Referendum online, ecco le urgenze dopo la proposta Colao | Agenda Digitale

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Referendum online, ecco le urgenze dopo la proposta Colao

Il ministro all’innovazione apre ai referendum online, venendo incontro a richieste dell’associazione Luca Coscioni, per ampliare così l’accessibilità degli strumenti di democrazia diretta. Ci sono però ora interventi da fare per passare finalmente ai fatti

04 Giu 2021
Marco Gentili

co-presidente dell'Associazione Luca Coscioni

Lorenzo Mineo

coordinatore della campagna “Democrazia a Distanza” dell’Associazione Luca Coscioni

Tra le priorità del governo Draghi c’è la transizione digitale. Una transizione che non può limitarsi agli aspetti di efficientamento della pubblica amministrazione, ma deve anche consentire alla cittadinanza di godere dei diritti civili e politici grazie alle più recenti applicazioni tecnologiche.

Referendum online, la proposta del Governo

Il Ministro Colao per l’Innovazione Tecnologica, incaricato di gestire questa transizione, ha fin da subito dimostrato una grande attenzione verso le richieste di chi – da sempre – è attivo nella proposta popolare di referendum o di iniziative di legge, avviando un lavoro per trasformare in possibilità tecnologiche le norme adottate alla fine del 2020 che consentiranno la sottoscrizione online degli strumenti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione.

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Il sistema previsto dal Ministero renderebbe contestuale la sottoscrizione di un documento, l’autentica della firma e la certificazione che il soggetto detiene i diritti civili e politici. Sicuramente si tratta di un ottimo sviluppo che, purtroppo, malgrado l’impegno del Ministero, non sarebbe disponibile per la raccolta firme referendarie per l’eutanasia legale, che il comitato promotore, l’Associazione Luca Coscioni e decine di altri gruppi hanno in serbo per le prossime settimane fino alla fine di settembre.

Le richieste dell’associazione Luca Coscioni

L’Associazione Luca Coscioni in modo particolare, tramite il suo co-presidente Marco Gentili nel mese di maggio ha scritto più volte al ministro Colao e lanciato un appello pubblico per consentire da subito la sottoscrizione online degli strumenti di democrazia diretta. L’iniziativa fa seguito alla battaglia storica di Mario Staderini, giurista e attivista che nel 2020 ha fatto condannare l’Italia dal Comitato diritti umani dell’ONU nel 2020 a causa delle “irragionevoli restrizioni” al diritto di promuovere referendum.

Firma digitale per i referendum, l’Italia nega un diritto: il Governo deve intervenire

Su questo obiettivo, lo stesso Gentili – che con Staderini era già stato protagonista delle azioni sotto al Quirinale che hanno portato all’introduzione della firma digitale con la legge di bilancio 2021- ha manifestato il 3 giugno con un sit-in davanti al ministero, insieme all’ex Senatore radicale Marco Perduca. Il ministro Colao si è manifestato interessato alla questione e ha ricevuto per una lunga riunione di lavoro i due.

In questa sede si è parlato, oltre che della piattaforma pubblica che il Ministero sta realizzando per il 2022, anche dell’urgenza di anticipare a luglio 2021 la possibilità – già prevista a partire dal 1 gennaio 2022- per i comitati promotori di raccogliere le firme autonomamente con gli strumenti elettronici di cui all’articolo 20 bis del Codice dell’amministrazione digitale. 

La legge sui referendum prevede infatti che le 500.000 firme necessarie vengano depositate entro il 30 settembre 2021, mentre vieta la presentazione di referendum  dall’anno prima della scadenza legislatura, dunque se non si presentano referendum nel 2021, non si potranno tenere prima del 2024. Per questo è stato chiesto al Ministro Colao un intervento immediato che anticipi al prossimo mese di luglio la validità delle firme digitali raccolte ai sensi del CAD.

Altra questione riguarda l’obbligo di accompagnare ciascuna delle 500mila firme con un certificato elettorale da chiedere a ogni singolo comune. Una procedura vessatoria che fa sprecare risorse ai comuni oltre che ostacolare i promotori, che dovrebbero poi depositarli presso un altro ente pubblico, l’Ufficio Centrale per i referendum presso la Cassazione. In pratica una partita di giro inefficiente che ben potrebbe essere risolta attraverso i sistemi digitali.

Se all’attenzione di Colao seguiranno fatti concreti, si mancherebbe una discontinuità dalla storia della Repubblica italiana, che non ha mai brillato per rispetto della propria legalità costituzionale e degli obblighi internazionali. Obblighi previsti da quei trattati che la Repubblica stessa, tanto festeggiata da tutti noi ogni 2 giugno, ha firmato da quando esiste, molto spesso senza onorarli come dovuto.

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