Firma grafometrica, le reazioni dei tool all'uso di parti del corpo non abituali: ecco gli esperimenti - Agenda Digitale

L'analisi

Firma grafometrica, le reazioni dei tool all’uso di parti del corpo non abituali: ecco gli esperimenti

Firmare trattenendo la penna tra le labbra oppure con i piedi o con la mano con cui non siamo soliti scrivere: le sperimentazioni sono volte a valutare se i tool grafometrici convalidino comunque unicità e individualità della traccia

12 Mar 2021
Lorella Lorenzoni

Grafologa giudiziaria

Alessandra Panarello

Avvocato, Grafologa, specialista in Grafologia Giudiziaria

L’essere umano sollecitato da ogni esperienza e cambiamento interiore o esteriore può preservare un senso di unità e unicità anche durante un nuovo adattamento funzionale. Davanti a qualsiasi cambiamento del nostro corpo continuiamo ad esprimere un senso di unitarietà che è la nostra unicità. Il nostro team di ricerca[1]ha provato a convalidare, con l’ausilio di tool grafometrci, l’unicità espressa nella traccia grafica indipendentemente dal supporto, dal mezzo di scrittura e, soprattutto, indipendentemente dalla parte del corpo utilizzata (ad esempio: mano non abituale, gomito, bocca, piede). Il contributo scientifico è volto a individuare se i tool grafometrici convalidino l’unicità e individualità della traccia anche utilizzando parti del corpo non abituali.

La legge dell’impulso cerebrale

La legge dell’impulso cerebrale di Solange Pellat afferma che “il gesto grafico è sottomesso all’influenza diretta del cervello. La sua forma non è modificata dall’organo scrittorio se questo funziona normalmente e si trova sufficientemente adattato alla sua funzione”.[2] In ambito artistico ne sono testimoni i processi creativi realizzati con il pennello tenuto con la bocca, con lo strumento grafico legato ai polsi, con il pennello tra le dita del piede; modalità che confermano come vi sia adattabilità e possibilità di ritrovare la propria espressività grafica anche usando un arto mai utilizzato.

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Il movimento generatore del tracciato sembra permanere e riadattarsi velocemente. L’artista Luca Bucchi[3], tetraplegico dall’età di diciannove anni, comincia per caso a tenere le matite con la bocca per disegnare e intuisce che potrà trovare autentica espressione di se stesso con questa parte del corpo.

Nel nostro linguaggio parlato, le espressioni idiomatiche su quanto un piede possa fare – oltre a contribuire a mantenerci in equilibrio e in posizione eretta – non corrispondono a un qualcosa di ben fatto: l’espressione popolare “un lavoro fatto con i piedi” conferisce connotati negativi al risultato di una azione, etichetta qualcosa fatta malissimo, con una valenza particolarmente dispregiativa. Ricordiamo, ancora, le nostre docenti della scuola primaria che proferivano verso quegli alunni che non manifestavano una particolare propensione per la bella grafia (la “calligrafia”, appunto) inveire: “Hai scritto con i piedi!”, come se le funzioni motorie del piede fossero qualitativamente e quantitativamente inferiori a quelle della mano. Il mondo dell’arte conferma il contrario. L’artista Simona Atzori[4], priva degli arti superiori dalla nascita, non solo è una talentuosa ed affermata ballerina, ma all’età di quattro anni ha iniziato a dipingere con i piedi.  La produzione artistica conferma la conservazione dell’unicità espressiva attraverso un funzionale adattamento del corpo.

Scrittura in condizioni di limitazione funzionale e/o posizione innaturale

  • Primo step: abbiamo chiesto a diversi soggetti di firmare con la penna del tool grafometrico (WacomStu 530) legata con una corda di cotone alla mano abituale e tenendo il pugno chiuso.
  • Secondo step: la prova di scrittura, con la medesima modalità è stata ripetuta dopo pochi secondi; infine è stata acquisita anche la firma naturale del soggetto, sempre con l’utilizzo di tool grafometrici.

La penna viene legata esternamente al polso, il soggetto non utilizza la solita prensione indice/ pollice.

Permanenze grafiche

I prodotto grafico delle firme statiche su tool grafometrico mostra la permanenza della continuità, l’analogia nei gesti aerei, la compatibilità della tenuta del rigo con la quella della scrittura in condizioni normali, che traducono nell’insieme una stessa dinamica espressiva.

Confronto tra firme dello stesso soggetto in condizioni di non abitualità e condizioni di naturalezza

Dispositivo Wacom STU 530

Nelle firme statiche realizzate dallo stesso soggetto in condizioni di innaturalezza si riscontra maggiore difficoltà solo all’inizio del tracciato: visibile la maggiore difficoltà nella redazione della maiuscola “L”, assente la chiusura dell’occhiello che risulta invece presente in numerose firme naturali.

Il ripristino dello stile espressivo personale

Già dalla seconda prova di scrittura in condizioni “innaturali” il soggetto acquisisce maggiore capacità motoria ed è in grado di eseguire anche i dettagli della firma, lasciati incompiuti nella prima prova. Seppure il tempo di esecuzione nella prima prova sia maggiore e l’inclinazione subisca un rovesciamento degli assi, si apprezza un’analoga continuità grafica, analogia nei rapporti dimensionali, nella tenuta del rigo, permane il gesto aereo nelle tre firme: “E districati gli elementi fuori dall’ammasso informe, riunì quelli dispersi nello spazio in concorde armonia”, per citare Ovidio, “Metamorfosi”.

Si conferma l’espressione univoca

I grafici sottostanti mostrano una stessa dinamica (visibile nei grafici) che riconduce all’espressione univoca del soggetto, con firma in modalità non abituale e firma naturale.

Pressione e velocità nel gesto

I rapporti tra pressione e velocità pur subendo delle variazioni apparenti mostrano compatibili frequenze soprattutto nella parte finale della firma. Seppure nella modalità non abituale vi siano maggiori pause, rimane costante la sequenza dei movimenti che già dopo una seconda prova tende ad avvicinarsi di più a quella naturale, come ben evidente nel grafico sottostante.

Seconda prova in condizioni non abituali: ritorno allo stile grafico abitudinario

seconda prova firma in condizioni non abituali firma naturale

C:UsersHPDesktopcapriglionebocca.jpg
Azione grafica con penna in bocca

Come emerge l’analogia dell’impronta grafica naturale in ipotesi di prensione dello strumento scrittorio con la bocca? In questo caso abbiamo chiesto ai soggetti di firmare tenendo la penna del tool grafometrico con la bocca e abbiamo confrontato la prima acquisizione “innaturale” con quella susseguente acquisita dopo pochi secondi e poi con quella abituale eseguita con la mano.

I prova dinamica pressione – velocità

Naturale

II prova REALIZZATA CON BOCCA

Analogia dei risultati: il “ripristino” della dinamica naturale

Come si può apprezzare dai grafici rilevanti il rapporto pressione/ velocità, la prima firma realizzata con la bocca mostra una maggiore frammentazione nel movimento, dovuta agli aggiustamenti per compiere il gesto grafico; nella seconda prova, sempre con la bocca, si rileva una diminuzione del tempo di esecuzione e un avvicinamento o “ ripristino” della dinamica naturale.

Il rapido adattamento in condizioni diverse dall’abituale

Il fenomeno registrato con i tool di scrittura grafometrica confermano che “bisogna anche sapere che le stesse mutilazioni reagiscono sempre nello stesso senso[…]il riapprendimento giunge molto spesso ad eliminare i loro effetti ed a rendere alla scrittura l’aspetto di un tempo.”[5]

Tool grafometrici nella scrittura con piede destro e piede sinistro

Abbiamo confrontato firme grafometriche di uno stesso soggetto eseguite con piede destro, piede sinistro, mano destra e mano sinistra. La tendenza al mancinismo del soggetto scrivente è stata “corretta” in età scolare e riferisce di aver perso l’abilità nello scrivere con la mano sinistra, dichiarando, comunque, di compiere le altre attività con essa.

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Mano destra

2,2 sec

Mano sinistra

2,5 sec

Piede destro

7,6 sec

Piede sinistro

7,6 sec

Nelle firme raccolte si evidenzia uno stretto legame tra adattamento, abitualità e mancinismo, soffocato dalla didattica correttiva ed emerge la capacità del soggetto all’essersi adattato a scrivere, già in età scolare, con una mano (la destra) che non sentiva dominante e che, anzi, sentiva debole. Dopo un breve periodo di esercizio preliminare, il soggetto ha riacquistato, seppur parzialmente, anche con la mano sinistra, il dinamismo della firma in adduzione, per lo meno nella parte iniziale, mentre rimane ancora incerto l’andamento di abduzione.

Il fenomeno è spiegabile anche in considerazione del ruolo delle dita della mano[6]. Se l’indice ha il ruolo di flessore e, quindi guida la mano verso la formazione dei tratti discendenti, così come le forze congiunte ed equilibrate del pollice e dell’indice (estensori) consentono la stesura dei tratti ascendenti, rimanendo così nei loro ruoli definiti sia nella mano destra che nella sinistra, osserviamo un capovolgimento dei ruoli tra il pollice e il medio quando, separatamente, forniscono, impulsi motori alla formazione della scrittura: vergando con la mano destra, il pollice fornisce un impulso di abduzione (vezione verso destra) e il medio di adduzione (vezione verso sinistra), invertendo, però, i propri ruoli con la mano sinistra.

La capacità di adattamento neuromotorio ha riportato il soggetto, a poter vergare una firma con la mano sinistra, consentendogli di raggiungere una discreta padronanza del grafismo, riuscendo ad elaborare le asole e a gestire le vezioni verticali. Il tempo di esecuzione è il medesimo, si apprezza un’analoga continuità grafica senza gestualità aeree, analogia che permane anche nei rapporti dimensionali e nella tenuta del rigo.

Pressione e velocità

Ma quanto più sorprende è la corrispondenza dinamica del rapporto tra pressione e velocità.

Mano destra

2,2 sec

Mano sinistra

2,5 sec

Entrambe le sottoscrizioni presentano una pressione moderatamente appoggiata, con lievi modulazioni. In entrambe si rileva una ponderale calo pressorio nei gesti d’attacco e finali, nonché nella ricombinata. La velocità, pur non scevra di picchi acceleratòri, tende a diminuire nel corso dell’esecuzione della sottoscrizione, per aumentare nel gesto finale. Allo stesso modo, l’adattamento da parte del soggetto si manifesta nelle firme vergate con il piede.

Piede destro

7,6 sec

Piede sinistro

7,6 sec

Preyer Wilhelm Thierry[7], fu tra i primi a condurre studi ed esperimenti sull’indipendenza della scrittura dall’organo che materialmente scrive, avendo egli stesso adattato uno strumento scrittorio ad una spalla e rilevato che il prodotto grafico prodotto portava le medesime caratteristiche di quello vergato con la sua mano.

Ne deriva che anche nella scrittura col piede, si manifesteranno le medesime caratteristiche morfologiche della firma naturale: certo, le due firme vergate col piede presentano un tratto maggiormente frammentato, più tremolante, ma è interessante scoprire anche le corrispondenze tra le firme vergate dai piedi opposti: analogo tempo di esecuzione, seppur maggiore rispetto alla firma naturale, appoggio pressorio intenso con modulazioni più evidenti che nella firma naturale (date dalla insicurezza nella prensione del mezzo scrittorio), assenza di stacchi e di gesti aerei, velocità maggiormente ridotta rispetto alla firma naturale, ma compensata ma forti spinte acceleratorie.

L’analisi delle scritture con il sistema grafometrico dimostra che in condizioni difficili, non solo permangono le forme[8], ma, altresì, permangono combinazioni intrinseche, debitamente bilanciate, di pressione, velocità e tempo di esecuzione, che soltanto un sistema oggettivante come un sistema/mezzo di misurazione, qual è il tool grafometrico, può rilevare.

Scrittura con mano non abituale

È stato sperimentato cosa avviene da un punto di vista dinamico nelle caratteristiche della scrittura manuale provando a modificare la mano abituale. L’esperimento è stato condotto su un soggetto destrimane e su un soggetto mancino. Entrambi hanno apposto su tavoletta digitale (wacom stu 530/g) n. 8 firme a velocità decrescente, in corsivo e in stampatello, di cui 4 con la mano abituale e 4 con la mano non abituale.

Le firme sono state analizzate a coppie (mano abituale/non abituale) confrontando i grafici e i dati numerici di riferimento. I risultati vengono evidenziati a campione.

Prima prova – Soggetto destrimane – velocità sostenuta

mano destra 3.7 sec
mano sinistra 5,6 sec
PressioneVelocità

La percezione dello spazio rimane inalterata, nonostante le difficoltà motorie dovute all’adattamento ad una modalità scrittoria non abituale. La continuità grafica (modalità di staccare, legare o raggruppare le lettere) non subisce variazioni. Pressione e velocità presentano una modulazione analoga, ben visibile nell’andamento dei grafici.

In un ulteriore prova effettuata con lo stesso soggetto e riducendo la velocità si è osservato un aumento dell’appoggio pressorio[9] ma analoghe variazioni di velocità.

Quinta prova – Soggetto mancino – velocità sostenuta

mano abituale 6,9 sec
mano destra 17.9 sec
pressioneVelocità

Nella firma apposta con mano destra (non abituale) si osserva un tempo di redazione doppio rispetto alla firma naturale, ma analoga frammentazione del tracciato. Nonostante la maggiore lentezza esecutiva, l’appoggio pressorio è minore, in quanto risente della minor forza muscolare dell’arto non abituale. Permangono però accelerazioni negli stessi punti.

In ulteriore prova con soggetto mancino e riduzione della velocità si è osservata una maggiore accuratezza formale nella firma con mano non abituale dovuta all’adattamento dell’organo alla funzione scrittoria. In questo caso si è osservato un riequilibrio dell’appoggio pressorio, con valori analoghi alla firma con mano abituale e analoga modulazione (sia nel punto di avvio che finale).

Anche la scrittura con mano non abituale e l’adattamento funzionale del soggetto ad una condizione nuova, confermano il ruolo della scrittura nel plasmare i processi mentali e l’implementazione delle funzioni cognitive realizzando, nel rapporto dialettico tra soggettività e ambiente, l’unicità dell’individuo.

Digitalizzazione, vista e memoria

Esperimenti dell’applicazione digitale forniscono interessanti informazioni anche sul comportamento umano in situazioni di alterazione della percezione sensoriale, nel caso di specie quello della vista, ove svolge un ruolo attivo la memoria impressiva. Il senso della vista non si compone solo della percezione istantanea in senso stretto, ma in esso si innesta la visione, intesa quale attività e capacità di interpretare ed elaborare tutto ciò che è stato percepito con la vista.

Per percezione visiva, dunque, si intende quella parte della memoria che elabora le immagini ricevute. Sussiste una stretta correlazione tra vista, memoria e abilità motorie. Tutti quei comportamenti che si estrinsecano in procedure motorie vengono incamerati in una tipologia di memoria a lungo termine definita come memoria “implicita”, inconscia[10];si tratta della memorizzazione di abitudini motorie acquisite. Alla medesima categoria di memoria inconscia appartiene quella visiva, che ci permette la visualizzazione di un ricordo, di una situazione, di un luogo, di una persona disancorandola da una percezione visiva attuale, concreta ed istantanea.

Tra le abilità motorie rientra l’abitudine al processo di scrittura e quindi l’abilità acquisita dell’esecuzione del gesto grafico, come interazione di una sequenza di azioni e movimenti nello spazio, memorizzati ed inconsci. L’esempio per eccellenza del segno grafico che scaturisce dalla memoria implicita come qualcosa di inconscio si concretizza nel concetto di “scrittura automatica” di Andrè Breton[11], il quale identificò, con tale espressione la scrittura eseguita in una particolare condizione di istintività, tale da divenire una sorta di “dettatura del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione e al di là di qualsiasi preoccupazione estetica o morale”.

La scrittura al buio: gesto grafico e memoria implicita

Verifichiamo quali ripercussioni riporta il fenomeno scrittura in situazioni di artificiosa limitazione della vista creando un ambiente privo di illuminazione, sia naturale che artificiale, quindi un contesto di buio. Con l’applicazione digitale della scrittura grafometrica confrontiamo il risultato della scrittura al buio e con occhi bendati, con quella in un ambiente illuminato e normale visus. Il risultato è interessante.

Con l’ausilio dell’applicazione digitale si riscostruisce l’iter grafico eseguito nell’apposizione della firma al buio e in condizioni di visus naturale. Il primo caso rivela un dato rilevante: il prodotto grafico mantiene costanti alcuni elementi sovrapponibili sia dal punto di vista formale che nella interazione degli elementi di pressione e velocità.

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Di immediato riscontro le analogie cromatiche nell’intensità pressoria e la medesima durata del processo di esecuzione.

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C:UsersAlessandraDesktopscrittura al buio e memoria visivaSimona proveSimona lucesimona luce 2statica 2.jpg

È evidente il processo mnemonico nella consecuzione del movimento e nella conservazione del collegamento aereo riprodotto con l’indicatore del filo rosso. La memoria implicita visiva supplisce all’assenza delle informazioni visibili nel momento contingente ovvero: impossibilità di controllo cosciente nella direzione del movimento, nella gestione dello spazio, nella regolazione delle dimensioni, nell’allineamento tra nome e cognome, nella distanza tra le singole lettere. Il secondo caso dimostra il contenuto di quella valenza espressiva, libera dal condizionamento del controllo cosciente, cui si ispirava l’intuizione di Andrè Breton.

La scrittura di un soggetto che normalmente e su carta si caratterizza per la presenta di numerose soste e interruzioni tra i grafemi del nome, al buio si estrinseca in una nuova e maggiore fluidità del movimento: il nome viene eseguito con continuità, senza interruzioni. Tale fenomeno registrato con dispositivo digitale in condizioni di oscurità è stato confermato anche nella scrittura al buio su supporto cartaceo.

C:UsersAlessandraDesktopscrittura al buio e memoria visivaAnna proveAnna Luceluceluce 12statica 12.jpg
12,1 sec

Emergono le interruzioni sostituite da collegamenti aerei.

C:UsersAlessandraDesktopscrittura al buio e memoria visivaAnna proveAnna buiobuio 17statica 17.jpg
10,0 sec

Il nome si presenta legato e con maggiore fluidità

La conferma digitale

La memoria implicita incamera non solo la sequenza del movimento ma anche il sincronismo personale di spazio e tempo. La memoria visiva sostituisce la percezione sensoriale e guida le azioni e l’orientamento spazio temporale, che costituiscono elementi immanenti in ciascuno di noi, non alterabili da una limitazione dei nostri sensi coscienti.

Conclusioni

Il contributo della tecnologia convalida il concetto di univocità dell’individuo e del suo facile adattamento a nuove condizioni.

Il rilevamento con tool grafometrci di grafie, ottenute con utilizzo di arti e parti del corpo non abituali e in condizioni di alterazione della percezione visiva, conferma non solo la permanenza dello stile espressivo personale, ma anche il rapido ripristino dello stesso in condizioni di alterazione o limitazione della normale funzionalità percettiva e motoria.

in collaborazione con Emanuele Fontana – Bruna Pascali

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Note

  1. Progetto di ricerca della “Divisione Scienze Biografometriche Forensi” promosso dal CE.S.GRAF. Centro Studi Grafologici.Coordinamento a cura di: Lorella Lorenzoni – Alessandra Panarello.Team: Emanuele Fontana, Lorella Lorenzoni, Alessandra Panarello, Bruna Pascali.
  2. E. Solange-Pellat, “Le leggi della scrittura” pag.9 , Sulla Rotta del Sole – Giordano editore.
  3. Le opere e le firme sono esposte a solo scopo di ricerca. Lica Bucchi e Simona Atzori sono due artisti della VDMFK(Associazione dei pittori che dipingono con la bocca o con il piede). Le opere e firme sono state offerte da Ability Art, Verona .
  4. Vedi nota 3.
  5. Solange Pellat op.cit. pag 14
  6. Periot M., Brosson P., Morphophysiologie de l’ècriture, Paris, Payot, 1957.
  7. Preyer Wilhelm Thierry, fisiologo tedesco (Moss-Side, Manchester, 1841 – Wiesbaden 1897) autore di studi sulla fisiologia muscolare, sulle funzioni degli organi di senso, sull’attività psichica superiore.
  8. E.S.Pellat op. cit.
  9. legge delle variazioni concomitanti – Klages
  10. L. Maffei – A. Fiorentini, “Arte e cervello”, Saggi Zanichelli, seconda edizione, 2019.
  11. Andrè Breton, fondatore del surrealimo. “Il Messaggio automatico”, in riv. Minotaure, 1933.

Bibliografia

Breton A., Il Messaggio automatico, in riv. Minotaure, 1933.

Lorenzoni L. – Pratola R., Mano destra – mano sinistra, XII Simposio sugli Studi della Scrittura (Polonia), estratto in Bollettino A.G.P. Associazione Grafologi Professionisti anno 2017.

Maffei L. – Fiorentini A., Arte e cervello, Saggi Zanichelli, seconda edizione, 2019.

Pellat E.S. Le leggi della scrittura, Sulla Rotta del Sole – Giordano editore.

Periot M., Brosson P., Morphophysiologie de l’ècriture, Paris, Payot, 1957.

Un ringraziamento particolare all’Associazione Ability Art e a tutti coloro che hanno collaborato per la sperimentazione.

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