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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 125° PUNTATA

Christo

24 Giu 2016

24 giugno 2016

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia totale, dalla Sindrome della Noia Assoluta”, perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno, in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, con la base di copertura su un ricostruito antico bus rosso a due piani, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono cioè completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

“Ma proprio tutto?…”
“Si proprio tutto! Tutta la galassia, ormai.”
“Ma c’è stato il famoso gran ictus mnemonico! È passato quasi un anno ormai… sono state staccate, annullate, distrutte le memorie connesse… senza memorie connesse si spegne ogni creatività… lo sappiamo! Ogni mutazione artistica di colline, fiumi, laghi, montagne…“

Tutto era opera d’artisti. Ogni montagna. Poderosa. Quieta. Silente. Affranta. Emulata. Ogni albero. Svettante. Inquieto. Assente. Corposo. Annoso. Nodoso. Ogni prato. Accarezzato. Affamato. Segnato. Pensato. Assuefatto. Spiritoso. Geloso. Ogni insenatura. Abbracciata. Affasciata. Accolta. Attratta. Distratta. Baciata. Offesa. Ogni riva. Distesa. Contesa. Amata. Piegata. Assorta. Accorta. Imbarazzata. Ogni erba. Cresciuta. Pasciuta. Silente. Gemente. Tessuta. Vissuta. Ogni dirupo. Arrembato. Attento. Scontento. Dilaniato. Mendace. Ardito. Ogni giraffa. Volante. Stordente. Prudente. Perplessa. Appassionata. Nascosta. Ogni nuvola. Interrogata. Dilaniata. Assetata. Disegnata. Agguantata. Affrettata. Ogni ghiacciaio. Assolato. Assalito. Assestato. Lievitato. Gemente. Ogni vento. Potente. Saldo. Solitario. Acceso. Arricciato. Annusato. Ogni isola. Pensata. Variegata. Affaticata. Concessa. Collezionata. Sensata. Ogni fiume. Piegato. Ammarato. Afroso. Scontroso. Mestato. Genuflesso. Ogni collina. Evanescente. Appassionata. Bisbigliata. Pensosa. Sfumata. Ogni scogliera. Fiera. Squassata. Sassata. Attratta. Anfratta. Perigliata. Sofferta. Rabbiosa. Ogni lago. Rimpianto. Accarezzato. Tormentato. Parlato. Camminato.

“C’è quella passerella che è molto sospetta, agenti… funziona ancora… perfettamente…” verbava la comandante Akila Khaspros. “Per un’opera così devono esserci migliaia di memorie connesse ancora funzionanti… sarebbe un bel bottino, agenti!” “Mi scusi comandante ma quella passerella non ha mai avuto bisogno di memorie connesse, funziona così da oltre tre secoli!… come tutto il resto ormai… le memorie passano, gli artisti durano, se così posso dire…” inanellava Stefano Magli, l’agente di Memoria Antica della squadra. La comandante tristiva. I tripli vetri si riempivano. Di lago. È là fuori che insistono i profumi. Frastornano le malinconie. Aggregano le solitudini.

“Dunque tutto! Anche questa antica passerella?” l’acqua scura. Limpida. Testimone. Di miliardi di piedi.
“Certo! Questa è stata il vero inizio di tutto…” Il bus rosso posteggiato. Sulla strada. Lungo la riva. Si vergognava. Della sua banalità.
“Chi era l’artista?”
“Si chiamava Christo.”

(124 – continua la serie. Episodio “chiuso”)

edoflei06@gmail.com

  • Attilio A. Romita

    Tante volte capita che due fatti avvenienti persone cose siano uniti collegati confrontati resi simili e differenti ed il confronta spinge a riflessioni sulla loro eterna forse dicotomia forse parallelismo.
    Stavo leggendo una nota sull’ultima esternazione, forse artistica forse solo eclettica dell’uomo “che incarta i monumenti” ed la TV trasmetteva la storia dell’uomo che sulle Dolomiti Bellunesi segue i “viat”, le vie scoscese, che i camosci sono capaci di percorrere con salti eleganti e corse pazze sull’orlo di stradelli sul precipizio che solo loro conoscono. E all’uomo che solitario percorre la montagna bella e difficile si contrappongono le turbe nelle quali la molteplicità si trasfonde in un unicum sudante che percorre una traccia che vorrebbe mutarla in sciame sospeso in una passeggiata sull’acqua.
    E il nome di chi questa camminata asciutta sul liquido ha creato è una copia sbiadita, una imitazione povera di chi pensa sufficiente un nome per sentirsi qualificato ad essere un tentativo malriuscito di una insolente imitazione di “Colui che camminò sulle acque” e che non ebbe bisogno di incartare monumenti per incantare le folle che lo seguirono solo spinti dalla Sua Parola.
    Il sacro e il profano, la parola e la plastica arancione, anno 30 e anno 2016, folla che applaude folla che condanna, sciame pauroso per un soffio di vento e folla festosa che si esalta.
    Contraddizioni che si confrontano, collidono, s’intrecciano alla ricerca di una verità mai certa, continuo cambiamento che rende lo sciame indistinto un insieme di essere pensanti che talvolta ricordano di saper pensare unendo memoria, intelligenza ed umanità.

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