Tradurre il processo in una formula matematica: è possibile, ecco come | Agenda Digitale

Numeri e giustizia

Tradurre il processo in una formula matematica: è possibile, ecco come

L’istruttoria giudiziaria può essere tradotta in una formula matematica: un esperimento, per conferire maggiore certezza sul procedimento e l’esito. Tuttavia, non bisogna trascurare variabili fondamentali come la prudenza del giudice

03 Dic 2020
Luigi Viola

avvocato

processo amministrativo telematico

Nell’ambito di un procedimento giudiziario, l’istruttoria può essere tradotta anche in una formula. Questa ha il pregio di assicurare maggiore certezza, pur lasciando rilievo decisivo al prudente apprezzamento del giudice come previsto dall’articolo 116 del Codice di procedura penale. Vediamo come funziona: si precisa che tale contributo è di natura sperimentale, vuole solo mettere la lente d’ingrandimento su una possibilità, lungi da volersi accreditare come dogma.

Matematica e giustizia

La formula che andiamo a esporre rappresenta un primissimo studio sperimentale (e come tale va considerato), ma serve ad evidenziare la sequenza logica e procedimentale imposta dal codice di rito. La formula non tiene ancora conto del dictum dell’art. 116 comma 1 c.p.c., che attribuisce al giudice il potere/dovere/diritto di pesare le prove secondo il proprio prudente apprezzamento; la prudenza è un concetto relativo (quasi valoriale), da individuare caso per caso rispetto al fine. Ciò rende ancor più difficile la modellizzazione effettiva dell’iter processuale. Attenzione però: più difficile, ma non impossibile.

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Se si riuscisse in quest’intento, il grado di certezza dell’esito processuale e la sua prevedibilità sarebbero innalzati notevolmente, con beneficio di tutti i cittadini che potrebbero fruire di una maggiore parità di trattamento processuale.

Le variabili

Il provvedimento giudiziale finale è una composizione di fatto e diritto: il fatto esiste nella misura in cui viene provato, mentre il diritto che rileva è dato dalla sua interpretazione. Per iniziare, assegniamo le seguenti variabili:

PG = provvedimento giudiziale

FP = fatto provato

IP = interpretazione della legge[1]

Avremo, dunque:

PG= FP ∧ IP

Questo simbolo “∧ “ indica “and”, da intendere qui come una “e” congiunzione tra dati non omogenei.

Formula sperimentale per il processo civile 

La formula del processo civile potrebbe essere la seguente:

Assegnate queste variabili:

PP = prove precostituite;

FN= fatto narrato (può essere neutralizzato da un fatto narrato diverso, oppure tramite contestazione specifica ex art. 115 c.p.c.);

GD = giuramento decisorio;

PC = tutte le prove costituende ad eccezione del giuramento decisorio;

AP = argomenti di prova, ex art. 116 comma 2 c.p.c.;

n = variabile del numero di prove o interpretazioni;

∘ = composizione.

In base all’iter procedimentale dell’istruttoria, le prove precostituite precedono la contestazione dei fatti, che a sua volta precede le prove costituende.

FP = {(PP ± PPn) ∘ (FN ± FNn) ∘ [∀FN – FN = 0 => (GD ± GD)] ∘ [∀GD – GD = 0 => (PC ± PCn)] ∘ (AP ± APn)}

Si precisa che:

-∀ vuol dire “per ogni”;

-= 0 => vuol dire “se è uguale a 0, allora ne segue che”.

Facciamo un esempio. Tizio lancia dal balcone una chiave inglese, colpendo e così cagionando lesioni per colpa al signor Caio. Assistono all’evento Sempronia e Sempronio.

Caio agirà ex art. 2043 c.c., dovendo provare:

-colpa o dolo (a);

-causalità (b);

-danno (c).

Il processo viene attivato con atto di citazione, in cui Caio espone il fatto enunciando anche la presenza di colpa o dolo, causalità, danno (a+b+c). Tizio contesta la causalità (-b). Sempronio e Sempronia confermano la causalità (+b). Il giudice dovrà decidere: vediamo che succede utilizzando la formula ipotizzata. Questa è la formula:

FP = {(PP ± PPn) ∘ (FN ± FNn) ∘ [∀FN – FN = 0 => (GD ± GD)] ∘ [∀GD – GD = 0 => (PC ± PCn)] ∘ (AP ± APn)}

Non abbiamo PP, per cui attribuiamo il valore 0.

Non abbiamo GD, per cui attribuiamo il valore 0.

Non abbiamo AP, per cui attribuiamo il valore 0.

Ora inseriamo le variabili:

FP = {(0 ± 0) ∘ (a + b + c – b) ∘ [∀b – b = 0 => (0 ± 0)] ∘ [∀0 – 0 = 0 => (+b ± 0)] ∘ (0 ± 0)}

Ora eliminiamo i dati “neutralizzati” (b-b), così da avere:

FP = {(0 ± 0) ∘ (a +b+ c – b) ∘ [∀b – b = 0 => (0 ± 0)] ∘ [∀0 – 0 = 0 => (+b ± 0)] ∘ (0 ± 0)}

Da cui ne segue:

FP = a + c + b

Caio ha provato il fatto rilevante ex art. 2043 c.c.

La formula non tiene conto del diverso peso delle prove ex art. 116 comma 1 c.p.c.

Facciamo un altro esempio: Tizio lancia dal balcone una chiave inglese, colpendo e così cagionando lesioni per colpa al sig. Caio. Assistono all’evento Sempronia e Sempronio.

Caio agirà ex art. 2043 c.c., dovendo provare:

-colpa o dolo (a);

-causalità (b);

-danno (c).

Il processo viene attivato con atto di citazione, in cui Caio espone il fatto enunciando anche la presenza di colpa o dolo, causalità, danno (a + b + c), allegando un referto medico dimostrativo del danno (+ c ). Tizio contesta la presenza di un danno (- c). Sempronio e Sempronia confermano la causalità (+b). Il giudice dovrà decidere: vediamo che succede utilizzando la formula ipotizzata. Questa è la formula:

FP = {(PP ± PPn) ∘ (FN ± FNn) ∘ [∀FN – FN = 0 => (GD ± GD)] ∘ [∀GD – GD = 0 => (PC ± PCn)] ∘ (AP ± APn)}

Si precisa che:

non abbiamo GD, per cui attribuiamo il valore 0;

non abbiamo AP, per cui attribuiamo il valore 0.

Ora inseriamo le variabili:

FP = {( c ± 0) ∘ ( a + b+ c – c) ∘ [∀c – c = 0 => (0 ± 0)] ∘ [∀0 – 0 = 0 => (b ± 0)] ∘ (0 ± 0)}

Ora eliminiamo i dati “neutralizzati” (b-b), così da avere (c-c):

FP = {( c ± 0) ∘ ( a + b + c – c) ∘ [∀c – c = 0 => (0 ± 0)] ∘ [∀0 – 0 = 0 => (b ± 0)] ∘ (0 ± 0)}

Da cui ne segue:

FP = c + a + b ∘ b

Il fatto a + b + c è provato.

La formula non tiene conto del diverso peso delle prove ex art. 116 comma 1 c.p.c.

Conclusione

Si vive un momento di incertezza enorme, anche sul piano della giustizia: bisognerà trovare il giusto equilibrio tra oggettività e soggettività. Solo il primo non va bene in quanto si rischia di non tenere in considerazione le singole specificità del caso, in uno con le argomentazioni delle parti processuali. Neanche solo il secondo va bene perché rischia di creare incertezza, finendo per trattare in modo diverso situazioni giuridiche uguali.

Non c’è dubbio, però, che la sentenza deve essere sempre più verificabile, in modo tale che la decisione appaia la logica conseguenza (conclusione) di elementi di fatto (premessa minore) ed elementi di diritto (premessa maggiore).

_

Note

  1. Per questo, si rinvia integralmente a Viola, Interpretazione della legge con modelli matematici, Milano, 2018.

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