Piano Nazionale Ricerche

Il futuro oltre il PNRR, con la Ricerca al centro: il modello di sviluppo che ci serve

Affinché il PNRR e le riforme connesse diano i frutti sperati, serve un nuovo modello di sviluppo condiviso, una nuova visione di futuro che ponga al centro la Ricerca scientifica e tecnologica

01 Lug 2021
Giuseppe Pirlo

Delegato dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro per la Terza Missione e i Rapporti Territoriali Direttore del laboratorio nazionale del CINI su Competenze Digitali, Formazione, Certificazioni

ricerca Foto di Michal Jarmoluk da Pixabay

Al di là dell’imponente finanziamento che attraverso Next Generation EU viene messo a disposizione per la ripresa, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) pone al governo del nostro Paese, e ai suoi molteplici gangli amministrativi, numerosi interrogativi sulla reale capacità di progettazione e di esecuzione, nei tempi previsti, di attività progettuali in grado di produrre impatti rilevanti e durevoli.

Proprio per evitare di concentrarsi solo sui fondi messi a disposizione dal Piano e con l’obiettivo di impostare una crescita sistemica e duratura, la lettura del PNRR non può e non deve prescindere quindi dallo studio del PNR 2021-2027 (Piano Nazionale delle Ricerche), approvato al CIPE il 15 dicembre 2020.

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Il PNR, infatti, è il documento che orienta le politiche della Ricerca in Italia anche con riferimento al raggiungimento dei Sustainable Development Goals (SDGs) dell’Agenda 2030 e ispirandosi alla recente Annual Sustainable Growth Strategy della Commissione Europea e allo European Green Deal.

Un nuovo modello di sviluppo condiviso

Le sei missioni del PNRR disegnano, infatti, uno scenario di straordinaria ampiezza: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute.

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Senza voler entrare nel merito della ripartizione del budget, che pure ha una sua specifica importanza in quanto è espressione della precisa impostazione sistemica del Piano, vale la pena sottolineare come, a latere delle sei missioni del PNRR, siano state individuate altre due importanti riforme, legate al tema della Giustizia e della Pubblica Amministrazione: due riforme ritenute cruciali per sbloccare il Paese e offrirgli la possibilità reale poter lavorare in agilità, trasparenza e sicurezza, specialmente in questo momento nel quale è essenziale uscire al più presto dalla profonda crisi in cui la pandemia ci ha costretto.

Gli ambiti individuati sono tutti fondamentali ma è necessario aver chiaro che, affinché giochino un ruolo strategico ed esprimano tutto il loro potenziale di crescita e innovazione, essi esigono la condivisione di un nuovo modello di sviluppo per il Paese, senza il quale elevato è il rischio di una frammentazione delle iniziative progettuali a discapito del risultato complessivo auspicato e, oramai, divenuto indispensabile.

Questo modello dovrebbe, per poter essere efficace, mostrare una chiara visione di sviluppo sostenibile e indicare con decisione la direzione da intraprendere. In questo percorso il PNRR rappresenta, certamente, una straordinaria opportunità per attivare il necessario processo di cambiamento, ma sarebbe un errore immaginare che la trasformazione auspicata possa esaurirsi semplicemente con i finanziamenti, sia pure straordinari, del PNRR stesso.

Una visione di futuro più ampia, con la Ricerca al centro

La più concreta possibilità che abbiamo di spendere bene i finanziamenti del PNRR, evitando interventi a impatto limitato, è, infatti, quella di porci l’obiettivo di traguardare un futuro più ampio, che sappia utilizzare efficacemente i fondi, ma che non si focalizzi sui finanziamenti del PNRR. Risulta fondamentale spostare oltre il focus dell’agire, pur nell’impegno di utilizzare efficacemente i fondi derivanti da Next Generation EU, avendo, quale puntello metodologico una visione di sistema dove il PNRR sia un mezzo, mai il fine.

A tale scopo è indispensabile che la Ricerca scientifica e tecnologica sia posta al centro del nuovo “modello” di sviluppo, al centro del futuro della nostra nazione. Sarà proprio la Ricerca, infatti, ad assicurare all’intero sistema Paese, anche negli anni futuri, che i finanziamenti del PNRR siano spesi, non solo e non tanto, per l’adozione di tecnologie sviluppate, magari all’estero (si pensi, ad esempio, ai settori per la transizione ecologica e digitale), quanto per dare impulso allo sviluppo e alla produzione, a livello nazionale, di tecnologie d’avanguardia in grado di rilanciare e catalizzare la crescita del Paese, ben al di là del tempo e dei finanziamenti del PNRR stesso.

Solo la Ricerca potrà garantire, attraverso azioni di trasferimento tecnologico sempre più efficaci e diffuse, sfruttando anche sistemi di intelligenza artificiale sviluppati allo scopo, il raggiungimento di un più elevato livello di competitività interna e internazionale delle nostre imprese.

È necessario, infatti, favorire le condizioni per il pieno sfruttamento del potenziale del sistema Paese, per il quale è anche indispensabile garantire la disponibilità di adeguati capitali di rischio per progetti di innovazione, che in Italia sono solo pari, rapportati al PIL, al 56,5% della media europea.

Il ruolo degli European Digital Innovation Hub

In tal senso un ruolo di grande valore potranno avere gli European Digital Innovation Hub di prossima costituzione che, in quanto elementi della rete europea di Poli di innovazione digitale, avranno la finalità di dare un impulso decisivo al trasferimento tecnologico attraverso un network composto da università, enti di ricerca e imprese, mettendo a sistema le eccellenze del nostro Paese e ponendosi come riferimenti fondamentali per lo sviluppo digitale della Pubblica Amministrazione e delle imprese operanti in differenti settori quali ad esempio quelli della salute, della manifattura 4.0, dell’agroalimentare, dell’aerospazio e del Made in Italy.

Nondimeno è proprio attraverso la ricerca che sarà possibile supportare una più ampia e qualificata azione di alta formazione, con nuovi corsi di lauree magistrali e dottorati di ricerca, anche a carattere industriale, che intercettino ambiti multidisciplinari, interdisciplinari e transdisciplinari, in grado di preparare i giovani ai lavori del futuro, sia in ambito umanistico che scientifico, accettando le sfide di una più ampia internazionalizzazione del nostro sistema di ricerca e innovazione. Vale solo la pena, infatti, di sottolineare che i valori legati al nostro sistema di innovazione derivanti sia dai brevetti che dalle pubblicazioni, sono ben al di sotto della media OCSE, con una grande debolezza del nostro Paese a integrarsi nelle reti internazionali della conoscenza e ancora di più nell’assumere ruoli di coordinamento delle stesse.

Gli ambiti di ricerca e innovazione del PNR

Sei sono i grandi ambiti di Ricerca e innovazione individuati nel PNR: Salute; Cultura umanistica, creatività, trasformazioni sociali, società dell’inclusione; Sicurezza per i sistemi sociali; Informatica, industria, aerospazio; Clima, energia, mobilità sostenibile; Tecnologie sostenibili, agroalimentare, risorse naturali e ambientali. I sei grandi ambiti hanno dato origine a ben ventotto diverse aree di intervento, ciascuna declinata da uno specifico gruppo di lavoro costituito da esperti provenienti dal mondo dell’Università e degli Enti pubblici di ricerca, e dettagliata in articolazioni di ricerca. Il risultato ottenuto permette, quindi, di identificare con precisione specifici domini di importanza cruciale per il Paese, si pensi ad esempio a quelli della Cybersecurity, della Transizione Digitale, dell’Artificial Intelligence, delle Quantum Technologies, solo per citarne alcuni.

Sono questi alcuni dei settori che dovranno essere oggetto di grande attenzione e sui quali sarà necessario intervenire con finanziamenti molto importanti del PNRR, ben sapendo che non riuscire pienamente in questi ambiti significherà fallire sull’intero PNRR e relegare l’Italia a un ruolo di subalternità rispetto allo scenario internazionale per i prossimi decenni. Proprio su questi domini è fondamentale che il nostro Paese non perda posizioni e che, anzi, partendo dalla ricerca, recuperi una leadership che, indiscutibilmente, è alla nostra portata.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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