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L’open source compie 40 anni: gli errori da non ripetere



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La storia del FOSS (Free and Open-Source Software) dalla sua nascita, quaranta anni fa, a oggi. I punti di forza e le sfide non ancora superate, tra cui la comunicazione con il grande pubblico e l’affermazione di Linux sul desktop

Pubblicato il 27 nov 2023

Italo Vignoli

Hi-Tech Marketing & Media Relations



Linux_Lite_5.2_Desktop_en

La storia della nascita del software open source la conoscono in molti, ma vale sempre la pena riassumerla brevemente a beneficio di quei pochi che la ignorano.

Tutto comincia da una stampante

Era il 1983, quando Richard Stallman – all’epoca un giovane ricercatore presso il Massachusetts Institute of Technology – si scontra con una stampante Xerox, che non ne vuole sapere di funzionare come dovrebbe.

Richard contatta l’azienda per chiedere il rilascio del codice sorgente del firmware della stampante, per poter risolvere il problema a vantaggio di tutti gli utenti.

Negli anni ’70 la condivisione del codice sorgente era una pratica ancora abbastanza comune tra gli utenti di computer, dato che il software rappresentava una percentuale ridotta dell’investimento in information technology, e il numero di macchine era ancora abbastanza limitato. Inoltre, molti degli operatori erano degli smanettoni, ed erano abituati a personalizzare il software per le proprie esigenze operando direttamente sul codice sorgente.

L’industria del software basata sull’economia della scarsità e sulla protezione delle applicazioni a suon di brevetti e licenze sarebbe nata solo nel 1981 con il personal computer IBM e la conseguente diffusione di massa. Il personaggio che più di ogni altro ha contribuito a questa evoluzione è stato Bill Gates, che ha costruito il proprio impero grazie alle licenze prima del DOS e di Microsoft Word, e poi di Windows e di Microsoft Office.

Xerox, evidentemente, impara rapidamente la lezione di Bill Gates, e quindi si rifiuta di fornire al Massachusetts Institute of Technology il codice sorgente del firmware della stampante, il che ovviamente impedisce a Richard Stallman di risolvere il malfunzionamento e soprattutto di condividerlo a vantaggio di tutti gli utenti.

Con la sua risposta negativa, Xerox non immaginava certo di scatenare una vera e propria rivoluzione, che nel corso dei successivi quattro decenni avrebbe cambiato in modo radicale il mondo dello sviluppo del software e portato alla nascita di Linux, il miglior sistema operativo per desktop e server, che sarebbe poi diventato l’infrastruttura portante di internet e del cloud.

La nascita di GNU

Richard Stallman, infatti, piuttosto che darsi per vinto annuncia lo sviluppo di un sistema operativo libero che chiama GNU – algoritmo ricorsivo che sta per GNU’s Not UNIX, un gioco di parole poco comprensibile per la maggioranza degli utenti, e che rappresenta il primo enorme errore di comunicazione durante il percorso del FOSS – che verrà completato solo con l’integrazione del kernel Linux sviluppato dall’allora studente finlandese Linus Torvalds.

Le 4 libertà alla base dello sviluppo di software innovativo

L’intuizione geniale di Richard Stallman è quella di comprendere, in anticipo di quasi 30 anni sull’evoluzione del mercato, che lo sviluppo di software innovativo è possibile solo se agli utenti e soprattutto agli sviluppatori vengono garantite le 4 libertà fondamentali: quella di utilizzare il programma per qualsiasi scopo (libertà 0), quella di studiare come funziona il programma e di modificarlo per adattarlo alle proprie esigenze (libertà 1), quella di ridistribuirlo per aiutare gli altri (libertà 2), e quella di migliorarlo e ridistribuirlo integrando i miglioramenti apportati a vantaggio degli utenti (libertà 3).

Ovviamente, la disponibilità del codice sorgente è un prerequisito indispensabile per lo studio, le modifiche e il miglioramento del software. Per questo motivo, per rendere più comprensibile il concetto a chi non ha il background necessario per comprendere come sia possibile associare il concetto di libertà al software, spesso si parla di software open source (OSS) o di software libero e open source (FOSS).

A questo punto facciamo un salto in avanti di 40 anni e arriviamo a oggi, saltando gli oltre tre decenni di storia durante i quali le aziende del software proprietario hanno cercato di ostacolare in ogni modo la crescita del FOSS, che il CEO di Microsoft Steve Ballmer aveva paragonato a un cancro per l’industria.

Oggi Microsoft afferma pubblicamente di amare Linux, anche se a mio parere si tratta di un’operazione di marketing che si è resa necessaria per giustificare un uso sempre più ampio di software e librerie FOSS all’interno dei prodotti dell’azienda di Redmond.

Internet e il cloud sono basati quasi interamente sul FOSS. I due sistemi operativi mobili più diffusi – Android e iOS – sono basati quasi interamente sul FOSS, così come il sistema operativo macOS (che utilizza FreeBSD, a cui aggiunge una GUI e altri elementi proprietari). Linux, il migliore tra i sistemi operativi desktop, è interamente basato sul FOSS.

Perché il software proprietario è ancora più diffuso dell’open source

Ma se il software libero e open source è superiore al software proprietario, perché la maggior parte degli utenti desktop continua a utilizzare Microsoft Windows e i software proprietari come Microsoft Office?

Personalmente, ritengo che alla base di questa situazione ci siano due fattori:

  • la “macchina da guerra” sviluppata da Bill Gates a partire dagli anni ’80, quando la tecnologia non era ancora sufficientemente conosciuta e compresa da richiamare l’attenzione del sistema politico, che non è intervenuto, e in tal modo ha lasciato ampio spazio all’iniziativa delle aziende, al punto che oggi è quasi impossibile fare marcia indietro rispetto a situazioni molto vicine al monopolio come l’installazione di Windows su tutti i PC;
  • l’assoluta incapacità comunicativa dell’industria del FOSS, a partire dal suo vertice, e quindi da Richard Stallman, che è un genio, e dai suoi collaboratori più stretti, che sono sicuramente persone molto valide, ma incapaci di comunicare con il 99% degli utenti, ovvero con tutti coloro che non hanno competenze tecniche e soprattutto competenze di sviluppo.

Lasciando agli sviluppatori, che sono persone straordinarie ma prive di capacità comunicative in grado di raggiungere il grande pubblico con un messaggio facile da comprendere e fare proprio, il FOSS si è chiuso su se stesso, al contrario di quello che succedeva al software proprietario, che ha “banalizzato” i messaggi al punto da creare un rapporto di fiducia con gli utenti, indipendentemente dalla qualità e solidità del prodotto.

Prova ne sia il fatto che gli utenti considerano il software proprietario come uno standard di riferimento per il comportamento delle applicazioni, per cui Windows – per fare un esempio – funziona bene a prescindere, e quando uno dei suoi numerosissimi problemi di stabilità e solidità blocca l’installazione di un software FOSS, l’utente attribuisce sempre a quest’ultimo la responsabilità del problema, e quando scopre che il responsabile è Windows esprime sospetto e incredulità, e spesso non riesce ad accettare l’evidenza.

D’altronde, un’azienda che riesce a trasformare un prodotto come Outlook in uno standard de facto, grazie solo alla forza della comunicazione e del marketing, è il peggior antagonista possibile per una comunità che parla solo a se stessa, in quanto sviluppa messaggi che risultano criptici per la maggioranza degli individui.

Aspettando Linux sul desktop

Per anni, abbiamo sperato che il prossimo fosse l’anno di Linux sul desktop, senza renderci conto che i primi a creare ostacoli verso il raggiungimento dell’obiettivo eravamo proprio noi, con la nostra comunicazione.

E quando è diventato evidente a tutti che Linux era diventato il sistema operativo dei server, e in particolare di tutti i server di tipo strategico, come quelli su cui si appoggiano le infrastrutture di internet e del cloud, ci siamo dichiarati “quasi” soddisfatti, per aver raggiunto un obiettivo che non era il nostro.

Linux sui server non lo vede nessuno, e non lo percepiscono nemmeno i miliardi di utenti Windows collegati a un server Linux (tra cui quelli del cloud Microsoft), per cui non crea nessun effetto moltiplicatore. La maggior parte delle persone che vede il mio desktop Linux Mint mi chiede quale versione di Windows utilizzo, perché non gli viene nemmeno il sospetto che io possa usare Linux.

Conclusioni

Quarant’anni sono una tappa storica importante, ma forse è il caso di riconoscere i nostri errori per evitare di ripeterli, e per iniziare – con 40 anni di ritardo – a fare sul serio. Con tutto il rispetto per i fondatori del FOSS, cominciamo a comunicare in modo professionale. Possiamo ancora divertirci, e magari – fra un po’ meno di 40 anni – raggiungere l’obiettivo di vedere, finalmente, Linux sul desktop.

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