i numeri del successo

Eurovision, dall’oblio al boom: con streaming e social vola anche la musica italiana

Un evento che sembrava destinato al dimenticatoio vive una nuova vita grazie al digitale. Come ha mostrato lo scorso anno la vittoria dei Måneskin, l’effetto Eurovision costituisce un ottimo volano per l’export della musica italiana che si trova di fronte a una visibilità internazionale amplificata da social e streaming

11 Mag 2022
Enzo Mazza

CEO F.I.M.I. (Federazione industria musicale italiana)

Con l’arrivo in Italia del più grande evento live musicale seguito a livello mondiale e che nel 2021 ha visto collegati oltre 183 milioni di spettatori in 36 mercati globali, vale la pena di analizzare più da vicino come questa manifestazione sia giunta al centro dell’attenzione in molti Paesi che per anni l’avevano considerata poco più di una kermesse circense.

Industria discografica, un 2021 da record: streaming, video e social trainano la crescita

L’Eurovision rilanciato dai social: i numeri

In Italia, l’evento mancava dal 1991 e per molto tempo la manifestazione musicale è stata poco seguita, così come nei principali mercati musicali internazionali. L’evento trovava un enorme seguito prevalentemente nell’est europeo coinvolgendo artisti fuori dalle classifiche globali.

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Negli ultimi anni questa tendenza ha iniziato a cambiare, complice, ad esempio in Italia, anche il rilancio del Festival di Sanremo, dal quale il vincitore approda di diritto alla finalissima dell’Eurovision e il ruolo attivo dei social media e delle piattaforme streaming.

Nel 2021 la manifestazione ha visto un forte incremento dello share tra le generazioni più giovani. Tra i 15-24 anni la crescita degli ascolti è stata del 7% arrivando al 52,8%

Durante la scorsa edizione, nel corso dell’intera settimana del Eurovision, il canale ufficiale di YouTube ha visto raggiungere la cifra di 50,6 milioni di visitatori unici in 234 paesi del mondo, con un incremento del 28% rispetto al 2019 (nel 2020 la manifestazione non si è tenuta causa pandemia) e l’audience online è stata per il 71% di fan tra i 18 e i 34 anni.

Nella stessa settimana gli account social ufficiali hanno generato 14 milioni di azioni di engagement tra Facebook, Twitter e Instagram, oltre a TikTok.

Il traino social ha ovviamente spinto anche gli ascolti televisivi. In Italia, ad esempio, l’audience di RAI ha raggiunto i numeri più alti da quando il broadcaster è ritornato a trasmettere l’evento.

I numeri dello streaming

Interessante anche guardare ai numeri generati dallo streaming musicale, fenomeno che ha sicuramente contribuito al successo internazionale di brani che hanno partecipato alla manifestazione. I vincitori del 2021, gli italiani Måneskin con “Zitti e Buoni” hanno superato la soglia del 300 milioni di ascolti. Il secondo brano ad aver superato tale livello dopo “Arcade” il brano del vincitore del 2019, Duncan Laurence, che fu la prima canzone a superare la soglia dei 300 milioni di ascolti su Spotify. Da rilevare che se Arcade, per raggiungere questo record ha impiegato 699 giorni dall’Eurovision, il brano vincitore dei Måneskin ha raggiunto la milestone dei trecento milioni in soli 342 giorni dalla finale.

Un altro record dell’evento è stata la conquista delle classifiche internazionali da parte del brano della band italiana in tempi rapidissimi. Nelle due settimane successive al gran finale, “Zitti e Buoni” è andata al primo posto in Finlandia, Grecia, Lituania, Olanda, Polonia e Svezia e nella top 10 in Austria, Belgio, Croazia, Czech Republic, Germania, Ungheria, Islanda, Italia, Norvegia, Portogallo, Slovenia, Svizzera e complessivamente nelle classifiche di 37 Paesi.

La visibilità internazionale dell’Eurovision, grazie al connubio con lo streaming senza frontiere ha fatto sì che l’interesse dell’industria discografica sia cresciuto. In questa edizione italiana, ben 17 artisti sono presentati da major discografiche, la cifra più alta di sempre.

Complessivamente, i mercati rappresentati nella manifestazione costituiscono il 30 % del valore totale del settore discografico a livello mondiale. Nel 2021 il mercato discografico è cresciuto del 18,5% raggiungendo i 26 miliardi di dollari con lo streaming a rappresentare il 65 % di tutti i ricavi.

Il mercato italiano, terzo nella UE e decimo al mondo, è cresciuto di circa il 28 %, oltre la media globale.

I dati Spotify e l’effetto Eurovision sull’export della musica italiana

Tornando all’impatto dell’Eurovision nello streaming possiamo soffermarci sui dati diffusi dal principale servizio globale che è Spotify. Gli stream delle playlist dell’Eurovision sono aumentati del 594% durante l’Eurovision 2021, con quasi 27 milioni di minuti di streaming. Sempre l’anno scorso, il 71% degli stream delle playlist dell’Eurovision provenivano da ascoltatori di età compresa tra 13 e 34 anni.

L’anno scorso, i dati di Spotify hanno predetto la vittoria dei Måneskin: Zitti e buoni era stata la canzone dell’Eurovision più ascoltata tra marzo 2021 e maggio 2021 sulla piattaforma.

Anche in questa edizione i numeri sembrano virare verso un notevole incremento. Ad esempio, già prima della manifestazione, Brividi di Mahmood e Blanco, è la canzone più ascoltata su Spotify tra quelle in gara all’Eurovision tra gennaio e marzo 2022 con oltre 77 milioni di stream, un numero 5 volte superiore rispetto a Hold Me Closer di Cornelia Jakobs (Svezia). Al terzo posto De Deipte di S10 (Paesi Bassi).

Altro dato molto significativo, Brividi è la canzone più ascoltata nella maggior parte dei paesi partecipanti, 28 su 40. Nella storia dell’Eurovision Song Contest, solo quattro paesi – Spagna, Lussemburgo, Israele e Irlanda – hanno vinto per due volte di seguito, con l’Irlanda che ha vinto addirittura tre volte di seguito, tra il 1992 e il 1994.

L’effetto Eurovision potrebbe anche costituire un ottimo volano per l’export della musica italiana che nel suo complesso si troverà di fronte ad una visibilità internazionale per tutto il settore.

Nel 2021 le royalty generate dalla musica italiana all’estero sono cresciute del 66% raggiungendo i 20 milioni di euro con una crescita dell’83% per quelle derivanti dal digitale.

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