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Il “Chips Act” può salvare la supply chain globale dalla crisi? Le sfide

Nonostante le difficoltà per la creazione di una filiera tutta europea per i semiconduttori, il Chips Act rappresenta una sfida intrigante per l’Europa, in virtù del fatto che potrebbe contribuire positivamente alla transizione verso la Next Generation Eu sotto molteplici aspetti

15 Mar 2022
Giulia Bazzoni

legal consultant Qubit Law Firm

Dalle materie prime, ai semilavorati, dal materiale sanitario ai prodotti alimentari, la pandemia ha posto in luce le numerose criticità insite nel modello delle catene globali di approvvigionamento o produzione[1].

Con il “Chips Act” – che prevede lo stanziamento di fondi per 40 miliardi di euro con l’obiettivo di creare una filiera propria sia per quanto riguarda il design che la produzione dei semiconduttori – la Ue ha l’occasione di offrire un correttivo all’attuale modello di approvvigionamento.

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Le fragilità insite nel meccanismo delle supply chain globali

Nonostante il costante richiamo alla cooperazione e solidarietà collettiva e globale, durante l’emergenza sanitaria si è infatti assistito all’approvazione di numerose misure restrittive tese di fatto a vietare l’esportazione di tutti prodotti ritenuti indispensabili per combattere la pandemia al proprio interno – in primis da parte della Cina, nazione con il più alto volume di export al mondo e da cui dipende, dunque, l’andamento di numerose filiere[2]. Questi provvedimenti, posti a detrimento della circolazione delle merci, hanno causato inevitabilmente la paralisi endemica dei flussi commerciali e il conseguente blocco delle supply chain in molti settori.

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Le conseguenze della situazione creatasi hanno avuto un impatto deleterio per il contesto europeo sotto molteplici aspetti: la recessione si è percepita non solo nel tessuto economico ma soprattutto in quello sociale, poiché l’assenza e l’impossibilità di reperimento di determinati prodotti ha minato notevolmente la garanzia effettiva di numerosi diritti essenziali all’interno dell’Unione.

Vi è di più, la difficoltà di trovare soluzioni alternative alla paralisi delle catene logistiche globali ormai consolidate nel tempo hanno lasciato il fianco scoperto a numerose critiche rispetto alla sostanziale fragilità dell’Europa. La dipendenza per l’approvvigionamento di numerosi prodotti e materie da Stati esteri, d’altronde, rischia di minarne la stabilità e soffocare ancora sul nascere un nuovo progetto generazionale di Europa che, come fenice dalle ceneri delle due recenti crisi, intende trasformarsi in garante dei diritti e le libertà sociali, puntando a divenire più ecologica, sostenibile, digitalizzata e resiliente.

Dalla crisi del World Trade Organization alla de-globalizzazione

La complessità della situazione attuale è acuita dalle perduranti difficoltà politiche del World Trade Organization, la cui funzione centrale di promozione di un dialogo multilaterale nei negoziati, gestione pacifica degli stessi e prevenzione di eventuali controversie è stata posta in forte discussione sia per l’inadeguatezza delle proprie regole interne – foriere di disuguaglianze sostanziali negli accordi multilaterali – sia per la lunga paralisi e il tentativo di ricostituzione subiti dell’organismo giurisdizionale interno, posto a presidio delle dispute commerciali[3].

La situazione di stallo del WTO unita alle gravi conseguenze della pandemia come pure alla recessione che l’economia globale ha subito, è stata causa di numerose guerre commerciali che questo foro internazionale non ha saputo né gestire né tantomeno sedare, a scapito della stabilità degli equilibri internazionali.

Un processo di forte de-globalizzazione è in atto, e sempre più frequenti sono le politiche di cd. re-shoring occidentale per il rientro di numerose attività precedentemente delocalizzate, oltre che dilagante è la contrizione degli accordi multilaterali: il meccanismo di catene logiche produttive globali, così come precedentemente concepito, non è più né sopportabile né supportabile[4].

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Nuove strategie commerciali europee resilienti

Le Istituzioni europee, consapevoli della situazione attuale, hanno recentemente orientato le proprie trade policy verso l’avvio e costruzione di strategie volte ad implementare una maggiore autonomia interna rispetto alla produzione e approvvigionamento di numerose materie prime e/o semilavorati ritenuti strategicamente essenziali per i propri piani di sviluppo sociale e industriale. È stata fortemente incentivata, difatti, la creazione di supply chain ‘tutte europee’, modulate sulle specifiche esigenze del mercato interno e per questo maggiormente resilienti a futuri shock analoghi a quello pandemico, oltre che idonee a permettere una maggiore e più efficace coordinazione tra i diversi livelli organizzativi interni all’Unione.

Le Istituzioni mirano a creare, in tal modo, l’autosufficienza del tessuto produttivo europeo come pure a preservare quelli che sono i suoi obiettivi primari, ossia la fruttuosa transizione verso la Next Generation EU[5]. Date le premesse, la celere approvazione del cd. Chips act rappresenta uno dei tasselli fondamentali per raggiungere numerosi obiettivi che non atterranno solamente la digitalizzazione europea in senso stretto.

Tra le filiere del chip: una destrutturazione imminente

Prima di considerare i contenuti del Chips Act, è opportuno prendere in considerazione la struttura attuale della filiera dei circuiti integrati, come pure le evoluzioni in atto al suo interno.

Ad oggi, la supply chain dei semiconduttori si compone di numerosi e complessi passaggi dislocati in diverse zone del mondo che, in estrema sintesi, possono essere così individuati:

  • Il design del chip avviene per la maggior parte negli Stati Uniti, dove sono stati sviluppati i migliori software preposti a tale scopo (tecnologia EDA);
  • La produzione è situata perlopiù in Asia: il Giappone fornisce i prodotti chimici, mentre il mercato delle fonderie, dove avviene la creazione vera e propria del chip, è conteso soprattutto tra Cina e Taiwan con numerosi attriti tra i due Stati nella corsa all’egemonia nel settore[6]. È noto, infatti, che il monopolio globale della realizzazione di circuiti integrati altamente sofisticati a livello tecnologico è detenuto dalla nota società Taiwan Semiconductor Manufacturing co. (TSMC) e che la Cina aspira a carpirne la posizione[7].

Il blocco dei commerci internazionali – effetto diretto della pandemia – e la conseguente carenza di tali dispositivi tecnologici sul mercato hanno accelerato tuttavia il processo interno di creazione di nuove catene logiche alternative a quella appena descritta da parte di numerosi attori economici; il focus principale risiede nella creazione di infrastrutture produttive altamente efficienti in grado di divenire velocemente competitor delle società asiatiche del settore.

Primi fra tutti ad avviare politiche di de-strutturazione delle filiere esistenti sono stati gli Stati Uniti che, mediante l’approvazione del Chips for American Act, hanno stanziato ingenti fondi per un programma di sovvenzioni federali volte alla creazione di fonderie di semiconduttori nazionali; oltre a ciò, ulteriori capitali sono stati destinati dal Governo americano allo sviluppo e ricerca in questo settore ormai ritenuto estremamente sensibile per mantenere salda la sua egemonia commerciale nella cd. ‘guerra tecnologica’. I luoghi prescelti dove costruire le nuove foundries potrebbero essere il Texas o l’Arizona, già hub per la creazione di semiconduttori grazie ad una politica fiscale favorevole e polo strategico rispetto alla Silicon Valley californiana[8].

Gli obiettivi del Chips Act

A stretto giro dal provvedimento americano, anche la Commissione europea ha annunciato l’imminente pubblicazione della bozza del Chips Act, il quale dovrebbe prevedere lo stanziamento di oltre 40 miliardi di euro con l’obiettivo di creare una filiera propria sia per quanto riguarda il design che la produzione dei semiconduttori[9]. Il proposito principale e più imminente è quello di trovare una soluzione alla grave carenza di chip che ha minato fortemente alcuni settori strategici del mercato europeo – primo fra tutti quello automobilistico. Il risultato finale e molto ambizioso del progetto, datato 2030, è quello di riuscire ad acquisire una porzione pari almeno al 20% del mercato globale dei semiconduttori, inserendosi soprattutto nel campo dei processori ad alta qualità tecnologica, oggi monopolio assoluto di Taiwan[10]. Le iniziative all’interno del progetto sono molteplici e rivolte alla creazione di una leadership europea sia nella produzione sicura della tecnologia che nella sua gestione e sua fruizione[11].

La sfida lanciata dall’Unione in questo settore non è tuttavia priva di rischi e complessità: la produzione di semiconduttori ha costi altissimi, soprattutto per i macchinari necessari alla costituzione della tecnologia interna dei chip, la quale è estremamente sofisticata, anche a livello nanometrico, e richiede spesso un aggiornamento costante per rimanere appetibile e competitiva sul mercato.

Per rendere economicamente sostenibile tale investimento produttivo, pertanto, sarà necessario creare una domanda interna adeguata, implementando l’industria tecnologica europea che necessita di tali semiconduttori mediante politiche ad hoc. La realizzazione del Chips Act richiederà, dunque, una serie di interventi interdipendenti tra loro e da cui dipenderà il successo del progetto nel suo complesso.

Conclusioni: verso una nuova generazione europea?

Nonostante le difficoltà a cui si faceva cenno per la creazione di una filiera tutta europea, è pur vero che il Chips Act rappresenta una sfida intrigante per l’Europa, in virtù del fatto che potrebbe contribuire positivamente alla transizione verso la Next Generation Eu sotto molteplici aspetti.

In primo luogo, ad avviso di chi scrive, la produzione di questi ‘neuroni’ tecnologici sarà indispensabile per lo sviluppo del settore europeo dell’intelligenza artificiale, sia per quanto concerne l’industria tecnologica in senso stretto, che per la governance efficiente di questa innovativa dimensione. La conoscenza della provenienza e modalità di produzione del circuito integrato, difatti, consentirà maggiore garanzia nella qualità del prodotto finale. Tale processo interno, inoltre, potrebbe ulteriormente elevare il proprio indice di valore sfruttando i benefici della tecnologia certificata blockchain, in virtù del fatto che, attraverso tale sistema, si potrebbe tracciare ogni passaggio della filiera, attestandone sicurezza, trasparenza e, dunque, la sua qualità.

Così, dunque, dal combinato disposto del Chips Act, l’utilizzo di tecnologie certificate, nonché l’approvazione del nuovo regolamento sull’Intelligenza artificiale – che interverrà su fondamentali aspetti di tale settore – si arriverebbe a creare una produzione ‘made in Europe’ dei beni tecnologici, sinonimo di affidabilità assoluta sotto tutti i punti di vista.

In secondo luogo, tale catena di produzione interna potrebbe avere risvolti interessanti anche della transizione green in atto: essa potrebbe rappresentare un incentivo alla costituzione di filiere completamente sostenibili a livello di impatto ambientale, divenendo un nuovo modello virtuoso da seguire; oltre a ciò, internare la catena nel territorio diminuirebbe notevolmente i livelli globali di emissioni di CO2 dovuti ai trasporti internazionali implicati nel settore.

Infine, non saranno di poco conto le nuove opportunità lavorative che si creeranno in tutto il territorio europeo grazie a questo innovativo progetto.

Il Chips Act – se strutturato debitamente – potrà essere, dunque, l’emblema di un correttivo virtuoso al modello delle catene globali oggi esistenti.

Note

  1. Per maggiori dettagli si consideri C. Gulotta, La fragilità delle catene di fornitura globali di fronte all’emergenza da Covid-19, in Gli effetti dell’emergenza Covid-19 su commercio, investimenti e occupazione. Una prospettiva italiana, a cura di P. Acconci – E. Baroncini, Bologna, 2020, 103 ss.
  2. Secondo i dati diffusi dall’ITC, nell’arco di due mesi, ossia da aprile a giugno 2020 il numero di paesi che avevano adottato misure restrittive all’esportazione erano saliti da sessanta a novantacinque.
  3. Si legga G. Lepri – I. Solmone, Con la crisi del WTO è in gioco il multilateralismo, in lavoce.info, 18 novembre 2020, «https://www.lavoce.info/archives/70750/con-la-crisi-del-wto-e-in-gioco-il-multilateralismo/»; si veda anche A.V., Commercio mondiale, “USA esclusi”. Nasce la corte OMC con i soli rappresentanti U.E., Cina e Brasile, in Europa Today, 24 gennaio 2020, «https://europa.today.it/attualita/commercio-usa-esclusi.html».
  4. Per un approfondimento M. Sella, logistica e geografia economica globale 2021, le nuove rotte dopo gli accordi di libero scambio, in euromerci, 4 gennaio 2021, «https://www.euromerci.it/le-notizie-di-oggi/logistica-e-geografia-economica-globale-2021-le-nuove-rotte-dopo-gli-accordi-di-libero-scambio.html».
  5. Communication from the commission to the European parliament, the council, the European economic and social committee, and the committee of the regions, ‘trade policy review – an open, sustainable and assertive trade policy’, February 18th, 2021.
  6. Si legga in questa rivista, S. Sartorio, Semiconduttori, Usa e Ue a confronto: scenari e frizioni di un Risiko sempre più complesso, 20 ottobre 2021, «https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/semiconduttori-usa-e-ue-a-confronto-scenari-e-frizioni-di-un-risiko-sempre-piu-complesso/».
  7. Sempre in questa rivista, S. Vannuccini, Perché passa dai chip la nuova politica industriale mondiale, 5 maggio 2021, «https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/semiconduttori-turbolenza-geopolitica-e-strategia-tutti-i-complessi-temi-sul-tavolo/».
  8. Per un breve approfondimento V. Bottarelli, Chips Act: la contromossa americana, in Elettronica AV, 23 novembre 2020, «https://www.elettronica-av.it/2020/11/23/semiconduttori-la-contromossa-americana-con-il-chips-act/»; A. Vesprini, Il Chips for America Act e i suoi effetti sulla supply chain globale di semiconduttori. Dialogo con Michael Teodori, in Geopolitica.info, 8 maggio 2021, «https://www.geopolitica.info/il-chips-for-america-act-e-i-suoi-effetti-sulla-supply-chain-globale-di-semiconduttori-dialogo-con-michael-teodori/»;
  9. Cfr. K. Carboni, Come funziona il piano della Commissione europea per finanziare l’industria del chip, in Wired, 8 febbraio 2022, «https://www.wired.it/article/chip-act-europa-semiconduttori/».
  10. Così, in questa rivista, M. Baticci – E. Crivellaro, Semiconduttori, la Ue punta in alto: strategie e nodi da sciogliere, 9 aprile 2021, «https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/semiconduttori-la-ue-punta-in-alto-strategie-e-nodi-da-sciogliere/»; ancora F. Meta, La Ue lancia il Chips Act. Von Der Leyen: “L’Europa sarà leader” in Corcom, 8 febbraio 2022, «https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/la-ue-lancia-il-chips-act-von-der-leyen-leuropa-sara-leader/».
  11. Per comprendere l’importanza attribuita al provvedimento si faccia riferimento al comunicato stampa della Commissione europea del 8 febbraio 2022, intitolato ‘Sovranità digitale: la Commissione propone una legge per far fronte alle carenze di semiconduttori e rafforzare la leadership tecnologica dell’Europa’ «https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/IP_22_729». In questa comunicazione vengono specificate le differenti iniziative considerate per raggiungere gli obiettivi sottesi.

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