la riflessione

La presidenza francese dell’UE nodo di svolta per l’Europa digitale

Nei prossimi mesi ci sarà probabilmente un effettivo balzo in avanti della capacità digitale della UE e della sua volontà di rafforzare la capacità competitiva nella Digital Age. Ecco i segnali, dall’imminente presidenza francese dell’UE e nel rinnovato asse Franco-Tedesco

13 Dic 2021
Franco Pizzetti
Franco Pizzetti

professore emerito in diritto costituzionale, Università di Torino, ex Garante Privacy

europa digitale

Come riporta l’Ansa del 10 dicembre, il nuovo cancelliere tedesco Olaf Scholz la sua prima visita di Stato l’ha riservata all’incontro a Parigi con il Presidente francese Emmanuel Macron che il primo gennaio assumerà anche la Presidenza della UE.

Solo dopo questo incontro, tenutosi all’Eliseo, il Cancelliere Scholz è volato a Bruxelles per un incontro con i vertici della UE.

Perché è importante l’incontro tra Macron e Scholz

L’episodio è particolarmente importante perché questo incontro, svoltosi anche su specifica ed espressa richiesta del Presidente francese, ha avuto come fine proprio quello di rafforzare e sviluppare, anche per gli anni futuri, una comune strategia franco tedesca per costruire una Europa “più forte”.

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Prosegue così, anche col nuovo governo tedesco, l’asse che è stato alla base del Trattato di Aquisgrana, siglato il 22 gennaio 2019 tra il Presidente Macron e la Cancelliera Angela Merkel, che, come si è più volte sottolineato in passato, è stato politicamente anche alla base della scelta di Ursula von der Leyn come Presidente della Commissione Europea, ma che, soprattutto, è stato il punto di partenza fondamentale per il rilancio dell’Unione. Un rilancio che è avvenuto in continuità con la Commissione Junker che, anche con la approvazione del GDPR, già aveva aperto la strada a un’ambiziosa strategia orientata alla competizione economica digitale e al rilancio degli sforzi per conquistare la sovranità digitale della UE.

Un’Europa più forte nel e col digitale

Non a caso, del resto, proprio la nuova Commissione, pochi mesi dopo il suo insediamento, ha presentato due iniziative legislative fondamentali per l’epoca digitale come il Digital Service Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA). Due proposte di Regolamento finalizzate a creare uno spazio digitale europeo più tutelato ma anche, nello stesso tempo, più aperto.

Le due proposte avevano, e hanno tuttora, due principali obbiettivi comuni:

  • a) creare uno spazio digitale comune, nel quale i diritti fondamentali di tutti coloro che utilizzano servizi digitali siano protetti;
  • b) definire un terreno comune che consenta una più rapida innovazione e crescita della competitività europea, sia all’interno del Mercato digitale comune europeo che nel contesto globale.

I ritardi dell’Europa sul futuro economico

Come tutti sappiamo, le due proposte regolatorie, pur presentate nell’autunno del 2021, non hanno ancora neppure iniziato il loro iter all’intero del circuito decisionale europeo, e questo malgrado che la Commissione non solo ne abbia sostenuto il rilievo ma abbia anche presentato successivamente altre importanti proposte regolatorie, come, prima fra tutte, quella finalizzata a definire regole armonizzate per l’uso dell’Intelligenza Artificiale da parte degli Stati dell’Unione.

Proprio questo obbiettivo ritardo, che si accompagna al ritardo non meno rilevante accumulato dall’esame delle proposte regolamentari che costituiscono l’ossatura della Comunicazione della Commissione Europea del 19 febbraio 2020 “Shaping Europe’s Digital Future”, ha rischiato e rischia di rendere sempre meno chiaro il progetto che l’Unione Europea sta cercando di porre in essere in questi anni. Soprattutto, rischia di far apparire velleitaria agli stessi cittadini europei l’ambizione della UE di svolgere un ruolo adeguato nella competizione digitale globale che caratterizza la Digital Age.

Non vi è dubbio, infatti, che il ritardo accumulato negli scorsi decenni sul piano dello sviluppo delle tecnologie digitali in Europa ha indebolito fortemente l’Unione nella competizione globale e la ha resa, complessivamente parlando, sempre più dipendente dall’ecosistema USA e delle sue grandi piattaforme private sulle quali di fonda il potere delle OTT, da un lato, e dal sistema cinese dall’altro, la cui influenza noi europei, anche su pressione USA e NATO, cerchiamo inutilmente di arginare grazie alla diffidenza, sostenuta molto dal mondo USA, circa le tecnologie digitali e le grandi imprese cinesi. Emblematici, su questo piano, sono gli ostacoli che abbiamo poco utilmente cercato di mettere allo sviluppo della dipendenza crescente della tecnologia europea da partnership con grandi imprese dell’ecosistema cinese.

Per contro, come tutti sappiamo, l’Europa ha incrementato, in parte grazie alla Corte di Giustizia, gli ostacoli al trasferimento di dati all’estero, anche a costo di indebolire la sua stessa attività economica digitale e, su un altro terreno, ha lanciato, col Recovery fund, un grande piano di investimenti, non a caso largamente incentrato proprio sullo sviluppo della tecnologia digitale da parte degli Stati membri. Uno sviluppo che, grazie ai meccanismi che presiedono al Recovery fund, dovrebbe avvenire secondo parametri e con tecnologie compatibili e interoperabili, oltre a promuovere anche sul piano industriale nuovi investimenti in sistemi cloud europei.

L’Europa in un momento critico

È innegabile, comunque, che la UE, dopo aver lanciato con le numerose iniziative della Commissione una sfida di elevato livello sia all’ecosistema cinese, che, anche con più forza, all’ecosistema USA, e dopo aver dedicato, almeno nel Recovery fund, elevate risorse allo sviluppo di un sistema economico e industriale adatto alla sfida lanciata, si trova ora in un momento estremamente delicato.

  • Da un lato, per la stessa logica europea, l’attuazione del Recovery fund è rimessa in gran parte agli Stati membri e ai loro governi mentre la UE ha solo poteri di controllo che potranno avere pieno effetto solo più avanti nel tempo. Soprattutto, si tratta di sistemi di controllo che in ogni caso potranno sanzionare gli Stati con la mancata erogazione delle risorse ma che non potranno sostituirsi agli Stati e ai loro sistemi industriali per garantire il raggiungimento concreto degli obiettivi che sono alla base del Programma.
  • Da un altro lato, è sempre più urgente che le proposte regolatorie presentate dalla Commissione siano esaminate e approvate rapidamente dal Consiglio e dal Parlamento. Proseguire nel ritardo e nel rinvio non potrebbe, infatti, essere letto che come un segnale di debolezza della UE e di possibile annuncio di una frammentazione della sua politica se non della stessa Unione.

Rilanciare sul mercato unico europeo nella digital age

È importante comprendere, infatti, che, come ha sottolineato più volte la Presidente della Commissione von der Leyen, la presentazione del DGSA e del DGMA è stata la conseguenza non solo della volontà di lanciare una sfida alla competizione globale della UE ma anche, e si potrebbe dire soprattutto, di rafforzare anche nella società e nell’epoca digitale le ragioni stesse della Unione Europea.

Più volte, infatti, la Presidente della Commissione ha sottolineato che il Mercato Unico, con la libera circolazione delle merci e delle persone, è la ragione fondativa stessa della Unione che, nata dal Mercato Unico e per superare, grazie al Mercato Unico, le ragioni che avevano portato nel secolo scorso a due conflitti mondiali, ha proprio nella messa in comune delle risorse e dei mezzi a disposizione di tutti gli Stati la ragione stessa della sua esistenza.

Muovendo da questo ragionamento (che è soprattutto una constatazione), la Presidente von der Leyen ha più volte sottolineato che se la Unione vuole rafforzare le sue stesse ragioni di esistere, deve assicurare che il Mercato Unico (e cioè la messa in comune delle risorse attraverso la libera circolazione delle merci e delle persone) possa continuare, ed anzi rafforzarsi, anche nell’epoca digitale.

Dati e reti

Di qui l’importanza — ha sottolineato costantemente la Commissione — della messa in comune dei dati, e dunque la spinta a rafforzare lo scambio dei dati almeno tra gli Stati e le loro amministrazioni, aprendo la via allo scambio regolato dei dati anche tra le imprese.

Di qui anche la spinta fortissima alla costruzione di reti di circolazione dei dati e di sistemi di raccolta, conservazione e trattamento dei dati condivisi e interoperabili tra i diversi Stati.

In altre parole — rimarca la Presidente della Commissione — la UE deve assicurare, anche nella Digital Age, l’esistenza di un robusto Mercato Unico delle risorse che ora sono prima di tutto ed essenzialmente i dati.

Di qui la spinta a rafforzare il Mercato Unico Digitale dei dati e la interoperabilità delle reti di trasmissione e dei sistemi di trattamento.

Di qui la spinta a adottare regole comune che assicurino un Mercato Digitale Unico e un Sistema di trattamento dei dati nella società digitale improntato al libero scambio dei dati e all’armonizzazione delle regole relative ai loro trattamenti.

Di qui, insomma, il DSA (Digital Service Act, finalizzato ad armonizzare le regole di trattamento dei dati per fornire servizi nell’epoca digitale) e il DMA (Digital Market Act, finalizzato anche da armonizzare e regolare lo scambio dei dati tra Stati ed operatori e i trattamenti dei dati necessari all’economia digitale).

Uscire dall stallo

In sostanza, lo stallo in atto non solo rischia di incidere negativamente sulla competitività dell’Unione nella sfida globale ma rischia, se si protrae troppo, di minare anche le ragioni stesse dell’Unione.

Detto in altre parole, potrebbe cominciare anche un processo di allentamento delle ragioni che oggi uniscono gli Stati all’interno dell’Unione con conseguente avvicinarsi dei diversi Paesi vuoi all’ecosistema cinese, vuoi a quello USA, vuoi ancora, poggiando sulle tensioni della geopolitica, su un’orbita rotante intorno alla Federazione Russa.

D’altro canto, le tensioni alla frontiera tra Unione Europea e area di influenza della Federazione Russa, da un lato (con la Russia che minaccia di invadere l’Ucraina), e le tensioni crescenti nell’area del Pacifico tra USA e Cina (con la Cina che minaccia di invadere Taiwan), dall’altro lato, hanno un evidente riflesso anche nell’ambito dei rapporti tra gli Stati dell’Unione (Brexit insegna).

Così come le diverse alleanze geopolitiche che già oggi caratterizzano i diversi Paesi membri dell’Unione (non tutti parimenti legati alla logica NATO e non tutti parimenti vicini al sistema USA) potrebbero aumentare ulteriormente, come gli avvenimenti di questi giorni alla frontiera tra Unione Europea e Bielorussia, da un lato, e Ucraina dall’altro, fanno intravedere.

La sfida dell’Unione europea

È in questo quadro che deve essere collocata la sfida che la Unione Europea ha posto a sé stessa e al mondo operando con tanta determinazione sul terreno della competizione digitale.

Ed è in questo quadro che l’attuale momento di tensione che l’UE sta vivendo va collocato.

È chiaro a tutti, infatti, che il deludente bilancio della Presidenza tedesca dell’Unione, dovuto anche all’esplosione della pandemia, ha molto rallentato il grande disegno messo a punto dalla nuova Commissione von der Leyn all’ombra del Trattato di Aquisgrana, ed è chiaro a tutti che la fine dell’era politica della Cancelliera Angela Merkel, da un lato, e l’imminente fine del mandato nazionale del Presidente francese Macron, dall’altro, stanno sottoponendo l’UE a una dura prova.

Una prova che la UE è chiamata ad affrontare proprio mentre il Presidente Macron, pur vicino alla scadenza del suo mandato nazionale, è chiamato a guidare la stessa UE, grazie al fatto che il 1° gennaio 2022, la Francia assumerà la Presidenza della UE.

Cosa può venire dall’intesa Francia-Germania e il ruolo dell’Italia

Se si tengono presenti tutti gli elementi richiamati e si mettono in fila tutti questi aspetti si comprenderà facilmente perché l’incontro tra il Presidente Macron e il nuovo Cancelliere tedesco Scholz ha assunto un’importanza così centrale.

Da questo incontro, infatti, poteva nascere o un rinnovato e solido asse franco tedesco che ridesse forza e vigore al disegno della Commissione, o un ulteriore indebolimento del quadro delle alleanze tra Stati.

Anche per questo del resto, io penso, il Presidente Macron e il Presidente del Consiglio italiano hanno considerato così importante il Trattato del Quirinale, stipulato pochi giorni fa a Roma anche con la presenza importante del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella.

Tuttavia, come ben sappiamo, il Presidente della Repubblica italiana è alla fine del suo mandato, e dunque il “valore” e la “forza” del Trattato del Quirinale, visti nel quadro europeo, richiedono un giudizio “sospeso” sia rispetto al ruolo che l’Italia potrà giocare nel complicato sistema di alleanze tra gli Stati dell’Unione, sia sull’efficacia del ruolo stesso che il Presidente Draghi potrà esercitare nel prossimo futuro operando in un gioco di squadra col Presidente francese nella linea che il Trattato del Quirinale ha voluto segnare.

Una linea che certamente vede, e vedrà per quanto il Presidente Draghi potrà fare nello scenario successivo al rinnovo della Presidenza della Repubblica italiana, un rafforzamento sia della attuale Commissione, sia delle prospettive di rafforzamento e consolidamento dell’Unione nella competizione globale.

Anche per questo, e cioè per la inevitabile precarietà dell’attuale situazione italiana, assume tanta importanza l’incontro tra il Presidente Macron e il nuovo Cancelliere Scholz. Questo incontro consente, infatti, al Presidente Macron di contare non solo sul rapporto positivo stretto con l’Italia, ma anche su una rinnovata intesa con la Germania.

Vi sono, dunque, tutte le condizioni per sperare che la nuova Presidenza dell’Unione a guida francese dia finalmente una spinta decisiva alla approvazione delle proposte della Commissione che giacciono sul tavolo da anni e, così facendo, dia uno stimolo forte anche alla capacità dell’Unione di portare avanti concretamente il suo progetto di competizione globale.

Le linee guida della presidenza francese

Dal canto suo, il Presidente francese ha già esposto in più occasioni, l’ultima delle quali proprio l’incontro col Cancelliere Scholz, quali saranno le “Linee guida” della Presidenza francese del prossimo semestre specificando, tra l’altro, che come Presidente dell’Unione svolgerà il suo mandato fino all’ultimo minuto del suo mandato come Presidente della Repubblica francese, pronto a passare subito la mano, anche come Presidente dell’Unione, al suo successore, se le elezioni francesi fossero vinte da un candidato diverso da lui.

Il prossimo semestre, ha detto infatti più volte, è il semestre della Francia e dunque è la Francia come nazione che assume la Presidenza dell’Unione ed è chi rappresenta la Francia che dovrà svolgere questo incarico.

Una posizione questa che, proprio perché ripetuta tre volte in pochi giorni in tre diverse occasioni, assume un particolare rilievo e illumina il programma di Macron di una forza e di una valenza tutte particolari.

Sembra, infatti, di capire che Macron voglia dire che il suo programma è quello di tutta la Francia, e che gli interessi europei che lui vuole garantire sono così intrinsecamente legati agli interessi francesi da non far sorgere dubbio alcuno che essi non potranno che essere condivisi da chiunque, nei prossimi sei mesi, dovesse assumere il suo incarico quale Presidente della Repubblica francese e quindi anche come Presidente della UE.

Obiettivi della nuova presidenza ue francese

Ma quali sono gli obiettivi del Presidente Macron e quale la agenda della sua Presidenza della UE?

Già il 9 dicembre 2021, in una Conferenza stampa indetta a Parigi proprio per presentare il semestre europeo della Francia, il Presidente aveva detto di voler operare per costruire una Europa più potente nel mondo, una Europea pienamente sovrana, libera nelle proprie scelte e capace di dominare il proprio destino (cfr. Euronews, 9 dicembre 2021, ed. italiana).

In questo quadro, pensando ai problemi aperti di geopoltica, Macron ha detto che vuole operare per garantire una “Europa in grado di controllare i suoi confini”, anticipando che a tal fine ritiene utile anche “una riforma dell’attuale area Schengen”.

La necessità di una Europa in grado di garantire i suoi confini è, nella visione di Macron, anche una condizione per evitare che il diritto di asilo, tanto caro alla tradizione francese, sia utilizzato in modo improprio.

Sempre nel quadro della geopolitica europea, Macron ha sottolineato anche la sua convinzione che la UE debba operare in modo da contrastare i “tentativi di destabilizzazione, e tensioni con i nostri vicini”: chiaro il riferimento alle posizioni assunte recentemente dalla Bielorussia verso Polonia, Lituania e Lettonia, e chiaro, anche se non esplicitato, il riferimento all’importanza della alleanza NATO in questo contesto.

Passando agli aspetti sociali, Macron ha dichiarato la sua volontà di difendere il modello sociale europeo promuovendo “un modello di produzione ma anche di solidarietà”. In questo quadro, il Presidente Macron ha annunciato che la Francia terrà il 10 e 11 marzo 2022 un vertice straordinario attorno a un “nuovo modello europeo di crescita e investimento”.

Ha sottolineato poi la sua convinzione, condivisa anche dal Presidente Draghi, che l’economia post-Covid richieda nuove regole di bilancio e dunque che anche le regole relative al patto di stabilità vadano ridefinite.

Pensando ai giovani e al successo del programma Erasmus, Macron ha affermato di voler promuovere “un servizio civico europeo” rivolto ai giovani europei sotto i 25 anni e della durata di sei mesi.

Guardando ai temi ambientali, Macron ha detto che uno degli obiettivi della presidenza francese sarà “l’attuazione del meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere di Europa, che consentirà di realizzare questa transizione per tutte le nostre industrie, preservando la nostra competitività”. In sostanza, secondo Macron, “gli attori economici europei non possono essere vittime degli sforzi” per affrontare il cambiamento climatico.

Il digitale nella presidenza francese

Di non minore importanza, anzi certamente di gradissimo rilievo, è poi la attenzione che Macron ha dedicato ai piani per “trasformare l’Europa in una potenza digitale” (il Digital Market Act in corso di esame) sottolineando come la loro approvazione sarà una “priorità massima” della presidenza francese.

È in questo quadro che Macron ha sottolineato anche che, sotto la presidenza francese, la UE incrementerà anche la regolamentazione e la responsabilità delle piattaforme.

Infine, anche rivolto ad alcuni Stati dell’Unione, ha sottolineato che lo Stato di diritto è un valore non negoziabile; il che non gli ha impedito di definire il Presidente ungherese Orban come “un avversario politico” che però è anche un “partner europeo” del quale tenere conto al fine di “lavorare insieme per l’Europa”.

L’ultima parte del suo discorso il Presidente francese la ha dedicata sia a ribadire che le sue linee programmatiche sono quelle della Francia, sia che combattere l’epidemia è ancora un obiettivo al quale la UE deve dedicare massima attenzione.

In conclusione

Se ora teniamo conto, in modo complessivo, di quanto si è detto e della determinazione dimostrata da Macron (e dalla Francia) nonché del consenso dimostrato da Scholz e dal Presidente del Consiglio italiano Draghi nelle occasioni già richiamate, dobbiamo concludere che nei prossimi mesi dovremmo assistere a un effettivo e notevolissimo balzo in avanti della capacità digitale della UE e della sua volontà di rafforzare la capacità competitiva nella Digital Age.

Prepariamoci dunque a questa nuova fase, che finalmente dovrebbe vedere adottate le nuove proposte regolatorie, fra le quali non va dimenticata la proposta di Regolamento per regole europee armonizzate per la Intelligenza Artificiale.

Siamo all’inizio di una fase decisiva per la UE, alla quale tutti gli Stati devono collaborare e che vedrà necessariamente molto impegnata anche la Rivista sulla quale compaiono queste riflessioni.

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