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Decreto

D’Angelo: “Agenda Digitale monca senza il riordino delle frequenze”

12 Ott 2012

Nicola D'Angelo


Nelle norme sull’Agenda Digitale trovo diverse ed utili iniziative, di cui peraltro da tempo si parla. E fin qui va bene. Ma di frequenze o meglio di un loro riordino o di un loro miglior utilizzo non c’è traccia.

Leggo: digital divide colmato con i collegamenti wireless. Già, ma dove prendono le frequenze? Sarà poi vero che per l’eliminazione delle interferenze tra canali TV e LTE l’Agenda dispone che i relativi costi sono a carico dei soli telefonici? E le frequenze ora usate dai militari, vogliamo rimetterle in gioco per la banda larga? O non sono quelle, anch’esse, risorse digitali?

Mi fermo, anzi no. Un’ultima cosa proprio la voglio dire a proposito delle start up. Spero che restino in Italia, ma soprattutto spero che qualcuno, finita la sbornia cinese, prima o poi si accorga delle industrie nazionali di settore (Italtel, Sirti, Sielte e così via).

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