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Regione Puglia

Piano triennale, InnovaPuglia: i due punti da sbloccare per attuarlo

di Marco Di Ciano, responsabile Ricerca e Innovazione InnovaPuglia, Regione Puglia

08 Giu 2017

8 giugno 2017

La re-ingegnerizzazione dei processi interni alle PA è un punto focale per l’implementazione del Piano. Punto secondo: quale ruolo rivestono i cittadini e come decidiamo di lavorare sull’engagement?

Si fa un gran parlare in questi giorni del Piano Triennale ICT per la PA italiana e a mio avviso a ragione, vista la lenta gestazione e la prolungata attesa vissuta tra versioni beta e release craccate circolate nelle precedenti settimane, ma al momento il risultato (sappiamo tutti che è solo un punto di partenza) possiamo ritenerlo consono alle attese. Il lavoro fatto sistematizza certamente le componenti del modello, le normative, gli ecosistemi e gli adempimenti e una sua facile lettura lascia indubbiamente soddisfatti.

Il piano però, perché produca effetti, va realizzato ed è allora (speriamo presto) che entrano in gioco i tecnici disingannati, gli impiegati di buona volontà, i dirigenti lungimiranti, ma soprattutto quelle componenti politiche che in taluni casi scelgono realmente di fare la loro parte. Per facilitare questo lavoro cerchiamo però di diradare, con onestà, le nubi che incombono su un paio di punti chiave che peraltro rappresentano la vera componente strategica del piano: l’Ingegnerizzazione della domanda e le Community virtuali.

Dopo anni nei quali ogni singola amministrazione, comune, ospedale ha avuto da dire la sua (in maniera legittima) su cosa e come acquistare ICT senza curarsi di cosa facesse il vicino, siamo ora in una fase in cui si può finalmente lavorare sull’Ingegnerizzazione della Domanda. Le imprese e il mercato ci hanno abituato da tempo ad una loro offerta spesso ben ingegnerizzata e pronta per l’uso dopo anni di investimenti in ricerca e campagne di marketing, viceversa una chiara Domanda Pubblica pronta per essere soddisfatta in maniera efficace ed efficiente si è sempre fatta attendere. Ora la strada è segnata, ci si può lavorare, servono sì  competenze, capacità e fondi, ma con un po’ di fiducia il salto verso una Domanda Pubblica di qualità si potrà fare. Tutto qui? No, quello che manca e che anche il piano al momento non affronta è un altro tipo di ingegnerizzazione quella dei processi della PA. Come si fa a parlare di servizi pensati e fatti nascere già digitali se non si lavora realmente e con convinzione su una re-ingegnerizzazione dei processi interni alle pubbliche amministrazioni? Non possiamo demandare alla buona o cattiva volontà dell’ultimo anello della catena del servizio la vera implementazione delle componenti di un piano così chiaro e sfidante, ma ancora acerbo dal punto di vista dell’execution. Se lavoriamo anche su questo aspetto e diradiamo le nubi che si addensano all’orizzonte non solo salviamo il piano, ma lo rendiamo realmente applicabile.

Un secondo punto chiave che a mio avviso emerge in maniera dirompente sulla scena del piano è quello delle Community virtuali nelle quali i mattoncini elementari della nuova API economy basati su interfacce applicative standard giocano un ruolo determinante. Il livello architetturale che riprende chiaramente l’esperienza E015 e i principi di policy per la governance, la definizione di glossari standard e di processi di certificazione sono chiari e definiti, ma ciò che stenta a decollare è piuttosto una Community reale di utenti finali. Dove sono gli utilizzatori dei servizi? Quale ruolo rivestono i cittadini e soprattutto come decidiamo di lavorare sull’engagement? Ho incontrato qualche settimana fa il responsabile all’innovazione dei servizi digitali del ministero dell’economia lettone il quale mi raccontava che alcuni anni fa hanno deciso di proporre una legge che obbligava le imprese ad usare i servizi digitali per il pagamento delle tasse solo dopo che il 70% di tutte le società con natura giuridica avevano cominciato ad utilizzare quei servizi quasi spontaneamente. Possiamo pensare di imporre dall’alto nuovi servizi digitali senza immaginare un processo di ascolto, analisi e valutazione per evitare che solo dopo pochi click l’utente ci abbia già abbandonato? Che tipo di traffico sui servizi digitali si pensa di offrire nei futuri modelli di business per i player industriali se l’unico vero input del piano rappresentato dai fabbisogni non riesce ad avere una guida partecipata dai cittadini e dagli utenti finali dei servizi della PA? Complementiamo quanto proposto nel piano per colmare quell’ultimo miglio (ultimo, ma fondamentale) verso l’utente finale in una logica di engagement ed empowerment di community reali e anche su questo secondo fronte avremo riportato il piano sulla terra o meglio sui territori.

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