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Le nuove frontiere del riciclaggio: dall’azzardo al gaming online

Emergono nuovi fenomeni illeciti legati alle attività di riciclaggio e finanziamento al terrorismo, in contrasto alle normative sempre più rigorose per far fronte al problema

16 Mar 2020
Filippo Graziano

Consulente in Antiriciclaggio e Privacy


La normativa si adegua all’evoluzione dell’antiriciclaggio, ma anche i malintenzionati si innovano e trovano nuove soluzioni per delinquere. In quasi tutti i Paesi del mondo sono stati rafforzati i presidi, le norme e lo scambio di informazioni per ostacolare il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo. Per gli operatori del riciclaggio i metodi tradizionali si scontrano con la stretta regolamentare sperimentata negli ultimi anni: emergono quindi nuovi fenomeni illeciti, legati per esempio al gioco online. Vediamo lo scenario.

Il contesto normativo

Le indagini più eclatanti relative al mondo della finanza, dell’imprenditoria o della politica hanno come innesco una o più segnalazioni di operazioni sospette inviate all’Uif – Ufficio informativo finanziario presso la Banca d’Italia. L’ufficio, dopo una fase di analisi e approfondimento, in caso rilevi tali segnalazioni come fondate su elementi certi o accertabili, le invia agli organi di controllo, Guardia di Finanza o Dia, per il successivo sviluppo dell’indagine. Ricordiamo per esempio le indagini nei confronti di Grillo, Casaleggio, Renzi, oppure le condanne nei confronti della MPS, Compass, BNP Paribas francese ed altre.

Il decreto legislativo 231 del 2007 è stato ultimamente rettificato e adattato in modo da rispondere in maniera sempre più efficiente alle nuove forme di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo anche sotto la spinta dei regolamenti dell’Unione Europea e degli elaborati del Gafi-Faft – Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale o Financial Action Task Force: un organismo intergovernativo che ha per scopo l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali di origine illecita. Tra i provvedimenti più importanti ricordiamo il D.Lgs. 40 del 2017 che ha recepito la IV direttiva UE e il D.Lgs. 125 del 2019 che ha recepito la V direttiva UE, mentre dovrebbe essere recepita entro luglio del 2020 la VI direttiva UE.

I nuovi fenomeni illegali

Ed è proprio per tutte queste ragioni che la ricerca per l’anonimato e l’occultamento dei proventi spinge gli autori del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo a cercare nuove soluzioni che permettano margini di manovra propria in quei settori che sfuggono al dettato normativo o che abbiamo un ciclo molto veloce e quindi difficilmente intercettabile dalle autorità di controllo. Nei vari anni abbiamo, purtroppo, assistito a veri e propri fenomeni illegali collegati al trading online, al gioco d’azzardo specialmente tanto da indurre il legislatore italiano ad intervenire con specifiche norme che obbliga gli operatori del gioco a distanza a adottare procedure e sistemi di controllo volti a ostacolare le pratiche di riciclaggio di denaro sporco. È pertanto necessario adocchiare e vigilare sui conti gioco con maggiori passaggi di denaro o con una concentrazione di vincite distante dalla media. Nei casi di conti gioco anomali o sospetti, devono inoltre verificare frequenza e tipologia di ricarica. Non possono poi consentire che le ricariche dei conti gioco online avvengano con strumenti non tracciabili o non verificati. E infine, sono tenuti a conservare in archivio per 10 anni tutti gli IP utilizzati da uno stesso giocatore.

Le piattaforme di gioco online hanno vissuto in poco più di 10 anni uno sviluppo enorme, vedendo aumentare in maniera esponenziale il volume del giro d’affari e il numero degli utenti iscritti. In maniera parallela alla crescita del settore, le istituzioni di livello nazionale ed Europeo si sono impegnate per garantire agli utenti massima trasparenza e affidabilità da parte dei concessionari allo scopo di tutelare i giocatori da eventuali frodi. Oggi in Italia, grazie ai controlli stringenti da parte della Società informatica Sogei (controllata direttamente dal Ministero di Economia e Finanza), le possibilità che le piattaforme di gioco online mettano in atto politiche lesive dei diritti dei consumatori sono praticamente azzerate. Per ottenere la licenza, infatti, gli operatori devono rispettare criteri ben definiti, pena la revoca della licenza. Sogei monitora inoltre tutte le giocate e pertanto, a meno che i clienti non si rivolgano a operatori non autorizzati e illegali, le piattaforme di gioco rappresentano un ambiente sicuro e controllato.

Le frodi

I rischi maggiori sono invece quelli connessi alle frodi da parte degli utenti ai danni degli altri giocatori o addirittura ai danni dello Stato attraverso sistemi di riciclaggio di denaro sporco. Tra i più importanti ricordiamo i seguenti:

  • Chip Dumping: partite pilotate per trasferire denaro illecito. Prendendo a esempio la più autorevole piattaforma di gambling e giochi da casinò, quelli definiti “di abilità”, in cui non si tenta la sorte ma si sfidano avversari reali seduti – per così dire – all’altro capo dello schermo. Con la collaborazione di uno o più complici, è possibile perciò sfidarsi on-line e pilotare o truccare l’esito di una partita. Lo scopo nella maggior parte dei casi, sta nel consentire il passaggio di denaro illecito da un utente all’altro (al netto della commissione richiesta dall’operatore di gioco) senza che nessuno abbia nulla da obiettare, quindi in maniera del tutto legale. In altre parole: per riciclare denaro sporco.
  • Multi-accounting: registrazioni con più alias per ottenere vittorie facili. Più semplice da verificare e quindi meno sempre meno diffuso è invece il fenomeno del multi-accounting, ovvero della registrazione con più alias ad una stessa piattaforma online allo scopo di occupare più posti ai tavoli virtuali e ottenere più facili vittorie. In passato, bastava utilizzare i documenti dei familiari per aprire più conti gioco controllati in realtà dalla stessa persona. Quest’ultima, in seguito, accedeva con l’ausilio di più computer alla piattaforma e giocava illegalmente con alias multipli, ostacolando gli utenti reali. Oggi i maggiori controlli e le verifiche stringenti sugli IP di provenienza dei giocatori rendono estremamente difficile questa pratica. È notizia di alcuni giorni fa che tra la ADM (Agenzie delle Dogane e Monopoli) e la Guardia di Finanza hanno siglato un protocollo di collaborazione, secondo cui Adm consegnerà alla Finanza la mappatura completa dei soggetti che operano nel settore, i dati della filiera (concessionari distributori ed esercenti ) e dei clienti, i volumi di gioco generati presso i singoli esercenti con il fine di potenziare le sinergie di lavoro per agevolare ispezioni e controlli per il contrasto del riciclaggio di denaro.

Il caso: l’operazione in Canada

Ecco perché i soggetti attivi del riciclaggio si sono rivolti a Paesi dove il controllo è meno rigoroso come ad esempio è il caso da ultimo segnalato sulla stampa specializzata proveniente dal Canada. Infatti, è notizia degli ultimi giorni riguarda una vasta operazione eseguita in quel Paese per repressione di riciclaggio da parte di operatori italiani. Si riporta stralcio della notizia: “Il Canada ha sviluppato una massiccia operazione di riciclaggio di denaro sporco, secondo il dirigente della polizia di York Carl Mattinen, che ha contribuito a guidare le indagini. Il denaro è stato riciclato attraverso i casinò legali del Paese, ha aggiunto Mattinen, affermando che l’organizzazione ha “ripulito oltre 70 milioni di dollari in pochi anni”. Il cosiddetto “Gruppo” gestiva anche il gioco illegale nei caffè, 11 dei quali sequestrati dalla polizia, che ha sequestrato anche 27 case e 23 veicoli di lusso, tra cui una Ferrari del valore di $ 880.000. È stata usata anche un’azienda di prestiti per riciclare denaro. Gli investigatori italiani affermano che la ‘Ndrangheta, che è composta da dozzine di clan più piccoli che rispondono nominalmente a un gruppo di leader senior in Calabria, guadagna milioni di euro all’anno come principale broker europeo di cocaina.

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La polizia canadese ha arrestato nove sospetti membri del gruppo criminale organizzato calabrese della ‘Ndrangheta, accusati di riciclaggio di denaro e gioco d’azzardo illegale nell’area di Toronto. Per tre giorni, la polizia ha fatto irruzione in 48 caffè, aziende e residenze collegate al gruppo, sequestrando 35 milioni di dollari canadesi (26,8 milioni di dollari statunitensi) di beni, tra cui cinque Ferrari. I nove sospetti sono stati accusati di una serie di reati, tra cui riciclaggio di denaro sporco, frode del governo e partecipazione ad un gruppo criminale organizzato. La polizia canadese sta ancora cercando di rintracciare un altro uomo in relazione al gioco illegale e ad accuse di droga. In Italia, la polizia ha arrestato 12 persone e ne sta ricercando altre due in un’indagine parallela per associazione mafiosa, possesso illegale di armi, trasferimento fraudolento di beni e altri crimini”.

Riciclaggio e gaming online

Un’ultima frontiera del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo è quello legato ai giochi online il cui mercato è sempre più in espansione. Infatti, è stato di recente stimato, da soggetti del settore, che il gaming online fattura oltre 170 miliardi di dollari a livello globale. A tutto questo va aggiunto che ai giochi possono collegarsi utenti di diversi luoghi e nazioni in modo veloce e quasi anonimo ed è ancora poco regolamentato. E per tutte queste ragioni che per le organizzazioni criminali il gioco online può apparire ancor più attraente di un comparto tradizionalmente come il gioco d’azzardo.

Uno dei casi più rilevanti dell’ultimo periodo è quello posto in risalto da una fonte giornalistica il quotidiano britannico The Independent, in collaborazione con la società di sicurezza informatica Sixgill che riguarderebbe il famoso gioco Fortnite. Nell’articolo si legge che Fortnite è un gioco online particolarmente popolare, sviluppato nel 2017 dalla società USA Epic Games. Nel novembre dello scorso anno ha raggiunto quota 200 milioni di utenti registrati con una crescita del 60% in appena cinque mesi. A gennaio, il quotidiano britannico The Independent, in collaborazione con la società di sicurezza informatica Sixgill, ha rivelato come la piattaforma sia stata teatro involontario di varie operazioni di riciclaggio realizzate attraverso i cosiddetti V-bucks, la valuta virtuale utilizzata nel videogame. Utilizzando carte di credito rubate, i “riciclatori” avrebbero fatto incetta di moneta digitale da rivendere a prezzo scontato sul dark web. Gli acquisti sarebbero stati realizzati in bitcoin rendendo le transazioni ancora più difficili da tracciare. I numeri dell’operazione in ogni caso non sono noti con certezza. Gli elementi distintivi dell’operazione che rendono difficile l’attività dell’autorità di controllo sono:

  • L’anonimato
  • La dimensione internazionale del gioco
  • L’utilizzo di valuta virtuali
  • La velocità con cui avvengono le transazioni
  • Settore poco regolamentato

L ’anonimato e la dimensione internazionale del gioco fanno il resto. Ancora Richet: «cittadini di Paesi diversi partecipano ai giochi online. Utilizzando valute virtuali, i criminali possono inviare denaro a complici di altre nazioni. I soldi virtuali a quel punto possono essere convertiti in denaro reale mentre i criminali stessi spariscono senza lasciare traccia e senza che le autorità possano inseguirli».

Conclusione

Per tutto quanto sopra, al fine di evitare l’uso improprio del gaming online, si rende sempre più necessario una più stringente e coordinata regolamentazione di tutti i Paesi in cui questi strumenti vengono utilizzati e gestiti applicando, se possibile, alle stesse piattaforme gli stessi vincoli esistenti per ottenere licenze per i giochi d’azzardo.

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