Nuove reti

Banda ultra larga, come il Veneto prepara il terreno agli investimenti

Mentre a livello nazionale continua la “partita a scacchi” tra gli operatori di telecomunicazione e il Governo, a livello locale ci si mobilita per diventare attrattivi rispetto ai nuovi e cruciali investimenti in banda ultralarga. Affrontando i due limiti principali per lo sviluppo dei progetti: scarsa conoscenza della domanda e delle infrastrutture passive

Pubblicato il 20 Mag 2015

Luca De Pietro

Università degli Studi di Padova

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Banda ultra larga, come il Veneto prepara il terreno agli investimenti

In attesa di capire quando e come il nuovo Piano Strategico Nazionale sulla Banda Ultralarga entrerà nella sua fase attuativa- in considerazione soprattutto anche degli ultimi annunci di questi giorni– la Regione del Veneto avvia una manifestazione di interesse pubblica per raccogliere la disponibilità dei territori a sviluppare progetti di banda ultralarga.

I due limiti principali per lo sviluppo di progetti di reti di nuova generazione da parte degli operatori di telecomunicazione, in particolare nelle aree non metropolitane (ovvero tutte le aree che non ricadono nel famoso cluster A), sono:

· la scarsa conoscenza sulla reale domanda locale interessata ad acquisire i nuovi servizi di connettività

· una mappatura approssimativa delle infrastrutture passive da riutilizzare (cavidotti etc) per ridurre al minimo gli scavi e quindi abbattere gli investimenti richiesti nella posa della fibra ottica.

La Regione Veneto con la sua manifestazione di interesse rivolta alle comunità locali – rappresentate da amministrazioni pubbliche, associazioni di categoria, consorzi di imprese, etc – chiede ai territori di autocandidarsi dichiarando:

· la consistenza e la qualificazione della domanda locale (sia di imprese, che di istituzioni pubbliche, che di cittadini) fornendo aspetti quantitativi e dichiarazioni di interesse;

· quali infrastrutture già esistenti potrebbero essere riutilizzate per facilitare la stesura della fibra (raccogliendo preziose indicazioni per la realizzazione di un catasto delle infrastrutture locale);

· gli incentivi che la comunità locale intende offrire per attrarre gli investimenti in banda ultralarga (per esempio contributi alla domanda concessi da istituzioni locali, velocità nei permessi, sgravi etc).

Tutte queste autocandidature verranno successivamente validate dalla Regione in termini di fattibilità tecnica e coerenza con i vincoli normativi europei sugli aiuti di Stato in materia, per poi essere messe a disposizione degli operatori cofinanziandole con una prima trache di risorse immediatamente disponibili (Fondi FAS). Un modo per testare il modello e poi magari estenderlo anche alle future risorse derivanti dalla nuova programmazione europea 2014-20.

Ovviamente il percorso proposto dalla Regione Veneto non è sostitutivo del Piano Nazionale, ma anzi ne rappresenta la giusta complementarietà in quanto lavora su due aspetti che lo stesso cita come fondamentali: l’emersione e l’aggregazione della domanda di connettività a livello locale e il massimo riutilizzo delle infrastrutture passive già disponibili.


Mentre a livello nazionale continua la “partita a scacchi” tra gli operatori di telecomunicazione e il Governo, a livello locale ci si mobilita per diventare attrattivi rispetto ai nuovi e cruciali investimenti in banda ultralarga. Speriamo di riuscire a passare in tempi veloci alla piena attuazione del Piano nazionale attraverso una convergenza dinamica tra livello nazionale e livello regionale-locale: in questo contesto l’esperienza promossa dalla Regione del Veneto può rappresentare un’interessante banco di prova.

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