l'analisi

Super straight e narcisisti sui social: il fenomeno (e gli effetti) della “vetrinizzazione di genere”

Nelle manifestazioni social dei “super etero” e in quelle dei “narcisisti”, abbiamo l’espressione dichiarata di un’identità di genere condivisa ma mentre si celebra una forma di libertà, si compie anche la mercificazione perfetta della propria rappresentazione dell’orientamento sessuale: la vetrinizzazione di genere

27 Mag 2021
Nicola Strizzolo

docente sociologo Università di Udine

Martina Iuri

laureanda in Relazioni Pubbliche, Università degli Studi di Udine

bigtech

Kyler Royce, il 21 febbraio scorso, ha postato un video, intitolato “who else is super straight?”. Nel filmato dichiarava la sua identità di genere “super straight”: “Ho creato nuova sessualità…gli uomini etero vengono chiamati transfobici perché non uscirebbero con una donna trans. Ebbene, io sono super etero. Esco solo con il genere opposto al mio, donne che sono nate donne. Ora nessuno può dirmi che sia transfobico, perché questa è solamente la mia sessualità”[1].

Il “super straight” diventa movimento virale

Il post ha raggiunto due milioni di like, in una settimana, prima di essere rimosso e l’autore bannato da TikTok con la motivazione che la piattaforma non tollera discorsi e ideologie che inneggino all’odio.

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La popolarità del video ha alimentato movimenti su Twitter, Reddit, TikTok e 4chan. Il forum di Reddit, oscurato il 9 marzo, aveva raggiunto quasi trentamila membri.

Coloro che condividono questa manifestazione di identità di genere affermano si tratti di un orientamento sessuale verso le persone nate di sesso opposto al loro (cisgender) e non transitate, dando cioè priorità alla corrispondenza tra sessualità (cromosomica) e identità di genere (espressione culturale). Si definiscono una comunità e reclamano il diritto di esprimere il proprio orientamento esattamente come la comunità LGBTQ+. Il movimento si è diffuso, oltre agli USA, anche in India, Germania, Slovenia, Irlanda, Belgio, Scozia, Portogallo, Medio Oriente e Arabia Saudita.

Questo movimento ha attirato simpatie di correnti di estrema destra e provocato commenti negativi in esponenti LGBTQ+, i quali evocano diversi Paesi dove l’omosessualità o la non binarietà di genere è pesantemente perseguitata: nel continente europeo un esempio è la Polonia nella quale c’è il rifiuto della minoranza, mentre in altre parti del mondo come Africa e Cecenia, l’omosessualità viene punita con la morte. Questo non accade e non è mai è accaduto per i super etero.

Il fenomeno dei narcisisti

Sempre su TitTok, il 28 dicembre è stato lanciato un video, da Twentywhatpod – Val & Kay, nel quale una giovane viene intervistata sul suo orientamento sessuale:

Intervistatore (I.re): Ok, sexuality test, are you ready?

Intervistato (I.to): Ok.

I.re: Are you a lesbian?

I.to: No.

I.re: Are you straight?

I.to: No.

I.re: Are you asexual?

I.to: No.

I.re: Are you pansexual?

I.to: No.

I.re: What are you?

I.to: I’m a narcissist

Il video è stato reinterpretato fino ad oggi (26 aprile 2021), con lo stesso audio da altri 528 utenti, riconducibili a diversi Paesi. 528 in tutto il mondo non è un gran numero, il fenomeno, lentamente, è ancora in crescita. La prima versione, quella originale, ha 181.200 like e 1600 commenti, la seconda, di Val (la protagonista della prima) 66.900 like, e il terzo, di un ragazzo russo, venti mila e novecento like. Su questo post – è ancora presto e non sappiamo se si potrà definire come un fenomeno – è nostra intenzione fare una ricerca attraverso analisi dei commenti e interviste alle persone che hanno replicato l’intervista, per poter comprendere se effettivamente per loro fosse la dichiarazione di una loro inclinazione se non una vera e propria identità di genere, oppure un semplice divertimento o provocazione (magari di critica verso il narcisismo altrui). Questo avverrà all’interno di un un filone di studi più ampio, per comprendere quanto, di quello che le persone rappresentano di sé nei social, corrisponda effettivamente alla vita degli autori del contenuto e a quello che sono.

Social e identità di genere

Riportiamo qui la definizione di identità di genere: la relazione che un individuo ha con il proprio essere biologico, ovvero se si sente e si percepisce adeguato o inadeguato rispetto al proprio sesso biologico.

Espressioni di identità di genere, su TikTok, non mancano: ad esempio video di trans o sessualmente fluidi (che dichiarano di non identificarsi in nessuna categoria di genere, tantomeno in maniera binaria), che parlano della loro vita, dei loro problemi di relazione, della transizione, di pregiudizi ma anche di violenze subite.

Per sapere dove finisca la realtà e inizia la simulazione, dovremmo condurre almeno delle interviste, su che cosa intendono esprimere coloro che si riprendono nei video e come vengono percepiti dal pubblico e da coloro che li riproducono doppiati con l’audio originale.

Isolandoci sull’espressione manifesta, la superfice di quello che ci appare, ci troviamo comunque a due dichiarazioni singolari, sulle quali ci permettiamo di fare delle congetture, in analogia a ricerche e studi precedenti, la cui effettiva corrispondenza al vero dovrà essere in futuro soppesata empiricamente.

Cosa lega “super etero” e “narcisisti”

In entrambi i casi, nelle manifestazioni dei “super etero” ed in quelle dei “narcisisti”, abbiamo l’espressione dichiarata di un’identità di genere condivisa.

Nella prima, l’espressione provocatoria di una reazione, probabilmente a quella che viene sentita una minaccia dell’identità o di un suo aspetto, reazione che può derivare da fragilità interne più che da reali pericoli esterni e che non poche volte si traduce in manifestazioni di violenza e odio verso coloro dai quali ci si percepisce messi in discussione, che senza debolezze interne non sarebbero percepiti come un pericolo, semmai uno stimolo per scoprire meglio sé stessi, attraverso il confronto con la diversità altrui. La differenza fa crescere le persone nella conoscenza del mondo, accoglierla maturare la coscienza di un sé collocato come soggetto nel mondo ed aumentarne la definizione e la chiarezza dei confini verso l’esterno. Al contrario si vuole una realtà a propria immagine e somiglianza, un monolite identitario, di sentire, percepire ed essere. Condizione non lontana da un principio narcisistico di rispecchiamento (che può valere anche per estremismi opposti a quelli reazionari), in questo caso di fusione tra massa e individuo, della quale ben conosciamo i mostri che ha prodotto nella storia.

Nella seconda, l’orientamento è assolutamente opposto: non verso il cisgender complementare per il super straight, bensì verso la perfetta uguaglianza e sovrapposizione alla propria identità. I giovani in questi video dichiarano di essere attratti sessualmente da sé stessi, ovvero esprimono le radici primitive concettuali del narcisismo in psicologia che avrebbe condotto all’omosessualità maschile.

La vetrinizzazione di genere

In questa estrema polarità e nello spettro continuo di possibilità al suo interno, con le relative espressioni mediali, se si celebra così una forma di libertà, dall’altro si compie anche la mercificazione perfetta della propria rappresentazione dell’orientamento sessuale: una vetrinizzazione di genere.

Nel ‘700, la vetrina spostava l’attenzione direttamente sulla merce, senza l’intermediazione del negoziante. Grazie all’innovazione tecnologica di materiali, illuminazioni e architetture, l’esposizione è diventata una rappresentazione teatrale con la messa in scena dello spettacolo permanente dell’interazione tra i visitatori e la merce. Poi, con la cultura visiva dell’immagine, il consumatore diventa vetrina esibendosi in pratiche di consumo, un ostentato edonismo che fa corrispondere al raggiungimento del successo (valore da perseguire, ma soprattutto da mostrare) a quello del piacere. Infine, nelle piattaforme per la condivisione virale di contenuti generati dagli utenti, il prodotto che oggi genera ricchezza è quello che le persone mostrano di sé, quello che fanno, comunicano o cercano: le persone, con le loro vite intime, diventano la vera merce spettacolarizzata nella vetrina digitale dei social.

Nell’essere soli davanti alla vetrina prima, poi davanti allo schermo televisivo ed infine nella vertigine relazionale e rappresentativa dei social, la solitudine senza intermediazioni fisiche prepara la vita delle persone ad una messa in scena.

Una scena, nella quale per catturare attenzione, che gratifica fino alla dipendenza, e in alcuni casi ripaga anche economicamente, in assenza di specifici talenti, abilità, competenze o risorse, si pubblicizzano sempre più aspetti della vita privata. I quali semplicemente, essendo privati, non dovrebbero pesare sul giudizio di valore di una persona, nelle sua compatibilità o meno per determinati compiti più o meno pubblici: eppure quest’esposizione, continua e sempre più dilatata del privato, ha reso aspetti, come il genere o quello che si pensa intimamente sul genere e sulle sue diverse manifestazioni – che dovrebbero essere diritti inviolabili – elemento probante di una qualche indegnità davanti al tribunale dei social che, ferocemente, fa bannare il personaggio visibile nei social o danneggia la sua carriera, se questa li travalica.

Conclusioni

Dalla vetrina alla condanna il passo è breve e direttamente proporzionale al successo di pubblico: gli accusatori, come gli hater, sono sempre in agguato. Chi per la fama effimera dei like, chi per invidia verso chi l’ha ottenuta.

Di questi aspetti, anche per la vetrinizzazione di genere, ne dovremmo tener conto, in quanto la maggiore rappresentazione e auto-rappresentazione dei diversi orientamenti sessuali nella cultura popolare, rende più positivi gli atteggiamenti dei giovani verso queste minoranze. Tuttavia, la visibilità migliora la vita delle minoranze solamente quando le rispetta e quando rispetta le loro esperienze, fornendo rappresentazioni fatte di messaggi coerenti e positivi; se questo non avviene, aumentano le reazioni ostili ai diritti e alla parità. «Senza autenticità, si corre il rischio di marginalizzare l’esperienza delle persone direttamente interessate, anche nella varietà di prospettive, omologando e sensazionalizzando le loro istanze, che diventano così occasione di notorietà per marchi e personaggi famosi» (Berliner, 2018).

Bibliografia

Batini, F. (2011). Comprendere le differenze. Verso una pedagogia dell’identità sessuale. Roma: Armando Editore.

Berliner, L. S. (2018). Producing queer youth: the paradox of digital media empowerment. Routledge.

Codeluppi, V. (2007). La vetrinizzazione sociale. Il processo di spettacolarizzazione degli individui e della società. Torino: Bollati Boringhieri.

Codeluppi. V. (2015). Mi metto in vetrina. Selfie, Facebook, Apple, Hello Kitty, Renzi e altre “vetrinizzazioni”. Milano-Udine: Mimesis.

De La Cretaz, B. (2021), Reddit Ban Transphobic “Super Straight” Posts Linked to Neo-Nazi Groups. The viral trend was banned for “promoting hate towards a marginalized or vulnerable group”, Them., 11 marco 2021: https://www.them.us/story/tiktok-reddit-ban-transphobic-posts-linked-neo-nazi-groups

Kumar, J. (2021), Inside the ‘Super Straight’ Movement That Got Banned on TikTok and Reddit. It was a harmless video until it turned into 2021’s digital Straight Pride parade, Vice, 24 marzo 2021: https://www.vice.com/en/article/5dp793/superstraight-sexuality-movement-transphobia-reddit-tiktok

  1. https://www.vice.com/en/article/5dp793/superstraight-sexuality-movement-transphobia-reddit-tiktok
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