whatsapp & co

Incomunicabilità tra app di chat: a chi conviene e come superarla

Il fatto che le app di messagistica – come Whatsapp, Telegram – non comunichino tra loro non solo è paradossale, ma crea inconvenienti agli utenti, in primis in termini di impossibilità di scelta e di obbligo di accettare condizioni di servizio sconvenienti. La soluzione è semplice e si chiama interoperabilità

23 Lug 2021
Vittorio Bertola

Research & Innovation Engineer presso Open-Xchange

Le violazioni di Whatsapp sotto la lente di EDPB

Ogni giorno miliardi di persone usano uno smartphone per scambiarsi messaggi di testo, immagini, messaggi vocali, link tramite app come Whatsapp, Telegram e Snapchat. Ogni utente di smartphone finisce prima o poi per installarsele tutte, perché ognuna comunica soltanto con i propri utenti; se ho un amico su Telegram, ho bisogno di Telegram e non posso scrivergli con Whatsapp. Sembrerebbe un’ovvietà, ma lo è davvero?

In realtà, le chat non hanno sempre funzionato così. Chi usa Internet da più tempo ricorderà i tempi in cui erano in uso sistemi di messaggistica aperti. IRC e Jabber, per esempio, potevano essere usati con molti diversi applicativi e molti diversi server; ognuno poteva scegliere quello che preferiva. Anche sistemi proprietari di singole aziende, come ICQ o AIM, ammettevano comunque la possibilità di altri client; esistevano programmi terzi che permettevano di usare un unico programma per tanti diversi sistemi di messaggistica in parallelo. Perché, dunque, oggi non è così?

Whatsapp e i Garanti europei: lo one stop shop “irlandese” mostra tutti i suoi limiti

Il problema non è tecnico, ma economico

Non si tratta certo di un problema tecnico, e nemmeno di una incompatibilità di prodotti: tra Whatsapp e Telegram, probabilmente la differenza più significativa è il colore delle icone. Sarebbe senz’altro possibile introdurre un protocollo comune o un server “gateway” di traduzione che permettesse all’app di Whatsapp di parlare col server di Telegram e viceversa, in modo da poter inviare messaggi da un sistema all’altro, almeno per le funzionalità più comuni. Questa possibilità, però, dipende dalla singola app; alcune pubblicano il proprio protocollo e permettono lo sviluppo di client alternativi, mentre altre rifiutano qualsiasi interazione con il resto della rete.

Evento in presenza
SAP NOW, 20 ottobre | Sostenibilità e innovazione per un ecosistema digitale che rispetta il pianeta
Cloud
Datacenter

Il motivo di fondo è economico, ed è legato al cambiamento nell’economia e nella cultura della rete che si è sviluppato a partire dalla prima bolla delle “dot com”, alla fine degli anni ‘90. Prima di allora, Internet non era un servizio di massa ed era sviluppata da una comunità tecnica relativamente ristretta, che poneva alla base il principio dell’interoperabilità tramite standard aperti. Secondo i padri di Internet, infatti, la possibilità di cooperare e di scambiare informazioni tra servizi diversi creava valore per tutti, più che se ognuno si fosse chiuso nel proprio angolo di rete da solo.

Nacquero così negli anni ‘80 e ‘90 servizi come l’email e il web, che tuttora sono aperti e interoperabili, pur con la crescita di grandi operatori dominanti che tendono a prendere il controllo della loro evoluzione. Tuttavia, chiunque oggi può offrire un servizio di posta elettronica o scrivere un programma di mail, e l’utente finale ha una scelta molto ampia sia di applicativi che di fornitori. Lo stesso per il web: grazie agli standard comuni, chiunque può sviluppare un sito web, o ospitare siti web, o scrivere un programma che acceda ai siti web.

Se oggi ci venisse detto che per accedere a un determinato sito si può utilizzare soltanto il browser del proprietario del sito e non altri, o che bisogna avere tanti browser diversi ognuno dei quali accede soltanto a un sottoinsieme diverso del web, ci sentiremmo defraudati; sarebbe chiaramente una scomodità inutile, funzionale soltanto alla difesa delle posizioni dominanti e degli interessi economici del proprietario di ogni fetta del web.

Eppure, questo è ciò che accettiamo per la messaggistica da smartphone e per i social media. Negli anni zero, infatti, le nuove startup della rete capirono che se fossero riuscite a creare un servizio innovativo e poi a chiuderlo alla concorrenza, bloccando gli utenti all’interno del loro giardinetto, avrebbero potuto creare posizioni di rendita di enorme valore, più di quello che avrebbero potuto fare cooperando con i loro potenziali concorrenti.

Gli svantaggi per gli utenti

In questo modo, inoltre, avrebbero costruito un rapporto di forza con i loro stessi utenti, che non avrebbero potuto passare a un servizio concorrente senza perdere i propri contatti e le proprie conversazioni; questo è un freno molto elevato. È senz’altro possibile, anche oggi, lanciare sul mercato una nuova app di messaggistica, ma – anche se l’app fosse migliore delle precedenti – è molto più difficile convincere gli utenti a provarla; e anche se un utente lo fa, se tutti i suoi contatti restano sulle app dominanti non ci sarà nessuno con cui parlare. Per lanciare sul mercato con successo una nuova app è dunque necessario convincere molti utenti ad adottarla in un breve lasso di tempo, cosa che è molto difficile a meno che non si possieda già una grande base di utenti in un altro servizio, o non si abbiano molti soldi da investire in promozione.

Grazie a queste posizioni di forza, le aziende di questo settore sono quasi sempre riuscite anche a far accettare agli utenti condizioni contrattuali che vanno a loro danno, come ad esempio la profilazione ossessiva delle loro attività online e l’uso dei loro dati a fini pubblicitari. Così sono nati gli ecosistemi chiusi di Facebook, Whatsapp e molti altri, ognuno dei quali impegnato a costruire un proprio silos in cui mantenere ben chiusi gli utenti.

Sono molti gli inconvenienti che questa situazione crea agli utenti, non solo in termini di impossibilità di scelta e di obbligo di accettare condizioni di servizio sconvenienti. Il semplice fatto di dovere riempire il proprio cellulare di molti applicativi sostanzialmente identici invece di uno solo implica un consumo inutile di energia e di risorse di calcolo, e accelera l’obsolescenza dei dispositivi. La dispersione delle conversazioni tra molte app fa perdere tempo e informazioni: a chi non è capitato di cercare disperatamente un vecchio messaggio di una determinata persona non riuscendo più a ricostruire in quale app e in quale gruppo era transitato? E se il client ufficiale non piace, o non è disponibile nella propria lingua o sul proprio dispositivo, o funziona male, non esiste la possibilità di sceglierne uno migliore, come purtroppo sa chi si trovi a usare Facebook su un portatile non di ultimissima generazione.

Le mosse della Ue

Dal punto di vista europeo, questa situazione ha inoltre un altro grosso problema: tutte le aziende dominanti in questi settori sono americane o al massimo cinesi. L’enorme fatturato pubblicitario di Facebook in Europa genera dalle nostre parti ben poche entrate fiscali, e viene quasi interamente portato in nazioni dalla tassazione molto più leggera e nella sede centrale in California. Per certi versi, il dominio americano e cinese in questi e altri settori dei servizi Internet e ICT è la causa di un’enorme perdita di ricchezza che lascia l’Europa per andare altrove: strategicamente, vi è un interesse pubblico europeo nel promuovere lo sviluppo di concorrenti basati nell’Unione, che possano creare qui i posti di lavoro e le ricadute economiche. Ma se i consumatori hanno scarse possibilità di cambiare app di messaggistica o di social networking, sarà molto difficile che nuove app europee possano prendere piede.

Per questo motivo, la Commissione Europea di von der Leyen sta lavorando su nuove regolamentazioni che limitino le posizioni dominanti delle grandi piattaforme Internet. Sul punto dell’interoperabilità, tuttavia, il dibattito è aperto: la prima bozza del nuovo Digital Markets Act pubblicata dalla Commissione lo scorso dicembre prevede un obbligo di interoperare solo per servizi collaterali come i pagamenti o l’autenticazione degli utenti, ma non per i servizi di messaggistica veri e propri.

Da più parti – sia europarlamentari di vari partiti, sia le rappresentanze dell’industria Internet europea, sia le associazioni per i diritti digitali – si è dunque chiesto di estendere l’obbligo di interoperabilità a chi, fornendo un servizio di messaggistica o più in generale un servizio di piattaforma su Internet, si trovi in una posizione dominante, definita in base al numero di utenti in Europa. L’industria stessa, in collaborazione con le agenzie di regolazione delle telecomunicazioni, potrebbe poi definire gli standard aperti da usare allo scopo, inserendo anche le eventuali salvaguardie sulla sicurezza e sulla protezione dei dati.

Il (semplice) principio dell’interoperabilità

Va infatti riconosciuto che il principio dell’interoperabilità è molto semplice, ma la sua realizzazione pratica richiede un impegno in termini di standardizzazione di protocolli, di terminologia, di funzionalità; un impegno che, nella tradizione di Internet, non dovrebbe essere assunto “top-down” ai governi, ma derivare dalla cooperazione dal basso delle aziende e degli sviluppatori, inclusi quelli di software open source e senza scopo di lucro.

Organizzazioni come IETF e W3C hanno una tradizione in tal senso, anche se nella pratica sono poi spesso dominate dalle stesse aziende che dominano il mercato dei servizi online, ed è quindi necessario anche garantire un accesso più forte a queste organizzazioni da parte delle comunità e delle aziende Internet europee. Tuttavia, l’esperienza già citata di servizi come email, web, o degli stessi protocolli di basso livello che trasportano i bit sulla rete, dimostra che tutto questo è ampiamente possibile.

L’Europa sconta un ritardo generazionale nello sviluppo di grandi aziende Internet, probabilmente dovuto a un insieme di fattori economici e culturali. Del resto, invece che un unico grande mercato nazionale come quello americano o cinese, l’Europa è un arcipelago di 27 nazioni con lingue e culture diverse, che produce molto più facilmente costellazioni di aziende nazionali di dimensioni più piccole, unite da alleanze e collaborazioni orizzontali, che grandi mega-corporation monolitiche. In questo scenario, l’idea di adottare standard aperti che permettono a una moltitudine di diversi operatori di interoperare senza problemi è molto più calzante che il sogno, spesso citato a sproposito, di competere con gli americani per rifare la Silicon Valley meglio della Silicon Valley.

Per vincere le forze dei monopoli di mercato è tuttavia necessario che l’interoperabilità sia imposta anche a chi, avendo già una posizione dominante, ha un forte incentivo economico a impedirla a ogni costo, e non la realizzerà mai se non costretto. Questa è la missione che si spera il Parlamento Europeo voglia cogliere, in modo che – come è già stato fatto con il GDPR – l’Europa, perso il treno di determinati servizi, assuma almeno la leadership nella definizione di regole migliori per difendere l’apertura e la concorrenza nella rete.

@RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale PNRR

Tutti
Incentivi
PA
Sostemibilità
Analisi
Formazione
Salute digitale
Sicurezza
Sostenibilità
Digital Economy
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr
Formazione
Trasferimento tecnologico, il Mise mette sul piatto 7,5 milioni
Strategie
PSN e Strategia Cloud Italia: a che punto siamo e come supportare la PA in questo percorso
Dispersione idrica
Siccità: AI e analisi dei dati possono ridurre gli sprechi d’acqua. Ecco gli interventi necessari
PNRR
Cloud, firmato il contratto per l’avvio di lavori del Polo strategico
Formazione
Competenze digitali, stanziati 48 milioni per gli Istituti tecnologici superiori
Iniziative
Digitalizzazione delle reti idriche: oltre 600 milioni per 21 progetti
Competenze e competitività
PNRR, così i fondi UE possono rilanciare la ricerca e l’Università
Finanziamenti
PNRR, si sbloccano i fondi per l’agrisolare
Sanità post-pandemica
PNRR, Missione Salute: a che punto siamo e cosa resta da fare
Strategie
Sovranità e autonomia tecnologica nazionale: come avviare un processo virtuoso e sostenibile
La relazione
Pnrr e PA digitale, l’alert della Corte dei conti su execution e capacità di spesa
L'editoriale
Elezioni 2022, la sfida digitale ai margini del dibattito politico
Strategie
Digitale, il monito di I-Com: “Senza riforme Pnrr inefficace”
Transizione digitale
Pnrr: arrivano 321 milioni per cloud dei Comuni, spazio e mobilità innovativa
L'analisi I-COM
Il PNRR alla prova delle elezioni: come usare bene le risorse e centrare gli obiettivi digitali
Cineca
Quantum computing, una svolta per la ricerca: lo scenario europeo e i progetti in corso
L'indice europeo
Desi, l’Italia scala due posizioni grazie a fibra e 5G. Ma è (ancora) allarme competenze
L'approfondimento
PNRR 2, ecco tutte le misure per cittadini e imprese: portale sommerso, codice crisi d’impresa e sismabonus, cosa cambia
Servizi digitali
PNRR e trasformazione digitale: ecco gli investimenti e le riforme previste per la digitalizzazione della PA
Legal health
Lo spazio europeo dei dati sanitari: come circoleranno le informazioni sulla salute nell’Unione Europea
Servizi digitali
PNRR e PA digitale: non dimentichiamo la dematerializzazione
Digital Healthcare transformation
La trasformazione digitale degli ospedali
Governance digitale
PA digitale, è la volta buona? Così misure e risorse del PNRR possono fare la differenza
Servizi digitali
Comuni e digitale, come usare il PNRR senza sbagliare
La survey
Pnrr e digitale accoppiata vincente per il 70% delle pmi italiane
Missione salute
Fascicolo Sanitario Elettronico alla prova del PNRR: limiti, rischi e opportunità
Servizi pubblici
PNRR: come diventeranno i siti dei comuni italiani grazie alle nuove risorse
Skill gap
PNRR, la banda ultra larga crea 20.000 nuovi posti di lavoro
Il Piano
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUMPA2022
PNRR e trasformazione digitale: rivedi i Talk di FORUM PA 2022 in collaborazione con le aziende partner
I contratti
Avio, 340 milioni dal Pnrr per i nuovi propulsori a metano
Next Generation EU
PNRR, a che punto siamo e cosa possono aspettarsi le aziende private
Fondi
Operativo il nuovo portale del MISE con tutti i finanziamenti per le imprese
Servizi comunali
Il PNRR occasione unica per i Comuni digitali: strumenti e risorse per enti e cittadini
Healthcare data platform
PNRR dalla teoria alla pratica: tecnologie e soluzioni per l’innovazione in Sanità
Skill
Competenze digitali, partono le Reti di facilitazione
Gli obiettivi
Scuola 4.0, PNRR ultima chance: ecco come cambierà il sistema formativo
Sistema Paese
PNRR 2, è il turno della space economy
FORUM PA 2022
FORUM PA 2022: la maturità digitale dei comuni italiani rispetto al PNRR
Analisi
PNRR: dalla Ricerca all’impresa, una sfida da cogliere insieme
Innovazione
Pnrr, il Dipartimento per la Trasformazione digitale si riorganizza
FORUM PA 2022
PA verde e sostenibile: il ruolo di PNRR, PNIEC, energy management e green public procurement
Analisi
PNRR, Comuni e digitalizzazione: tutto su fondi e opportunità, in meno di 3 minuti. Guarda il video!
Rapporti
Competenze digitali e servizi automatizzati pilastri del piano Inps
Analisi
Attuazione del PNRR: il dialogo necessario tra istituzioni e società civile. Rivedi lo Scenario di FORUM PA 2022
Progetti
Pnrr, fondi per il Politecnico di Torino. Fra i progetti anche IS4Aerospace
Analisi
PNRR, Colao fa il punto sulla transizione digitale dell’Italia: «In linea con tutte le scadenze»
La Svolta
Ict, Istat “riclassifica” i professionisti. Via anche al catalogo dati sul Pnrr
Analisi
Spazio, Colao fa il punto sul Pnrr: i progetti verso la milestone 2023
FORUM PA 2022
Ecosistema territoriale sostenibile: l’Emilia Romagna tra FESR e PNRR
Il Piano
Innovazione, il Mise “centra” gli obiettivi Pnrr: attivati 17,5 miliardi
Analisi
PNRR: raggiunti gli obiettivi per il primo semestre 2022. Il punto e qualche riflessione
Analisi
PNRR: dal dialogo tra PA e società civile passa il corretto monitoraggio dei risultati, tra collaborazione e identità dei luoghi
Webinar
Comuni e PNRR: un focus sui bandi attivi o in pubblicazione
Analisi
Formazione 4.0: cos’è e come funziona il credito d’imposta
PA e Sicurezza
PA e sicurezza informatica: il ruolo dei territori di fronte alle sfide della digitalizzazione
PA e sicurezza
PNRR e servizi pubblici digitali: sfide e opportunità per Comuni e Città metropolitane
Water management
Water management in Italia: verso una transizione “smart” e “circular” 
LE RISORSE
Transizione digitale, Simest apre i fondi Pnrr alle medie imprese
Prospettive
Turismo, cultura e digital: come spendere bene le risorse del PNRR
Analisi
Smart City: quale contributo alla transizione ecologica
Decarbonizzazione
Idrogeno verde, 450 milioni € di investimenti PNRR, Cingolani firma
Unioncamere
PNRR, imprese in ritardo: ecco come le Camere di commercio possono aiutare
I fondi
Industria 4.0: solo un’impresa su tre pronta a salire sul treno Pnrr

Articolo 1 di 3