digitale va profondamente ripensata sulla base anche di una ridefinizione degli obiettivi fondamentali. Ciò implica il passaggio, tutt’altro che semplice e scontato, da una visione limitata dell’educazione digitale – e, sia chiaro, dell’educazione nel suo complesso – intesa come “strumento” (o insiemi di strumenti) e come insieme di “competenze” funzionali a preparare tecnicamente, ed al “saper fare”, i nostri giovani (e con loro, gli insegnanti, i dirigenti, le Persone etc.) ad una visione/concezione dell’educazione come cultura della complessità e della responsabilità, entrambe costruite dentro un’epistemologia dell’incertezza (Morin). Allo stesso tempo, va ripensata anche come insieme di strumenti complessi in grado di rendere effettivi diritti e doveri fondamentali per la stessa sopravvivenza delle moderne democrazie. Democrazie che appaiono in crisi, con una politica a dir poco marginale rispetto alla sfera dell’economia e della tecnocrazia e con un perdita di credibilità delle istituzioni che affonda le sue radici in sistemi sociali sempre più diseguali e asimmetrici, con distanze sempre più nette tra ricchi e poveri, tra chi può accedere ad un’educazione e formazione di qualità.  La correlazione tra educazione e cittadinanza/inclusione si rivela, in tale prospettiva, ancor più evidente e conseguenziale. Perché non sono, e non saranno, la tecnologia e/o il digitale a determinare cittadinanza e inclusione, o a creare le famose “Teste ben fatte” (Montaigne). In tal senso, al di là di queste considerazioni preliminari, ci tengo a precisare che, a mio avviso, esiste un altro rischio, estremamente concreto: quello di pensare (e agire di conseguenza) che l’educazione digitale – e, con essa, la stessa cultura digitale …anzi le stesse culture digitali – sia una questione meramente “tecnica”, di “preparazione tecnica”, di “competenze” specifiche legate (esclusivamente) alla “natura” delle (nuove) tecnologie della connessione e dei nuovi ecosistemi/ambienti comunicativi.

La stessa definizione di educazione digitale va – come già detto – rivista, allargata ed estesa ad altri approcci, ad altre conoscenze e competenze – tra i due termini, mettendo al centro sempre quello di “educazione” – proprio perché non dobbiamo soltanto educare e formare “individui” consapevoli della complessità digitale (anche se sarebbe già un buon risultato), tecnicamente preparati; dobbiamo educare e formare Persone (prima) e Cittadini (poi) in grado di saper riflettere, pensare, argomentare, organizzare, in maniera logica, critica, corretta ed efficace; capaci di immaginare o, meglio ancora, riconoscere/saper riconoscere la complessità e i livelli di connessione e di relazione tra le Persone, tra i sistemi, tra le Persone e i sistemi.

Approccio, metodo, conoscenze e competenze che devono essere una costante, un elemento di continuità nei percorsi didattico-formativi delle nostre scuole e delle nostre università.

 

L’Autore, docente universitario e formatore professionista, ha definito e porta avanti questo approccio da molti anni e, su queste tematiche, ha pubblicato numerosi saggi e articoli scientifici

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