L’Europa ha deciso di trattare le comunicazioni elettroniche come una questione di sovranità. Nel quadro del progetto “One Market”, la Commissione Europea ha presentato un pacchetto di riforme — dal Digital Networks Act all’EU Cybersecurity Act — che ridisegna in profondità le regole per infrastrutture di rete, gestione delle frequenze e approvvigionamento tecnologico.
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L’Europa e la sfida dell’autonomia digitale: le comunicazioni elettroniche nel progetto “One Market”
L’obiettivo è ridurre le dipendenze strategiche accumulate negli anni e costruire un’autonomia digitale europea concreta entro il 2027. In Italia, dove la copertura in fibra supera di poco il 70% e l’adozione si ferma al 30%, le misure in arrivo potrebbero rivelarsi decisive.
Nel nostro Paese, infatti, si discute ancora troppo poco di come le comunicazioni elettroniche — a partire dalle infrastrutture di rete, ma includendo anche Data Center e future Gigafactories — non rappresentino mercati autonomi e separati, bensì componenti essenziali della trasformazione digitale su cui l’Europa sta costruendo la propria strategia di competitività, sicurezza e resilienza.
Autonomia strategica e mercato unico: il duplice obiettivo europeo
L’obiettivo europeo è duplice: rafforzare la capacità competitiva del continente e accrescere l’autonomia strategica dell’Unione rispetto alle principali aree geopolitiche mondiali, in particolare Stati Uniti e Cina.
Si tratta di un processo complesso, che interviene dopo decenni di apertura dei mercati e di forte integrazione del commercio internazionale. Proprio per questo richiede tempi lunghi di maturazione e attuazione. Tuttavia, l’Europa sta cercando di accelerarne il percorso attraverso il progetto “One Market”.
In questo quadro, la connettività costituisce uno dei tre pilastri fondamentali del progetto, insieme a energia e servizi finanziari.
Le ragioni sono evidenti: le infrastrutture di comunicazione rappresentano un input strategico per l’intero sistema economico e, allo stesso tempo, un elemento indispensabile per garantire autonomia strategica europea.
La “One Market Roadmap”: quaranta misure per il 2027
Il progetto “One Market” rappresenta oggi il principale asse strategico dell’Unione Europea: lo strumento attraverso cui l’Europa intende ridurre le dipendenze strategiche accumulate negli anni nei confronti di aree geopolitiche che oggi mirano a consolidare tale dipendenza economica e tecnologica.
Per rendere più efficace questo percorso, il 24 aprile scorso Parlamento Europeo, Consiglio e Commissione Europea hanno sottoscritto la “One Market Roadmap”, impegnandosi a rispettare un calendario particolarmente stringente per la proposta e l’approvazione di circa quaranta misure normative considerate essenziali per il completamento del mercato unico entro la fine del 2027.
L’accordo nasce dal riconoscimento della priorità di tre obiettivi fondamentali:
- rafforzare e integrare ulteriormente il Mercato Unico europeo;
- sviluppare una politica commerciale comune capace di diversificare le partnership e ridurre le dipendenze strategiche;
- definire una politica industriale in grado di proteggere e rafforzare la capacità europea di produrre, innovare e competere.
Il ruolo chiave delle comunicazioni elettroniche
Le comunicazioni elettroniche devono essere lette all’interno di questo quadro strategico complessivo. A esse vengono infatti attribuiti alcuni ruoli chiave:
- accelerare la transizione verso le tecnologie più evolute — fibra nel fisso e 5G Stand Alone nel mobile — aumentando sicurezza e resilienza delle infrastrutture;
- ridurre la dipendenza strategica dagli approvvigionamenti ICT provenienti da aree considerate a rischio, oggi principalmente la Cina;
- rafforzare l’autonomia europea nei servizi Cloud e favorire lo sviluppo di Gigafactories europee.
Le principali iniziative previste dalla “One Market Roadmap” con riferimento alle comunicazioni elettroniche intese in senso ampio comprendono:
- Digital Networks Act;
- EU Cybersecurity Act;
- Cloud and AI Development Act;
- Quantum Act;
- AI Gigafactories.
Considerati i tradizionali tempi europei di elaborazione e approvazione normativa, il progetto appare estremamente ambizioso. Il suo successo dipenderà in misura rilevante dalla disponibilità degli Stati membri a trasferire parte della propria sovranità nazionale verso una maggiore sovranità europea condivisa.
Il Digital Networks Act e l’EU Cybersecurity Act: una revisione profonda delle regole
Con specifico riferimento alle infrastrutture di comunicazione elettronica, le due principali proposte oggi sul tavolo — Digital Networks Act (DNA) ed EU Cybersecurity Act (CSA) — delineano una profonda revisione dell’attuale assetto regolamentare.
Digital Networks Act (DNA)
Le principali direttrici della proposta riguardano:
- il rafforzamento degli obiettivi di resilienza e preparedness delle infrastrutture;
- l’introduzione di meccanismi autorizzativi europei accanto a quelli nazionali;
- una maggiore armonizzazione e centralizzazione nella gestione delle risorse scarse, a partire dallo spettro radio;
- la definizione di un percorso strutturato di migrazione verso la fibra ottica, preservando al contempo mercati competitivi;
- il rafforzamento delle garanzie per i consumatori;
- la revisione complessiva della governance del settore.
EU Cybersecurity Act (CSA)
La proposta prevede:
- una revisione del ruolo di ENISA;
- l’introduzione di un sistema europeo di certificazione cybersecurity;
- la valutazione dei rischi non tecnici legati all’approvvigionamento di soluzioni ICT nei settori strategici;
- l’introduzione, per le reti mobili, di meccanismi di mitigazione basati sull’esclusione entro 36 mesi dei vendor classificati ad alto rischio;
- un percorso di mitigazione progressiva anche per le reti fisse, subordinato a future valutazioni della Commissione Europea.
Sicurezza e autonomia tecnologica: la direzione strategica della Commissione
Le proposte della Commissione saranno ora esaminate da Parlamento Europeo e Consiglio, che potranno introdurre modifiche anche significative. È dunque prematuro valutarne gli effetti finali; è però già possibile analizzare con chiarezza la direzione strategica indicata dalla Commissione.
Il primo elemento evidente è che sicurezza e resilienza delle infrastrutture vengono elevate a obiettivi prioritari dell’ordinamento europeo. Tali obiettivi risultano strettamente connessi al rafforzamento dell’autonomia strategica, perseguita attraverso la progressiva esclusione dei vendor ad alto rischio e lo sviluppo di capacità industriali europee o comunque localizzate in Paesi considerati affidabili.
In altri termini, l’Europa che nella fase della globalizzazione aveva aperto il proprio mercato ai fornitori internazionali per beneficiare delle efficienze della specializzazione globale, oggi punta a ricostruire una maggiore autonomia tecnologica e industriale, riducendo le dipendenze strategiche accumulate nel tempo.
Si tratta di una scelta industriale di grande portata, destinata a produrre effetti nel medio-lungo periodo e che richiederà risorse finanziarie molto rilevanti: sia per la sostituzione degli apparati esistenti, sia per sostenere ricerca e sviluppo necessari alla costruzione di una filiera industriale autonoma. È inoltre inevitabile che una parte dei costi finisca per riflettersi sugli utilizzatori finali dei servizi.
L’armonizzazione delle frequenze e i nuovi meccanismi autorizzativi
Una seconda direttrice strategica riguarda la crescente armonizzazione nella gestione delle risorse scarse — in particolare delle frequenze radio — e dei meccanismi autorizzativi.
L’armonizzazione raggiunge il massimo livello nei servizi satellitari, per i quali la Commissione propone una gestione centralizzata delle frequenze. Più in generale, il nuovo assetto comporterebbe una riduzione delle sovranità nazionali sia rispetto alle destinazioni d’uso delle frequenze, sia rispetto ai tempi e alle modalità di assegnazione.
Particolare attenzione viene inoltre dedicata ai criteri di assegnazione delle frequenze: l’impegno agli investimenti dovrebbe prevalere rispetto alla mera capacità di esborso economico. Anche i tempi di assegnazione verrebbero armonizzati, favorendo così la pianificazione industriale e lo sviluppo di una filiera europea degli apparati.
La promozione degli investimenti: fibra, 5G e reti future proof
Il terzo elemento qualificante riguarda la promozione degli investimenti nelle infrastrutture fisse e mobili.
Da un lato, gli obblighi di migrazione verso la fibra ottica consentirebbero di riportare a redditività gli investimenti necessari al completamento delle reti FTTH, accompagnando l’Unione Europea verso un’infrastrutturazione più omogenea e future proof.
Dall’altro lato, la durata sostanzialmente indeterminata delle assegnazioni frequenziali permetterebbe agli operatori di sviluppare gli investimenti in funzione delle opportunità di mercato, senza l’incertezza legata a futuri costi di rinnovo.
Questo approccio punta anche a migliorare efficienza e sostenibilità del sistema europeo delle comunicazioni. La migrazione verso reti più performanti, accompagnata dal progressivo superamento delle tecnologie legacy, comporta infatti significativi risparmi nei costi operativi e rilevanti benefici energetici, stimabili tra il 50% e il 90% a seconda delle tecnologie considerate.
L’Italia nel gruppo di coda: il ritardo nell’adozione della fibra
La promozione della migrazione attraverso un regolamento mira altresì ad allineare il più possibile l’evoluzione infrastrutturale dei diversi Paesi Membri, che stanno seguendo attualmente percorsi abbastanza divergenti nella copertura e nell’adozione delle nuove tecnologie. A fronte di paesi come la Spagna, che non solo ha completato la copertura del Paese con la fibra ottica, ma ha anche completato la migrazione da rame a fibra, spegnendo definitivamente tutti i servizi in rame, abbiamo in Europa paesi come la Germania e l’Austria, dove la copertura non arriva al 60% e il tasso di adozione è inferiore al 25%. Anche l’Italia si trova nel gruppo di coda, con una copertura di poco superiore al 70% e un tasso di adozione al 30%.
È proprio nei Paesi più lenti nell’adozione della fibra che le misure proposte dalla Commissione possono giocare un ruolo chiave per promuovere gli investimenti ancora necessari per il completamento della copertura.
L’ammodernamento complessivo delle infrastrutture dovrebbe infine produrre effetti positivi sull’intero sistema produttivo europeo, per il quale i servizi di comunicazione elettronica rappresentano un input essenziale. Ciò contribuirebbe ulteriormente all’accelerazione del processo di digitalizzazione già in corso su larga scala.
TelCo e Hyperscaler: un primo passo verso la responsabilizzazione degli OTT
Un ultimo punto che è stato toccato dalla proposta di Digital Networks Act, ma che non risponde pienamente agli auspici del mercato è quello relativo alla relazione tra i TelCo e gli Hyperscaler (o OTT). In realtà il DNA apre uno spazio di negoziazione tra le due categorie di soggetti, finalizzato a favorire la cooperazione nell’ecosistema che include tutti questi soggetti, con possibilità di rivolgersi alle Autorità nazionali per attivare delle procedure volontarie di conciliazione. Si tratta di un primo passo nella direzione della responsabilizzazione degli Hyperscaler per il complessivo funzionamento del sistema di comunicazione. Per come impostato, sembra ancora un passaggio timido rispetto alle reali esigenze del sistema, ma rappresenta comunque un passo avanti rispetto alla situazione attuale.
Nel complesso, le misure proposte presentano più opportunità che criticità (che possono peraltro essere corrette nelle prossime fasi di discussione). L’auspicio è quindi che il percorso del “One Market”, all’interno del quale si collocano le riforme delle comunicazioni elettroniche, possa rispettare le tempistiche previste e diventare la base di un nuovo modello europeo di sviluppo, innovazione e autonomia strategica.














