Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Direttore responsabile Alessandro Longo

Sanità

Telemedicina, che cosa fare per renderla matura e diffusa

di Roberto Moriondo, direttore Generale del Comune di Novara

28 Nov 2016

28 novembre 2016

Bisogna ormai superare il tempo delle sperimentazioni e dei piloti e mettere finalmente a sistema i servizi di telemedicina, telediagnosi, teleassistenza, ospedalizzazione domiciliare, monitoraggio telematico dei soggetti fragili. Per farlo, concentriamoci su questi punti, più organizzativi ed economici che tecnologici

Portate a termine alcune interessanti esperienze professionali – i diversi incarichi ricoperti in Regione Piemonte, la presidenza del CSI Piemonte, la rappresentanza delle Regioni e delle Province Autonome nel Comitato di Indirizzo dell’Agenzia per l’Italia Digitale – ricomincio a scrivere dopo un qualche tempo per Agendadigitale.eu nella nuova veste di Direttore Generale del Comune di Novara – City Manager ma anche CIO – e di Direttore Scientifico di Motore Sanità Tech.

Lo dico in premessa soprattutto affinché non si vengano a creare spiacevoli equivoci in relazione a ruoli, anche di natura istituzionale, che non mi appartengono più.

Ma veniamo ai contenuti di questo articolo.

Recentemente mi sono trovato ad aprire i lavori di un interessante evento organizzato a Milano da Motore Sanità[1], dal titolo “Telemedicina e Telemonitoraggio: nuove continuità di cura”, che mi ha portato a ritornare su alcune riflessioni di metodo, di merito e di comunicazione in tema di tecnologie digitali.

In sintesi la telemedicina è l’insieme di tecniche mediche, organizzative e informatiche che permettono di curare e fornire servizi sanitari a un paziente che non necessariamente deve essere fisicamente presente.

La telemedicina con le sue declinazioni, telemonitoraggio e telediagnostica, facilita i rapporti tra gli specialisti e quelli tra medico e paziente e tra ospedale e territorio.

Il telemonitoraggio agevola la continuità di interazione tra l’ospedale e il territorio con il coinvolgimento di tutti gli attori: i pazienti e i caregiver, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ospedalieri e quelli ambulatoriali, i farmacisti.

È sempre più evidente come la nuova concezione dell’ospedale – struttura fisica – non può essere quella di una struttura svincolata dalle altre organizzazioni ospedaliere e territoriali di una area geografica – nel caso italiano le Regione e le Province Autonome –, bensì quella di un organismo integrato in un contesto sempre più complesso e interconnesso – e non necessariamente fisico ma anche virtuale –.

Il teleconsulto, inoltre, richiede una profonda riorganizzazione della rete ospedaliera incentrandola sul modello hub and spoke, in integrazione con le altre parti del sistema sanitario, facilitando le interconnessioni intra ed extra specialistiche.

Il convegno[2] è anche stato l’occasione – e da qui prendo il primo spunto di riflessione – per parlare di progetti pilota come il telemonitoraggio medico e la teleassistenza domiciliare con il compito di spostare l’asse delle cure della cronicità dall’ospedale al territorio.

Anche l’anno 2016 volge ormai al termine e in Italia in materia di telemedicina e di telemonitoraggio di soggetti affetti da patologie o fragili siamo ancora focalizzati sulla mera sperimentazione, sui minimalisti progetti pilota e sulla retorica narrazione di buone pratiche.

Sia chiaro, in una logica bottom up nulla da eccepire – anzi onore al merito – su lavoro di chi ha pionieristicamente avviato encomiabili iniziative innovative, oltretutto attanagliato tra mille difficolta di natura normativa, burocratica e organizzativa.

Ma non può essere questo l’obiettivo finale.

Resta il fatto che da tanto – ormai troppo – tempo siamo in attesa che si inverta finalmente la tendenza con l’avvio di una nuova fase – top down e grid – dove la cifra distintiva sia la pianificazione e la programmazione di un intervento sistemico, sistematico, condiviso e comunicato.

Le tecnologie digitali – è ormai doveroso tralasciare “le nuove” – sono in grado di cambiare i paradigmi di gestione della sanità, della salute e del benessere.

Qui c’è un punto centrale da sottolineare e rimarcare con forza – secondo spunto di riflessione –, ovvero che stiamo parlando di tecnologie ormai da tempo disponibili, collaudate, testate, affidabili ed economiche.

La metafora del plug and play in questo caso può esserci di aiuto.

Sicuramente queste tecnologie sono idonee per ridurre l’impatto della medicina ospedaliera a favore di quella territoriale.

Occorre però – lo ribadisco – superare il tempo delle sperimentazioni e dei piloti e mettere finalmente a sistema i servizi di telemedicina, telediagnosi, teleassistenza, ospedalizzazione domiciliare, monitoraggio telematico dei soggetti fragili concentrandoci su:

✔ come questo sia economicamente compatibile e di quali strumenti di misurazione e monitoraggio affidabili occorra dotarsi;

✔ come questo sia conciliabile con il quadro normativo e regolamentatorio attualmente in vigore, a livello nazionale e comunitario, e, nel caso, come intervenite per favorire il processo di cambiamento;

✔ come l’impatto organizzativo debba essere gestito affinché sull’asse del tempo non si vanifichi il time to market dell’innovazione.

Per dare una risposta al titolo dell’articolo, non sono al centro le tecnologie digitali ma piuttosto la analisi organizzativa e di processo, la sostenibilità economica, la compatibilità normativa, il superamento delle resistenze al cambiamento.

Se vogliamo collocare invece in una posizione di primo piano le tecnologie digitali e costruire su di queste una vera politica industriale dell’innovazione le sfide da affrontare ed i temi da trattare sono altri:

✔ come gli open e i big data possono supportare la medicina preventiva e quella predittiva e la personalizzazione dei percorsi di cura e dei trattamenti farmacologici;

✔ accrescere gli investimenti in ricerca ed innovazione e operare per la creazione di specifiche competenza in materia di Internet of Thing e di Big Data nei settori della sanità, della salute e del benessere, al fine di aiutare il nostro paese a crescere e competere a livello globale facendo nascere un nuovo e promettente settore di produzione industriale e di un nuovo comparto di logistica e di servizi.

 

[1] http://www.motoresanita.it

 

[2] http://www.motoresanita.it/wordpress/events/telemedicina-e-telemonitoraggio-nuove-continuita-di-cura/

  • Attilio A. Romita

    Condivido le argomnetazioni del dott.Moriondo sulla necessità di chiarire prima il significato dei termini e di applicare poi regole rapie per il cambiamento.
    A supporto, completamento e chiarimento segnalo quanto pubblicato lo scorso anno a margine del convegno “LE PROFESSIONI SANITARIE ALLA SFIDA DELLA SANITA'” in http://www.attilioaromita.com/2015/11/telemedicina-sanita-digitale-concetti-e.html DIGITALE” .

Articoli correlati