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Iperammortamento, Pizzi (Anitec): “Serve più chiarezza sul cloud”



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La Legge di Bilancio aggiorna gli allegati del Piano Transizione 4.0 includendo AI, cybersecurity ed ESG. Ma l’incentivo resta sbilanciato verso investimenti on-premise, mentre le imprese scelgono sempre più soluzioni as a service che, come canoni operativi, oggi rischiano di restare escluse

Pubblicato il 23 gen 2026

Letizia Pizzi

Direttore Generale di Anitec-Assinform



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digital networks act (1); iperammortamento fair share nel Digital Networks Act Governance delle network operations




La recente Legge di Bilancio ha compiuto un passo importante per l’ammodernamento del Piano Transizione 4.0, aggiornando gli allegati tecnici che definiscono quali tecnologie possono beneficiare degli incentivi. L’elenco ora include modelli e sistemi di intelligenza artificiale, tecnologie di cybersecurity di nuova generazione e piattaforme per la gestione ESG. Si tratta di un aggiornamento atteso e necessario, che riflette l’evoluzione tecnologica degli ultimi anni e riconosce le nuove priorità delle imprese.

Non si tratta più soltanto di rendere più efficienti i processi produttivi, ma di costruire la capacità di raccogliere, analizzare, proteggere e valorizzare i dati aziendali. Solo quando il dato diventa parte integrante della strategia di business si può parlare di autentica trasformazione digitale: un’impresa che conosce a fondo i propri processi e li governa per competere e innovare.

Cosa cambia con gli allegati 4.0 aggiornati

L’aggiornamento degli allegati dei beni soggetti all’agevolazione 4.0 ha opportunamente incluso hardware e server dedicati all’elaborazione dei dati e alle soluzioni software on-premise: quelle installate fisicamente sui server dell’azienda, che richiedono investimenti infrastrutturali significativi e gestione interna.

Tuttavia, oggi la maggior parte delle imprese italiane sceglie un percorso diverso: il cosiddetto as a service, cioè l’elaborazione off-device dei dati con soluzioni fornite a canone da provider tecnologici. Non a caso il mercato dei servizi in cloud in Italia cresce del 15,7% all’anno, raggiungendo 8,13 miliardi di euro nel 2024, secondo i dati del rapporto “Il Digitale in Italia 2025”. La modalità di erogazione as a service rappresenta oggi l’80% del mercato cloud italiano.

Perché le imprese scelgono l’as a service

I motivi di questa preferenza sono chiari: costi iniziali contenuti, che rendono la tecnologia accessibile anche alle PMI; aggiornamenti automatici, che garantiscono funzionalità sempre aggiornate; scalabilità immediata, che consente di gestire picchi di attività senza sovradimensionare l’infrastruttura.

Per molte imprese, soprattutto piccole e medie, è semplicemente la tecnologia più efficace.

Iperammortamento 4.0 cloud: il nodo contabile dei canoni

Ed è qui che emerge il problema. I canoni pagati dalle imprese per soluzioni as a service, dal punto di vista contabile, non vengono iscritti come beni ammortizzabili nello stato patrimoniale, ma trattati come spese operative. Di conseguenza, non possono beneficiare della maggiorazione prevista dall’iperammortamento, che per sua natura si applica agli ammortamenti.

Se questa situazione non venisse risolta, una larga parte del mercato tecnologico resterebbe esclusa dall’incentivo.

L’impatto sulle pmi e il rischio di un incentivo meno accessibile

Le conseguenze ricadrebbero soprattutto sulle PMI, che si troverebbero di fronte a un dilemma: o rinunciare alle agevolazioni, oppure sostenere i costi elevati delle soluzioni on-premise senza avere né i volumi di dati né le esigenze operative che rendono quella scelta davvero vantaggiosa.

Invece proprio sulle PMI dobbiamo concentrare la nostra attenzione. Un recente rapporto congiunto di Banca d’Italia, del Ministero dell’Economia e delle Finanze e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha valutato l’impatto del Piano Transizione 4.0 nel periodo 2020–2022, evidenziando risultati significativi: 29 miliardi di euro di credito d’imposta mobilitati, con un effetto moltiplicatore che ha generato nelle imprese beneficiarie un aumento del tasso di investimento compreso tra 0,4 e 3,7 punti percentuali e tassi di crescita annuale dell’occupazione compresi tra lo 0,7% e il 3,1%.

Tuttavia, i dati sull’impatto sui ricavi rivelano un divario importante: le grandi imprese che hanno aderito per prime hanno generato fino a 25 euro di nuovi ricavi per ogni euro investito, mentre per le medie imprese il rapporto si è attestato tra 4,5 e 7,7 euro e per le piccole tra 2,5 e 4,8 euro.

Perché includere il cloud eviterebbe di ampliare il divario

Il Piano, dunque, funziona e produce risultati concreti, ma non risolve l’evidente gap di efficacia tra grandi imprese e PMI. Escludere le soluzioni as a service dall’agevolazione significherebbe ampliare ulteriormente questo divario, rendendo l’incentivo ancora meno accessibile ed efficace proprio per quelle imprese che ne avrebbero più bisogno e che rappresentano la maggioranza del tessuto produttivo italiano.

La soluzione già esiste: riprendere il chiarimento del 2019

La buona notizia è che la soluzione esiste già. La Legge di Bilancio 2019 aveva affrontato e risolto questa questione, chiarendo espressamente l’agevolabilità dei costi sostenuti per canoni di accesso a beni immateriali 4.0 nell’ambito dell’iperammortamento.

Basterebbe ribadire lo stesso principio nel decreto attuativo del nuovo iperammortamento 4.0 per garantire continuità normativa e certezza agli investimenti, senza introdurre alcun onere aggiuntivo o modifica sostanziale alla misura.

Oltre il chiarimento: strumenti per la digitalizzazione di base

Viste le difficoltà delle PMI, sarebbe opportuno quindi non solo chiarire l’agevolabilità delle soluzioni cloud ed edge, ma anche introdurre in futuro strumenti specifici per la digitalizzazione di base, come già sperimentato con successo in altri Paesi europei.

Penso, ad esempio, al voucher Kit Digital, che ha promosso la digitalizzazione di 556.000 piccole attività in Spagna. Muovere i primi passi nella trasformazione digitale diventa più semplice quando gli incentivi promuovono tecnologie facilmente integrabili nei processi aziendali e accessibili anche per realtà con risorse limitate.

Un passo avanti da completare per l’industria italiana

La direzione indicata dalla Legge di Bilancio con l’aggiornamento tecnologico è quella giusta. Ora serve completare il percorso, lavorando insieme — Istituzioni e imprese — per disegnare il futuro dell’industria italiana, che deve per forza passare da una trasformazione digitale profonda, capace di sostenere l’innovazione e il recupero di competitività.  

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