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Direttore responsabile Alessandro Longo

Memory Squad - 127° PUNTATA

Uefa Euro

08 Lug 2016

8 luglio 2016

Cronache dal futuro (anno 2333), a cura del docente visionario Edoardo Fleischner per Agendadigitale.eu

Il dottor Annthok Mabiis ha annullato tutte, o quasi, le memorie connesse della galassia per mezzo del Grande Ictus Mnemonico. “Per salvare uomini e umanidi dalla noia totale, dalla Sindrome della Noia Assoluta”, perché le memorie connesse fanno conoscere, fin dalla nascita, la vita futura di ciascuno, in ogni particolare. La Memory Squad 11, protagonista di questa serie, con la base di copertura su un ricostruito antico bus rosso a due piani, è incaricata di rintracciare le pochissime memorie connesse che riescono ancora a funzionare. Non è ancora chiaro se poi devono distruggerle o, al contrario, utilizzarle per ricostruire tutte quelle che sono state annientate, se devono cioè completare il lavoro del dottor Mabiis o, al contrario, riportare la galassia a “come era prima”.

Undici. E undici. Alle cinque della sera. Nello stadio dominante. Restaurato. Gli altri della galassia sincronizzati. Milioni di stadi all’unisono. Tutti seduti. Come una volta. Tutti insieme. Altri miliardi a casa con il come-fossi-lì. L’erba. Pronta ad azzollarsi. Coi tacchetti. Volanti. Volenti. Violenti. Gli spalti originari. Tirati a lucido. I colori ansiosi di tramonto. Gli odori sgargianti di sudori. I suoni pazienti di riverberi. Nell’antica apertura trufola il vento.

Il bus rosso quietava. Niente caccia alle memorie connesse. Giorno di riposo per gli agenti della Memory Squad 11. Giorno di tifo. “Mi domando come facessero a andare in campo in carne ed ossa…” visionava Stefano Magli, l’agente di Memoria Antica della squadra.
“Con gli scontri paurosi del calcio moderno allora si sarebbero ammazzati tutti…” vibrava la comandante Khaspros. “C’erano quattro controllori… ho letto… tiravano fuori dei cartellini colorati… una cosa ridicola… e quelli si fermavano… altrimenti sarebbe stato un pugilato… e poi erano lentissimi…” componeva Magli.
“Penso che mi sarei annoiata a morte!” lapidava la comandate.

Il boato moltiplicava. Il rettangolo di gioco fischiava. L’agone prorompeva. Le tifoserie componevano la tattica. Modulo di gioco. Traettorie. Scontri. Li guidavano. Un telecomando. Collettivo. Dal loro pensiero. Ai loro piedi. I ventidue roboplayer saettavano. Dribblavano. Schemavano. Fintavano. Assistavano. Insaccavano. Deliravano. Acceleravano. Le memorie interne pompavano. Stoppavano. Barrieravano. Cucchiaiavano. Il prato frusciava. Simulavano. Sbirciavano. Fuorigiocavano. Rigoravano. Accosciavano. Sombreravano. Dopo il rosso il viola. Disperavano. Il tramonto s’imponeva. Traghettavano. Pressavano. Aleggiavano. Tramortivano. Sottigliavano. Giocavano.

Come nei secoli scorsi. Conservati nei cassetti. Ogni quattro anni. Le bandiere rammendate. Planate. Fruscianti. Ridenti. Come paure perdenti.
Cappelli beffardi. Come pensieri bastardi.
Gote dipinte. Come malinconie stinte.
Striscioni srotolati. Come desideri accumulati.
Urla arrembanti. Come affetti segreganti.
Grida dolenti. Come legami cocenti.
Sospiri rammaricanti. Come esistenze brulicanti.
Rabbie roboanti. Come umori farneticanti.
Gioie. Prorompenti.

La scritta titolava lo stadio. La luce dell’immensa insegna carpiva le nuvole basse. Tranquille di pioggia. Silenziose di attenzione. Tuonavano le curve.
“Tu sai il perché? Come nasce?…” urlava nel rombo dello stadio.
“Non conosco fino in fondo la storia di questo nome… tutti sanno che l’Europa non c’entra nulla, anche perché non esiste più… il nome è strano davvero… una sigla senza significato e una moneta scomparsa…” sbraitava di ritorno.
“Già, non ci avevo pensato…” Sillabava: “Uefa Euro…”

(127 – continua la serie. Episodio “chiuso”)

edoflei06@gmail.com

  • Attilio A. Romita

    Settanta anni fa uomini che pensavano di essere lungimiranti decisero di mettere insieme un gruppo di vecchie e stanche nazioni. Loro sapevano che molto presto la potenza economica sarebbe stata la caratteristica vincente per una nazione e che le loro sei piccole nazioni solo se si univano avrebbero potuto continuare ad esistere. Il loro sogno, o meglio la loro realistica idea, cominciò a realizzarsi e a crescere. Le Nazioni Europee che hanno aderito a quel patto sono aumentate, ma è stata una famiglia litigiosa e gli abitanti di ciascun paese continuarono a parlare il loro antico dialetto. Per tentare di cementare quell’unione discordante si decise di usare una moneta unica e con grande sforzo d’immaginazione la battezzarono EURO. Ma l’Euro invece di essere un fattore unificante divenne la pietra dello scandalo perché molti sciocchi benpensanti di ciascuna nazione cominciarono a raccontare che questa nuova moneta unica era un guinzaglio per l’economia di ognuno perché non permetteva di fare giochetti finanziari. E proprio quelli che quel vincolo non lo avevano accettato furono i primi a pensare di poter far da soli.
    E in tutta questa concitazione di idee in Francia, una delle nazioni fondatrici, le squadre della nazioni di una Europa che non vorrebbe essere unita si sono scontrate e questi scontri sono stati la prova sul campo che non esistono cittadini europei, ma solo cittadini delle varie nazioni che non vogliono essere Europa.
    Come ho avuto modo di scrivere più di 4 anni fa (Europa ed Europei – http://www.attilioaromita.com/2012/03/europei-ed-europei.html )
    “Sono sicuro che a molti piacerà non definirsi EUROPEI, ma Lombardi, Valloni, Brettoni, Bresciani, Marsigliesi, o di San Vittore in Cima al Monte. Ma se non lo faremo il nostro EURO, del quale siamo giustamente orgogliosi sarà ricordato come il Pentanummo di Giustiniano splendida moneta che solo pochi esperti conoscono.”

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