Sul web soffia il vento delle proteste: i nuovi strumenti che lo alimentano | Agenda Digitale

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Sul web soffia il vento delle proteste: i nuovi strumenti che lo alimentano

Prendono piede sul web nuovi strumenti facilitatori per chiunque voglia una comunicazione alternativa a quella dei social, basata su una maggiore riflessione. Una panoramica su quelli più famosi e sul perché del loro successo

12 Mar 2021
Nicola Strizzolo

docente sociologo Università di Udine

Thanks to Julian Wan for sharing their work on Unsplash.

Nuovi strumenti nel web, estremamente semplici e veloci da usare, hanno catalizzato contenuti legati a movimenti e proteste.

Uno dei casi più recenti, riportato da un articolo del MIT Technology Review, è collegato al movimento #BlackLivesMatter.

Ma non è questa certo la prima volta che la tecnologia facilita la partecipazione al dissenso. Studi sui movimenti, in particolare quelli a cui si rifà Howard Rehingold per descrivere gli smart mob, hanno messo in luce come il fattore motivazionale sia estremamente importante per intervenire o meno ad un’azione di popolo in corso, tra le quali il numero delle persone che si percepiscono coinvolte, associato alla probabilità di riuscita. Gli esempi che portava l’autore provenivano dagli studi di Mark Granovetter, sulla soglia minima in cui le persone decidono di intervenire, e di Neulle Nouman, da “La Spirale del silenzio”, di cui l’esempio storico della presa della Bastiglia: la percezione numerica delle persone attive era nettamente superiore a quelle reali, questo provocò la resa degli occupanti la Bastiglia, l’attacco e il rinforzo da parte degli osservatori presenti che avevano visto così molto più probabile il successo.

Rehingold aveva ben argomentato come la messaggistica mobile aveva supportato l’attivazione di movimenti in tutto il mondo e supportato le loro manovre tattiche: da un lato potevano amplificare la percezione delle persone coinvolte, abbassando di fatto così la soglia di cooperazione, dall’altro, in tempo reale, comunicare gli ostacoli – e le manovre da intraprendere per superarli – e gli obiettivi, aggiornabili in tempo reale.

Il successo di Carrd, Bio.fm e Linktree

Nel web ha preso piede un nuovo strumento facilitatore per chi vuole catalizzare l’attenzione e così il sostegno, non basato sulla ubiquità nel campo fisico dei dispositivi osservato da Rehingold, bensì su meccanismi di massa critica dell’opinione interna alla rete stessa (i social e altri canali per la messaggistica): ovvero il campo di azioni, anche con conseguenze concrete, si è spostato dalla strada degli smart mob alla rete, con conseguenze concrete, per le quali non sempre è necessario che un gruppo di persone scenda fisicamente in campo.

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Ci riferiamo a strumenti per costruire con poche conoscenze informatiche, in maniera semplice, delle pagine all’interno delle quali veicolare informazioni e messaggi non stringati: Carrd, Bio.fm e Linktree (che, come Carrd, consente agli utenti di creare semplici siti con link incorporabili nei social).

Il successo di questi strumenti è dato dall’incontro tra un’offerta, semplificata, di quello che i social non offrono e un’esigenza culturale della Generazione Z.

Quello che i social non offrono

Prendendo ad esempio Carrd, l’obiettivo del suo creatore, che si firma semplicemente AJ, era di produrre qualcosa di nuovo e diverso dai canali ormai di massa per indirizzarli invece ad una nicchia di persone informate o interessate a una maggiore informazione. AJ, sviluppatore del Web noto per la creazione di HTML5 UP, Pixelarity e alcuni progetti su GitHub, pensò allora a qualcosa che dovesse essere facile da usare, veloce, gratuito, senza necessità di registrazioni, mobile-friendly, semplice da costruire, personalizzabile e reattivo.

Caratteristiche che è riuscito a implementare e che sono state assimilate anche da altre piattaforme per offrire strumenti analoghi, come Bio.fm e Linktree.

In questa maniera, chiunque voglia una comunicazione alternativa a quella dei social, basata su una maggiore riflessione e testualità, seppure con immagini di grande qualità, mantenere l’anonimato e centrare il contenuto su un tema e non sulla persona, per cui anche in un’ottica lontana a quella degli influencer, ha un nuovo mezzo a disposizione.

La risposta culturale

La risposta culturale è stata molto importante e lì dove si volevano trovare dei canali per delle proteste, che non si risolvessero nell’istantanea emozionalità dei social (ma che potessero, eventualmente integrarla). Inizialmente i Carrd sono stati utilizzati come pagine personali e home page per piccole imprese che offrivano prodotti fatti in casa o tutoraggio e successivamente questo strumento è stato un terreno molto fertile per un numero sempre più nutrito di utenti, i fan del K-pop (il pop coreano), per le fiction scritte dai fan di Harry Potter o altro fantasy e le comunità LGBTQ.

Strumenti a supporto delle istanze di cambiamento sociale

Poi, in seguito all’assassinio di George Floyd, la influencer Kim Kardashian West ha twittato un link a un Caard con risorse sul movimento Black Lives Matter: è stato l’inizio di un uso integrato nei profili in Instagram, TikTok e Twitter di coloro che condividevano l’istanza di cambiamento sociale nella direzione del movimento. Per motivi analoghi Bio.fm, è passato da 5 milioni a maggio di account a 7 milioni a fine agosto. Linktree, negli ultimi 3 mesi, ha 80.000 nuovi utenti linkati alla pagina ufficiale di Black Lives Matter.

L’immediata possibilità di costruire dei Carrd ha fatto sì che sorgessero in risposta alla campagna omofoba del primo ministro della Polonia, Mateusz Morawiecki, in seguito alla devastante esplosione nel porto di Beirut, in concomitanza alle proteste postelettorali in Bielorussia o quando l’India ha revocato l’autonomia del Kashmir.

Conclusioni

La praticità, con la quale nel tempo nei Carrd si possono addensare informazioni, senza essere oppressi dalle questioni di immediatezza e attualità della notizia, l’anonimato che essi permettono, non essere centrati sulle persone (e dunque sui personalismi degli influencer) e avere così la capacità di tematizzare, in profondità e diacronicità, temi e argomenti in supporto di un movimento, rivelano, secondo gli esperti, che la Gen Z ha maturato e vuole maturare una nuova e diversa consapevolezza di interazione sul mondo attraverso le nuove tecnologie e non è solamente rapsodico intrattenimento di TikTok, per altro nel quale stanno sempre prendendo più spazio i meno giovani.

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