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Polimi

Arriva la Fatturazione Elettronica B2B: le cose da chiarire

di Paolo Catti, responsabile della Ricerca dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione

23 Apr 2015

23 aprile 2015

Dopo la Fattura Elettronica verso la PA, la Fattura Elettronica B2b: un passo dietro l’altro, a ritmo serrato verso la digitalizzazione del Sistema Paese

Con il Consiglio dei Ministri di ieri fa il suo ingresso sulla scena pubblica anche la Fatturazione Elettronica tra imprese. Sembrava appena “passata” la Fatturazione Elettronica verso la PA, con la sua scia di forte interesse ma anche di scetticismo e di difficoltà operative più o meno ragionevoli, che già fa capolino anche il tema della Fatturazione Elettronica tra imprese. Questo ritmo può anche sembrare serrato ma non deve sorprendere, poiché il cammino verso la digitalizzazione del Sistema Paese non può che svilupparsi in modo veloce, convinto, continuo e soprattutto con una visione strategica che eviti confusione e offra alle aziende una precisa linea direttiva. Non deve dunque stupire che, a soli pochi giorni dall’obbligo di Fatturazione Elettronica verso tutte le PA del nostro Paese, già ci si occupi di introdurre forti leve incentivanti all’adozione della Fatturazione Elettronica tra imprese, come è avvenuto nel Consiglio dei Ministri dello scorso 21 aprile: anzi, è probabilmente il solo ritmo sostenibile per sviluppare dinamiche di crescita digitale coerenti con le concrete attese di efficienza ed efficacia che il nostro Paese reclama: per recuperare competitività.

Di che tipo di innovazione si tratta? A partire dal 1° gennaio 2017, sarà incentivata l’adozione della Fatturazione Elettronica nelle relazioni tra le imprese, accanto a quella già obbligatoria verso la PA. Un’innovazione, considerata foriera di importanti opportunità anche dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, che nei suoi molteplici anni di attività ha stimato un beneficio complessivo legato alla diffusione della Fatturazione Elettronica strutturata tra tutte le organizzazioni (pubbliche e private) del nostro Paese pari a oltre 10 miliardi di €/anno – a patto, però, di abbandonare completamente la carta e i processi che sulla carta si basano e dalla carta “derivano”.

Va chiarito che la Fatturazione Elettronica nel B2b non può essere formalmente obbligata – come lo è stato verso la Pubblica Amministrazione – e quindi, altra novità assolutamente pregevole, questa innovazione rappresenta il presupposto per una semplificazione degli adempimenti dei contribuenti titolari di partita IVA. Il decreto appena approvato dal Consiglio dei Ministri, infatti, prevede la facoltà di trasmettere telematicamente le fatture all’Agenzia delle entrate in luogo delle comunicazioni che i contribuenti sono chiamati a inviare all’Amministrazione finanziaria nel corso dell’anno, peraltro coerenti anche con quanto emerso da una specifica ricerca condotta lo scorso anno dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione, in collaborazione con Confindustria Bergamo. Coloro che già adottano o adotteranno processi di Fatturazione Elettronica, si troverebbero agevolati nella effettuazione della trasmissione telematica e potrebbero coniugare comunicazione commerciale e fiscale consentendo di abolire completamente adempimenti come lo Spesometro e la comunicazione delle operazioni con i Paesi Black List e i modelli INTRA riferiti agli acquisti di beni e servizi – adempimenti burocraticamente tanto onerosi quanto “sgradevoli”, che gravano sull’operatività delle imprese. Il contribuente, poi, otterrebbe rimborsi IVA più veloci.

A questo proposito, è ancora da capire appieno, nel contesto della Fatturazione Elettronica nel B2b, il ruolo che avrà il Sistema di Interscambio. La speranza è che possa rappresentare, a regime, uno snodo centrale con il quale possano dialogare in modo efficace e continuo i molteplici provider e fornitori di soluzioni e servizi della Digitalizzazione dei “processi di interfaccia”, che già oggi gestiscono non poche fatture, peraltro in formato elettronico e strutturato (si pensi ai settori che adottano da anni pervasivamente l’EDI, ma anche alle Extranet o ai Portali B2b con cui alcune imprese gestiscono le relazioni commerciali verso i loro clienti e fornitori). Spetterà ora al Forum Italiano su Fatturazione Elettronica e eProcurement dare indicazioni sulle specifiche tecniche su questo fronte

Un altro elemento che da qui al 1 gennaio 2017 potrà avere un ruolo importante sull’evoluzione della Fatturazione Elettronica, verso la PA e nel B2b, è legato al percorso di sviluppo del cosiddetto “Core Invoice”. La Comunità Europea – nello specifico, tramite una commissione dedicata del CEN – è, infatti, al lavoro per definire il “subset ottimo minimo” di informazioni che, a partire dal 2019, ogni Pubblica Amministrazione europea dovrà “farsi bastare” per accettare – e portare in pagamento – una Fattura di un loro fornitore. Questo tavolo di lavoro è, a oggi, centrale nello sviluppo della Fatturazione Elettronica, sia in Europa sia in Italia, e potrebbe avere ricadute – comunque positive, a mio modo di vedere – sia sullo “standard” attualmente in uso sia sul numero stesso degli standard eventualmente utilizzabili a regime.

A meno di un mese dall’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la PA, anche la Fatturazione Elettronica tra imprese sta già diventando una realtà, nel nostro Paese. Teniamo presente che la Fatturazione Elettronica è uno “strumento dell’innovazione digitale” che può creare efficienza snellendo procedure e velocizzando i processi amministrativi; tuttavia, è anche – e soprattutto – un tassello di un processo più esteso – quello del ciclo dell’ordine. Infine – e non si può non apprezzarlo – si fa leva sugli incentivi legati alla semplificazione dell’attuale sistema burocratico: come “primo passo”, sembra fatto nella direzione giusta.

  • virgulto38

    L’innovazione digitale sarebbe sicuramente il presupposto per un passo avanti del paese se l’attuazione pratica non fosse affidata ai burocrati.
    L’esperienza di questi giorni con le PA locali è esemplare. L’invio delle fatture tramite Sdi funziona in modo accettabile ma quando la fattura arriva all’Ente destinatario finisce nelle sabbie mobili dei regolamenti di gestione del protocollo che ogni ente si è dato autonomamente. Alcuni accettano le fatture via PEC e le smistano via LAN interna agli uffici competenti che comunicano direttamente al Sdi il rifiuto e trasferiscono agli uffici finanziari le fatture accettate, altri pretendono che la trasmissione dal protocollo centrale agli uffici avvenga tramite PEC e viceversa. Quindi il rifiuto e l’accettazione ritornano, sempre tramite PEC, al protocollo centrale e da qui vengono trasmessi, via PEC ovviamente, al Sdi e agli uffici finanziari.
    Molti uffici finanziari non si fidano dell’efficienza degli altri e pretendono di ricevere comunque tutte le fatture elettroniche accettate o rifiutate creando pericolose duplicazioni di flussi.
    Se teniamo conto che ogni PEC genera tre messaggi da gestire, “protocollare” e archiviare (vedi conservazione sostitutiva) nascono seri dubbi sulla semplificazione introdotta da questa innovazione.
    L’efficienza e la semplicità non fanno parte del nostro DNA.
    Tra privati sicuramente sarà più semplice ma c’è da chiedersi “perché i nostri governanti sono così interessati a efficientare, come dicono loro, i rapporti tra privati ? che gliene frega ?”.
    Forse la risposta è una sola: mettere sotto controllo tutta l’economia e i flussi finanziari. Ovviamente per combattere l’evasione e poter ridurre la tassazione a carico di chi oggi è “tartassato”. Però nel frattempo aumenta il prelievo complessivo. Poi si vedrà.

  • Paolo

    Si, mi è capitato di vedere e che mi fosse raccontato di come, dopo la Fatturazione Elettronica, alcune PA duplichino, ristampino e di fatto appesantiscano il processo di prima… E, onestamente, mi aspettavo che sarebbe successo. Perchè non credo esista (nè da noi nè altrove) il modello per cui si dice/ordina “da ora si fa così” e magicamente le cose vanno subito in un altro modo che fa contenti tutti o quasi. Credo invece esista il concetto di “percorso”, che genera apprendimento, opportunità e innesca il desiderio di fare sempre meglio, con l’intento di garantire trasparenza, efficacia e anche efficienza. Penso anche che, dopo anni di mancata spinta all’innovazione, in non pochi uffici delle PA alcune prassi e procedure siano ormai diventate più importanti di persone e buon senso, che invece le dovrebbero governare.
    Per questo motivo, ritengo che il primo vero e auspicabile impatto della Fatturazione Elettronica debba essere di stampo culturale. E’ visibilmente inaccettabile lavorare con procedure nate con la carta e oggi “costrette” al digitale: tanto vale, allora, capire che cosa manca e che cosa serve per essere digitali “per davvero”. A qualcuno questa domanda è sorta da tempo. Ad altri si è fatta strada con l’avvento dell’obbligo di Fatturazione Elettronica. Altri ancora ci arriveranno, speriamo rapidamente, spossati da procedure e regolamenti interni “ibridi”, utili quanto una targa commemorativa in marmo legata a un piede durante una nuotata al largo.
    Infine, sono persuaso che il concetto di “percorso” richieda tempo e anche un po’ di fatica. E sono pure convinto che sia impossibile percorrere un cammino senza commettere errori: errori che però devono essere rapidamente affrontati e corretti. C’è, sempre secondo me, un solo modo per seguire questa via: quello di cominciare a “fare” e di proseguire nella direzione segnata senza soste, per fare sempre meglio (provando a evitare gli errori o a ripararne gli effetti in fretta).
    La realtà sta nel “Fare”, ponendosi l’obiettivo di fare meglio e non di fare come prima: attribuendo nuove e più corrette priorità al digitale. Il sogno, almeno il mio, è quello di recuperare il tempo perso su questo fronte, facendoci strada su un sentiero che sembra ostico, per arrivare rapidamente a capire come affrontarlo meglio.

  • emanuela

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  • Anna

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