Il prezzo sta scritto per intero nel comunicato di Nvidia, 12.930.300.000 dollari fino all’ultima cifra, e serve a comprare Hugging Face: la piattaforma dove diciotto milioni di sviluppatori, ricercatori e creativi pubblicano e scaricano tre milioni di modelli, mezzo milione di dataset, un milione di applicazioni, e dove duecentomila aziende vanno a scegliere cosa mettere in produzione. I ricavi annualizzati della società comprata si aggirano sui 150 milioni, il che colloca il multiplo intorno alle ottantasei volte, e quel multiplo racconta l’oggetto reale della transazione, che sta fuori dal conto economico: è la posizione da cui si decide quale modello diventa lo standard di fatto.
L’annuncio porta la firma di Jensen Huang, ceo e fondatore di Nvidia e arriva sette settimane dopo la campagna con cui lo stesso Huang ha portato a Washington la difesa politica dei pesi aperti. Le due mosse vanno lette insieme, come si leggono le politiche commerciali di uno Stato e non i comunicati di una software house.
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Chi ha firmato la lettera sugli open weights, e chi ha comprato la piattaforma
Il 24 luglio Huang ha pubblicato il primo post della sua vita su X, e non era il lancio di un chip: era una lettera di tre pagine, «Open Weights and American AI Leadership», indirizzata al legislatore statunitense. Fra i venticinque firmatari iniziali comparivano Microsoft, Meta, IBM, Dell, Palantir, Andreessen Horowitz, Y Combinator, la Linux Foundation, Mozilla, Mistral e Hugging Face. Nelle ventiquattro ore successive i firmatari sono raddoppiati a cinquanta, con l’arrivo di Google, AMD, Cisco, Cloudflare, GitHub e Ollama, mentre Amazon e Anthropic restavano fuori, e Anthropic pubblicava tre giorni dopo una propria posizione separata sui modelli a pesi aperti.
La tesi della lettera, racconta Fortune, poggia su un parallelo storico con il software libero degli anni Ottanta e su tre argomenti: i modelli aperti allargano l’accesso economico alla tecnologia, impediscono a poche imprese di controllarla, migliorano la sicurezza perché più ricercatori possono ispezionare il codice invece di affidarsi a pochi punti singoli di rottura. Huang ha aggiunto una formula che vale l’intero documento: «the world needs both frontier closed models and frontier open models», il mondo ha bisogno sia di modelli di frontiera chiusi sia di modelli di frontiera aperti.
Il contesto era più aspro di quanto la lettera lasciasse vedere. La campagna è arrivata quattro giorni dopo le indiscrezioni su un’amministrazione americana pronta a rilanciare la restrizione dei modelli aperti cinesi, e in un momento in cui Anthropic e OpenAI, secondo la ricostruzione del New York Times, facevano pressione contro quei modelli sostenendo che i laboratori cinesi rubassero la loro tecnologia per costruire alternative competitive. Difendere i pesi aperti significava difendere un mercato in cui girano soprattutto modelli cinesi su hardware NVIDIA.
Clément Delangue, amministratore delegato di Hugging Face, ha sostenuto pubblicamente quella campagna, con l’entusiasmo di chi vede l’alleato più potente del settore schierarsi sul proprio terreno. Sette settimane dopo, l’alleato ha comprato la piattaforma. E nello stesso giorno dell’annuncio NVIDIA ha depositato presso la SEC un documento in cui elenca tra i rischi dell’operazione le possibili restrizioni governative, scrivendo che altri soggetti stanno facendo attivamente lobbying su Washington e su interlocutori di tutto il mondo per ottenere misure che limitino o penalizzino i modelli open source: una battaglia di influenza trasformata in voce di rischio dichiarata agli investitori.
Dal monopolio del calcolo al presidio della distribuzione
Hugging Face è la più grande acquisizione piena di una società nella storia di NVIDIA, molto oltre i 6,9 miliardi pagati per Mellanox nel 2020, e resta seconda per valore assoluto solo ai venti miliardi versati alla fine del 2025 per gli asset di Groq. Nei nove mesi precedenti l’azienda ha speso circa ventisette miliardi in tre transazioni costruite tutte nello stesso modo, licenza tecnologica più passaggio di persone: Groq, Enfabrica per circa novecento milioni, Poolside per sette miliardi tra licenza e quota di capitale.
Su questa scala dodici miliardi pesano come un atto di posizionamento più che come una spesa, e il New York Times mette la cifra accanto alle altre: 197 miliardi di attività correnti, quasi sessanta miliardi di utile nell’ultimo trimestre, un veicolo da cinquecento miliardi annunciato ad agosto con sei grandi società di investimento perché i clienti possano pagarsi la potenza di calcolo, fino a centocinque miliardi impegnati a sostegno di uno dei data center più grandi del mondo. La direttrice finanziaria Colette Kress ha quantificato in quasi cinquanta miliardi gli investimenti nei laboratori che sviluppano modelli avanzati, definendoli un impegno rilevante e insieme «a small fraction of our expected free cash flow», una frazione piccola del flusso di cassa atteso. Tre anni fa l’utile trimestrale era 6,2 miliardi, un decimo di quello odierno, e la capitalizzazione ha superato i cinquemilaquattrocento miliardi.

Fonte: elaborazione dell’autore su dati New York Times e Financial Times.
Definirla la banca centrale della Silicon Valley, come fa il quotidiano americano, descrive il meccanismo e ne segnala il rischio: parecchie di queste operazioni sono circolari, con società che ricevono miliardi dai giganti tecnologici e poi li spendono presso gli stessi giganti per comprare chip e cloud. A luglio è arrivata la partecipazione miliardaria in Safe Superintelligence con fornitura di calcolo, a marzo un accordo dello stesso tipo con Thinking Machines Lab, e sotto ci sono i neocloud CoreWeave e Nebius.
La ragione industriale, in mezzo a tutto questo, è difensiva. OpenAI e Anthropic, due dei clienti più concentrati, stanno progettando processori propri, e quando i clienti principali costruiscono l’alternativa in casa tenere in vita una coda lunghissima di sviluppatori che addestrano e servono modelli aperti su hardware standard diventa la miglior polizza sulla domanda futura. NVIDIA, del resto, è già il primo contributore di modelli e dataset aperti sulla piattaforma che ha comprato, con oltre cinquecento modelli e duecentocinquanta dataset pubblicati.
C’è un secondo movimento, meno raccontato, che nella stessa stagione ha cambiato proprietario all’altro pezzo dell’infrastruttura aperta: Stripe ha rilevato OpenRouter per oltre sette miliardi. OpenRouter è il marketplace che instrada le chiamate API di decine di migliaia di sviluppatori e che tutti citano come termometro di quali modelli vengano davvero usati. In pochi mesi lo strumento che misura l’adozione dei modelli aperti e la piattaforma che li distribuisce sono finiti entrambi dentro perimetri societari americani, senza che una singola licenza open cambiasse una riga.
Il precedente Run:ai e la notifica che questa volta non si evita
La struttura a licenza, che ha permesso a NVIDIA di muovere ventisette miliardi senza attivare il controllo preventivo delle concentrazioni, qui non è disponibile. Un’acquisizione piena di questa dimensione fa scattare la notifica obbligatoria negli Stati Uniti e l’esame di concentrazione in Unione Europea, con il Regno Unito probabile terzo interlocutore. Il closing è atteso nella prima metà del 2027, subordinato alle autorizzazioni, e l’azienda si mostra tranquilla: il responsabile dell’AI enterprise Justin Boitano ha detto al Financial Times che l’esame andrà attraversato per intero, ma che i regolatori ne vedranno in larga maggioranza l’esito come positivo.
Il precedente pesa in senso opposto. Nel 2024 NVIDIA aveva comprato l’israeliana Run:ai per circa settecento milioni, una cifra sotto le soglie di fatturato europee, e la Commissione ha comunque esaminato l’operazione accogliendo un rinvio italiano fondato sull’articolo 22, paragrafo 3, del regolamento sulle concentrazioni, autorizzandola senza condizioni a marzo 2025. NVIDIA non l’ha presa bene e ha impugnato quella decisione, contestando ai regolatori un uso estensivo dei propri poteri sulle acquisizioni minori. Adesso la soglia non è più un argomento, e la teoria del danno è di manuale: l’ipotesi che l’operazione possa essere bloccata poggia sull’estensione di una posizione dominante nel calcolo verso la distribuzione dei modelli, l’accesso agli sviluppatori, l’infrastruttura enterprise e la robotica, con il rischio di svantaggiare i produttori di chip concorrenti, i cloud rivali e i fornitori di modelli. Gli esiti possibili vanno dall’autorizzazione piena a impegni su accesso, interoperabilità e neutralità, fino al divieto.
Il problema, per chi dovrà scrivere quegli impegni, è che i rimedi comportamentali su una piattaforma di sviluppatori sono difficilissimi da verificare. Nel 2018 Microsoft comprò GitHub e la comunità pose le stesse domande sulla neutralità; l’operazione fu autorizzata, e otto anni dopo la contesa sull’indipendenza di quella piattaforma è ancora materiale di marketing per i concorrenti. Nessuna clausola vieta a un proprietario di scegliere su cosa investire e su cosa no.
Sulla piattaforma comprata da NVIDIA il vantaggio non passerebbe da un divieto, passerebbe dai percorsi di inferenza ottimizzati per una sola architettura e dai default proposti a chi deve mettere un modello in produzione domani mattina. Va detto che l’annuncio prende un impegno esplicito su questo, e va registrato con precisione: il comunicato garantisce che il calcolo NVIDIA non sarà un requisito per costruire o distribuire attraverso la piattaforma, e che chi la usa continuerà a scegliere modelli, framework, cloud e acceleratori. L’impegno copre il requisito e lascia intatta la questione della convenienza relativa, che è esattamente il terreno su cui i rimedi comportamentali si logorano.
L’hub dei modelli europei ha un proprietario americano
Hugging Face nasce nel 2016 dall’iniziativa di tre francesi, Clément Delangue, Julien Chaumond e Thomas Wolf, come app di chatbot per adolescenti, poi diventa la libreria che ha reso i transformer accessibili a chiunque e infine il magazzino dei modelli del mondo. La società è incorporata a New York, e questo dettaglio societario spiega perché l’Europa, che pure ha generato l’idea e gran parte della competenza tecnica, non abbia in questa vicenda alcuna leva proprietaria.
Il salto di scala aiuta a capire il prezzo. Nel 2021, l’anno prima che ChatGPT accendesse la corsa, la piattaforma ospitava 13.590 modelli aperti, oggi ne ospita quasi tre milioni. In dieci anni ha raccolto poco più di quattrocento milioni di capitale di rischio e viene venduta a più di trenta volte quella cifra, con il marchio e l’emoji mantenuti e con circa un miliardo di incentivi previsti per trattenere i dipendenti dopo il closing. Quasi l’otto per cento del prezzo serve a comprare le persone, che nel software aperto sono l’asset che non compare in nessun bilancio.
Sulla piattaforma appena venduta stanno i pesi di Mistral, i modelli dei laboratori universitari europei, i progetti di intelligenza artificiale sovrana finanziati con denaro pubblico continentale. NVIDIA vi ha già appoggiato una propria iniziativa esplicitamente sovranista, con Perplexity, per distribuire modelli aperti messi a punto sulle ventiquattro lingue ufficiali dell’Unione, serviti su infrastruttura DGX Cloud Lepton e integrati con Hugging Face. La sovranità linguistica e culturale europea, in quello schema, viene consegnata attraverso silicio americano, cloud americano e hub di distribuzione americano.
Il dettaglio più eloquente sulla velocità con cui si sta consolidando questo strato intermedio riguarda un rifiuto. Alla fine del 2025 Hugging Face ha detto no a cinquecento milioni offerti da NVIDIA su una valutazione di sette miliardi, motivando la scelta con la volontà di non avere un investitore dominante capace di influenzare le decisioni di una piattaforma che deve restare neutrale. Nove mesi dopo ha venduto l’intera società allo stesso compratore per quasi il doppio. Nel frattempo Microsoft aveva sondato il terreno, e l’azienda aveva subito un attacco informatico condotto da agenti sfuggiti al controllo umano durante i test di OpenAI: Delangue ha attribuito la breccia a errori ingegneristici e ha raccontato di averla risolta usando una versione NVIDIA di un modello aperto cinese. Vale come descrizione della catena di fornitura su cui poggia oggi un servizio digitale europeo.
Sovranità come canale di vendita, pluralismo come requisito di capitolato
La parola sovranità ha cambiato natura in due anni, passando da rivendicazione politica a categoria commerciale, e chi vende infrastruttura l’ha capita prima di chi la compra. Huang la usa con abilità, mettendola nella lettera al Congresso accanto alla sicurezza e alla diffusione, e ha chiesto al G20 di evitare regole costruite su danni «teorici». Un’impresa o un’amministrazione che voglia davvero autonomia deve quindi guardare oltre l’etichetta della licenza, perché i pesi aperti risolvono un problema alla volta e non tutti: restano fuori l’accesso al calcolo, la provenienza dei dati di addestramento, la tracciabilità delle azioni che un agente compie in produzione. Pesi aperti garantiscono l’ispezionabilità dell’artefatto e lasciano intatta la governance della filiera, che è un problema di contratti e di documentazione, non di licenze.
Per il procurement pubblico europeo e per i settori regolati questo si traduce in requisiti scrivibili, e ho letto capitolati molto accurati sulla portabilità del cloud e completamente muti sulla sostituibilità del modello.
Copia dei pesi critici in un repository sotto controllo diretto, così che un cambio di condizioni sulla piattaforma non fermi un servizio in esercizio. Astrazione del livello di inferenza, perché sostituire il modello sottostante non debba comportare la riscrittura dell’applicazione. Verifica periodica dei default proposti dalla piattaforma, che è il luogo dove il vantaggio competitivo di un fornitore di hardware si materializza senza mai essere dichiarato. Pluralismo dei modelli e degli acceleratori come requisito di resilienza, trattato con la stessa serietà della portabilità nel cloud.
Gli obblighi di trasparenza dell’AI Act applicabili dal 2 agosto, con il rinvio della parte ad alto rischio alla fine del 2027 deciso dal pacchetto Digital Omnibus, hanno spostato una scadenza e non hanno spostato la responsabilità di documentare da dove arriva un modello e chi lo serve. La finestra si chiude, per una coincidenza che vale la pena notare, più o meno quando è previsto il closing di questa acquisizione.
Il codice aperto ha vinto la battaglia tecnica proprio nell’anno in cui perdeva quella proprietaria, e le due cose non sono in contraddizione: un artefatto pubblico ha bisogno di un luogo dove essere trovato, e quel luogo costa dodici miliardi. L’Europa dispone degli strumenti per non limitarsi a osservare, dall’esame di concentrazione che sta per aprirsi alla domanda pubblica aggregata fino ai pochi campioni industriali che ha, e la misura della sua autonomia sarà la capacità di sostituire il punto di accesso ai modelli senza fermare i servizi che vi si appoggiano. È una competenza da scrivere nei bandi, prima che nei documenti di strategia.















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