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Musk vuole tutta Twitter: perché e come cambierà il social

Musk ha fatto un’opa ostile da 43 miliardi per avere tutta Twitter, dopo un tira e molla confuso. Tutto sembra dire che non agisce per fare soldi ma vuole solo cambiare il social, rendendolo più aperto, trasparente. Più nelle mani degli utenti

14 Apr 2022
Antonino Mallamaci

avvocato, Co.re.com. Calabria

Sarà tutta una nuova Twitter, più centrata sull’utente ma forse meno profittevole, se Elon Musk, il padron di Tesla, vincerà questa partita.

A 10 giorni dall’annuncio dell’acquisto di più del 9 % delle sue azioni, Elon Musk ha deciso infatti che deve fare sua Twitter, che deve controllarla non con la maggioranza (relativa) ma con la totalità delle azioni. Il valore assegnato alla app dell’uccellino sarebbe di 43 miliardi di dollari, e Musk ha già avvertito, con tono ultimativo, che si tratta dell’offerta finale e che, in caso di rifiuto, sarebbe pronto a liberarsi della quota acquisita appena qualche giorno fa.

Il prezzo pagato per ogni azione sarebbe di ben il 54 % superiore a quello del giorno prima dell’inizio della campagna acquisti, e del 38% rispetto al giorno precedente all’annuncio ufficiale. E’ “l’effetto Musk”.

L’effetto Musk su Twitter

L’imprenditore di origine sudafricana è da parecchio tempo uno dei protagonisti, da utente, della vita quotidiana di Twitter, potendo contare, tra l’altro, su 80 milioni di follower. Ma nel breve periodo trascorso da quando ha cominciato a mostrare un interesse anche imprenditoriale, le notizie clamorose si sono susseguite una dietro l’altra a un ritmo vertiginoso.  Giusto un paio di giorni addietro, un azionista del social media ha presentato un’istanza nella quale paventa a suo carico il reato di frode sui titoli azionari.

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Secondo le regole della SEC (Securities and Exchange Commission, Commissione per i Titoli e gli Scambi), Musk avrebbe dovuto comunicare entro 10 giorni alla Commissione di aver acquisito più del cinque per cento dell’azienda. Musk ha raggiunto tale percentuale il 14 marzo, ma lo ha rivelato solo il 4 aprile, quando la divulgazione ha fatto salire il titolo di circa il 30%. La causa, che ambisce  allo status di class action, sostiene che chiunque abbia venduto azioni Twitter durante quella finestra di tempo ha perso l’aumento del prezzo e ha quindi diritto ad essere risarcito.

Il motivo che avrebbe spinto il CEO di Tesla a ritardare la divulgazione risiederebbe nel fatto che ha continuato ad acquisire milioni di azioni dopo quella data, acquisendo a un prezzo artificialmente basso e risparmiando così 143 milioni di dollari. Secondo il Washington Post, Musk ha guadagnato $ 156 milioni posponendo la diffusione della notizia.

Il tira e molla tra Musk e Twitter

Dopo il 4 aprile, data dell’annuncio urbi et orbi con tanto di dichiarazioni programmatiche roboanti (“Twitter ha un potenziale straordinario. Lo sbloccherò “), il 5 era stato annunciato l’ingresso di Musk nel Board dell’azienda, con la conseguente possibilità di arrivare a controllarne al massimo il 14,9 %. Ma è durata poco. Dopo neanche una settimana la marcia indietro sul posto nel Panel, che avrebbe comportato anche il venir meno del limite del 14,9 %. Dopo, l’ennesimo annuncio di volere per sé tutta la baracca. La decisione di rifiutare un posto nel Consiglio d’asmministrazione ha coinciso con una tempesta di tweet, che offrono l’opportunità di ricostruire quanto successo.

All’alba di sabato, Musk ha chiesto “Twitter sta morendo?” Nelle successive ore, ha indirizzato tweet agli utenti più popolari del social media e ne ha postati altri in cui affrontava il tema della sua sede di San Francisco e quello del suo processo di autenticazione degli account. Infine, ha chiuso con una battuta non tenera sulla società che adesso vuole comprare.

La sequenza rapida di tweet è utile  per scoprire ciò che è accaduto dietro le quinte tra l’accordo per entrare a far parte del consiglio di Twitter, e la decisione di rimangiarselo.

“Abbiamo sempre valutato, e lo faremo anche in futuro, il contributo dei nostri azionisti, indipendentemente dal fatto che facciano parte del nostro Consiglio o meno. Elon è il nostro maggiore azionista e rimarremo aperti al suo contributo”, ha scritto il CEO di Twitter Parag Agrawal.

La decisione di chiedere a Musk di entrare a far parte del Consiglio di amministrazione è stata annunciata dai conservatori, che si aspettavano che l’amministratore delegato di Tesla sostenesse un allentamento delle politiche sui contenuti dell’azienda e forse anche la revoca del divieto imposto da Twitter all’ex presidente Donald Trump. Nel frattempo, i dipendenti di Twitter hanno espresso disagio internamente, preoccupandosi che Musk potesse agire per annullare i progressi compiuti nella moderazione dei contenuti. Poi ancora Musk ha apprezzato pubblicamente un tweet di un altro utente: “Elon è diventato il più grande azionista di Speech gratuito. A Elon è stato detto di fare il bravo e di non parlare liberamente”. In effetti, la più grande lamentela di Musk è di gran lunga il rifiuto di Twitter di consentire alcuni tipi di contenuti. “La libertà di parola è essenziale per una democrazia funzionante”, ha scritto il 25 marzo, prima di lanciare un sondaggio chiedendo: “Credi che Twitter aderisca rigorosamente a questo principio?” Più del 70 per cento dei 2 milioni di persone che hanno votato ha detto di no.

Dopo un po’, Musk ha lanciato un altro sondaggio chiedendo se fosse il caso che Twitter convertisse la sua sede di San Francisco in un rifugio per senzatetto, “dal momento che nessuno si fa vivo comunque”: evidente riferimento (critico) alla politica di lavoro a distanza, a tempo indeterminato, dell’azienda. Continuando con le critiche, il CEO di SpaceX ha cinguettato che ogni iscritto al servizio di abbonamento Twitter Blue dovrebbe ricevere un segno di spunta di autenticazione.

Ciò in linea con una datata lamentela sulla proliferazione di account di spam sul servizio. Alla luce di quanto successo, sembra chiaro che il dietrofront di Musk, autodefinitosi “assolutista della libertà di parola”, sull’ingresso nel Board di Twitter preludesse alla voglia di un controllo totale sull’azienda, proprio per mettere in atto ciò che in precedenza ha insistentemente chiesto di fare al capo di Twitter, e cioè di disegnare una piattaforma che consenta a tutti di esprimere le proprie opinioni, senza limiti e senza censure. Un cambio totale di rotta rispetto al recente passato, che fa intendere come la convivenza tra Musk e l’attuale cabina di pilotaggio del social media sia realistica.

Le sfide di Twitter e come potrebbe cambiare con Musk

Da qualche anno, la sfida aziendale più difficile di Twitter è stata convincere gli inserzionisti che è un posto sicuro in cui investire. Prima della svolta, il servizio era sì veloce, ma anche emotivo e imprevedibile: il tuo annuncio, a seconda del momento, avrebbe potuto apparire accanto a un meme divertente o a un tweet neonazista. Per molti esperti di marketing, questo è stato un motivo per starne alla larga. Per risolvere questo problema, Twitter ha adottato una stringente moderazione dei contenuti.

Un’azienda che un tempo si considerava “l’ala della libertà di parola del partito della libertà di parola” ora la parola la controlla in modo aggressivo. Man mano che è diventato più “sicuro per il marchio”, sono aumentati gli introiti pubblicitari. L’anno scorso, Twitter ha guadagnato 5,08 miliardi di dollari, il 37% in più rispetto all’anno precedente.

In questa situazione, Musk non sarebbe il migliore degli alleati. Egli, quindi, non agisce per fare soldi guidando soltanto il cambiamento all’interno dell’azienda. 

Sembra piuttosto interessato a cambiare il prodotto e la politica di Twitter, anche a scapito dei profitti. 

Ecco le modifiche che Musk ha chiesto in tal senso, al solito via tweet:

  • Togliere la pubblicità sugli abbonamenti Twitter
  • Maggiore libertà di espressione
  • Possibilità di modificare i tweet (novità che è comunque in arrivo)
  • Un algoritmo open 
  • Un social più decentralizzato, nelle mani degli utenti, nella logica Web3

Tempo fa, ad esempio, ha criticato la moderazione dei contenuti, che, come abbiamo visto, ha invece funzionato e condotto ad un grosso risultato nel 2021. Mentre stava acquistando le azioni, Musk ha affermato che “non aderire ai principi della libertà di parola mina fondamentalmente la democrazia”, per domandarsi poi se non fosse necessario un nuovo concorrente per Twitter. Per questo motivo, Musk sarebbe entrato in contrasto con le operazioni commerciali dell’azienda se, da azionista maggioritario, avesse spinto per un rollback della moderazione dei contenuti. Come si è visto, pochi dipendenti di Twitter hanno plaudito all’arrivo di Musk, e l’incertezza sull’attività probabilmente ha influito pesantemente. Non si tratta di politica, ma di entrate. Gli inserzionisti vogliono comodità. Musk, invece, vuole che Twitter torni alle sue radici, al dibattito e al confronto a ruota libera. E questo lo pone in rotta di collisione con le persone all’interno dell’azienda responsabili delle sue ottime performances basate sulle entrate pubblicitarie.

Insomma, alla fine l’uomo più ricco del mondo ha deciso di sborsare qualche dollaro per farsi il social media su misura. Evidentemente, Elon ha voglia di tenere i piedi ancora sulla Terra, prima di spiccare il volo verso chissà quale altro pianeta.

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