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Direttore responsabile Alessandro Longo

Il commento

Caro Renzi, in Silicon Valley non c’è vanto a essere italiani

di Paolo Colli Franzone, Osservatorio Netics

25 Set 2014

25 settembre 2014

Secondo voci di corridoio, qualcuno ha consigliato al premier di parlare dell’italianità del computer. Un po’ come, a Venezia, Renzi ha rivendicato come italiano il telefono. Ma non c’è da vantarsi: la politica ha guastato tutto. E continua a farlo

Si mormora che nel corso della preparazione dell’imminente viaggio del Presidente del Consiglio in Silicon Valley qualcuno abbia suggerito di impostare lo speech presidenziale partendo dalla “italianità” del Personal Computer e da un non meglio dettagliato auspicio di ritorno ai tempi olivettiani.

Bene, benissimo.

Innanzitutto, è vero: il PC è stato inventato in Italia, a Ivrea. Pier Giorgio Perotto, ingegnere Olivetti, lo progetta più o meno esattamente 50 anni fa e lo presenta, nel 1965, alla Fiera di New York.

E fu anche un discreto successo commerciale: la “Perottina” (così veniva confidenzialmente chiamato il P101 Olivetti, in omaggio al suo progettista) fu venduta in poco meno di 50.000 esemplari. E fu anche “scopiazzata” dalla Hewlett Packard (HP 9100A), tanto che in seguito a un contenzioso per violazione di brevetto HP dovette riconoscere a Olivetti ben 900.000 dollari di allora a titolo di royalty.

Ok. Il PC lo abbiamo inventato noi.

E se è per questo, abbiamo inventato anche il microprocessore (Federico Faggin) e l’accelerometro (Bruno Murari). Tornando ancora più indietro, abbiamo anche inventato il telefono (Meucci) e il telegrafo senza fili (Marconi). Qualche eporediese (abitante di Ivrea) è anche in grado di ricordare che persino Ethernet vanta tra i suoi molti padri anche un paio di olivettiani. 

Così, all’ingrosso, abbiamo inventato in Italia almeno il 75% dei mattoncini coi quali è costruito l’intero universo dell’ICT così come lo conosciamo adesso.

Non è che ci sia andata benissimo, però. C’è un peccato orginale, nella storia dell’informatica italiana.

E si chiama “politica”. Con abbondante contorno di “finanza”.

Marconi finì per realizzare compiutamente il suo sogno andando in Gran Bretagna e fondando lì la sua omonima azienda; Faggin e Murari sono considerati dei veri e propri miti dall’altra parte dell’Oceano, ma qui in patria non se li ricorda (il verbo più adeguato sarebbe un altro) nessuno.

Olivetti ha fatto la fine che ha fatto, e in tanti ci ricordiamo di un tal Ugo La Malfa che disse “no grazie, al governo italiano queste diavolerie elettroniche non servono, e comunque vuoi che i giapponesi non siano più bravi di noi?”.

Fiat e General Electric possedettero la Olivetti per un abbastanza lungo periodo, ma si guardarono bene dall’aiutarla ad affermarsi.

Paradossalmente, anche la stessa Olivetti non diede una grossa mano a sé stessa: le grandi teste pensanti olivettiane di Cupertino sbatterono la porta in faccia a un certo William Gates III, in arte Bill, allorquando il giovanotto dopo qualche ora di anticamera davanti all’ufficio di Alessandro Osnaghi si sentì dire “no, grazie, non abbiamo bisogno del tuo linguaggio Basic, noi siamo più bravi di voi”.

Ed anche quando davanti a Olivetti passò, rallentando, il treno Apple (con Jobs in difficoltà finanziarie e a caccia di soci) il risultato fu “no grazie, siamo più bravi noi”.

L’ultimo “no grazie, siamo più bravi noi” credo se lo sia sentito dire tal Massimo Banzi, il papà di Arduino.

Insomma: io ci andrei cauto, se fossi nei panni del Presidente del Consiglio.

Perché qualcuno, nella comunità finanziaria e tecnologica di Silicon Valley, potrebbe essere così diversamente giovane da ricordare gran parte delle cose che ho provato qui a riassumere.

Perché a botte di “siamo più bravi noi di voi”, non si va da nessuna parte.

Perché noi siamo quelli che a colpi di ceralacca, carte bollate e fidejussioni rendiamo la vita impossibile a chiunque abbia uno straccio di idea imprenditoriale e commetta l’errore di partecipare a un bando per ottenere un finanziamento pubblico.

Perché noi siamo quelli che non ce la fanno a mettere insieme uno straccio di vision e di modello a tendere per un’evoluzione digitale del Paese. Sperando che ce la riescano a fare i nuovi arrivati, a partire dal Digital Champion appena insediato e dalla neo DG dell’Agenzia per l’Italia Digitale.

Ma andare a Ovest per annunciare una Via Italiana all’Informatica, francamente mi pare prematuro.

Partiamo piuttosto dall’andare a chiedere loro di tornare a investire in Italia. Ofrendo, magari, qualche piccola merce di scambio a partire da una nuova e significativa tornata di investimenti pubblici per l’Agenda Digitale.

PS: Presidente Renzi, metta in conto che qualcuno in Silicon Valley potrebbe chiederle come sta l’Onorevole Boccia, quello della Google Tax. E, sicuramente, le faranno domande su Gino Paoli, sulla SIAE e sulla “copia privata”. Non le basterà, parlare di Ivrea e dell’ing. Perotto.

E, mi raccomando: appena trova una mezza giornata libera, venga a farsi un giro a Ivrea. La aspettiamo.

  • ictexpert

    Che dire , articolo perfetto.
    Il genio italiano è stato sempre umiliato da politici ignoranti, incompetenti e corrotti e da imprenditori interessati solo a lucrare piuttosto che a investire sull’innovazione e sui talenti.
    In un paese senza meritocrazia dove vai avanti non per quello che sai ma per quello che sei non c’è possibilità di sviluppo.
    Le panzane del giovinotto di Firenze vanno bene per una conferenza ma poi la realtà è un’altra.
    Un talento perchè dovebbe lavorare in una azienda italiana sfruttato e frustrato dal vedersi superare dal figlio di papà di turno ? Se ha coraggio va all’estero dove guadagnerà il triplo e sarà giudicato per il proprio lavoro e basta.
    E intanto il nostro paese sprofonda ed è solo capace di proporre slogan e battute, guidato da una classe politica inetta pronta a fare patti con imprenditori interessati solo a spolpare quello che c’è da spolpare per il proprio personale profitto.

  • Napy

    OT: E’ mia opinione che la più grande scoperta italiana fu quella degli antibiotici. Senza di questi non esisterebbe la chirurgia con remissione del paziente, la lotta alla TBC e ogni parto cesareo si concluderebbe con la morte della madre…
    https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Tiberio

  • ComputArte

    Articolo che merita attenzione. Ma aggiungerei che alla politica ed alla finanza, si sono uniti e si stanno unendo gli organi di informazione e giornalisti “insabbiatori” che continuano a spacciare per innovazione , soluzioni insulse e impolverate.
    Come in passato fu azzoppato ed insabbiato Olivetti, così si sta facendo con molte VERE INNOVAZIONI che , essendo indipendenti dal modello di business che gira attorno alle strutture delle OTT e dei loro sistemi operativi architettati per RUBARE E SPIARE DATI, sono semplicemente ignorate!
    Basta guardare i vincitori dei bandi sull’innovazione e i premi tributati a chi scrive codice per app per telefonini e per finire, la realtà aberrata ed aberrante degli incubatori…..spazi rivendicati come esaltanti l’innovazione, ma nella realtà calderoni di programmatori che servono a valorizzare le architetture delle OTT.
    L’Italia è molto di più e se la solita politica non coadiuva, è ora di SVEGLIARCI TUTTI!!!!!!!!!!!!

  • Giulio Beltrami

    Google, dall’Android, continua a scartare l’Italia nei suoi concorsi per idee.
    Credo per il rischio di impantanarsi in beghe legali.
    Giulio Beltrami

  • Alessandro Osnaghi

    Caro Paolo, un amico mi ha segnalato che ero citato in questo articolo per aver fatto fare un’ora di anticamera a Cupertino nientemeno che a Bill Gates. Se si raccontano amenità del genere, non so da quale fonte raccolte, non si aiuta a capire come sono andate le cose nell’informatica italiana e mondiale.
    Parliamo di fatti ed episodi avvenuti se ben ricordo negli anni 79-80 del secolo passato, ben 35 anni fa. Allora Olivetti era certamente all’avanguardia nel software di base (linguaggi e sistemi operativi)e stava sviluppando una linea di calcolatori che partendo da quello che oggi chiameremmo personal computer si estendeva all’area dei sistemi, minicomputer e server. La tecnologia scelta da Olivetti, non per patriottismo, ma perché migliore era la tecnologia Z8000 Zilog di quel Federico Faggin che tu pure citi (questa scelta nell’evoluzione tecnologica e del mercato che seguì si rivelò sbagliata sia per l’M20 che dovette poi basarsi su tecnologia Intel(diventando M24 IBM compatibile) sia per l’M40 che migrò negli anni 80 su tecnologia Motorola per poter supportare Unix.
    Le responsbilità di sviluppo per i due livelli di computer, il personal M20 ed il mini M40, erano separate sia a livello di sistemi operativi che di linguaggi. Il personal computer era di responsabilità di Cupertino mentre il minicomputer era di responsabilità di Ivrea.
    Bill Gates era allora uno sconosciuto ragazzino che aveva sviluppato un interprete per il liguaggio Basic. Un corrispondente sviluppo era in corso a Cupertino come pure era in corso lo sviluppo di un sistema operativo POS per l’M20 che era di gran lunga superiore al sistema operativo DOS di Bill Gates, che poi venne adottato per l’M24 quando si affermò la compatibilità a livello binario tra prodotti di fornitori diversi.
    Al di là del fatto che non è vero, anche se lo fosse, l’aver fatto aspettare un potenziale sconosciuto fornitore, non mi crea alcun imbarazzo. Ricordo vagamente di aver partecipato all’incontro in cui Bill Gates proponeva il suo Basic a Olivetti solo perchè per caso ero quel giorno a Cupertino (e anche lui disse, forse per pura cortesia, di ricordarsi di me durante l’incontro che nel 2001 ebbe con l’allora ministro Bassanini).

    Ma non è questo il punto, il punto è che non si cerca di capire e spiegare come sono andate realmente le cose e perchè il sistema Italia non avrebbe mai pututo competere e non potrà compere anche avendo nei singoli la capacità di sviluppare prodotti migliori. Raccontare le cose in modo superficiale e aneddotico vero o falso comunque non aiuta, soprattutto la classe politica, a capire. Anche per l’Agenda digitale mi sembra che le cose vadano così.
    Un caro saluto
    Sandro Osnaghi

  • ComputArte

    Gentile Ing. Osnaghi, constatato che ha voluto precisare gli accadimenti, contestualizzandoli ad una analisi di prodotto, perchè non condivide la sua idea sulla/e ragione/i per la quale :” il sistema Italia non avrebbe mai pututo competere e non potrà compere anche avendo nei singoli la capacità di sviluppare prodotti migliori “?

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