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intelligence

Perché il controllo sui big data cambierà gli equilibri geopolitici nel mondo

Nei prossimi anni il controllo dei dati costituirà una delle principali forme di potere. L’uomo rimane la risorsa più importante ma l’uso degli strumenti attuali come l’AI rappresenta una nuova rivoluzione per l’industria, ma anche per la PA. Un rischio per l’Italia se non saprà governare questi cambiamenti

26 Ott 2017

Domenico Marino e Pietro Stilo, UNIRC


L’Intelligence è un ciclo di analisi di informazioni e dati. Partendo da questo concetto possiamo facilmente percepire che il primo elemento sul quale dobbiamo soffermarci sono le informazioni ed i dati, ma quali informazioni e quali dati vanno ricercati? Sicuramente questo è un input che parte dal decisore, che deve chiedere quali informazioni e quali dati intende ottenere tramite l’Intelligence, per gli scopi che si prefigge di raggiungere.

La parola Intelligence è molto generica, tanto è vero che, spesso è seguita da uno o più aggettivi che la completano e la caratterizzano, parliamo infatti di Intelligence pubblica, Intelligence privata, Intelligence militare, Intelligence economica, e così via.

Intelligence vuol dire più cose: informazioni, analisi, raccolta di dati, raccolta di notizie, raccolta di immagini da una o più fonti, ma vuol dire anche spionaggio e controspionaggio. Le fonti a loro volta possono essere classificate in maniera differente: bianche, grigie o nere se ci si basa appunto sul livello di segretezza ed accessibilità delle stesse, le prime sono le fonti aperte cioè quelle accessibili a tutti, le seconde quelle meno accessibili, le ultime sono le fonti chiuse o coperte accessibili quindi solo ai servizi di informazione e sicurezza; le fonti vengono ulteriormente classificate in seguito a tale processo anche sulla base della loro attendibilità, cioè se la fonte nel tempo ha fornito informazioni riscontrabili ed utili per chi le ha richieste e le deve usare per decidere, e viene assegnato loro un livello di importanza ed attendibilità via via crescente.

In alcuni paesi questo ambito si è sviluppato in maniera interessante anche dal punto di vista dell’Intelligence Economica, strumento necessario per preservare un sistema paese nel suo complesso ed il suo comparto aziendale, e di conseguenza la sua posizione come attore (piccolo, medio o grande) dello scacchiere globale. Un mondo quello dei servizi di informazione e sicurezza, composto anche da numerosi acronimi (CIA, KGB, MI6, ecc.), che hanno contribuito e contribuiscono tutt’oggi ad aumentare il mistero che ammanta ed avvolge questo mondo nascosto e segreto, un mondo abitato da uomini e donne impegnati in attività di spionaggio e controspionaggio, ma anche di analisi e valutazione di dati ed informazioni, attraverso metodologie e tecniche che nel tempo si sono affinate e perfezionate sempre più, ciò che è cambiato in particolare è l’utilizzo di moderne tecnologie sofisticate ed efficienti, e gli ambiti di azione, da un’Intelligence prettamente militare ad esempio durante le 2 Guerre mondiali, si è giunti poi ad una Intelligence sempre più centrata sui problemi della conoscenza delle informazioni dell’avversario in termini capacità tecnologiche applicate all’uso della forza armata durante gli anni della Guerra Fredda, anni in cui l’Intelligence costituì l’elemento principale per le due parti in lizza, uno dei simboli di quella guerra non combattuta con le armi infatti potrebbe essere considerata proprio l’Intelligence.

Ambiti che ad oggi interessano il mondo in cui viviamo in maniera sempre più crescente, basta dare uno sguardo all’ambito economico ed industriale, ad esempio alle Economie Emergenti ed alla competizione in questo campo tra paesi industrializzati e paesi di nuova industrializzazione.

Secondo uno studio condotto dal National Intelligence Council statunitense nel suo rapporto “Global Trends 2030“, nel 2030 la Cina supererà sul piano economico la potenza a “stelle e strisce”. Sempre secondo tale analisi, tuttavia gli USA riusciranno a mantenere il loro primato proprio grazie al loro apparato di Intelligence Economica messo in campo già dalla prima amministrazione Clinton nel 1992 che li aiuterà a mantenere il loro status quo nei confronti del “dragone rosso”.

Il controllo dei dati costituirà una delle principali forme di potere nei prossimi anni. Chi controllerà la produzione e la diffusione delle informazioni controllerà il mondo. In questo quadro l’elemento umano è, e rimane, imprescindibile e cruciale. Ma se è vero che l’uomo rimane la risorsa più importante ed indispensabile di questo processo di analisi dei dati e delle informazioni, è vero anche che l’utilizzo degli strumenti attuali come l’intelligenza artificiale sono la nuova frontiera che può costituire una nuova rivoluzione non solo nell’industria, ma anche nella pubblica amministrazione, così come in ambito militare e dell’intelligence.

La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale cambierà radicalmente nel prossimo ventennio non solo il sistema produttivo, le relazioni industriali e anche la nostra vita quotidiana, ma anche la capacità di fare intelligence, quindi di recepire informazioni e dati e soprattutto di elaborare tali “materie prime”.

Questa rivoluzione può essere per molti paesi in via di sviluppo un’opportunità per colmare il gap per i paesi più avanzati. E può costituire un rischio per l’Italia e l’Europa se non saranno in grado di governare questi cambiamenti. Cina e Russia, infatti, stanno investendo pesantemente in questi settori e saranno in breve in grado di avere una supremazia tecnologica rispetto a molti paesi occidentali. Gli Stati Uniti, dopo essere stati i precursori in questo campo, avevano forse sottovalutato la minaccia, e solo negli ultimi periodi hanno cominciato a rafforzare i loro investimenti.

Le elezioni americane hanno dimostrato come l’uso dell’intelligence possa influire anche sui risultati. Governare le informazioni diventa anche un modo per garantire democrazia. In questo processo di governo delle informazioni l’intelligenza artificiale assume un duplice ruolo. Il primo è quello legato alla cybersecurity, cioè alla ricerca di sempre nuovi strumenti per proteggere le informazioni, La seconda, più delicata, è quella della gestione delle informazioni, soprattutto di quelle strategiche e di quelle necessarie agli obiettivi dell’intelligence.

Si apre uno scenario in cui la collaborazione uomo-computer nell’intelligence sarà più forte e spetterà all’intelligenza artificiale, utilizzando big data, dare spunti analisi, fornire warning, individuare situazioni da monitorare. Spetterà, ancora, all’uomo valutare queste informazioni e decidere. Almeno per il momento!

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