l'analisi

Cosa significano il crollo dei bitcoin e il caso TerraUSD: indicazioni utili

Il bitcoin ha bruciato il 60% del valore rispetto ai massimi. La stablecoin più innovativa, TerraUSD è in crisi. Idem l’exchange Coinbase. Non facciamo prendere dal panico: ecco come analizzare le vicende e cosa conviene fare

13 Mag 2022
Ferdinando Ametrano

insegna Bitcoin e Blockchain Technology all'Università Milano-Bicocca dal 2015 ed è fondatore di CheckSig, una soluzione di custodia per investitori istituzionali e clientela facoltosa

Il mondo cripto vive giornate difficili: le quotazioni di tutti i crypto-asset sono pesantemente negative. Bitcoin, la prima e più rilevante tra le criptovalute, ha perso oltre il 60% dai massimi a $69.000 del novembre scorso.

Per i veterani del mercato non è una situazione nuova. Nei suoi 13 anni di storia, bitcoin è sempre cresciuto a strappi: a nuovi record di prezzo seguono ritracciamenti significativi che lo riportano in basso, ma a valori comunque più alti del record precedente.

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Volatilità radicale

Questa volatilità drammatica non è sconosciuta nemmeno ai mercati tradizionali: la dinamica del prezzo origina dall’interazione tra acquirenti e venditori e rappresenta il processo di scoperta del valore. Al suo debutto nel 1997 Amazon valeva $1,40, arrivò nel 1999 durante la bolla Internet a $113, per poi crollare a $5,51 nel 2001 con una perdita (peak-to-valley drawdown) del 95%; oggi vale oltre duemila dollari. Qual è la lezione? Quando ci sono dirompenti discontinuità di paradigma la scoperta del valore è un processo dinamico e complesso, con volatilità altissima.

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E bitcoin rappresenta una discontinuità radicale. Vale la pena ricordarlo ancora una volta: bitcoin è per la prima volta nella storia un bene digitale trasferibile ma non duplicabile, quindi scarso. La sua scarsità rimanda alla scarsità dell’oro fisico: se si riflette sul ruolo dell’oro fisico nella storia della civilizzazione, della moneta e della finanza, diventa evidente quanto dirompente possa essere un oro digitale nella civilizzazione digitale e nel futuro della moneta e della finanza.

Ovviamente l’accettazione di bitcoin come oro digitale è un processo controverso e questo si evidenzia nella volatilità del prezzo. La volatilità è accentuata anche da tanti investitori che lo considerano invece un investimento speculativo di breve termine e quindi vendono in momenti di tensione. Nel tempo vedremo se è davvero oro digitale, nel qual caso è evidentemente ancora molto sottovalutato.

Il problema stablecoin TerraUSD (UST)

Ma sono giornate difficili per il mondo cripto non solo per le dinamiche di prezzo. Altri due fattori stanno generando sconcerto.

Il primo ha ancora a che fare col mercato, ma non riguarda un asset speculativo, bensì lo stablecoin TerraUSD (UST), cioè una di quelle criptovalute che puntano a mantenere la parità di potere d’acquisto con il dollaro: il suo valore dovrebbe essere sempre un dollaro, non ha potenziale di apprezzamento.

Gli stablecoin sono esplosi superando una capitalizzazione di 150 miliardi di dollari: sono lo strumento principe della cosiddetta DeFi, utili per fare arbitraggio tra borse e per uscire dagli investimenti cripto nelle fasi ribassiste del mercato senza andare in dollari o euro, evitando quindi l’evento fiscale della generazione di plus o minusvalenze.

Attaccato da una efficace manovra speculativa mirata a forzare la vendita delle sue riserve in bitcoin (circa 1,5 miliardi di dollari), UST è arrivato a valere meno di 5 cent: attori di mercato avrebbero venduto massicciamente bitcoin presi a prestito e UST, innescando un crollo dei prezzi e ottenendo la vendita delle riserve bitcoin di UST, innescando quindi una spirale ribassista che ha consentito il riacquisto di bitcoin a prezzi scontati, con cui si è ripagato il prestito iniziale incassando utili straordinari.

Plausibile o meno che si consideri l’esistenza di una regia per l’operazione speculativa descritta, il risultato netto è che scricchiola il mondo DeFi e in generale tutti quei protocolli che si presentano come alternativi a bitcoin, senza averne le caratteristiche di resilienza tecnologica e funzionale.

Oggi Binance ha rimosso per prudenza dall’exchange Terra e Luna, la sua criptovaluta gemella.

Coinbase nei guai

Il terzo ed ultimo brivido arriva dalla lettura della trimestrale di Coinbase, la principale borsa cripto al mondo, quotata al Nasdaq. Si legge nella relazione che in caso di fallimento di Coinbase, i crypto-asset detenuti dai suoi clienti presso la borsa potrebbero essere aggrediti dai creditori. Nulla di davvero nuovo: Gensler, presidente della Securities Exchange Commission, qualche mese fa aveva chiarito che era inaccettabile la commistione nel mondo cripto tra trading e custodia.

Nella finanza tradizionale le borse di scambio non sono anche depositarie e non fungono da camera di compensazione: le funzioni sono chiaramente distinte. Nel Far West cripto questo fatto non è ancora compreso.

Intendiamoci, lo stesso vale per le banche. È solo l’esistenza del fondo di garanzia interbancario a garantire i depositi nel caso di fallimento di una banca: fino a 100.000 euro in Europa e 250.000 dollari negli Stati Uniti. Ma nel mondo cripto la rivelazione di Coinbase ha fatto scalpore perché le cripto (o almeno bitcoin, la più affidabile tra le criptovalute) sono presentate come strumento per l’affermazione della sovranità finanziaria del singolo.

Stablecoin, perché hanno successo e la normativa di riferimento

Dove custodire i propri cryptocoin?

Alcuni massimalisti del mondo cripto rispondono col vecchio adagio: not your keys, not your coins. Incitano, insomma, gli investitori a custodire direttamente il loro patrimonio cripto, gestendo in prima persona le chiavi private che controllano questi asset.

Portafogli privati?

Ma, forti della loro competenza tecnica, sottovalutano i rischi di imperizia che causano perdite irrimediabili (perdita o furti di password), trascurano i rischi di violenza fisica legati a tentativi di furto, dimenticano il pericolo di non riuscire a trasferire il patrimonio ai propri eredi in caso di scomparsa improvvisa.

La custodia fai-da-te è certamente decisiva se si deve fuggire dalla dittatura venezuelana, nord-coreana o cinese (come accadeva agli ebrei in fuga dai nazisti con i gioielli nascosti nella biancheria) ma in stati di diritto è più problematica che utile.

Servizi di custodia specializzati

La strada è quella di servizi di custodia specializzati, sulla falsariga delle banche depositarie del mondo finanziario tradizionale. Qui i beni dei clienti sono segregati dal patrimonio aziendale, non possono essere impiegati dal custode (niente staking, farming, yielding, lending, ecc.), non entrano nel bilancio e non possono essere aggrediti da creditori.

I custodi più seri (come Checksig, Ndr)

  • beneficiano di garanzie assicurative,
  • ottengono le attestazioni SOC tramite audit indipendente di una terza parte e, nei casi di eccellenza,
  • offrono una prova di riserva periodica e pubblica di avere il pieno controllo degli asset a loro affidati.

Chi scrive dichiara il conflitto di interesse di essere un imprenditore che offre servizi di custodia, con un protocollo di custodia pubblico e trasparente che vanta di essere il più sicuro al mondo.

Si tratta però del conflitto di interessi di chi dice quello che pensa (dal 2014) e poi fa quello che dice (dal 2018). Non ultimo avvertendo pubblicamente che la volatilità di bitcoin è ovviamente tanto alta quanto lo sono i rendimenti offerti e che gli stablecoin potranno essere stabili solo se sovra-collateralizzati in bitcoin. Ne abbiamo scritto altrove, anche su questa testata e su qualche libro, ne riparleremo in futuro.

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