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Intelligenza artificiale, conoscerla per non farci rubare il lavoro

Non dobbiamo temere l’intelligenza artificiale che in Europa verrà sviluppata e utilizzata all’interno di un sistema ben definito di regole per tutelare i diritti e la salute dei cittadini europei. Dobbiamo però imparare a conoscerle gli algoritmi e usarli in modo consapevole e sicuro

14 Ott 2021
Emanuela Girardi

membro direttivo AIxIA e founder di Pop AI

deep fake_ intelligenza artificiale_5

Quando parlo di come le nuove tecnologie cambieranno il nostro modo di lavorare vedo nascere l’ansia nella maggior parte delle persone che temono di perdere il proprio posto di lavoro perché verranno sostituite da un algoritmo oppure hanno paura di essere in qualche modo controllate da un sistema automatico di intelligenza artificiale.

In realtà le tecnologie non ci ruberanno il posto di lavoro e non ci controlleranno, le tecnologie sono neutre ma sono sviluppate e utilizzate da esseri umani che decidono l’obiettivo da raggiungere attraverso l’utilizzo delle tecnologie e in quale contesto impiegarle.

Ecco perché la visione antropocentrica europea dell’intelligenza artificiale è importante, perché in Europa vogliamo sviluppare e utilizzare queste tecnologie per migliorare la vita dell’uomo.

Cosa vuol dire migliorare la vita lavorativa con l’IA

La prima domanda che dobbiamo porci è quindi cosa vuol dire migliorare la vita dell’uomo in ambito lavorativo attraverso l’utilizzo delle tecnologie di AI.

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Grazie all’impiego delle tecnologie di AI molte mansioni potranno essere automatizzate liberando l’uomo da attività ripetitive, noiose, alienanti, faticose o pericolose. Pensiamo all’automazione robotica dei processi che può essere introdotta in alcune funzioni amministrative, oppure all’utilizzo della robotica nelle aziende manifatturiere, nella logistica o in attività o contesti rischiosi o non confortevoli per l’uomo come depositi di materiali chimici, miniere, luoghi infetti…

I numerosi studi sui lavori del futuro sono abbastanza concordi nel dire che in generale solo alcune mansioni dei nostri lavori verranno automatizzate, e che i lavori che scompariranno saranno una piccola parte. Inoltre, c’è un diffuso ottimismo sul bilancio positivo dei nuovi posti di lavoro creati da questa transizione digitale: cioè ci saranno più lavori nuovi di quanti verranno cancellati dalle nuove tecnologie.

Le competenze per i nuovi lavori del futuro

Ma il problema è che le persone che perderanno il posto di lavoro non avranno le competenze per svolgere i nuovi lavori che nasceranno. Servono quindi attività di riqualificazione della forza lavoro per insegnare le competenze necessarie a svolgere i nuovi lavori del futuro. Anche in questo caso le tecnologie di AI possono fornire un contributo positivo perché permettono sia di analizzare in modo predittivo le competenze necessarie per svolgere i lavori del futuro, sia di sviluppare dei piani di formazione personalizzati sulle specifiche lacune evidenziate per ogni azienda e per ogni lavoratore. Utilizzando l’apprendimento adattivo si possono inoltre tenere in considerazione i singoli bisogni formativi e il fatto che ognuno di noi impara in modo diverso: le tecnologie ci possono quindi aiutare a rendere la formazione più inclusiva e al servizio delle persone.

Ma quali sono i lavori del futuro e le nuove competenze che dobbiamo apprendere?

I nuovi lavori del futuro vengono definiti come “rosa blu e verdi” e corrispondono indicativamente alle categorie della cura, del digitale e della sostenibilità.

I lavori rosa

I lavori rosa sono le professioni legate alla cura e all’insegnamento, definiti rosa perché sono oggi svolti principalmente da donne. Questi lavori non verranno sostituiti da algoritmi di AI perché richiedono competenze trasversali (le soft skills) quali intelligenza emotiva, capacità relazionali e comunicazionali ed empatia che non sono automatizzabili. Però anche questi lavori cambieranno e grazie al supporto delle tecnologie di AI miglioreranno le condizioni dei lavoratori che dovranno però imparare a conoscere e utilizzare le nuove tecnologie.

I lavori blu

I lavori blu invece riguardano le professioni che richiedono competenze digitali avanzate e in particolare su AI, dati, cloud, blockchain, IoT. Oggi c’è una fortissima domanda con un’offerta piuttosto limitata e molti posti rimangono vuoti per mancanza di persone con le competenze adeguate. Questo fenomeno, meglio conosciuto come skills mismatch, rappresenta il divario esistente tra le competenze richieste dalle imprese e quelle di cui sono in possesso i lavoratori e oggi riguarda circa 10 milioni di lavoratori in Italia e con un impatto sul PIL di circa l’8%.

Serve una rivoluzione culturale per risolvere questa situazione e mettere lo sviluppo del capitale umano come priorità strategica dell’agenda governativa. In primis è necessario un piano politico serio e strutturato di formazione della forza lavoro. Allo stesso tempo è necessario incentivare lo studio delle discipline scientifico-tecnologiche (STEM: Science, Technology, Engineering and Mathematics) per garantire che nel medio/lungo periodo ci siano sufficienti lavoratori con queste specializzazioni. Inoltre, dovremmo sviluppare un sistema educativo bilingue che accanto alle materie tradizionali insegni la lingua dell’intelligenza artificiale, cioè insegni a tutti gli studenti cosa sono le tecnologie di AI e come utilizzarle in modo sicuro perché quasi tutti i lavori del futuro richiederanno queste conoscenze e se non le forniamo in modo strutturato durante il percorso scolastico rischiamo di trovarci con dei potenziali emarginati e disoccupati digitali.

I lavori verdi

La terza categoria dei lavori del futuro riguarda i lavori verdi, cioè tutte le professioni che contribuiscono a favorire la trasformazione ecologica. Oggi i lavori verdi in Italia sono già più di 3 milioni e sono in continua crescita; vanno dai cuochi sostenibili, che utilizzano le tecnologie per controllare la provenienza e la qualità degli ingredienti e per ottimizzare l’uso delle materie prime minimizzando gli sprechi nell’ottica dell’economia circolare, ai nuovi meccatronici che combinano le competenze sui motori e quelle sull’elettronica e sulle nuove tecnologie che sono ormai integrate in tutte le auto di nuova generazione. Ma l’area dei “green jobs” dove le tecnologie di AI stanno già dando un grande contributo riguarda l’agricoltura, attraverso la raccolta e analisi dei dati delle colture è infatti possibile ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche, che saranno sempre più scarse, e dei fertilizzanti, che potrebbero essere nocivi, e ottimizzare la produzione in funzione delle reali necessità. Gli operatori della filiera agricola dovranno quindi imparare a usare le nuove tecnologie come supporto decisionale per migliorare la propria competitività e per ridurre l’impatto ambientale delle loro attività.

L’AI per migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro

L’ultimo e forse più importante contributo che le tecnologie di AI possono dare in ambito lavorativo riguarda il loro utilizzo per migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro. I dati degli incidenti e delle morti sul lavoro in Italia sono davvero sconfortanti e inaccettabili, a oggi nel 2021 sono già state registrate 677 denunce di infortuni mortali (erano 1270 nel 2020) e un totale di 554.340 infortuni sul lavoro denunciati all’Inail nel 2020. Grazie all’impiego delle tecnologie di AI e IoT si possono identificare e monitorare i rischi presenti nell’ambiente di lavoro e sviluppare delle attività preventive per eliminarli. Se prendiamo ad esempio la manutenzione predittiva sugli impianti industriali, non solo è utile per ridurre i fermi dei macchinari ed evitare ritardi nei piani di produzione, ma è un intervento fondamentale per evitare che dei guasti possano causare infortuni a delle persone.

Anche l’impiego di sensori può migliorare la sicurezza del lavoro, si possono infatti raccogliere e analizzare i dati relativi alla presenza di fonti eccessive di calore, patogeni o sostanze nocive e generare un segnale di allarme al superamento di una soglia limite evitando così incidenti per i lavoratori. Inoltre grazie ai wearables, ai dispositivi intelligenti indossabili, si possono raccogliere dei parametri vitali dei lavoratori che stanno compiendo delle mansioni considerate rischiose, ed è possibile intervenire in maniera preventiva in presenza di segni di stanchezza o malore per evitare incidenti. Ovviamente tutte queste attività devono essere condotte nel rispetto delle normative sulla privacy e dell’AI Act, il nuovo regolamento europeo che regolerà l’utilizzo dei sistemi di AI, che è in fase di discussione al Parlamento Europeo e che probabilmente entrerà in vigore nei prossimi due anni.

Conclusioni

Non dobbiamo quindi temere gli algoritmi di intelligenza artificiale che in Europa verranno sviluppati e utilizzati all’interno di un sistema ben definito di regole per tutelare i diritti e la salute dei cittadini europei. Dobbiamo però imparare a conoscerli e usarli in modo consapevole e sicuro per poter svolgere i nuovi lavori che nasceranno nella prossima società digitale.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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